Isili. Il ministro Orlando alla presentazione del progetto "Liberamente"

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è intervenuto oggi a Isili in occasione della presentazione del progetto "Liberamente", finalizzato alla valorizzazione delle colonie penali. Durante il dibattito Orlando ha sottolineato il prezioso compito delle colonie agricole penali, definite "un patrimonio che è anche occasione per dare concretezza a uno dei pilastri della riforma dell'esecuzione penale, il lavoro". Ed è proprio il lavoro ad assumere una valenza fondamentale per chi deve scontare una pena in carcere. In questo senso Orlando ha spiegato: "il lavoro è il primo ponte di inclusione che fa parte di un'idea del carcere in grado di superare un muro di indifferenza che lo separa dalla società". Un'affermazione che rende necessaria una maggiore apertura al territorio delle colonie penali che ha portato il ministero - come evidenziato dallo stesso Orlando - ad investire circa 3 milioni di euro per interventi di riqualificazione edilizia sulle tre Colonie presenti sul territorio sardo.

Giustizia. Iniziativa dei Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

Carovana per la Giustizia, è questo il nome dell'iniziativa del Partito Radicale finalizzata alla raccolta di firma per soatenere la separazione delle carriere dei magistrati. Nato nell'ambito della collaborazione con l'Unione delle Camere Penali per la riforma della giustizia, il progetto ha già raggiunto circa 250 firme in sole 24 ore. Un risultato ottenuto grazie alle firme dei detenuti nelle carceri di Alghero ed Oristano cui dovrebbero aggiungersi anche quelle dei detenuti nelle carceri di Is Arenas ad Arbus e di Cagliari (Uta), dove dirigenti e militanti del partito si recheranno. Oltre alla sensibilizzazione sull'importanza del tema - quello della separazione delle carriere dei magistrati - i Radicali puntano ad incrementare il numero di iscritti al partito (almeno 3.000) entro il 31 dicembre 2017. Un traguardo fondamentale per garantire la sopravvivenza del Partito Radicale.

Giustizia. Iniziativa dei Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

Con la firma del protocollo d'intesa tra ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Sardegna e il Ministero dei Trasporti, diventa realtà il progetto per la realizzazione della Ciclovia della Sardegna. Un'iniziativa che prevede due direttrici: una che interesserà il versante occidentale dell'isola, da Alghero a Cagliari e l'altra quello orientale, da Santa Teresa di Gallura a Cagliari. Due anche gli itinerari trasversali: da Porto Torres a Santa Teresa attraverso la costa settentrionale, da Dorgali a Macomer passando per Nuoro. Il progetto, finalizzato a promuovere un modello di sviluppo turistico sostenibile, si avvarrà della stretta collaborazione dei ministeri coinvolti, attraverso i propri organi territoriali, dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare il Mibact si incaricherà di verificare che la Ciclovia della Sardegna sia tra quelli individuati dal Piano strategico per il turismo. Passo fondamentale per la promozione dell'iniziativa attraverso gli Enti preposti a mettere in relazione il tracciato con le banche dati inerenti il patrimonio tutelato, attraversato dal percorso tramite il portale HUB-Geo-Culturale del ministero.

"Hak, hukuk, adalet", diritto, legge e giustizia: la marcia non violenta in Turchia. Di Maurizio Ciotola

E'strano come la storia narrata e insegnata enfatizzi i momenti di rivoluzione violenta, il cui fallimento e inasprimento reazionario, ha costituito una regressione a volte ancor peggiore del progresso riformista auspicato. Ma la storia dell’umanità è costituita da cosiddetti punti di discontinuità attraverso i quali, comunque, si sono compiuti salti di paradigma, se non irreversibili, comunque non più reversibili nella loro interezza. Esistono però nella recente storia fatti incontrovertibili, che hanno determinato svolte irreversibili di ampiezza universale. Parliamo dei cambiamenti epocali determinati dai movimenti non violenti, dalle azioni portate avanti da leader capaci di mobilitare milioni di persone in concreti atti di disobbedienza civile, per vedere accolti e ratificate le richieste di giustizia nel rispetto dei diritti umani. Il Mahatma Gandhi, la "grande anima", senza mai imbracciare un solo “temperino”, nel pieno rispetto della controparte, che riconosceva, verso la quale non inveiva e soprattutto non si armava, ma a cui chiedeva giustizia, è riuscito a determinare l’indipendenza dell’India dal giogo oppressivo e colonialista degli inglesi. Non diversamente in epoca più recente, in quella che è definita la patria della libertà, gli stati uniti d’America, in cui però fino agli anni sessanta persistevano, leggi discriminatorie e razziste, Martin Luther King riuscì ad avviare una rivoluzione pacifica incentrata sul rispetto e la pace, mettendo al bando qualsiasi atto di violenza, nel richiedere giustizia nei confronti del popolo afroamericano discriminato e vessato. Nella Repubblica del Sud Africa, Nelson Mandela rinunciò alla violenza nel rivendicare i diritti umani dai quali, per volere delle istituzioni sudafricane, erano esclusi i neri. Dopo ventisette anni di carcere e sofferenza, riuscì a svegliare la coscienza della popolazione mondiale e le istituzioni dei Paesi da cui erano rappresentati, che si trasformò in pressione politica sulle istituzioni sudafricane, da cui scaturì la sua liberazione, prima, la ripresa di una leadership politica, la rinuncia allo scontro e la vittoria, dopo. In Sud Africa fu bandito l’apartheid. Il passo successivo e vincente, divenuto Presidente del Sud Africa, fu l’istituzione di una commissione di riconciliazione sociale, in cui si optò per il perdono anche nei confronti di chi si rese autore o complice di violenze efferate contro i neri. Una immensa vittoria umana, nel metodo e nella prassi politica, cui non ricordiamo precedenti nella storia dell’umanità. Oggi in Turchia stiamo assistendo ad un evento di portata analoga, grazie alla iniziativa di Kemal Kilsdaroglu leader del partito Chp di opposizione laica ad Erdogan, che il 15 giugno dopo l’arresto del deputato Enis Berberoglu, membro dello stesso partito, decise di dare vita ad una manifestazione non violenta di massa, riuscendo a trasformarla in uno straordinario atto di accusa contro Erdogan. Una marcia estranea ai partiti, in cui il tema dominante e principale è la giustizia: “adalet”. Le persone che fino ad oggi si sono unite in questa imponente marcia, cantano l’inno nazionale, altri canti e soprattutto scandiscono in coro :”hak, hukuk, adalet”, “diritto, legge, giustizia”. Il leader Kilicdaroglu dice: ”ci hanno tolto il Parlamento, ora cerchiamo giustizia nelle strade”. Ciò che sembrava impossibile, oggi è sotto gli occhi del mondo intero, di quelle ritratte e sonnecchianti istituzioni occidentali tese a trovare capi di accusa e poche risoluzioni, o di quei movimenti e partiti, che non sembrano dismettere la violenza dai loro programmi e principi. Attraverso la non violenza, che come abbiamo constatato non è utopia, ma una realtà incontrovertibile, popoli interi sono riusciti a riscattare la loro libertà, per accedere ai diritti cui venivano esclusi, rifacendosi ad una giustizia che non discrimina, ma include. Riuscendo a determinare svolte cui il principio guida è l’unione e la condivisione, il dialogo, non la guerra armata. Metodo e prassi che vorremmo fossero dominanti nell’azione politica occidentale, colta nostro malgrado, da una fibrillazione e una alterazione con cui pian piano si sta uccidendo la democrazia. Maurizio Ciotola
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