Elezioni regionali. Si vota il 24 febbraio

In Sardegna si voterà il domenica 24 febbraio. La data è stata definita dal governatore, Francesco Pigliaru, con un provvedimento che verrà pubblicato sul Buras il 10 gennaio prossimo. Per quella data verranno affissi i manifesti in tutti i 377 Comuni dell'Isola. Tra il terzo e il quarto giorno successivo alla pubblicazione, i partiti o le coalizioni devono presentare simboli e apparentamenti. E tra i candidati per la poltrona di governatore ci sono sei candidati, espressi dalle diverse forze politiche: Christian Solinas per il centrodestra, Massimo Zedda per il centrosinistra, Francesco Desogus per il M5S, Mauro Pili per Sardi liberi, Paolo Maninchedda per il Partito dei Sardi e Andrea Murgia per Autodeterminatzione. In fase di definizione anche la discesa in campo della magistrata Ines Pisano (area centrodestra).

Il punto del giorno. Il Confronto tra i candidati alla Presidenza della Regione Sarda. Di Maurizio Ciotola

Il primo confronto tra i candidati alla presidenza della Regione Sardegna, si svolto secondo un british far play, che può aver disorientato il pubblico convenuto in sala. Il dibattito è avvenuto in Sardegna, a Cagliari, al THotel, dove la Uil con ottima intuizione ha voluto metter subito sul “banco di prova” i candidati presenti, Andrea Murgia, Paolo Maninchedda, Francesco Desogus e Massimo Zedda. L'assenza di Christian Solinas e di Ines Pisano, motivata da impegni contingenti, sembra più che altro dovuta dalla mancata condivisione dei candidati da parte del centro destra, in cui si è aperto un fronte di dissenso. I punti messi in campo, diversi e tanti, che andavano dall’organizzazione della Regione, alla riforma sanitaria, per passare dai servizi regionali, allo spopolamento dell’interno della nostra Isola, e chiaramente i suoi trasporti; non ultima un’attenzione, di peso sindacale, verso le risorse umane della regione Sardegna. Effettivamente chiunque abbia assistito al dibattito e all’esposizione dei quattro candidati convenuti, è uscito dalla sala con le idee confuse sul piano delle scelte da fare; in quanto le articolate, ma generali proposte concernenti i singoli temi trattati, in linea generale e di principio, sono parse tutte condivisibili e auspicabili. E'però necessario un distinguo, ovvero capire quale tipo di teatro si è messo in scena. Degli uomini sul palco, i quattro candidati, due sono e sono stati per anni parte dirigente della politica regionale e comunale con ruoli nelle istituzioni, Maninchedda e Zedda, gli altri due, Desogus e Murgia, no. Paolo Maninchedda è presente nelle istituzioni regionali, con funzioni nell’esecutivo, da quasi quindici anni, altrettanto dicasi per Massimo Zedda, che dopo esser stato Consigliere regionale è divenuto Sindaco di Cagliari, oggi al secondo mandato. La condizione in cui oggi grava la Sardegna è in parte dovuta anche a chi ha preso parte alla sua amministrazione in questi ultimi quindici anni, con ruoli centrali per Paolo Maninchedda, alleato con il centro destra e il centro sinistra in un’abile continuità; come per Massimo Zedda che, dopo aver abbandonato il seggio Consiliare regionale è assiso su quello di Palazzo Bacaredda, con una coalizione di centrosinistra al primo mandato, diversamente, nel secondo, con gli alleati del Psd’Az, già parte de centro destra con la giunta Cappellacci, ed oggi evidentemente egemoni