Turkia. Referendum: la spunta Erdogan di misura

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vince il referendum per l'attuazione delle modifiche legislative che di fatto conferiscono maggiori poteri al presidente turco. In verità il risultato non è stato schiacciante (51,3% contro il 48,7%) ma rappresenta comunque il segnale che Erdogan, nonostante tutto, gode ancora della maggioranza del consenso popolare. Analizzando in dettaglio l'esito delle votazioni, i risultati migliori per Erdogan arrivano dal nord del Paese e dai centri più interni. Nella capitale Istanbul, il risultato è positivo ma non esaltante mentre la sconfitta si è fatta sentire nei territori più a est del Paese e in quelli Curdi. In Germania e Olanda - Paesi con i quali la Turchia ha avuto uno scontro istituzionale - la maggioranza dei turchi residenti si è espressa a favore del Si e quindi a favore di Erdogan.

Olanda. I media europei bocciano la reazione di Erdogan

I principali media dell'Europa Occidentale sono tutti d'accordo nel bocciare il comportamento ostile del Governo Turco nei confronti dell'Olanda. Il divieto di ingresso del ministro turco Çavusoglu, non è stato digerito dal presidente Erdogan che, secondo i media europei, starebbe utilizzando l'episodio per cercare lo scontro, visto lo stop ai negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. "Erdogan ha bisogno di munizioni per sparare all'Europa", così scrive l'autorevole Süddeutsche Zeitung. Il giornale tedesco giudica in maniera molto negativa le minacce e le offese della Turchia contro l'Olanda. Il francese Le Monde critica invece il proprio governo per aver consentito al ministro turco Çavusoglu - contrariamente a quanto fatto dai Paesi Bassi - di entrare in Francia per sensibilizzare la comunità turca sul referendum voluto da Erdogan. I giornali russi e l'agenzia di stampa TASS rimangono più neutrali, limitandosi a riportare la rabbia dei turchi senza esporre alcun giudizio sull'operato del Governo Olandese. Il britannico Times getta benzina sul fuoco, scegliendo di dare risalto al discusso leader della destra olandese, Wilders, rimarcando la sua intenzione di voler negare la doppia nazionalità ai 400.000 Turchi che vivono in Olanda. Negli Stati Uniti, The New York Times si concentra soprattutto sulle offese di Erdogan, mentre The Washington Post dedica un'approfondimento sul governo turco e sul suo presidente, affamato di potere.Intanto in Olanda proseguono le manifestazioni di protesta della comunità turca. In serata la centralla piazza DAM di Amsterdam è stata presa d'assalto da un fiume di manifestanti che poi si sono diretti verso il quartiere Bos en Lommer, tra i più popolati dai cittadini olandesi-turchi. Quanto accaduto rischia di incrinare irrimediabilmente i rapporti tra Turchia e Olanda, confermando ancora una volta che la proverbiale accoglienza e tolleranza degli olandesi ha, già da tempo, raggiunto il suo limite. Bisogna infatti tornare indietro al 2 novembre 2004, data che tutti gli olandesi ricordano per l'omicidio del regista Theo van Gogh, ucciso da un estremista islamico come ritorsione contro alcune immagini mostrate nel suo film Submission. Federico Cheri

Elezioni Turchia. La rivincita di Erdogan

Il risultato delle urne in Turchia consente al controverso premier Erdogan di riconquistare la maggioranza assoluta e, di conseguenza, il pieno controllo del Paese. Grande successo del suo partito Giustizia e Sviluppo (Akp) che ha superato anche i sondaggi più favorevoli, conquistando il 49,4% dei voti e 316 seggi in Parlamento su 550. Sebbene il risultato ottenuto consenta la formazione di un governo monocolore, non sarà comunque possibile modificare direttamente la Costituzione in senso presidenziale, vero obiettivo di Erdogan, per cui sarebbero stati necessari i tre quinti dei seggi (330). Il partito filo-curdo Hdp, principale antagonista di Erdogan, non riesce a superare il buon risultato ottenuto alle precedenti elezioni di giugno, perdendo così l'importante sfida con il partito del premier. Un risultato che ha fatto esplodere la rabbia di diversi manifestanti curdi che in diverse zone del Paese hanno appiccato incendi ed eretto barricate, scontrandosi con la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni e una decisa repressione delle proteste.
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