L’On. Arru e il ripopolamento del centro Sardegna, ovvietà e ombre. Di Maurizio Ciotola

Il problema dello spopolamento dell’interno della Sardegna è presente nella discussione politica in modo esplicito e diffuso da almeno venticinque anni. L’On. Arru, assessore alla Sanità della Regione Sardegna, in una compiuta analisi ha esternato il possibile ed eventuale contributo per il ripopolamento del territorio, auspicando gli insediamenti di immigrati extracomunitari. Un modo per “valorizzare” il drammatico flusso di immigrazione dal Nord Africa, sempre più intenso e in atto da tempo a causa di guerre e sfruttamenti nei loro Paesi d’origine, di cui non siamo parte esente. L’assessore però, come brillantemente ha dichiarato questa mattina in una intervista a Radio 24, al programma “I funamboli”, ha puntualizzato ciò che è stato taciuto del suo discorso originario. Ovvero egli afferma la necessità di ricreare sul territorio, attualmente semi abbandonato e dilaniato nelle sue strutture aggiungiamo noi, un tessuto economico e di welfare al fine di rendere vivibile ciò che oggi non lo è più. Si spinge a parlare della necessità di una rinascita di tutte quelle strutture sociali ed industriali, che garantiscono la vivibilità e crescita della popolazione nei paesi e villaggi sempre più deserti e popolati solo da pensionati ed ottuagenari. Sono affermazioni ovvie, quanto condivisibili, noi avremmo aggiunto anche la necessità di realizzare una rete di collegamenti efficiente sul piano strutturale e dei vettori, che nei fatti oggi nella loro altrettanto evidente decadenza, costituiscono veri e propri impedimenti socio economici per l’intera area regionale. Ma di tutto ciò l’aspetto risibile, del contesto in cui e del come si sono svolte queste dichiarazioni, affermazioni simil-scientifiche dell’assessore, è quello per cui l’On. Arru sembra parlare da osservatore distaccato e irresponsabile di quanto accade nella nostra regione. Ci permettiamo di ricordare allo stesso On. Arru che, l’esser “assessore” non è un titolo onorifico, ma esecutivo e di governo regionale, come per altro egli sa perfettamente, vista la durezza e irrazionalità con cui ha attuato la riforma sanitaria regionale. Una riforma, che ha diretto in esatta opposizione alla dichiarazione con cui ha espresso un’idea di pianificazione per il ripopolamento dell’interno della Sardegna. Perché, On. Assessore, ci sfugge la motivazione per la quale una popolazione in fuga dalla miseria dovrebbe andare a vivere in luoghi in cui questa si sta affermando sempre di più. E se, come egli stesso ha puntualizzato a Radio 24, non si tratta di una deportazione degli immigrati verso il centro Sardegna, ma di una loro libera scelta, ci chiediamo quali sono oggi gli “elementi” che farebbero optare per questa scelta, vista la loro demolizione funzionale e strutturale, di cui lo stesso Arru è ideatore e partecipe. Oppure esistono altre spinte per proporre questo tipo di scelta, come ad esempio il cercare di “vendere” un progetto di fattibilità all’Unione Europea, con relativa assegnazione di fondi per lo specifico scopo, ovviamente previo “trasferimento” delle persone oggi “custodite” e “concentrate” nei diversi centri di accoglienza? Il centro Sardegna, esimio Assessore, diverrà territorio da cui nessuno fuggirà e verso cui tanti tenderanno ad abitare, nel momento in cui le politiche svolte fino ad oggi avranno una seria inversione di tendenza, finalizzata alla ricostruzione e allo sviluppo, non grazie ad una deportazione mascherata, finalizzata alla riscossione di incentivi europei. Maurizio Ciotola

