Il 4 marzo e la mutazione del Paese come traguardo civile. Di Maurizio Ciotola

Il 5 marzo non avremo una maggioranza definita e sufficiente a guidare il Paese, ma nei giorni successivi il Presidente della Repubblica incaricherà comunque il rappresentante del partito, che siamo certi saprà costituire una coalizione di maggioranza per il Governo del Paese. Non vi saranno improbabili alleanze destra-sinistra, populisti-destra o populisti-sinistra, secondo i cliché da propaganda elettorale propugnati per far propendere l’elettore verso un partito piuttosto che l’altro. E se nell’attuale Parlamento decaduto, il gruppo misto costituito da fuoriusciti dai partiti, è pari al 10% alla Camera e quasi altrettanto al Senato, possiamo immaginare quale ruolo potranno avere coloro che, in dissenso con il proprio partito con cui il 4 marzo giungeranno in Parlamento, garantiranno il raggiungimento di una maggioranza di Governo ad una coalizione, che potrà esser costituita dal Movimento 5 Stelle-Misto, Centrodestra-Misto o dal Centrosinistra-Misto. Non vi saranno elezioni a breve e neppure un Governo di scopo o del Presidente, questo è certo, quanto una presa di coscienza o nel peggiore dei casi, una campagna-acquisti furibonda, il cui prezzo per il Paese in termini di inettitudine, sarà allarmante. Del resto il passato non ci ha mostrato prese di coscienza degne di esser annoverate come tali, ma solo spregevoli “compere” politiche, di cui sono stati resi noti “acquirenti” ed “acquistati”. Di questo aspetto il Presidente della Repubblica è preoccupato, esso è uno degli ulteriori motivi di attenzione dell’osservatorio politico del Quirinale, che ovviamente contrasterà qualsiasi campagna acquisti, ma resterà giustamente neutrale di fronte ad inoppugnabili prese di coscienza. Questo nostro amato Paese ha la necessità di trovare un assetto democratico, in cui le scelte di campo e non la corruzione, determinino il suo esistere. Anche l’Ue, almeno i suoi Paesi principali, Germania e Francia in testa, non intendono più interloquire con Istituzioni in cui è dilagante la corruzione e l’inefficienza, permeate da un sistema clientelare con cui si sta decretando la morte dell’Italia. Nessun politico saggio ed avveduto può pensare che, le normali ingerenze dei Paesi con i quali il nostro interagisce, risultino prive di efficacia politica in questa fase cruciale. Altresì, qualsiasi osservatore e analista politico indipendente è in grado di comprendere che, la fase successiva non potrà più passare per le mani di coloro, che negli ultimi venticinque anni alternativamente alla guida del Paese, hanno partecipato o sono stati indifferenti al saccheggio e alla dilagante corruzione. Nel contempo una grande quantità di esclusi, istruiti e consapevoli, tenuti al margine o costretti all’espatrio, ha preso coscienza della falsa rivoluzione annunciata nel 1992, consacrata nel 1994, perpetuatasi nella farsa fino ad oggi. La sfida è tra coloro, che già sono proiettati nel futuro in un’ottica meritocratica, quanto solidale, e coloro i quali nel farsi scudo di nobili Istituzioni, agiscono nel perpetuare se stessi a discapito dell’intera collettività. Ciechi attori politici cui l’ingordigia ha condotto oltre il 50% della società ad essere parte esclusa o prossima ad esserlo sul piano sociale ed economico, ma non politico su cui esercitano un’azione clientelare e di ricatto. Forse il 4 marzo qualcosa cambierà per tutti, ma non fermiamoci alla prima tappa, puntiamo al traguardo affinché la mutazione e la consapevolezza interessino l’intero tessuto civile del Paese. Maurizio Ciotola

