La Francia e le "due destre". Di Maurizio Ciotola

Ci si innamora di ciò che non si conosce compiutamente, forse perché quello che appare è reso simile ad un’idea o a un idolo definito dalle nostre aspettative, dai nostri sogni, cui la carne altrui però deforma, sforma, imbruttisce e soprattutto disattende. Forse questo è Macron, forse non lo è. Certo è però che, quello che di lui non sappiamo, supera di gran lunga ciò che diciamo di sapere. Poco o pochissimo possiamo conoscere del suo operato e soprattutto sulle sue reali volontà o meglio di quelle espresse e volute dall’aggregato da cui è sostenuto e guidato. Sappiamo di più sui componenti in carne ed ossa da cui è affiancato e delle strutture politiche ed economiche coalizzate in quella visibile miscellanea di interessi, che hanno trovato un punto di condivisione nel sostenerlo, più che su Macron stesso. Però l’ondata acefala, che appare dirompente sui media, ma non sui social media, sembra esaltare questo successo, prendendo a prestito in una ubriacatura collettiva il titolo del libro che lo stesso Macron ha scritto: "Rivoluzione". All’uopo è bene ricordare che, delle rivoluzioni agite da pochi e guidate da un unico leader, la storia ci narra in modo tutt’altro che esaltante. E se la storia non può che ripetersi in farsa, non dobbiamo sottovalutare che, questo déjà vu riesca ad incarnare i connotati di una novità, capaci di rendere la farsa una tragedia. Da venticinque anni in questo Continente e nel nostro Paese, il popolo di sinistra si è trovato costretto a votare sempre il meno peggio o con il naso turato, pur di non concedere la vittoria ad uno schieramento definito di destra, in pochi casi reazionario, in molti altri mitigato da presenze democratiche. La verità per come noi la conosciamo è che, l’opposizione di una sinistra a governi di centro destra ha quasi sempre funzionato, impedendo derive illibertarie e associali. Purtroppo non possiamo dire sia avvenuto altrettanto quando si sono ribaltati i ruoli, per cui con il centrosinistra al governo è stato demolito il welfare, la struttura economica del Paese, per agevolare i colossi internazionali a detrimento delle specificità locali e soprattutto lesinato sugli impegni per la ricerca e lo sviluppo. In questo caso la destra non ha fatto opposizione, se non figurata, lasciando passare i provvedimenti di cui ha saputo cogliere, con gli interessi i ghiotti benefici. Nel 1996 sul quotidiano "Il Manifesto" si parlò della cristallizzazione delle due grandi coalizioni italiane, centrosinistra e centrodestra, come di "due destre", analogamente è quanto accaduto in questi giorni in Francia, con l’evidente possibilità dell’adozione di un analogo schema in altri Paesi europei. Tra le "due destre" in campo nella Francia odierna, certo, quella che guida Macron appare come la meno dannosa, ma è pur sempre una destra per lo più propensa a mantenere lo status quo per le élite ed applicare senza remore, una rivoluzione devastante per tutti gli altri, i più deboli. Maurizio Ciotola

Francia. Presidenziali: spariti i repubblicani e i socialisti. Al ballottaggio Macron e Le Pen

Il primo turno delle presidenziali francesi porta alla cancellazione dei partiti tradizionali e consegna la Francia ad un ballottaggio tra il social liberale Emmanuel Macron e l'esponente del Front National Marine Le Pen. Un vero e proprio terremoto politico. E' infatti la prima volta in quasi sessant'anni di storia francese che al secondo giro di elezioni non ci saranno gli esponenti dei partiti tradizionali: i repubblicani e i socialisti. Macron ha ottenuto il 23,75 percento dei voti mentre la Le Pen ha raggiunto il 21,53 procent. Distaccati gli altri due candidati Jean-Luc Mélenchon (estrema sinistra) e François Fillon (conservatori) che nei sondaggi pre-elezioni avevano ottenuto un ottimo piazzamento. E mentre Marine Le Pen si gode il successo, definendo "storico" il risultato ottenuto al primo turno e dichiarando che "e'giunta l'ora di liberare il Paese dall'elite arrogante", dall'Europa iniziano ad arrivare le prime reazioni di chi, come la Le Pen, sposa la causa anti europea. E' il caso dell'olandese Geert Wilders, leader del partito PVV, che non esita a definire come "fantastica" la notizia che la sua collega abbia raggiunto il secondo turno. "Un giorno bellissimo - ha dichiarato Wilders - per tutti i pattriotti, dentro e fuori i confini francesi, che vogliono più sovranità, meno Europa e meno immigrazione". Intanto anche Matteo Salvini, che scommette sulla vittoria finale della Le Pen, in un tweet fa sapere: "vittoria difficile ma non impossibile, il vento del cambiamento non può essere fermato. Forza Marine, è ora di liberarsi dalla gabbia di Bruxelles!"
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