Ollolai. Convegno sullo spopolamento delle zone interne

Si è svolto questa mattina il convegno sullo spopolamento delle zone interne, organizzato dall'associazione ex Parlamentari della Repubblica. Un tema di grande attualità che ha visto il coinvolgimento di diversi rappresentanti delle istituzioni. Tra questi anche il presidente del Consiglio Regionale, Gianfranco Ganau il quale ha sottolineato l'importanza del rafforzamento dei servizi sul territorio, fondamentali per invertire il processo di spopolamento. "Lo spopolamento - ha sottolineato Ganau - è un dato storico e fisiologico ma è soprattutto la conseguenza di scelte politiche precise. Quella che dobbiamo affrontare è una sfida in controtendenza rispetto alla cultura dell’urbanesimo, propensa ad indirizzare gli sforzi verso una crescita metropolitana intorno alle grandi aree urbane con l’idea di europizzare le città italiane, cultura che ha ispirato la stessa legge Del Rio e la corsa alle città metropolitane. Negli ultimi vent' anni - ha continuato il presidente del Consiglio Regionale - l’approccio è stato urbano-centrico e lo sviluppo locale si è caratterizzato sempre più come una politica residuale che in molti casi ha favorito anche la devastazione dei territori, portando all’abbandono perfino di aree produttive e di territori sani. Ora dobbiamo avere la capacità di fare un salto di qualità e di fare della lotta allo spopolamento il filo rosso che collega ogni singola azione a partire da adesso. In quest’ottica vanno rilette le misure del Patto per la Sardegna in termini di trasporti, viabilità, metanizzazione. Dobbiamo sviluppare politiche capaci di tenere conto dei contesti territoriali meno cieche ai luoghi perché ogni regola generale può produrre effetti diversi in contesti diversi». Tra gli altri interventi, quelli del senatore Massimo Mucchetti, dell'assessore regionale degli Enti locali, Cristiano Erriu e del sindaco di Ollolai, Efisio Arbau. Ed è proprio dal Comune di Ollolai che Ganau ha voluto evidenziare i casi di esperienza delle cosiddette “aree interne in movimento” dove vengono approntati progetti creativi di trasporto scolastico, privati che si legano per gestire meglio beni pubblici, maestri che fanno delle pluriclassi esperimenti per una nuova scuola di territorio. "Oggi siamo in uno dei comuni “in movimento” - ha sottolineato Ganau - pioniere in Sardegna insieme a Nulvi, di una misura - la messa a disposizione di immobili vecchi e abbandonati ad 1 euro - che potrebbe contribuire a fronteggiare l’impoverimento del territorio. Dobbiamo riuscire a costruire un metodo che non può essere quello di forzare scelte che non corrispondono a un effettivo capitale locale. Solo così - ha concluso Ganau - restituendo ai cittadini quella sovranità di cui si sentono espropriati, potremmo ricostruire quella fiducia nei luoghi che è venuta meno e provare ad invertire questo processo».

Spopolamento piccoli centri. L'iniziativa della Fondazione Maria Carta

La Fondazione Maria Carta offre il suo contributo per combattere lo spopolamento degli oltre trenta paesi sotto i mille abitanti che potrebbero scomparire nell'arco dei prossimi 40-60 anni. L'iniziativa, denominata "Freemmos", prevede un articolato programma di musica e dibattiti che vedrà coinvolti diversi studiosi, esperti, amministratori locali e artisti. Tra questi compaino i nomi di Cordas et Cannas, Cuncordu e tenore di Orosei, Tazenda, Francesco Piu, l'ensemble di arpe Clarsech, Piero Marras, Mariano Melis, Mamuthones della Pro Loco di Mamoiada, Fantafolk, Gravity Sixty, Bertas, Tressardi, Menhir, Collage, Coro di Usini, Olbia Folk Ensemble, Train To Roots, coro Maria Carta scuola media P.Tola di Sassari. Prevista la partecipazione di due ospiti internazionali: il suonatore di organetto basco Kepa Junkera e la formazione corsa "A Cumpagnia" guidata da Jerome Casalonga. L'elenco non è quello definitivo e pertanto soggetto a integrazioni o variazioni. Le esibizioni saranno precedute in mattinata da momenti di riflessione e approfondimento.

