Meteo. Temporali e forte vento

Rischio temporali sino alla mattinata di giovedì 24 ottobre. Per questo motivo la Protezione Civile ha diramato un’estensione dell’Allerta codice Giallo fino alle 6 del mattino di giovedì 24 ottobre 2019. In particolare l’Allerta codice Giallo riguarda il rischio idrogeologico per temporali (criticità ordinaria). In base al bollettino diffuso dalla Protezione Civile Regionale, l’avviso interesserà i seguenti bacini: Campidano, Iglesiente, Montevecchio–Pischilappiu, Flumendosa–Flumineddu, Tirso e Logodoro.

Mercato immobiliare. A Cagliari prezzi in calo. Tengono le locazioni

In base allo studio realizzato dal Gruppo Tecnocasa, il mercato immobiliare del capoluogo nel 2019 evidenzia segnali di regressione. In particolare, durante i primi sei mesi del 2019 i prezzi degli immobili residenziali hanno fatto registrare un calo dello 0,8%. Una situazione che mostrerebbe chiare analogie con quanto registrato anche negli altri capoluoghi di provincia. A soffrire, seppur non in maniera marcata, sarebbero i prezzi di vendita per le abitazioni localizzate nel Centro storico. Qui i prezzi partono dai 1500 ai euro al mq, fino ad arrivare ai 3000 euro a mq per le unità abitative con vista sul mare. Chi investe, è più orientato all'acquisto di immobili da destinare ad attività ricettive (B&B, case vacanza e affittacamere). Tiene invece il mercato delle locazioni, dove a fare la parte del leone sono le zone di Monte Urpinu, Piazza Repubblica e Bonaria. E per quanto riguarda il mercato immobiliare turistico, a fare registrare un'attività più sostenuta è la zona di Costa Rei dove emerge la domanda di acquisti da parte di residenti a Cagliari e provincia, cui si aggiungono le richieste dei residenti in Lombardia e Piemonte e gli stranieri residenti in Germania e Svizzera. Qui i prezzi medi partono da 3000 euro al mq con picchi fino a 5000-6000 euro al mq per le abitazioni fronte mare. I prezzi medi per gli affitti si aggirano intorno ai 2000 euro al mese durante il mese di giugno, 2800-3000 euro al mese per luglio, 4000 euro ad agosto. A Villasimius si spendono mediamente intorno a 2000 euro al mq vicino a Simius e 3800-3900 euro al mq a Campolongu. Per quanto riguarda le erogazioni bancarie, nel secondo trimestre 2019 la provincia di Cagliari ha erogato volumi per 95 mln di euro, la variazione sull'anno è pari a -14,5%. Da gennaio a giugno si sono evidenziati volumi per 187,5 mln di euro, corrispondenti a -22,1% rispetto allo stesso periodo del 2018. Spostando l'attenzione sull'intera Isola, nello stesso periodo, i finanziamenti per i mutui sono pari 210,6 milioni di euro (-13,5% rispetto allo stesso periodo del 2018).

Sassari. Aou senza commissario: “la sanità sassarese sta morendo e in via Roma non si preoccupano di scegliere una guida"

