Giustizia. Sciopero dei magistrati onorari

Sono circa 150 i magistrati onorari che sciopereranno da oggi fino al 2 febbraio. Alla base dell'iniziativa, che vede coinvolti i giudici onorari del Tribunale e i vice procuratori onorari, la contrarietà alla riforma Orlando "colpevole - come da loro stessi sostenuto - di aver reso ancora più precaria la professione, con stipendi che in qualche caso non superano i 700 euro mensili". A ciò si aggiunge il fatto che la riforma - come sottolineato da Daniela Muntoni, portavoce e magistrato onorario da 13 anni - "aumenta il numero dei colleghi in servizio ma non risponde ai problemi legati ai bassissimi stipendi e alla questione ferie o malattia". Con l'inizio dello sciopero c'è quindi da aspettarsi un carico di lavoro extra per i sostituti procuratori e i giudici dei Tribunali sardi che dovranno prendere in carico anche le udienze che di solito vengono amministrate dai giudici onorari. Un problema non da poco visto che stiamo parlando di circa la metà del totale delle udienze nel capoluogo sardo.

Giustizia e politica, in Italia e in Sardegna. Di Maurizio Ciotola

La Magistratura, al pari delle forze dell’ordine, hanno un importante ruolo in qualsiasi società. Per questo il controllo di entrambe, diretto o indiretto, è parte essenziale in quegli Stati ove la democrazia non esiste o dove è solo richiamata dalla Costituzione. In Italia l’Assemblea Costituente sancì dei punti cardine a garanzia dell’indipendenza della Magistratura da qualsiasi potere, economico e politico, quanto la subalternità della Polizia Giudiziaria alla magistratura medesima. Negli anni questi equilibri sono sempre stati labili, incerti, non meno di quella espressa subalternità della Polizia Giudiziaria, attraverso cui gli organi inquirenti della Magistratura raccolgono le informazioni di reato. I sistemi costituiti dagli uomini non sono perfetti per natura e per questo vengono sottoposti a controllo, ma in un Paese come il nostro molto spesso il controllore può divenire più pericoloso del controllato, sul piano etico e legale. Negli anni più recenti, quelli successivi al grande scontro dei primi anni novanta, tra una parte della magistratura e una parte della politica, i politici hanno fatto a gara ad ingaggiare nelle loro liste elettorali e compagini governative, magistrati o uomini delle forze dell’ordine e non perché attribuissero loro una maggior integrità, ma forse per salvaguardare una o l’altra parte politica. Un metodo che pare abbia in parte dato i suoi frutti, vista la permanenza sullo scenario politico di alcuni personaggi, su cui le condanne e le indagini non lasciano dubbi. In Sardegna nel 1993 a salvaguardia di una incolumità politica, la cui integrità era fortemente compromessa, il “direttorio unico regionale” ha pensato che, nessun altro candidato avrebbe potuto far meglio di un magistrato alla presidenza della Regione. Ed effettivamente, sul piano delle indagini avviate da una Magistratura isolana sonnolente, non emerse nulla di significativo, se non per pochi e quasi sempre per i cosiddetti outsider, poco allineati alle logiche interne dei partiti e del sistema su cui si reggevano. Il partito socialista decapitato e distrutto sul versante nazionale, qui in Sardegna vide la sua dirigenza scomparire con un deflusso silenzioso e in molti casi trasformista. La Procura di Cagliari, non ha mai vantato primati eccellenti e neppure oggi sembra intenzionata a farlo, visti i casi più eclatanti come il caso Manuella e quello Scardella, per cui nel primo, con una discutibile inchiesta furono accusati avvocati, poi prosciolti, mentre per Aldo Scardella, il suicidio sopravvenne in isolamento carcerario da innocente, come poi si appurò con il processo e le successive indagini. E'difficile parlare del caso Lombardini, cui ancora la vicenda rimane oscura, che però qualora fosse stata appurata, non avrebbe potuto avere, un unico regista negli intenti contestati, quanto una “cabina di regia”, da cui è difficile vedere esclusi altri magistrati, parti dello Stato e della Polizia Giudiziaria. Certo è però che, ancora oggi le indagini portate avanti sui disastri ambientali generati dall’industria e dalle forze militari, sugli atti di corruzione politica e della p.a., per quanto riguarda i casi mai chiariti, come quelli avvenuti al largo di Feraxi, ove fu abbattuto un elicottero della Finanza con la morte del pilota e copilota, sembrano avere avuto esito giudiziario. Non troviamo risposta giudiziaria neppure in quello strano caso, che portò l’ex Presidente del Cagliari calcio, Cellino, a realizzare uno stadio a Quartu, dopo che le estenuanti e non chiare trattative politiche lo costrinsero ad abbandonare il S.Elia. Nulla sappiamo in verità, neppure su ciò che è “custodito” sotto la melma dello stagno di Molentargius, in quella porzione che, per un mese ha riversato fumi tossici sulla città di Quartu S.E. E ancor meno conosciamo sul presunto disastro ambientale causato dalla Fluorsid, di proprietà di Giulini, l’attuale presidente del Cagliari calcio, su cui sembrano essersi spente le luci e l’attenzione dovuta, per dare spazio a probabili reati di alcuni politici, su cui errori e inavvedutezza hanno avuto un ruolo, piuttosto che la scientifica certezza di produrre un danno ambientale, con relativi morti e malati, causati da un ciclo industriale non rispondente alle norme vigenti o da un esercizio militare svolto in barba alle norme vigenti. Maurizio Ciotola