Il Punto del giorno. La Regione Sarda e lo spopolamento dell’entroterra

Troppi anni oramai sono trascorsi da quando il giusto allarmismo, con il quale è stata denunciata la fuga dai centri abitati dell’entroterra isolano, è stato seguito da proclami risolutivi, senza esito. Tante azioni sono andate disperse nelle iniziative locali tese a rivitalizzare habitat sociali e culturali, pressoché estinti. Iniziative importanti che, scollate da un prima ed un dopo, soprattutto non incluse in un piano organico ad ampio spettro, risultano fini a se stesse. Quando parliamo di piani organici, in cui includere l’analisi di una complessità su cui agire, intendiamo progetti interdisciplinari all’interno dei quali confluiscano tematiche di supporto, culturale, logistico, economico e sociale, affinché una popolazione innamorata del proprio territorio non si senta costretta, da cause contingenti, al suo abbandono. Nessuno può e deve impedire migrazioni e spostamenti, è evidente, soprattutto quando questi sono volontari e non determinano spopolamenti o trasferimenti in cui il bilancio delle migrazioni costituisce un saldo non negativo. Il miglioramento di un habitat in cui abbiamo scelto di vivere, non solo perché vi siamo nati, non è operazione che solo le istituzioni devono o possono determinare, giacché la vera chiave di volta è data dalle iniziative degli stessi cittadini. Le iniziative locali svolgono un ruolo attraverso cui agevolare la rinascita o impedire la morte, di abitudini ed usi legati ad un passato, di cui apprezziamo la sua accezione positiva. Ma una società organizzata, che partecipa virtualmente ad un Villaggio Globale, senza emularne il pensiero unico ma coltivandolo come tale, costituisce un appeal cui le nuove generazioni, ma anche le nostre, non hanno saputo e non sanno resistere, almeno nella interezza che, questo uniformismo culturale ha determinato e determina sempre più. Le infrastrutture, che servono per rendere organicamente connesso alla società un centro di piccole o medie dimensioni con gli altri, attraverso condivisioni fisiche, non solo virtuali che una costosissima rete a banda larga potrebbe consentirci. I piccoli centri hanno necessità di avere o mantenere i servizi che riescono a garantire loro vivibilità e possibilità, cui una rete a banda larga aiuta ad integrare certo, ma che risulta decisamente inutile in assenza di quelle funzioni primarie cui uno Stato, attraverso gli enti locali, deve render disponibili e garantire. Non è possibile sottrarre l’impegno, in virtù di una scelta economica votata all’accentramento, che nei fatti non comporta riduzione di costi, ma solo una diversa gestione e utilizzazione. Le scuole come gli ambulatori, i servizi bancari come quelli postali, quelli farmaceutici, non meno dei trasporti, non possono subire un disimpegno totale o parziale. Nessun piccolo centro potrà sopravvivere ad una simile ondata di disimpegno, chiara ed esplicita, negata a parole o con un’elemosina, devoluta alle pro-loco o agli enti locali per la conservazione di usi e culture, cui neppure il loro utilizzo commerciale potrà garantire la sopravvivenza per un lungo termine; non meno della permanenza delle popolazioni nel tempo, i cui numeri ci danno ragione smentendo proclami e ricette. L’atteggiamento contabile di fronte alle carenze esistenti, cui i tagli venduti come ottimizzazioni o razionalizzazioni, condurrà alla morte certa dei piccoli centri del nostro meraviglioso entroterra, di cui vogliamo esaltarne la fisicità rendendola palpabile e vivibile, non la loro virtualità inanimata, che ahinoi, corrisponde sempre più alla realtà morente. Maurizio Ciotola

Allarme spopolamento in Marmilla

Ultrasessantacinquenni in aumento di 3,30 punti percentuali negli ultimi 15 anni. Nel 2015, per ogni 100 abitanti, 22 erano over 65 (19 ogni 100 nel 2000), con un indice di vecchiaia del 206%: duecentosei pensionati ogni 100 giovani (0-14 anni). A Genuri l'indice di vecchiaia raggiunge il 519%, a Tuili è pari a 491%, a Turri 380%. Sono i dati che emergono dal convegno organizzato a Villanovaforru dalla Federazione Territoriale dei Pensionati. Dati che confermano la Marmilla come una delle zone della Sardegna che invecchia più velocemente, alimentando il triste fenomeno dello spopolamento. Tra le soluzioni emerse durante il convegno, quella del ringiovanimento attraverso la creazione di sviluppo e lavoro. Il Comune con minor numero di ultrasessantacinquenni è Pabillonis: solo 19 persone su 100 superano i 65 anni, seguito da Villacidro e Serramanna. Una ricerca dell'Ufficio studi Fnp Cisl Sardegna, coordinata da Alessandra Franceschini, ha rilevato che invecchiamento e spopolamento vanno ormai di pari passo.