della medesima area, ma attuali sostenitori della maggioranza in Consiglio comunale. Cerchiamo di comprendere perché, quanto oggi è stato annunciato o proposto, non è stato parimenti oggetto di un’azione durante i quindici di amministrazione, in cui in Regione e al Comune erano presenti e attivi Maninchedda e Zedda. In questi anni la Regione, sul piano generale, ha irreversibilmente imbucato un tunnel senza sbocco, diversamente dal comune di Cagliari, che seguendolo a ruota, con varianti contingenti alla diversità di competenze e di ruoli, sembra non esser da meno. Quando alla presentazione dell’ulteriore flotta di auto del car sharing comunale obiettammo che, neppure una di esse era elettrica, ci rispose la società fornitrice del servizio dicendoci che, il comune di Cagliari, non aveva reso loro disponibili colonnini per la ricarica. Gli autobus che viaggiano per la città sono per oltre l’ottanta per cento a combustibile fossile, mentre le strutture comunali, che presentano al loro ingresso il cartello: "questo stabile è alimentato con energia verde", non hanno alcun pannello fotovoltaico installato. Tante e diverse rotonde, si, ma anche l’impossibilità di deambulazione nelle vie della città per qualsiasi portatore di handicap, a causa di un’inesistente programma di abbattimento delle barriere architettoniche o per l’impraticabilità dei marciapiedi. Nel contempo sono stati sradicati gli artigiani dal centro storico e impiantato tavolini e ristoranti. La Regione per suo conto, con l’attuale Presidente, di cui Maninchedda è stato assessore e tuttora sostenitore di maggioranza, non è riuscita a destinare a laboratori artistici, culturali, artigianali, le innumerevoli strutture rese disponibili e ristrutturate con grande dispendio economico in diversi ambiti regionali. In nessuna misura si è imposta nello sviluppo di una rete ferroviaria alternativa a quella stradale, per altro deficitaria, o un piano energetico per il XXI secolo. E'evidente che la verginità politica non può essere ricostruita ad ogni elezione, sia essa regionale, amministrativa o politica; se volete, è più ammirevole rilevare una continuità seppur non condivisibile, anche negli annunci e nella propaganda. In questo Andrea Murgia e Francesco Desogus si presentano con un portato differente, che nei modi e nei termini in cui è stato esposto, presenta un realismo maggiore rispetto ai venditori di sogni, come Manincedda e Zedda, che in quanto amministratori in pectore, non hanno mai saputo render reali. Zedda, nei mesi precedenti si espresse chiaramente con contrarietà sull’operato della giunta Pigliaru, al punto che fu già chiaro il suo intento. diversamente, oggi, di quei contrasti puntualmente omessi, non vi è più traccia nel suo programma. Maninchedda parla di Repubblica dei Sardi, ma sembra che egli sia divenuto un abile gestore del feudo che, ad ogni elezione una coalizione o l’altra, gli affida nell’ambito delle immutate logiche di spartizione politica delle istituzioni. Altrettanto non possiamo dire per Francesco Desogus, né per Andrea Murgia, entrambi ottimi funzionari, che non hanno avuto ruolo apicale nelle istituzioni regionali o da legislatore. Differenza non secondaria, che a nostro parere potrebbe dar loro un vantaggio significativo, in quanto a credibilità politica sulla direzione prospettata, per la futura amministrazione della regione. Maurizio Ciotola