È il duro attacco al Presidente Solinas e alla Giunta Regionale, da parte della capogruppo del M5S Desirè Manca. Oggetto della critica, la mancata nomina del Commissario dell’Aou di Sassari. Una nomina che l'esponente dei Cinque stelle ha da sempre sollecitato, vista la necessità di una guida per il Nord Sardegna. “L’agonia che sta lentamente portando alla morte la sanità sassarese è sotto gli occhi di tutti ormai - sottolinea Manca. Tutti i reparti sono in sofferenza, con il personale ridotto all’osso. Medici, infermieri e sanitari fanno i salti mortali per andare avanti ma sono impotenti per quanto riguarda le decisioni necessarie a far ripartire la macchina con un deciso cambio di passo, e con nuove assunzioni prima di tutto. Se il personale ospedaliero potesse prendere decisioni sono certa lo farebbe. Mentre chi governa questa Regione, chi ha il dovere di scegliere, se ne frega- attacca la capogruppo dei 5 Stelle in Consiglio Regionale. Questo governo sin dal suo insediamento non si è mai preoccupato di nominare un Commissario per l’Aou di Sassari. Le forze interne ai diversi partiti non riescono a mettersi d’accordo su un nome. E mentre in via Roma si litiga per chi debba averla vinta e si prende tempo con irresponsabili giochini di palazzo, a Sassari le decisioni e le scelte che potrebbero salvare il salvabile non vengono prese da nessuno. Mentre i nostri politici probabilmente prendono un aereo per andare a curarsi altrove, a subire sono ancora una volta i cittadini”. La stessa consigliera, la settimana scorsa, ha presentato una mozione per chiedere che i protocolli di cura per la sclerosi multipla siano resi disponibili anche nel Centro e Nord Sardegna e non solo negli ospedali cagliaritani. Evidenziando come questo governo stia trascurando un’enorme parte di territorio regionale. “In attesa che venga nominato un Commissario dell’Aou, le decisioni fanno capo a un facente funzioni. Ciò equivale a dire che di fatto le decisioni importanti non ricadono su nessuno. Occorre subito nominare una guida. Prima di pensare a grandi progetti come la costruzione di nuovi ospedali, questo governo dovrebbe preoccuparsi di non togliere l’ossigeno a quelli esistenti. È questione di priorità. Ma si sa - continua Manca - i grandi proclami acchiappano voti e consensi, mentre aiutare i pazienti che oggi, oggi e non domani, hanno bisogno di cure e servizi adeguati no. Perciò Presidente - conclude la pentastellata - la ringraziamo per questa grande riforma sanitaria che sta predisponendo ma prima di tutto cerchi di impegnarsi nelle scelte fondamentali e di primaria importanza”.

Sardegna hub elettrico nel Mediterraneo, tra Europa e Nord Africa. Di Maurizio Ciotola

Siamo certi e sicuri che l’idea di interconnessione elettrica, attraverso un cavo in corrente continua ad alta tensione (HVDC) tra la Sardegna e la Sicilia, non sia un’idea campata per aria.

Parimenti siamo convinti che gli studi sviluppati in merito a questa specifica interconnessione, piuttosto che ad altre, tese ad unire ulteriori aree del mercato elettrico, abbia una sua ragione.

Proviamo però ad analizzare la tematica e la scelta ipotizzata, sul collegamento Sardegna-Sicilia, in termini di soddisfazione delle esigenze energetiche per la Sardegna.

Se la nostra Isola presenta, come i dati indicano, un fabbisogno elettrico nei momenti e nei periodi di maggior richiesta, di circa 1500 MW, è pur vero che sottraendo il contributo delle centrali a carbone esistenti(c.ca 1000 MW), questo fabbisogno dovrà comunque essere sempre soddisfatto.

Tenendo conto della potenziale produzione eolica, legata ad aspetti non programmabili e non continui, alla produzione con il fotovoltaico, legata alle ore diurne, e ad una non contemporaneità di produzione delle quattro unità di produzione a carbone presenti in Sardegna, è altresì vero che, lo spegnimento di queste ultime centrali, darà origine ad un deficit di produzione e di sicurezza.

Ovvero, il cavo di collegamento con la Sicilia, cui si attribuiscono le motivazioni al necessario phase out dal carbone per la Sardegna, sopperirà sul piano energetico e della sicurezza alla mancata produzione delle centrali spente a tal proposito.

Ovvero l’energia non prodotta in Sardegna, per la soppressione delle centrali oggi esistenti, verrà importata attraverso il cavo Sicilia - Sardegna, unitamente agli altri due esistenti (Sacoi e SaPei).

Nei fatti, in Sardegna, ci troveremo a sopprimere quattro unità di produzione, con relativo indotto e personale altamente qualificato in esse operante, per consentire altrove, in altre parti del Paese o dell’Europa, un’identica produzione energetica, una analoga occupazione lavorativa, con rendimenti più elevati per i produttori e perdite energetiche a carico della collettività più elevate.

Nello specifico, la scelta paventata dai sostenitori di tale interconnessione, che grava interamente sulla collettività e sugli oneri di trasporto, pagati con le bollette degli utenti, consentirà ad alti produttori fuori dalla Sardegna, di vendere l’energia elettrica necessaria per l’Isola.

Una scelta che di fatto consentirebbe a questi produttori presenti nella Penisola, già dotati di infrastrutture primarie quali la rete del gas naturale, di subentrare senza costi sul mercato isolano, con vantaggi garantiti da oneri a carico di tutti gli utenti e dei cittadini contribuenti, sardi compresi.