Chi si preoccupa dello spopolamento? La riflessione del direttore

Paolo Savona, noto economista con anima e posto macchina in Sardegna, qualche giorno fa dalle colonne de "L'Unione Sarda" ha voluto mettere un po' di pepe nel culo di amministratori e politici nostrani parlando dello spopolamento e della perdita di identità attiva (leggasi "vita quotidiana") di tanti paesini che sono a rischio chiusura. La chiusura e' talmente tanto certa e imminente quanto più si va avanti con la politica di isolamento dei piccoli paesi. E' vero: non ci si sposa più come prima e la televisione da un pezzo e' presente nelle stanze (comprese quelle da letto) delle nostre famiglie. Si scopa di meno e quando lo si fa non lo si fa più per procreare, anche se solo per caso (o "se vuole il Signore nascerà"). Discorsi retorici ma reali. Come è reale la crisi che allontana il desiderio di fare famiglie numerose. A meno che i "neo catecumenali" non prendano improvvisamente il potere delle nostre esistenze e anime. Non essendo questi che discorsi a buon mercato.... voltiamo pagina e analizziamo alcuni passi del "Savona-pensiero". E non per forza quelli più importanti. Dice bene l'economista made in Sardinia: come si può pretendere che i sardi siano invogliati a rimanere isolati, quando piccoli ospedali, uffici delle poste, scuole e persino le banche chiudono bottega? Specchio dei tempi? Forse per le banche sì. Ma per ospedali, guardie mediche e altri servizi vale il famoso pugilistico adagio "Getto la spugna". Dove i boxeurs, suonati, sono i cittadini di Aidomaggiore, Flussio, Lunamatrona e via declinando. E gli "allenatori che gettano la spugna" sono i politici di casa nostra. "No allo spopolamento", farfugliano a ogni convegno o conferenza che dir si voglia. Dobbiamo reagire: vendiamo le case a 1 euro. Facciamo arrivare la terza eta'europea a godersi la pensione....e via declamando. Ma come: da una parte chiudete i cordoni facendo sparire guardie mediche, ospedali e servizi vari e dall'altra pretendete che la Sardegna venga scelta dagli inglesi e francesi in odore di mogano? Ma cosa avete in testa, cari politicanti di mamma Regione, di una parte e dell'altra dello schieramento politico?!?! Come pretendete che chi vuole svernare nell'Isola affronti un'emergenza, un improvviso malore, con le strade che abbiamo....magari quando il cuore fa le bizze. E poi dove cercare il presidio sanitario piu' vicino, andando da Tadasuni a Oristano, se non a Casteddu? Smettetela di risparmiare sulla testa dei sardi e, soprattutto, non pretendiate di tagliare da una parte e cercare nuovi sardi dall'altra. Ci sarebbero gli immigrati......se non desse fastidio a molti per i quali si potrebbero dare i campi da coltivare, come gia' fanno per le pecore da transumare.... Ma evidentemente chi tocca i fili dell'integrazione può fulminarsi. Basta solo parlarne.... quello si'che da consenso: ma dalle parole ai fatti ........ E allora continuiamo a sorvolare in aereo, quelli che ci son rimasti e a guardare dal finestrino i campi gialli ocra e continuiamo a domandarci perché quando atterriamo a Borgo Panigale o a Parma, a Verona come a Caselle, la vista dagli oblò è prevalentemente verde. Forse è più facile dare 35 "euri" per salvare il culo ad albergatori in panne e associazioni, che almeno loro prima o poi ti assicureranno il voto. Professor Savona lei almeno non ha perso la voglia di scrivere.... qui, invece, molti hanno perso anche la matita per fare di conto.... Antonello Lai

Migranti risorsa per il ripopolamento dei piccoli centri? Il no di Fratelli d'Italia