Turismo. Sardegna meta di vacanza privilegiata dagli italiani

In base ai dati sulle ricerche effettuate dagli italiani su Google, la Sardegna si piazzerebbe al primo posto tra le mete di vacanza più ambite. Buon piazzamento anche per la Sicilia (3° posto). Ma la sorpresa arriva dall'Albania, Paese in cima alla lista dei desideri degli internauti italiani. I dati, che si riferiscono al 2018, vedono anche Grecia e Croazia protagoniste. La Toscana si piazza al settimo posto in classifica, seguita da Zanzibar e la Corsica. A chiudere la particolare classifica delle mete più gettonate dagli italiani il Salento e l'Abruzzo.

Meteo. Vento forte e mareggiate sulla Sardegna sino a lunedì 10 dicembre

Diramato un nuovo Avviso di condizioni metereologiche avverse. Sino alla mezzanotte di lunedì 10 dicembre 2018, sulla Sardegna si prevedono venti forti dal quadrante Nord-Occidentale, in particolare sulle zone costiere e quelle in prossimità di rilievi, con rinforzi sino a burrasca. A voce dell'Avviso di condizioni metereologiche avverse diramato dalla Protezione Civile, possibili anche mareggiate sulle coste esposte.a dei debiti verso l’Erario.

Meteo. Avviso di Condizioni Meteo Avverse per vento e mareggiate

Dalle 22 di venerdì 7 e fino alla mezzanotte di domenica 9 dicembre, sono previsti vento forte e mareggiate. Per questo motivo il Dipartimento di Protezione Civile della Regione Sardegna ha diramato un Avviso di Condizioni Meteo Avverse che interesserà inizialmente il settore settentrionale dell'Isola per poi allargarsi in tutto il territorio regionale.

Triennale di Milano. Premio Urbanistica 2018 alla Rete ciclabile della Sardegna

Il 21 novembre scorso alla Triennale di Milano il team di ricercatori del Cirem (Centro interuniversitario ricerche economiche e mobilità delle Università di Cagliari e Sassari), con il progetto della Rete ciclabile della Sardegna nella categoria "Innovazioni tecnologiche per la gestione urbana", ha vinto Premio Urbanistica 2018. Il premio è stato conferito da Urbit, società operativa dell'Istituto nazionale di urbanistica che si occupa dell'organizzazione di Urbanpromo. Italo Meloni - direttore del Cirem dal 2014, ordinario di Pianificazione dei trasporti, dipartimento Ingegneria civile, ambiente e architettura dell’Università di Cagliari - è stato premiato da Stefano Stanghellini (presidente Urbit), Valentina Cosmi (relazioni esterne Urbit, coordinamento Premio urbanistica) e Paolo Galuzzi (direttore rivista Urbanistica). L'Istituto nazionale di urbanistica ha inoltre dedicato ai vincitori un supplemento alla rivista Urbanistica 160. Inoltre, anche quest'anno la Rete ciclabile della Sardegna è presente all'interno della gallery online di Urbanpromo. Lo staff coordinato da Italo Meloni ha individuato una rete che si snoda lungo il territorio isolano per circa 2.100 chilometri e vede coinvolti numerosi centri abitati, aree naturali, siti Unesco, punti di interesse e nodi di trasporto extraregionali e interregionali. “Nel 2015 la Regione Sardegna ha riconosciuto la mobilità ciclistica come fattore strategico nella pianificazione regionale delle infrastrutture prioritarie. Con l’Arst soggetto attuatore e Cirem per l’impostazione metodologico-scientifica, è stata avviata la definizione del Piano regionale della mobilità ciclistica con la contestuale attivazione della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas). Questo processo - spiega il professor Meloni - ha consentito la costruzione di un vero e proprio progetto di territorio esteso all’intera isola. I lavori hanno portato lo scorso 31 luglio all’adozione del Piano unitamente alla Vas, da parte della Giunta regionale”. Il Piano ha visto l’applicazione di una metodologia pianificatoria che individua attraverso un approccio di sistema un complesso di interventi, azioni e misure integrate di infrastrutturazione fisica e sociale finalizzate a promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di spostamento quotidiano, di svago, sport e turismo. Nel Piano sono individuati gli itinerari della rete ciclistica regionale. Tra questi, si individuano 52 itinerari per una lunghezza totale di 2.649 km (di cui 550 km bici più treno); 256 centri abitati attraversati; 231 territori comunali attraversati; 63 Sic, 22 Zps, due parchi nazionali e quattro regionali in prossimità della Rete; tre siti Unesco (un sito patrimonio mondiale, un geoparco e una riserva della biosfera). Ma non solo. In prossimità della Rete sono presenti 747 punti di interesse (di cui 248 spiagge), tre borghi di eccellenza, otto porti commerciali (24 porti turistici), 49 stazioni ferroviarie e 432 fermate Arst extraurbane. Nella ricerca il professor Meloni ha coinvolto giovani ricercatori e dottorandi, specialisti in architettura, ingegneria, sociologia e marketing. Tra questi, Beatrice Scappini, Giovanni Tuveri, Ilaria Argiolas, Nicola Mura, Cristian Saba, Veronica Zucca, Francesco Porru, Eleonora Sottile, Vittoria Concas, Matteo Gravellu, Marco Garau, Francesco Piras e Lucia Pintor. “L'idea è quella di pianificare e attuare un sistema di mobilità incentrato sull’uso della bicicletta con l'individuazione di una serie di azioni, misure e interventi combinati, coordinati e integrati di natura infrastrutturale, fisica e sociale. L'obiettivo è quello di diffondere l'utilizzo della bicicletta, aumentando il numero dei ciclisti, tra spostamenti feriali e festivi. Il Piano di un sistema di mobilità ciclistica in un territorio come sardo - aggiunge Italo Meloni - si configura come un Progetto che promuove sia un diverso modo di visitare e fruire del territorio, sia occasioni e opportunità di crescita economica valorizzando i territori attraversati e integrando differenti contesti, costieri e dell'entroterra, a bassa e alta intensità insediativa”. Un percorso con una filosofia precisa: “Legittimare la mobilità ciclistica e le ciclovie come oggetto strategico delle politiche regionali”.

