La Commissione parlamentare sull’uranio impoverito e il “negazionismo” militare. Di Maurizio Ciotola

La Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha concluso le sue attività e presentato una relazione sull’operato svolto, che si completa con la denuncia alla Procura della Repubblica di Roma dei fatti specifici, emersi nel corso dell’inchiesta, per la valutazione delle eventuali ipotesi di reato. Il resoconto della Commissione è però articolato, la severità non meno dell’intransigenza, fanno emergere le ipotesi di reato, le irrispettose procedure "pro domo mea" in uso nei reparti militari in merito alle inosservanze della sicurezza per il personale militare e civile, operante nei teatri di guerra o nei poligoni di addestramento e difesa. Eemerge il “negazionismo” dei militari, queste sono le parole riportate nella relazione, di fronte alle constatazioni di fatti non rispondenti a quanto dichiarato in audizione. Ovvero ci si trova di fronte al comportamento omissivo e ostativo, dei vertici militari nei confronti della suprema rappresentanza democratica dello Stato, il Parlamento attraverso la sua Commissione di inchiesta, per cui è stato richiamato il mancato rispetto del 3 comma dell’art. 52 della Costituzione: "l’ordinamento delle Forze armate si ispira allo spirito democratico della Repubblica". E'un richiamo riportato nelle conclusioni finali attraverso cui, la Commissione ritiene opportuno e necessario rimarcare, a nostro avviso, l’arbitrio del quale alcuni organi dello Stato si rendono protagonisti, nell’inosservanza della Costituzione e delle leggi. Un comportamento, è opportuno ricordare in questa sede, che non presenta particolari differenze rispetto ad altri già rilevati negli anni passati, in merito a fatti di rilevanza penale, cui parti delle Forze armate sono stati responsabili e complici. L’accusa esplicita di “negazionismo”, ci pone di fronte alla rilevanza e al pericolo derivante dal comportamento di alcune parti specifiche delle Forze armate, su cui non è possibile non intervenire, sia sul piano giudiziario quanto su quello istituzionale, a tutela e nel rispetto della Costituzione. Il mancato rispetto verso la Commissione, per le omissioni e le negazioni emerse, è il mancato rispetto verso il Parlamento, le istituzioni dello Stato cui le Forze armate, nell’ambito del dettato costituzionale e di una democrazia compiuta, hanno il dovere di servire. Un negazionismo articolato, finalizzato a non far emergere gli usi e gli abusi nei poligoni militari e l’inosservanza delle procedure a tutela degli stessi militari esposti agli agenti inquinanti, dannosi per la salute, frutto del materiale bellico adottato negli stessi poligoni e nei teatri di guerra. L’utilizzo improprio di aree territoriali asservite ad uso militare, di cui è stato fatto scempio ambientale con ricadute per la salute dei militari e dei civili, ha determinato una condizione di inquinamento ambientale quasi irreversibile, causando morti e malati per neoplasie e patologie cardiovascolari. Solo nella penisola di Teulada, interdetta ai civili e mai sottoposta a bonifica, si possono trovare residuati di “munizioni di calibro superiore” (missili, artiglieria pesante e razzi) per un peso totale che potrebbe variare tra 1750 e 2950 tonnellate. La Commissione non opera solo un esame della grave situazione esistente, ma compie un importante sforzo nel promuovere la mutazione dell’utilizzo delle aree su cui insistono i poligoni militari, per un loro possibile impiego duale, militari/civili, con scopi civili, a tutela delle professionalità e del lavoro. Un differente ed auspicabile indirizzo più strutturato quindi, e funzionale ad una significativa crescita economica del territorio. Nella relazione non poteva mancare l’invito al Ministero della difesa, inerente ad un significativo ridimensionamento e relativa bonifica, delle ampie fasce di territorio assegnate ad uso militare già dagli anni ’50, nate in un diverso contesto geopolitico, oramai non più plausibile e soprattutto non più giustificabile. Un immenso lavoro cui la metodologia di indagine adottata, il contributo delle precedenti commissioni, della magistratura, degli uomini delle Forze armate ispirati ai principi della Costituzione, ha consentito di portare alla luce responsabilità ed inadempienze la cui gravità pregiudica la salute e la vita di tanti esseri umani, non meno della tenuta democratica del nostro Paese. Maurizio Ciotola

Uranio impoverito. Pili (Misto) "Omissioni di Stato per nascondere la verità sull'uranio impoverito"

"Ho le prove che il Ministero della Difesa ha coperto per anni omicidi plurimi e disastri ambientali". A denunciarlo è il deputato sardo Mauro Pili, supportato da una documentazione di 900 pagine nelle quali ci sarebbero i nomi e cognomi delle vittime del Poligono di Salto di Quirra e le analisi sugli animali che - come sottolineato dallo stesso Pili - sarebbero state "sempre nascoste". Il deputato sardo, membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, ha illustrato la sua relazione conclusiva nell'ambito di una conferenza stampa che si è tenuta alla Camera. Una relazione conclusiva corredata da alcune foto "che inquadrano missili da aereo pronti per essere interrati nel poligono", che si presenta diversa da quella di maggioranza illustrata ieri e giudicata da Pili "assolutamente debole". L'ex governatore della Sardegna parla di responsabilità da parte dei vertici militari che si sono alternati nell'arco di venti anni. Tra questi fa i nomi di dell'allora ministro della Difesa, Sergio Mattarella e di quello attuale, Roberta Pinotti. Per questo motivo Pili auspica un intervento del capo dello Stato per "spingere le Camere a riconoscere il nesso causale automatico per le vittime dell'uranio impoverito e per quelle malattie generate da nanoparticelle e fattori simili contratti in teatri di guerra o aree addestrative".
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