Si accendono le discussioni sulla proposta della Cgil sarda di "utilizzare" i migranti per ripopolare i piccoli centri urbani dell'isola afflitti dal fenomeno dello spopolamento. A pronunciare un secco no all'idea della segreteria regionale del sindacato è il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Paolo Truzzu. “È assurdo - dichiara l'esponente di Fratelli d'Italia - che proprio la Cgil isolana non capisca che gli immigrati non servono a ripopolare i nostri paesi, ma sono solo nuova forza lavoro a basso costo che peggiorerà qualità e retribuzioni dei sempre meno occupati sardi. Sostituire i sardi con gli immigrati è un’idea razzista, degna del peggior capitalista senza scrupoli, non di chi dovrebbe tutelare i lavoratori. Se ci sono fondi a disposizione utilizziamoli per tutti, sardi inclusi”. “Il crollo demografico e lo svuotamento di intere aree dell’Isola - continua Truzzu - sono determinate dalla mancanza di lavoro stabile e dignitoso in Sardegna e queste è un’emergenza che andrebbe affrontata con uguale forza, decisione di quella scaturita dall’immigrazione massiccia. Possibile che la Cgil non abbia proposte sensate in merito, se non sostituire con gli stranieri i sardi che fuggono alla ricerca di un’occupazione? Il centrosinistra politico come quello sindacale, sempre più supino alle decisioni del Partito Democratico di cui è una costola, considera i sardi e il loro futuro problemi di serie B e si prepara a una sostituzione etnica, già da tempo annunciata, della nostra popolazione con gli immigrati”. Al di là dei toni e delle opinioni personali, quanto espresso da Truzzu richiama l'attenzione su un punto fondamentale, fino ad ora totalmente ignorato dalle istituzioni: la possibilità di strutturare specifiche forme di promozione dei piccoli centri urbani in casa dei potenziali investitori del Nord Europa. Va infatti considerato che il generale orientamento della domanda nazionale ed estera (soprattutto Nord Europea) è sempre più indirizzato verso forme di investimento immobiliare accessibili e di nicchia, in località affascinanti ma lontane dai soliti contesti turistici. Diversi olandesi, danesi, belgi, tedeschi e inglesi, farebbero carte false per poter acquistare una seconda casa nel cuore del Mediterraneo se solo fossero a conoscenza dei modesti prezzi di vendita delle abitazioni localizzate nei centri urbani della Sardegna soggetti allo spopolamento. Si aggiunga che forme di investimento similari in altri paesi del Mediterraneo (Spagna, Turchia, Grecia, Francia) hanno ormai raggiunto un determinato livello di maturazione e prezzi sostenuti, che di fatto impediscono ulteriori sviluppi. Perché, quindi, ostinarsi a proporre soluzioni che difficilmente possono contribuire ad una reale rinascita dei territori afflitti dallo spopolamento? Federico Cheri

Congresso regionale Acli: bassa natalità e spopolamento affossano la Sardegna

Si è svolto ieri a Cagliari, presso i locali del seminario arcivescovile, il 13° Congresso regionale delle Acli. Tra i temi di maggior interesse trattati, quelli sulla natalità e sullo spopolamento che affligge soprattutto i piccoli paesi più interni. In particolare, la Sardegna si conferma la regione con il più basso tasso di natalità a livello nazionale. Dai 3,8 figli per donna nel 1952 a 1,1 nel 2015. Complessivamente, nell'Isola, il tasso di natalità è ormai sotto il 7 per mille (6,9, dati Svimez) mentre l'indice di mortalità supera il 9 per mille. Situazione difficile anche per quanto riguarda il fenomeno dello spopolamento. In base ai dati registrati dalle Acli, nel 2015 in ben 304 comuni su 377 (l'80,6%) il saldo naturale della popolazione è stato negativo. Il fenomeno ha riguardato soprattutto i piccoli paesi interni, i più colpiti dallo spopolamento. Per quanto riguarda le città più grandi, anche Cagliari ha fatto registrare un saldo negativo tra nati e morti (-891 unità), anche se la popolazione complessiva è di poco aumentata grazie al contributo degli immigrati (+1.319, dati dell'Atlante demografico del Comune). Negativo anche il saldo migratorio in numerosi paesi della Sardegna. In 225 comuni su 377 (circa il 60%) gli emigrati superano gli immigrati: si tratta soprattutto dei piccoli centri delle zone interne, dove la cicogna non arriva, i giovani scappano e neppure l'arrivo degli stranieri sembra capace di scongiurare una lenta estinzione. Tra le ricette per cercare di correggere questo trend negativo, quella del presidente regionale ACLI, Fabio Meloni, che ha dichiarato: "la politica e le istituzioni devono prendere atto dei numeri allarmanti sulla natalità e lo spopolamento e raccogliere la sfida di un futuro diverso per l'Isola. Le famiglie si sostengono certamente con gli sgravi fiscali e gli incentivi al reddito ma serve molto di più. In particolare un vero e proprio Piano per la natalità in Sardegna che si ponga l'obiettivo di sostenere tutti coloro che vorrebbero mettere su famiglia ma non sono nelle condizioni di farlo: penso alla necessità di aiutare le giovani coppie nell'accesso al credito per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa, all'urgenza di rendere più semplice per le mamme e i papà la conciliazione lavoro-famiglia, iniziando con il potenziamento dei servizi all'infanzia e coinvolgendo i privati in un progetto di rafforzamento del welfare aziendale. Solo così potremo tornare a crescere, invertendo le statistiche che oggi ci condannano a un lento declino".
Sottoscrivi questo feed RSS

Cagliari