Un silente colpo di stato. Di Maurizio Ciotola

Se il Sen. Gian Piero Scanu fosse stato il presidente della Commissione d’Inchiesta sul sistema bancario, costituita in limite di legislatura, per produrre tutto ciò che le commissioni parlamentari hanno sempre prodotto, ovvero il nulla, avrebbe avuto sicuramente un Collegio garantito, similmente a quello offerto al Sen. Casini a Bologna. Ma il Sen. Scanu, tignoso e preciso, uomo che ha constato con i suoi occhi gli sfaceli determinati dai militari sulla nostra Isola e che, non pago, è andato ad interrogare i diretti responsabili, ponendoli più di una volta di fronte alle loro mendaci dichiarazioni, ha creato un precedente inaccettabile per una politica in cui tutti urlano, ma nessuno agisce. Non solo, il Sen. Scanu ha messo in luce le responsabilità militari nell’utilizzo delle munizioni all’uranio impoverito ed è riuscito a far approvare con la legge di bilancio, un emendamento grazie a cui è stato attribuito il controllo sanitario ai Comuni sui quali si compiono le esercitazioni e, quasi con “oltraggio”, trasferito ai militari l’obbligo di bonifica. In un Paese sotto scacco sul piano militare, in cui il recente governo Monti assegnò il ministero della difesa ad un alto ufficiale della Marina militare, già con ruoli di coordinamento all’interno della Nato, la politica debole fatta di parvenù e corrotti, non ha alcun ruolo se non il sottomettersi. Negli anni passati, quasi in tutti i governi esistiti dall’inizio dell’età repubblicana, tra i sottosegretari alla difesa vi è sempre stato, a rotazione, un parlamentare sardo. Sottosegretari sardi, che mai hanno garantito il rispetto delle leggi esistenti nei luoghi in cui tali esercitazioni avevan luogo, magari poco distanti dai collegi elettorali in cui sono stati eletti. Di fatto hanno sempre semmai garantito, l’immunità al corpo militare, avallando lo scempio di cui paghiamo e pagheremo nel tempo, per l’impatto sull’ambiente e la popolazione. Anche un altro senatore, Roberto Cotti del M5S, va incontro alla medesima “rottamazione” cui sembra destinato il senatore Scanu, quasi a comprova che, per quanto riguarda l’operato militare, è tassativamente vietato portare alla luce gli scempi, cui una parte degli uomini delle forze armate si rendono colpevoli nell’immunità accordata. Non è più necessario compier dei colpi di stato eclatanti, attraverso vistose e tristemente conosciute ritualità, con cui nella storia il potere si è affermato a prescindere dal consenso e dalla libertà, in barba alla democrazia. Oggi è sufficiente impedire una rappresentanza Parlamentare in grado di agire in tutela e nel rispetto delle leggi della democrazia, dalla sua Costituzione, che in un gioco trasversale, qualche mese fa parte del Parlamento, avrebbe voluto distruggere. E'altresì sufficiente togliere la voce ai giornalisti, a quelli che di fronte a questo scempio democratico operano una denuncia e avviano una inchiesta, con l’onnipresente ricatto dell’esclusione. La Sardegna, l’Italia, deve sollevarsi per divenire protagonista del proprio destino, ha il dovere di evitare di subirlo per mano di chi ci ha venduto; ha venduto la nostra salute, il nostro ambiente, il nostro futuro per elemosinare uno scranno nelle Istituzioni, che ancora, loro contribuiranno a svilire, a render vacue ed impotenti. Maurizio Ciotola

