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Cagliari. Riunione dei sindaci per dire no al deposito di scorie nucleari

Si è svolta oggi, presso i locali della Fiera, la riunione dei sindaci dei paesi interessati all'eventuale "accoglienza" delle scorie nucleari. L'iniziativa, organizzata da Anci Sardegna, ha visto la partecipazione dei primi cittadini provenienti da tutta l'isola. Durante l'incontro, finalizzato a fare il punto della situazione, è emersa chiara e forte la contrarietà al piano paventato dal Governo, considerato una vera e propria sciagura per i territori coinvolti. Territori che - come sottolineato dai sindaci - stanno investendo con grandi sforzi nello sviluppo delle loro comunità, ora minacciate da un piano calato dall'alto, privo di considerazione per il prezioso patrimonio agricolo, culturale, ambientale, turistico e storico che le caratterizzano. Si annuncia quindi una battaglia che potrebbe sfociare in una mozione analoga a quella già approvata dal Consiglio Regionale, portata all'attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Scorie nucleari. Rete delle Associazioni - Comunità per lo sviluppo: NO al Deposito dei rifiuti radioattivi in Sardegna

Sull'ipotesi di un eventuale stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna, si è espressa anche la Rete delle Associazioni - Comunità per lo Sviluppo, confermando la sua più netta contrarietà. Con la pubblicazione della Carta delle aree idonee ad ospitare il Deposito Nazionale, tra cui figurano molte aree situate in Sardegna, si apre la fase di consultazione pubblica sulla base delle procedure stabilite dal decreto legislativo n. 31 del 2010. E proprio in questa fase la Rete delle Associazioni ritiene urgente una iniziativa politica forte e unitaria per escludere definitivamente che la Sardegna possa diventare sede del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. "Il Consiglio Regionale - si legge in una nota stampa della Rete - esprima una ferma e decisa posizione di contrarietà e di indisponibilità dell’intera isola, in rappresentanza degli 850.000 sardi che a Maggio 2011 hanno detto NO alla installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti di stoccaggio di scorie radioattive". A supporto delle argomentazioni utili a perorare la causa di tutti i cittadini sardi, la Rete delle Associazioni ricorda aspetti importantissimi come la condizione di insularità, il peso delle servitù militari, questioni ambientali, paesaggistiche, turistiche, spopolamento, ecc.. Temi che peraltro rafforzano una scelta democratica che i cittadini sardi hanno già compiuto in modo nettissimo, esprimendo con oltre il 97% la contrarietà a qualunque ipotesi di nucleare nell'isola. Da qui l'invito a tenere alta la mobilitazione, chiamare i Consigli Comunali a riconfermare il NO al nucleare, chiedere al mondo della ricerca e della cultura una presa di posizione chiara e netta, chiedere al mondo del lavoro, delle imprese e della produzione e a tutti i sardi di costruire attorno a questa battaglia una forte unità di popolo. "La Sardegna intera - é l'appello della Rete - dica No al nucleare e pretenda rispetto della volontà democratica dei cittadini sardi".

Scorie nucleari. Secco no del presidente della Giunta Regionale, Christian Solinas

La notizia, trapelata dai TG nazionali ha suscitato lo sdegno e la rabbia di molti rappresentanti delle istituzioni sarde, per non parlare dei cittadini. Un coro di NO all'ipotesi paventata dal Governo Conte al quale si é aggiunto anche il governatore sardo, Christian Solinas che ha spiegato in una lunga nota le sue ragioni.

“Indicare 14 siti in Sardegna sui 67 individuati complessivamente nel territorio nazionale per la realizzazione del deposito unico dei rifiuti nucleari - ha dichiarato Solinas - rappresenta l’ennesimo atto di arroganza e prevaricazione di uno Stato e di un Governo che non hanno alcun rispetto per l’Isola e per la volontà chiaramente espressa dal Popolo Sardo, in maniera definitiva ed irrevocabile, con un Referendum ed una legge regionale”.

La reazione di Solinas alla pubblicazione - nel cuore della notte - della Carta Nazionale delle Aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito dei rifiuti radioattivi di tutta Italia, elaborata dalla Sogin ed approvata dai Ministri dello Sviluppo Economico (Patuanelli ) e dell’Ambiente (Costa), entrambi del M5S, non si fa attendere.