Una soluzione inversa a quella cui la nostra Costituzione si ispira, ovvero abbattere gli ostacoli per lo sviluppo, la dove questi lo impediscono.

Potrebbe essere una soluzione accettabile, quella relativa all’interconssione con la Sicilia, solo se le strutture primarie del gas fossero esistenti e disponibili in Sardegna, per una opportuna conversione delle centrali elettriche a carbone esistenti.

Così da poter garantire, in regime di “concorrenza”, una identica produzione elettrica esportabile a copertura del fabbisogno nazionale, e non solo.

L’Italia presenta interconnessioni elettriche con i mercati internazionali, quello europeo in primis, ma non sviluppa e non sembra sviluppare progetti per un collegamento con i mercati del nord Africa, direttamente affacciati al nostro, sull’altra sponda del Mediterraneo.

Per altro il nord Africa sta attraversando un periodo di instabilità ed esclusione, cui tanta parte ha determinato e determinano le modalità di scambio commerciale, avviate tra l’Occidente sviluppato e questi Paesi, con cui nei fatti blocchiamo lo sviluppo.

Un collegamento con il nord Africa, dalla Sardegna che è già connessa elettricamente con il centro e il nord della Penisola, garantirebbe in senso stretto esigenze contemporanee e globali.

Una sarebbe quella per cui oggi è ipotizzata la connessione con la Sicilia, ovvero la copertura dell’energia che verrebbe a mancare con la fermata delle centrali a carbone.

Che detta così e limitata a queste poche parole, ad una visione del dare/avere, non offrirebbe motivi di garanzia ulteriori rispetto allo stesso collegamento ipotizzato con la Sicilia.

Ma la posa di un cavo comporta dei lavori estesi, per cui in concomitanza si possono agevolare altre operazioni; tra esse la posa di una pipe-line per il gas, con l’ipotesi di reprimere l’idea malsana ed anti-ecologica, cui darebbe vita il transito inquinante delle navi gasiere.

Pensiamo ad una rinascita del Galsi? forse, ma non solo.

Perché in un’ottica di stabilizzazione internazionale, tutto ciò che contribuisce ad unire le sponde dei mercati economici e quindi politici, presenta ulteriori vantaggi socio economici indirettamente riflessi.

Oltre che ad agevolare lo sviluppo di Paesi in difficili condizioni sociali ed economiche, tale soluzione non avrebbe, come sappiamo, un solo e semplice tornaconto diretto per il nostro Paese, per l’Europa e per la Sardegna.

Lo sviluppo della Sardegna come hub elettrico nel Mediterraneo, consentirebbe ad assorbire le professionalità in esubero presso le centrali a carbone dismesse, e nel contempo permetterebbe un esercizio della stessa rete elettrica e di questo auspicabile nodo di interconnessione nel Mediterraneo, tra Nord Africa ed Europa, offrendo occupazione ad altissima professionalità per l’Isola medesima.

La stessa produzione energetica dalle sponde del nord Africa, avverrebbe compatibilmente con le esigenze ambientali, tra cui il fotovoltaico e il solare termodinamico, su cui l’Eni sta investendo il suo futuro in alternativa agli idrocarburi.

O il collegamento Sardegna - Sicilia, visto in un’ottica più ampia e meno tecnica, costituisce una “pezza” molto costosa e priva di respiro, se non addirittura in opposizione allo sviluppo per la Sardegna medesima.

Un collegamento, che potrebbe aver senso solo e solo se integrato, in seconda battuta, con le ipotesi di sviluppo della Sardegna quale hub elettrico tra Europa e nord Africa.

La nostra Isola già oggi presenta le caratteristiche per essere un hub elettrico tra due continenti e le sponde opposte nel Mediterraneo della stessa Europa, offrendo vantaggi economici e di opportunità, superiori a qualunque altra ipotetica ubicazione regionale prevista a tale scopo.