Lo stato di salute della Sardegna secondo Maria Grazia Caligaris. Intervista di Maurizio Ciotola

Maria Grazia Caligaris è giornalista, ex consigliera regionale del Psi, docente, presidente dell’associazione Socialismo Diritti e Riforme, una donna passionale oltreché estremamente razionale, capace di scrutare la complessità per renderla esplicita e leggibile, senza svilirne i contenuti. Maria Grazia, quale è lo“stato di salute” della nostra regione? "Sono preoccupata per alcuni episodi, che mostrano la difficoltà dei cittadini nel vedere riconosciuti i propri diritti. Si trovano in uno stato di grave fragilità e debolezza, per questo disposti ad accettare qualunque situazione. Tanti non vedono alcuna prospettiva e appaiono già rassegnati, mentre altri sono ondivaghi e seguono, allo scopo di campare e riuscire a superare le proprie difficoltà, ciò che vedono come possibile aiuto diretto e personale". I partiti e i movimenti, che oggi raccolgono il maggiore consenso, richiamano la tutela dei diritti elementari per i cittadini italiani, con pericolose declinazioni. Qual è secondo te la deriva di questo agire? "Oggi la situazione internazionale è molto complessa, per cui lo Stato italiano è ad un bivio, per quanto riguarda le scelte da fare rispetto ai propri cittadini e a quelli del mondo. Bisogna trovare un equilibrio e rispettare chi è in difficoltà. E’ necessario restituire a chi scappa, la disponibilità della propria terra di origine, affinché essi stessi gestiscano la loro evoluzione. Vi è contraddittorietà nei sistemi sperimentati di accoglienza, perché mentre la si offre non si creano le condizioni perché essa sia umanamente accettabile. Gli stessi Stati che si preoccupano di accogliere i profughi, gli emigrati, sono quelli che, alimentano le guerre nei Paesi da cui queste persone fuggono. Sono indispensabili atti e scelte ad alto livello, scelte politiche, che offrano garanzie ai meno tutelati. Perché le tutele consentono ai cittadini che restano nel proprio Paese, di trovare il modo di esprimere la propria creatività nell’autogestione". Il populismo ha sempre fatto parte della politica di tutti i partiti, con maggior incidenza in quelli della sinistra storica e della destra sociale. Oggi vi è differenza? "In realtà il populismo di oggi tende a dare risposte alla pancia delle persone, senza alcuna visione politica di garanzia. Sono quelli che dicono: “ci rubano il lavoro”, “ci tolgono la libertà”, “ci costringono a diventare musulmani”, sono le paure. Fondano la loro visione del mondo sulle paure, che ciascuno di noi ha. Puntano alle paure della popolazione, che sta invecchiando, quindi più soggetta a fragilità. Avere paura è un fatto umano. Il punto sta nel non convogliare queste paure in una adesione politica, chiudendoci in noi stessi, alimentando forme di difesa prima che, le condizioni di effettivo pericolo si creino. Anche in questo caso la cultura ha un ruolo centrale. Un cittadino che si sente garantito nel proprio Stato, non può avere terrore di qualcosa che, teoricamente, potrebbe avvenire. Nell’alimentare queste paure, si pensa esclusivamente al fatto che l’altro, diverso da noi, costituisce un pericolo". Quanto nelle scuole la nostra carta costituzionale è trattata e fatta conoscere agli studenti? "In realtà nelle scuole, la Costituzione è un piatto quotidiano, perché è l’organizzazione stessa della scuola che favorisce la sua pratica. Mi riferisco al fatto che, a scuola bisogna rispettare le regole. convivere all’interno di una stessa aula con persone, che la pensano diversamente da noi, di realtà differenti e che si confrontano con tanti insegnanti, ciascuno dei quali è portatore di ulteriori valori. La scuola pubblica, mi riferisco soprattutto ad essa, è occasione di crescita nel rispetto dei valori fondanti della Costituzione, in grado di trasferire la preparazione per il lavoro e una educazione per dar vita ad una società inclusiva. I ragazzi disabili o con oggettive difficoltà sono inseriti all’interno della scuola. Se poi vogliamo parlare di quanto si legga o si approfondisca ogni singolo tema, anche su questo possiamo dire che, la scuola da un grandissimo contributo. Perché è un luogo dove le persone si confrontano. discutono sulle lezioni, all’interno delle singole classi o in assemblea d’istituto. Ci sono le relazioni con i familiari. la scuola non è