Isili. Il ministro Orlando alla presentazione del progetto "Liberamente"

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è intervenuto oggi a Isili in occasione della presentazione del progetto "Liberamente", finalizzato alla valorizzazione delle colonie penali. Durante il dibattito Orlando ha sottolineato il prezioso compito delle colonie agricole penali, definite "un patrimonio che è anche occasione per dare concretezza a uno dei pilastri della riforma dell'esecuzione penale, il lavoro". Ed è proprio il lavoro ad assumere una valenza fondamentale per chi deve scontare una pena in carcere. In questo senso Orlando ha spiegato: "il lavoro è il primo ponte di inclusione che fa parte di un'idea del carcere in grado di superare un muro di indifferenza che lo separa dalla società". Un'affermazione che rende necessaria una maggiore apertura al territorio delle colonie penali che ha portato il ministero - come evidenziato dallo stesso Orlando - ad investire circa 3 milioni di euro per interventi di riqualificazione edilizia sulle tre Colonie presenti sul territorio sardo.

Giustizia. Iniziativa dei Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

Carovana per la Giustizia, è questo il nome dell'iniziativa del Partito Radicale finalizzata alla raccolta di firma per soatenere la separazione delle carriere dei magistrati. Nato nell'ambito della collaborazione con l'Unione delle Camere Penali per la riforma della giustizia, il progetto ha già raggiunto circa 250 firme in sole 24 ore. Un risultato ottenuto grazie alle firme dei detenuti nelle carceri di Alghero ed Oristano cui dovrebbero aggiungersi anche quelle dei detenuti nelle carceri di Is Arenas ad Arbus e di Cagliari (Uta), dove dirigenti e militanti del partito si recheranno. Oltre alla sensibilizzazione sull'importanza del tema - quello della separazione delle carriere dei magistrati - i Radicali puntano ad incrementare il numero di iscritti al partito (almeno 3.000) entro il 31 dicembre 2017. Un traguardo fondamentale per garantire la sopravvivenza del Partito Radicale.

Giustizia. Iniziativa dei Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

Con la firma del protocollo d'intesa tra ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Sardegna e il Ministero dei Trasporti, diventa realtà il progetto per la realizzazione della Ciclovia della Sardegna. Un'iniziativa che prevede due direttrici: una che interesserà il versante occidentale dell'isola, da Alghero a Cagliari e l'altra quello orientale, da Santa Teresa di Gallura a Cagliari. Due anche gli itinerari trasversali: da Porto Torres a Santa Teresa attraverso la costa settentrionale, da Dorgali a Macomer passando per Nuoro. Il progetto, finalizzato a promuovere un modello di sviluppo turistico sostenibile, si avvarrà della stretta collaborazione dei ministeri coinvolti, attraverso i propri organi territoriali, dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare il Mibact si incaricherà di verificare che la Ciclovia della Sardegna sia tra quelli individuati dal Piano strategico per il turismo. Passo fondamentale per la promozione dell'iniziativa attraverso gli Enti preposti a mettere in relazione il tracciato con le banche dati inerenti il patrimonio tutelato, attraversato dal percorso tramite il portale HUB-Geo-Culturale del ministero.