Maurizio Ciotola

La Sardegna alla Rolex Middle Sea Race con New Sardiniasail

L’associazione di Cagliari New Sardiniasail alla linea di partenza della Rolex Middle Sea Race che prenderà il via sabato 19 ottobre. La prima regata di livello internazionale per l’associazione che con la barca Lima Fotodinamico e gli skipper Francesco Cerina e Pietro Mureddu affronterà le 660 miglia della 40esima edizione della regata, considerata una delle più belle del mondo. In mare si confronteranno circa 115 barche – in rappresentanza di 23 nazioni – di cui una ventina italiane. Alla preparazione di Lima Fotodinamico hanno partecipato e dato un contributo i ragazzi inseriti nei progetti sociali. Una partecipazione attiva per i giovani dell’associazione guidata da Simone Camba: “Il loro lavoro è un grande riconoscimento dell’esperienza fatta in questi anni. In particolare nel 2019 - sono dieci gli adolescenti coinvolti nei progetti - hanno partecipato come skipper alle prime regate dove abbiamo raggiunto anche interessanti e motivanti risultati agonistici salendo su diversi podi. Per i ragazzi sono conquiste professionali e sociali importanti”. La New Sardiniasail con Lima Fotodinamoco è iscritta alla categoria x2. Al timone Francesco Cerina di Nuoro – si è messo in vetrina con un buon piazzamento alla Roma x 1 2019 - e Pietro Mureddu di Cagliari che sta maturando un’ottima esperienza: numerose miglia in oceano e in regate d'altura. Questa sarà l'ultima regata del 2019 per Lima Fotodinamico ”ma stiamo lavorando a numerosi progetti in cantiere per il 2020. A iniziare da The Sea For Social Inclusion che vedrà coinvolti ragazzi e giovani adulti provenienti da molti Paesi del mondo”. Conclude il presidente Simone Camba.

Sassari. “Il Pronto Soccorso veterinario non deve chiudere"

A denunciare una situazione al limite del collasso che di recente ha portato alla sospensione del servizio di cura degli animali (ad eccezione dei casi urgenti) è la capogruppo del M5S Desirè Manca, prima firmataria di una mozione (sottoscritta dai consiglieri Alessandro Solinas, Roberto Li Gioi, Michele Ciusa) che punta ad assicurare continuità di servizio al pronto soccorso veterinario sollecitando l’intervento della Regione. “Il Pronto soccorso veterinario – spiega Desirè Manca - è un'unità operativa dedicata alle emergenze, in cui vengono prestate le prime cure necessarie alla sopravvivenza degli animali, attivo 24 ore su 24 compresi i festivi, che assicura assistenza continua e immediata e un approccio tempestivo delle problematiche urgenti. La clinica è diventata punto di riferimento indispensabile nel territorio. Il numero delle prestazioni eseguite è cresciuto negli anni ma alla crescente mole di lavoro non è però corrisposto un proporzionale potenziamento organizzativo. I vertici della struttura – continua Desirè Manca- hanno da tempo denunciato la mancanza di supporto da parte dell'Università di Sassari lamentando l'impossibilità di occuparsi sia delle attività burocratico - amministrative che dell’attività professionale vera e propria di cura e assistenza agli animali. È necessario che la Regione intervenga per far sì che il servizio venga ripristinato al più presto e che gli utenti non siano costretti a raggiungere le cliniche veterinarie del centro e sud Sardegna”. È proprio a causa di questo sovraccarico di lavoro e alla mancanza del necessario supporto che oggi l’ospedale didattico veterinario universitario ha dovuto sospendere le attività, fatte salve quelle riguardano alcune emergenze per gli animali randagi. Attraverso una mozione in Consiglio la capogruppo del M5S Desirè Manca impegna il Presidente della Regione e la Giunta a porre in essere tutte le iniziative utili per l'immediato riavvio e la completa operatività dell'Ospedale Didattico Veterinario Universitario di Sassari, struttura di eccellenza della nostra Regione, punto di riferimento indispensabile nel territorio, nato per rispondere ai parametri indicati dall’EAEVE (European Association of Establishment of Veterinary) come indispensabile strumento per l’attuazione di una didattica riconosciuta a livello europeo.