isolata e al suo interno è rappresentata la società. Abbiamo anche dei casi preoccupanti, certo, di giovani che sono fuori da logiche comportamentali. Non possiamo non discutere del bullismo. Come non si può negare che c’è una freddezza nelle relazioni. Ma questo è lo specchio di una società, che non da valore alla cultura, meno valore alla formazione e, di fatto, nega nella prassi quotidiana quei principi costituzionali che, sono alla base della nostra scelta di vivere insieme". L’art. 27 della Cost. richiama l’umanità e il senso rieducativo della pena detentiva, ma in larga parte non è applicato, cosa ne pensi? "L’art. 27 della Costituzione rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il legislatore, perché qualunque norma emanata e che comporta una pena, deve tenere in considerazione il carcere come estrema ratio, a cui ricorrere quando c’è un problema all’interno della società. Sono contraria all’ergastolo, perché la ritengo una pena capitale, totalmente contraria al dettato costituzionale. Rappresenta una condanna a morte “mascherata”, nascosta. La nostra è una società che ha bisogno di far soffrire qualcuno, il condannato, per sentirsi compensata dal dolore inferto. Lo Stato deve assumersi una responsabilità. Se un cittadino commette un reato anche grave, deve occuparsi di chi lo commette e di chi lo subisce. Oggi non è così. Chi ha subito il danno, viene abbandonato a se stesso e vive tutto il periodo processuale come la soluzione alla propria perdita. Lo Stato dovrebbe creare una rete di assistenza per queste persone. Immaginiamo una donna vittima di violenza carnale, un ragazzo a cui è stato ucciso il padre, non possono esser lasciati soli. Invece il nostro Stato guarda alla pena come compensazione del danno. Gli ultimi avvenimenti che si sono verificati in Sardegna, in cui dei ragazzi hanno ucciso un altro ragazzo, mettono in luce una madre disperata, che vuole giustizia e un carcere duro per gli assassini. Da un certo punto di vista questa donna ha ragione, perché si sente soltanto una vittima, senza avere nessuno, una istituzione, al suo fianco in grado di aiutarla a superare questo momento. Il perdono si costruisce nel tempo. Sono sentimenti che ciascuno di noi ha sperimentato dentro di se, quando siamo stati traditi da un amico, abbandonati da un compagno o compagna, su cui avevamo riposto fiducia, e verso di loro non nutrivamo certo un desiderio di perdono. Solo successivamente e lentamente, recuperiamo la positività. Ecco io penso che le vittime abbiano estremo bisogno di aiuto. Sul fatto poi, che le pene inflitte debbano avere lo scopo di ripristinare l’equilibrio infranto, è un altro problema. Oggi però vi è una complicazione importante, rappresentata dal fattore droga. Nelle carceri vi sono persone in doppia diagnosi, con problemi psichici e di tossicodipendenza. Recuperare persone, con questo genere di vissuto è difficilissimo. più che metterli nel carcere è necessario creare delle piccole strutture specializzate, adeguate al loro recupero. Ristabilendo il rapporto con la famiglia di origine. Ad un condannato possiamo anche dare trent’anni di carcere, ma se non si è lavorato affinché diventi una persona diversa, appena tornerà nell’ambiente da cui è arrivato, che nel frattempo non è cambiato, ricadrà inevitabilmente nei medesimi reati. C’è un problema di rete sociale che in realtà, contrariamente a quanto si pensa, potrebbe restituire risvolti positivi sul piano economico e sociale, non ci pensiamo mai. Vediamo la struttura penitenziaria fondamentalmente legata agli agenti di polizia penitenziaria, non pensiamo che possono lavorarci, psicologi, sociologi, educatori, medici, équipe di sostegno. Il 40% della popolazione carceraria ha problemi psichici. Non esiste più solo il “vecchio” detenuto, reo, ma integro. Vi è poi l’irrisolto problema delle madri con i figli dentro le strutture penitenziarie. E i bambini non possono subire la pena a cui è stata destinata la madre. D’altra parte non è neanche ammissibile che i bambini vengano, in così tenera età, separati dalle madri, creando un ulteriore trauma. bisogna trovare situazioni in grado di garantire i bimbi ed offrire alle madri condizioni alternative alla propria detenzione, scontando la pena e ristabilendo un legame con la società. Terminata la detenzione il cittadino deve uscire dal carcere