"Hak, hukuk, adalet", diritto, legge e giustizia: la marcia non violenta in Turchia. Di Maurizio Ciotola

E'strano come la storia narrata e insegnata enfatizzi i momenti di rivoluzione violenta, il cui fallimento e inasprimento reazionario, ha costituito una regressione a volte ancor peggiore del progresso riformista auspicato. Ma la storia dell’umanità è costituita da cosiddetti punti di discontinuità attraverso i quali, comunque, si sono compiuti salti di paradigma, se non irreversibili, comunque non più reversibili nella loro interezza. Esistono però nella recente storia fatti incontrovertibili, che hanno determinato svolte irreversibili di ampiezza universale. Parliamo dei cambiamenti epocali determinati dai movimenti non violenti, dalle azioni portate avanti da leader capaci di mobilitare milioni di persone in concreti atti di disobbedienza civile, per vedere accolti e ratificate le richieste di giustizia nel rispetto dei diritti umani. Il Mahatma Gandhi, la "grande anima", senza mai imbracciare un solo “temperino”, nel pieno rispetto della controparte, che riconosceva, verso la quale non inveiva e soprattutto non si armava, ma a cui chiedeva giustizia, è riuscito a determinare l’indipendenza dell’India dal giogo oppressivo e colonialista degli inglesi. Non diversamente in epoca più recente, in quella che è definita la patria della libertà, gli stati uniti d’America, in cui però fino agli anni sessanta persistevano, leggi discriminatorie e razziste, Martin Luther King riuscì ad avviare una rivoluzione pacifica incentrata sul rispetto e la pace, mettendo al bando qualsiasi atto di violenza, nel richiedere giustizia nei confronti del popolo afroamericano discriminato e vessato. Nella Repubblica del Sud Africa, Nelson Mandela rinunciò alla violenza nel rivendicare i diritti umani dai quali, per volere delle istituzioni sudafricane, erano esclusi i neri. Dopo ventisette anni di carcere e sofferenza, riuscì a svegliare la coscienza della popolazione mondiale e le istituzioni dei Paesi da cui erano rappresentati, che si trasformò in pressione politica sulle istituzioni sudafricane, da cui scaturì la sua liberazione, prima, la ripresa di una leadership politica, la rinuncia allo scontro e la vittoria, dopo. In Sud Africa fu bandito l’apartheid. Il passo successivo e vincente, divenuto Presidente del Sud Africa, fu l’istituzione di una commissione di riconciliazione sociale, in cui si optò per il perdono anche nei confronti di chi si rese autore o complice di violenze efferate contro i neri. Una immensa vittoria umana, nel metodo e nella prassi politica, cui non ricordiamo precedenti nella storia dell’umanità. Oggi in Turchia stiamo assistendo ad un evento di portata analoga, grazie alla iniziativa di Kemal Kilsdaroglu leader del partito Chp di opposizione laica ad Erdogan, che il 15 giugno dopo l’arresto del deputato Enis Berberoglu, membro dello stesso partito, decise di dare vita ad una manifestazione non violenta di massa, riuscendo a trasformarla in uno straordinario atto di accusa contro Erdogan. Una marcia estranea ai partiti, in cui il tema dominante e principale è la giustizia: “adalet”. Le persone che fino ad oggi si sono unite in questa imponente marcia, cantano l’inno nazionale, altri canti e soprattutto scandiscono in coro :”hak, hukuk, adalet”, “diritto, legge, giustizia”. Il leader Kilicdaroglu dice: ”ci hanno tolto il Parlamento, ora cerchiamo giustizia nelle strade”. Ciò che sembrava impossibile, oggi è sotto gli occhi del mondo intero, di quelle ritratte e sonnecchianti istituzioni occidentali tese a trovare capi di accusa e poche risoluzioni, o di quei movimenti e partiti, che non sembrano dismettere la violenza dai loro programmi e principi. Attraverso la non violenza, che come abbiamo constatato non è utopia, ma una realtà incontrovertibile, popoli interi sono riusciti a riscattare la loro libertà, per accedere ai diritti cui venivano esclusi, rifacendosi ad una giustizia che non discrimina, ma include. Riuscendo a determinare svolte cui il principio guida è l’unione e la condivisione, il dialogo, non la guerra armata. Metodo e prassi che vorremmo fossero dominanti nell’azione politica occidentale, colta nostro malgrado, da una fibrillazione e una alterazione con cui pian piano si sta uccidendo la democrazia. Maurizio Ciotola
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