Turismo crocieristico. In Sardegna un calo di oltre il 10 percento

Il dato è stato anticipato in occasione della presentazione della 9a edizione di "Italian Cruise Day," il forum nazionale del settore con oltre duecento operatori, in programma a Cagliari venerdì 18 ottobre. In particolare, proiettando i dati raccolti sino alla fine del 2019, il decremento supera il 10 percento. Per quanto riguarda invece le toccate delle navi, si arriva al 5,7 percento. Ad incidere sul dato regionale è il crollo registrato a Cagliari: meno 24 percento sui passeggeri rispetto al 2018. A ciò si aggiunge un meno 28 percento sulle toccate. In base a quanto dichiarato da Antonio Di Monte, AD di Cagliari Cruise Port, le previsioni non sono rosee anche per il prossimo anno. Una situazione che richiede - come sottolineato da Di Monte - urgenti interventi a livello infrastrutturale. Al contrario del capoluogo, Olbia evidenzia numeri stabili, mentre Porto Torres quintuplica i suoi risultati. Anche Alghero fa registrare un salutare +131 percento. "Invogliare le compagnie a fermarsi di più in Sardegna con una sola nave", è questa la ricetta della Regione per migliorare la situazione, favorendo il "doppio scalo", come confermato dall'assessore regionale del Turismo, Gianni Chessa. Una strategia per "valorizzare il territorio anche puntando sulla destagionalizzazione".

Il phase out dal carbone in Sardegna. Di Maurizio Ciotola

Il piano di phase out dal carbone fossile per il 2025 adottato dalle centrali elettriche in Sardegna, per l’inerzia e l’indeterminatezza in merito all’eventuale progetto di conversione neppure prospettato, non presenta elementi di credibilità.

Non esistono neppure certezze, se non annunci centellinati, in merito a quello che dovrebbe essere lo sviluppo della rete per il gas naturale nell’Isola, e non la sola dorsale principale, anch’essa ancora nelle ipotesi di sviluppo.

Certo è che l’Isola, già autosufficiente sul piano della copertura del fabbisogno energetico, presenta peculiarità e soprattutto, storture strutturali, cui la semplice quantità di energia disponibile sul territorio, non è sufficiente a garantirne la sicurezza in ambito energetico.

Le ridotte dimensioni della Sardegna, su cui per anni e senza inversione di tendenza, sono stati applicati parametri di progettazione per la rete elettrica e il suo sviluppo, come se questa appartenesse integralmente e strutturalmente alla rete della Penisola, ha consentito uno sviluppo di poli energetici di dimensioni improprie, per la rete isolana e per l’evoluzione odierna della produzione distribuita.

Il phase out dal carbone, se avverrà con la conversione al gas naturale, senza una mutazione significativa delle taglie e degli insediamenti delle centrali elettriche, costituirà una spesa rilevante priva di futuro nel medio e lungo termine.

Se lo sviluppo della rete del gas, in una sua impegnativa penetrazione del territorio può aver senso, questo è solo in funzione di un’analoga re-distribuzione delle centrali elettriche, secondo taglie più piccole, tese ad innervare diffusamente la rete elettrica.

Una distribuzione sul territorio dei gruppi di produzione energetica, dalle dimensioni più piccole, soddisferebbe nel breve e nel lungo termine lo scopo di una maggior sicurezza, con la peculiarità per la quale, nel lungo termine, verrebbe assolta anche l’insostituibile funzione di “riserva” energetica.

Nell’ambito della trasformazione della rete di bassa tensione, verso l’autoproduzione diffusa e della selettività “intelligente” delle connessioni, a garanzia dei flussi produzione/consumo, tale trasformazione dei centri di produzione in una distribuzione diffusa, costituirebbe la “riserva” energetica per aree, delle cosiddette smart grid.

Una simile trasformazione garantirebbe in termini di investimento complessivo, delle risposte soddisfacenti, con risvolti occupazionali ad alta professionalità e un impatto ambientale compatibile con le necessità energetiche.

Bisognerebbe iniziare a smontare i “ferrovecchi” del Sulcis e di Fiumesanto, per dar vita a una redistribuzione sul territorio, per aver una quantità più numerosa di centrali minori, alimentata da una rete del gas, altrettanto capillare, con la duplice funzione di soddisfare le utenze industriali, tra cui le nuove centrali, e nel breve termine le utenze domestiche.

Questo passaggio non potrà risultare indolore per un altro polo di produzione, smisurato nelle sue dimensioni, quale quello della Saras, a bocca di raffineria, da cui i residui di raffinazione, trattati, alimentano un polo energetico equivalente con quello del Sulcis o di Fiumesanto.

Queste storture non hanno possibilità di esistere nel lungo termine e si presentano come incompatibili allo sviluppo della dorsale del gas, quanto al phase out dal carbone, attraverso un abile gioco tecnico-economico, attuato in una continuità politica servile e senza idee, di cui continuiamo a pagare i disastri sulla nostra pelle.

Maurizio Ciotola

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