migliore, non può accadere il contrario, come purtroppo oggi avviene nella maggior parte dei casi, a causa delle esperienze traumatiche vissute in detenzione". E' possibile, un accesso agli sconti di pena in assenza di uno specifico percorso rieducativo? "Le nostre leggi stabiliscono uno sconto di pena, ma questo è possibile solo su attenta valutazione del magistrato, in merito al percorso rieducativo effettuato dal detenuto. Non accade perché questo è bello o per simpatia. Devono esserci determinate condizioni, oltreché la valutazione del percorso educativo. Può ovviamente accadere che, tale percorso non sia stato efficace, ma questi casi costituiscono percentuale irrisoria. Contrariamente alla vulgata comune, non esistono leggi svuota carceri. L’unico modo per svuotare le carceri è un provvedimento di indulto o amnistia. Non esistono leggi che possono aprire le carceri a detenuti condannati per affiliazioni alla criminalità di alto livello. Parlare di leggi “svuota carceri” è un modo per creare nell’opinione pubblica una condizione di insicurezza e minor tutela, inducendo la paura. Di conseguenza il motto che perversa è: “galera! galera!”. Come associazione (Socialismo diritti e riforme) svolgiamo parte delle nostre attività dentro gli istituti penitenziari, per noi la libertà e la vera sicurezza, si realizzano attraverso la giustizia sociale, fuori dalle carceri, realizzando una rete di assistenza sociale per chi si trova in difficoltà, con persone preparate e destinate a tale ruolo. Non possiamo avere 600 detenuti e otto educatori, così come non può esistere un’amministrazione comunale con tre o quattro assistenti sociali. Dobbiamo avere a disposizione gli strumenti, psicologi, équipe preparate e poter realizzare una serie di interventi mirati, che non possiamo uniformare. Ogni persona ha una sua storia, un suo vissuto, nasce in una determinata famiglia e ha vissuto in uno specifico ambiente". Esiste una causalità, nella mancata istituzione del percorso rieducativo, che ha lo scopo di imprimere un’accelerazione alla riduzione delle pene detentive? "Purtroppo c’è una mancanza di interesse a risolvere problematiche di natura sociale e culturale. Se andiamo a vedere, in carcere non ci sono colletti bianchi. Sono detenuti i corrieri della droga, gli spacciatori o altri per reati modesti. Il percorso rieducativo deve essere uno strumento, che consente una trasformazione. In questo senso la riduzione delle pene detentive, non è più una causalità, ma un traguardo. Nel percorso rieducativo il traguardo è ottenere dei benefici, perché sei diverso, perché sei cambiato. Tu stesso hai la consapevolezza di essere una persona nuova. Hai imparato cose nuove. Questo comporta anche una riorganizzazione della scuola e dell’università per portare queste persone a studiare, riflettere, confrontarsi. Oggi le strutture penitenziarie non sono adatte a favorire questo genere di relazioni. L’università deve entrare negli istituti penitenziari. Abbiamo giovani di grande intelligenza e capacità. Ovviamente non sono tutti, ma devono avere l’opportunità di compiere questa scelta. In carcere sono rarissime le persone che si laureano. Lo Stato deve fare delle scelte importanti, che incidono direttamente sul Pil. C’è chi dice che il proprio figlio onesto, ha studiato e nonostante ciò non trova lavoro. Sappiamo però che questo figlio può scegliere dove andare e cosa fare. Il problema esiste per “l’altro figlio”, quello che ha vissuto la negazione della propria esistenza e non è in grado di vederne un’altra". La legge è uguale per tutti, ma il cittadino di fronte ad essa appare sempre tutelato in egual misura in un processo giudiziario? "Sicuramente la legge è uguale per tutti; è anche vero però che, chi ha strumenti, mezzi economici e culturali, ha più possibilità, non dico di eludere la legge, ma di cogliere le fragilità all’interno del sistema giudiziario, allentando il grado di aggressione della legge. Il tribunale oggi è uno strumento molto sofisticato e tende a stritolare l’imputato, per via dell’importante peso dell’accusa nelle fasi processuali. Non è facile affrontare un processo, che mette a dura prova l’accusato. Ovviamente chi ha i mezzi economici può contare su un sostegno maggiore e la possibilità di avere a disposizione professionisti capaci, ovviamente costosi, in grado di trovare i dettagli che