La Francia e le "due destre". Di Maurizio Ciotola

Ci si innamora di ciò che non si conosce compiutamente, forse perché quello che appare è reso simile ad un’idea o a un idolo definito dalle nostre aspettative, dai nostri sogni, cui la carne altrui però deforma, sforma, imbruttisce e soprattutto disattende. Forse questo è Macron, forse non lo è. Certo è però che, quello che di lui non sappiamo, supera di gran lunga ciò che diciamo di sapere. Poco o pochissimo possiamo conoscere del suo operato e soprattutto sulle sue reali volontà o meglio di quelle espresse e volute dall’aggregato da cui è sostenuto e guidato. Sappiamo di più sui componenti in carne ed ossa da cui è affiancato e delle strutture politiche ed economiche coalizzate in quella visibile miscellanea di interessi, che hanno trovato un punto di condivisione nel sostenerlo, più che su Macron stesso. Però l’ondata acefala, che appare dirompente sui media, ma non sui social media, sembra esaltare questo successo, prendendo a prestito in una ubriacatura collettiva il titolo del libro che lo stesso Macron ha scritto: "Rivoluzione". All’uopo è bene ricordare che, delle rivoluzioni agite da pochi e guidate da un unico leader, la storia ci narra in modo tutt’altro che esaltante. E se la storia non può che ripetersi in farsa, non dobbiamo sottovalutare che, questo déjà vu riesca ad incarnare i connotati di una novità, capaci di rendere la farsa una tragedia. Da venticinque anni in questo Continente e nel nostro Paese, il popolo di sinistra si è trovato costretto a votare sempre il meno peggio o con il naso turato, pur di non concedere la vittoria ad uno schieramento definito di destra, in pochi casi reazionario, in molti altri mitigato da presenze democratiche. La verità per come noi la conosciamo è che, l’opposizione di una sinistra a governi di centro destra ha quasi sempre funzionato, impedendo derive illibertarie e associali. Purtroppo non possiamo dire sia avvenuto altrettanto quando si sono ribaltati i ruoli, per cui con il centrosinistra al governo è stato demolito il welfare, la struttura economica del Paese, per agevolare i colossi internazionali a detrimento delle specificità locali e soprattutto lesinato sugli impegni per la ricerca e lo sviluppo. In questo caso la destra non ha fatto opposizione, se non figurata, lasciando passare i provvedimenti di cui ha saputo cogliere, con gli interessi i ghiotti benefici. Nel 1996 sul quotidiano "Il Manifesto" si parlò della cristallizzazione delle due grandi coalizioni italiane, centrosinistra e centrodestra, come di "due destre", analogamente è quanto accaduto in questi giorni in Francia, con l’evidente possibilità dell’adozione di un analogo schema in altri Paesi europei. Tra le "due destre" in campo nella Francia odierna, certo, quella che guida Macron appare come la meno dannosa, ma è pur sempre una destra per lo più propensa a mantenere lo status quo per le élite ed applicare senza remore, una rivoluzione devastante per tutti gli altri, i più deboli. Maurizio Ciotola

Amministrative Sardegna. Domenica 11 giugno al voto 65 comuni

La Leader della Cgil, Susanna Camusso ha incontrato oggi in assemblea i lavoratori dell'area industriale di Sarroch. Durante l'incontro, organizzato nell'ambito delle iniziative di sostegno alla campagna referendaria e per la proposta di legge sulla Carta Universale dei diritti del Lavoro, l'esponente della Cgil ha espresso la propria soddisfazione sul risultato raggiunto con la raccolta delle firme. In questo senso ha dichiarato: la mobilitazione per la raccolta firme ha determinato nel Governo la sensazione che se fossimo andati al voto non gli sarebbe andata tanto bene". In merito al decreto del Governo sull'abolizione dei voucher, la Camusso non ha dubbi: "il decreto del Governo recepisce le nostre indicazioni sulla responsabilità in solido del committente negli appalti ed è il primo importante risultato da rivendicare per i lavoratori che si sono mobilitati rispetto a questi obiettivi". A seguire, la numero uno della Cgil si è recata a Pula e Cagliari per altre iniziative pubbliche.

Elezioni Olanda. Il partito del premier Rutte si conferma il più forte

Il Partito del premier olandese Mark Rutte (VVD), con 31 seggi, si conferma il partito più forte del Paese anche se perde dieci seggi. Il partner di coalizione (PvdA) subisce una sconfitta storica con la perdita di 38 seggi. Chi festeggia è il leader dei populisti, Geert Wilders (PVV) che, con 19 seggi (un incremento di 4 seggi) diventa il secondo partito del Paese, insieme al CDA di Sybrand Buma (+ 6 seggi) e D66 del leader Alexander Pechtold (+ 7 seggi). I risultati che emergono dall'exitpoll della società Ipsos fanno registrare anche la storica prestazione dei verdi (GroenLinks) che raggiungono quota 16 seggi (dai 4 precedenti).
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