“La Sardegna- sottolinea il presidente della Giunta Regionale - ha già pagato fin troppi tributi alla solidarietà nazionale verso lo Stato italiano: dal disboscamento dei 4/5 del proprio patrimonio arboreo per lo sviluppo delle reti ferroviarie della Penisola e per l’industria del carbone, soprattutto toscana, fino ad oltre il 60% delle servitù militari del Paese sul proprio territorio, senza trascurare le servitù industriali ed ambientali della chimica di stato, ancora in attesa di bonifiche. E non possiamo certo dimenticare il tributo di sangue pagato in misura enorme, sproporzionata rispetto al resto d’Italia, da intere generazioni di giovani sardi andati a morire sui fronti del Carso, del Monte Zebio o della Bainsizza nella Grande guerra un secolo fa”.

“Questo stesso Popolo ha sempre respinto, e continuerà a farlo con tutte le sue forze, ogni ipotesi di trasformazione dell’Isola in una pattumiera nucleare al centro del mediterraneo, con un danno irreversibile alla propria vocazione turistica ed al suo tessuto economico produttivo, prosegue il Presidente Solinas. Abbiamo una legge regionale in vigore dal 2003 che vieta anche solo il transito di scorie radioattive sul territorio regionale e dichiara la Sardegna denuclearizzata. Abbiamo svolto un referendum nel 2011 che, con un’affluenza massiccia, ha ribadito in mondo chiaro e netto con oltre il 97 per cento dei voti il no all’energia nucleare ed al deposito di scorie.

"A fronte di tutto questo, considerato che da decenni paghiamo un costo dell’energia superiore al resto d’Italia perché lo stato ci ha sempre negato anche il metano, è davvero paradossale, se non proprio offensivo, che il Governo, noncurante di tutti i pronunciamenti istituzionali, popolari e democratici contrari, possa pensare di indicare in Sardegna ben 14 siti di stoccaggio idonei, peraltro in zone di alto pregio ambientale e paesaggistico, ricche di testimonianze archeologiche della civiltà nuragica e difficilmente accessibili dai porti in ragione della rete viaria. Insomma, prosegue il Presidente Solinas, una scelta dal sapore neocoloniale di un Governo che pensa di poter portare distante dai propri centri di potere i rifiuti più pericolosi e dannosi, con costi e rischi aggiuntivi enormi dovuti all’esigenza di trasportare via mare i materiali radioattivi. A questo Stato centralista e prevaricatore che non ascolta la nostra voce, ad un Governo che manca di rispetto a un intero popolo e alla autonomia della nostra Regione, sordo alle nostre legittime richieste ma sempre pronto a imporre pesanti fardelli, diciamo fin d’ora, conclude il Presidente Solinas, che metteremo in campo ogni forma democratica di mobilitazione istituzionale e popolare, coinvolgendo enti locali, associazioni e movimenti, corpi sociali, istituti culturali e scientifici per contrastare questa decisione e preservare la nostra Terra da questo ennesimo oltraggio.

Sardegna deposito di scorie nucleari. Le rassicurazioni del ministro Galletti

I rumors relativi all'ipotesi di utilizzare la Sardegna come deposito nazionale di scorie nucleari trovano una smentita da parte del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Intervenuto a Sassari per la sottoscrizione della carta di partenariato "Pelagos" Galletti ha dichiarato: "non c'è nulla di vero". Le parole del ministro stridono tuttavia con quanto sostenuto dal parlamentare sardo, Mauro Pili (Unidos) che attacca: "il governo ha depositato ad agosto al ministero dell'Ambiente il programma nazionale per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi". Secondo Pili il rischio che la nostra isola possa diventare un potenziale deposito per le scorie nucleari non è da escludere. In questo senso lo stesso esponente di Unidos invita ad una "mobilitazione straordinaria, perché il Governo con questo piano, anche se non indica mai il nome, punta sulla Sardegna". Allo scopo - ricorda Pili - ogni cittadino e ogni Comune potranno inviare al ministero dell'Ambiente la propria manifestazione di contrarietà "per bocciare sul nascere la procedura di scelta del deposito unico di scorie radioattive". Per opporsi c'è tempo fino al 13 settembre.
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