possono fare la differenza". La sanità costituisce un business importante per i Paesi occidentali, in Italia, in Sardegna. Negli anni sembra che i governi nazionali e regionali, di centro destra e centro sinistra, abbiano avuto un imperativo unico, in parziale, ma significativa discordanza con l’art. 32 della Costituzione. E'un periodo di declino umano e sociale? "Per esperienza personale, in questi mesi ho avuto modo di conoscere in modo meno superficiale il mondo della sanità isolana. In particolare mi riferisco all’oncologia e alla ginecologia oncologica, alla senologia. Il problema fondamentale della nostra sanità è l’umanizzazione. Questa manca all’interno delle grandi organizzazioni, dei grandi centri sanitari. Bisogna capovolgere l’idea. Ci deve essere un compenso, certo, deve esistere l’economicità di un sistema, chi però lavora per una sanità a misura umana, deve ricordarsi sempre di avere davanti a se una persona sofferente, che vive con ansia, con particolare partecipazione emotiva la propria condizione di fragilità. Questo deve essere preminente rispetto ai tagli, che si possono fare per migliorare economicamente il sistema. Oggi siamo di fronte ad una visione manageriale della sanità, che trascura questi aspetti. le lunghe attese, le liste d’attesa, i percorsi sempre accidentati e l’impossibilità di medici ed infermieri di operare in piena serenità. Purtroppo non sempre l’ospedale pubblico offre garanzie sotto questo profilo. Se si sceglie di tagliare e di ridurre le spese a prescindere della qualità del servizio che viene erogato, evidentemente si compie una scelta in contrasto con il principio costituzionale, che è il diritto alla salute, ma essa è anche una scelta contraria alla convivenza civile. Delinea cittadini di sere A e cittadini di serie B, per cui chi ha i soldi accede privatamente ad un servizio di qualità. Potrà sempre pagarsi il viaggio e il soggiorno fuori dall’Isola, con uno specialista di alto livello, trattenersi e portare con se un familiare. Chi non ha queste disponibilità, deve accontentarsi e fare una visita ad un anno di distanza, ammesso ci arrivi e nel frattempo non abbia tirato le cuoia. Perché molte malattie non si fermano in attesa della visita specialistica o di una biopsia, di un esame istologico. Devono essere rafforzati tutti quei servizi e quegli specialisti che offrono delle garanzie. Perché è impensabile che, chi ha delle qualità venga abbandonato a se stesso". Può ritenersi sufficiente cambiare i soggetti alla guida dei partiti del centro sinistra, senza avviare una seria riflessione sulla loro debacle? "Guardando la realtà, ritengo che bisogna ripristinare quello che prima costituiva la base dei partiti, le sezioni che avviavano elaborazioni nel quartiere, sul territorio. Ovvero riattivare il dialogo con il cittadino. Questo passaggio può avvenire solo se, i dirigenti vanno incontro agli iscritti e ai non iscritti. Non può essere un discorso di vertice, ma è necessario rendere protagonisti coloro che, nell’esprimere il voto sono partecipi alla politica del Paese. Attualmente sono minoranze di minoranze quelle che governano il Paese, se si prende in considerazione l’elettorato, tra chi si è astenuto, chi non ha votato e nell’ambito dei voti espressi vi è stata una ulteriore dispersione di voti. La quantità oggettiva di rappresentanza si è notevolmente ridotta. Bisogna ripristinare il dialogo e la riflessione ai vertici dei partiti. Non può esservi una discussione solo per stabilire se si devono fare o no le primarie, ammesso e non concesso che queste siano effettive e non celebrino chi è già stato designato. Le leadership dovrebbero nascere da gruppi di lavoro e dovrebbero essere i cittadini ad indicare chi deve essere il candidato. Le autocandidature non sono sempre foriere di aspetti positivi. La persona indicata dovrebbe essere una persona riconosciuta, per le sue qualità, le sue idee, per il grado di cultura. Oggi è difficile trovare un insegnante tra le fila politiche e tra i candidati. Si preferiscono gli avvocati, medici, grandi specialisti. Forse ripristinare una base che aderisce ad un progetto, capace di individuare la persona come portatrice di quei valori, creerebbe una condizione meno superficiale di partecipazione al voto. Perché è importante ricordare che, l’immagine non paga quanto i contenuti". Maurizio Ciotola

Hiv. Aumentano i casi di Hiv nell'isola

In occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids, la Lila di Cagliari fa il punto sulla situazione in Sardegna. A parlare è la presidente dell'associazione, Brunella Mocci che sottolinea la necessità di attivare il Piano nazionale Aids, varato dal Governo da oltre un anno e senza finanziamento. Un piano che prevede la messa in campo di tutte le strategie di prevenzione ad oggi disponibili: dai condom, ai femidom, ai percorsi di educazione all'affettività e sessualità nelle scuole, all'implementazione della TasP e alla la sperimentazione della PrEP. Tra le criticità del sistema evidenziate da Brunella Mocci, le difficoltà di accesso al test, elemento fondamentale per combattere l'Aids, che in altri paesi europei consente il raggiungimento di significativi risultati nel contenimento dell'Hiv. E per quanto riguarda i dati, nell'isola i nuovi casi di Hiv registrati nel 2017 hanno raggiunto quota 61, in aumento negli ultimi due anni. Durante le attività di sensibilizzazione della Lila tra gli studenti è emerso un dato significativo: la metà dei 1.551 studenti incontrati nel 2018 ha già avuto rapporti sessuali. Di questi solo il 48% usa sempre il profilattico. In questo senso Giacomo Dessì, responsabile Scuola di Lila, evidenzia la richiesta di informazione da parte dei ragazzi (9 studenti su 10 sono favorevoli).
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