Domusnovas. Diffida di Italia Nostra per l'ampliamento della Rwm

A distanza di alcuni giorni dalla presa di posizione del presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru, arriva anche la reazione di Italia Nostra. L'associazione ha infatti diffidato il Comune di Iglesias affinché non venga rilasciata alcuna autorizzazione per l'ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas, Rwm. L'iniziativa di Italia Nostra, segue alla richiesta di concessione edilizia da parte dell'azienda per la realizzazione di due nuovi reparti all'interno dello stabilimento. Richiesto invece alla Regione se "la società Rwm Italia spa ha integrato la documentazione presentata nell'ambito della procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale con i nuovi progetti per i quali chiede l'autorizzazione al comune di Iglesias". In base a quanto dichiarato da Italia Nostra, "sarebbe oltremodo inopportuno e di dubbia legittimità che il Comune di Iglesias rilasci autorizzazioni in questa delicata fase della procedura".

Domusnovas. No all'ampliamento della fabbrica di bombe della Rwm Italia

A pronunciarlo è il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru che sottolinea la posizione della Regione, ben consapevole del problema occupazionale che attanaglia il Sulcis ma contraria al fatto che "la Sardegna sia identificata come terra da cui partono armamenti utilizzati in scenari di guerra nei quali si coinvolgono popolazioni civili e che nulla hanno a che fare con le esigenze di difesa del nostro Paese o dei nostri alleati occidentali". Una posizione che pone al centro i diritti umani - come sottolineato dallo stesso Pigliaru - e che rende necessaria una soluzione specifica, per la produzione di armi in Sardegna, coerente con quanto definito nella Carta Costituzionale e nelle risoluzioni adottate dal Parlamento europeo in tema di esportazioni di armamenti verso l'Arabia Saudita in particolare.

Domusnovas. "Continuare a difendere la Fabbrica di Bombe è avallare un crimine nei confronti dell’umanità"

E' quanto sottolineato da Assotziu Consumadoris Sardigna Onlus, Confederazione Sindacale Sarda, Associazione Donne Ambiente Sardegna, Comitato SoS Sardegna e Associazione Sardegna Pulita in un comunicato congiunto. Una posizione resa ancora più forte "e senza alcun dubbio dopo le condanne dell’ONU e le tre deliberazioni della Commissione Europea che ha richiamato tutti i Paesi, tra cui l’Italia, che esportano e vendono armi all’Arabia Saudita che le utilizza contro le popolazioni civili ed inermi dello Yemen". Nella nota stampa delle associazioni si legge infatti che "la RWM è palesemente fuorilegge, non solo perché non rispetta l’art.11 della nostra Costituzione in cui viene sancito il ripudio della guerra, ma disconosce la Legge 185/90 che fa divieto della vendita di armamenti ai Paesi belligeranti. E’ triste e scandaloso - continua il comunicato stampa - che la Confindustria Sardegna Meridionale si schieri apertamente a difesa della Fabbrica di bombe di Domusnovas , dichiarando irricevibili le stesse proposte di riconversione di quello Stabilimento che in Germania, dove viene fatto rispettare il divieto permanente di esportare armi nei confronti dei Paesi in guerra, ha una eccellente produzione industriale in campi diversi. La Confindustria ha come suo compito istituzionale di progettare nuovo sviluppo e favorire nuove imprese e certamente non deve invogliare Imprese di morte. Non giustifichiamo neppure i Sindacati Filctem-CGIL e Femca-CISL territoriali del Sulcis Iglesiente e le stesse RSU della Fabbrica di Domusnovas che rifiutano il confronto né vogliono accettare come possibile la riconversione della fabbrica. Il lavoro è sacro e va difeso quando non è contro la dignità, la tutela e la promozione della vita umana, perché in questo caso esso perde lo stesso valore di sacralità per cui costruire bombe che vengono utilizzate, ed è dimostrato, per distruggere paesi ed abitazioni e soprattutto vite di centinaia di migliaia di civili inermi, tra cui numerose donne e bambini, esso non è lavoro. Noi continueremo la nostra testimonianza ed azione di informazione e di condanna a tutti i livelli - conclude il comunicato - e siamo sicuri di aprire i cuori e le menti delle donne e uomini di buona volontà. La Sardegna deve essere un’isola di pace ed intorno alla pace è possibile costruire economia e lavoro".

Domusnovas. Nessuna riconversione per la fabbrica di armi Rwm

A chiarirlo sono i 270 lavoratori dello Stabilimento Rwm Italia di Domusnovas e i 104 dello Stabilimento di Ghedi (Brescia), in risposta alle polemiche politiche delle settimane scorse. Gli stessi dipendenti sottolineano la loro intolleranza per i vari comitati, amministrazioni locali o personaggi politici impegnati a strumentalizzare la questione della riconversione delle attività aziendali. In questo senso sono molto chiari: "nessuno di noi è interessato ad alcuna 'riconversione'. Non vogliamo essere trascinati in vertenze che, anche in questo territorio, evocano solo scenari negativi, ma vogliamo solo continuare a lavorare onestamente e serenamente, come abbiamo sempre fatto, nel rispetto delle leggi". Nella lettera aperta inviata agli organi di stampa i lavoratori precisano: "non intendiamo assistere in silenzio alla proposta, avanzata da più parti, relativa a una riconversione del nostro stabilimento, assolutamente fantomatica, per questo del tutto inconsistente e, dunque, nient'altro che ingannevole tentativo di far credere che qualcuno abbia sinceramente a cuore noi e le nostre famiglie. Fuori da ipocrisie, la situazione reale è un'altra: è quella di tanti fra noi che provengono dalle varie realtà industriali del Sulcis-Iglesiente, del Cagliaritano e del Medio Campidano, in crisi o già chiuse, e che per anni hanno inutilmente sperato in un vero significato della parola 'riconversione', purtroppo solo abusata. Oggi, senza la possibilità di lavorare in questa azienda, molti di questi colleghi si troverebbero disoccupati. Tutti noi lavoriamo in questa azienda per libera scelta, fatta con coscienza, senza ricatti o costrizioni, perché siamo convinti di contribuire, con la nostra professionalità e dedizione, a produrre sistemi di alta tecnologia e sicurezza, al servizio (in tutti i sensi lecito) della Difesa nazionale e internazionale, un comparto che occupa in Italia migliaia di lavoratori".

Domusnovas. Nessuna riconversione per la fabbrica di armi Rwm

Mentre l'Italia cerca di esercitare un controllo sull'operato delle ONG che sfuggono a qualsiasi tipo di controllo sull'attività di trasporto dei migranti, continuano indisturbati gli sbarchi "artigianali" nelle coste del sud Sardegna. L'ultimo in ordine di tempo quello avvenuto la notte tra mercoledì e giovedì sulla spiaggia di Domus de Maria. Questa volta il barchino aveva a bordo 12 algerini, fra i quali quattro minorenni. Bloccati dai Carabinieri, i migranti sono stati trasferiti in alcuni centri di accoglienza.

Pili (unidos): tir carichi di esplosivo sulla SS 130

Il deputato di Unidos, Mauro Pili, dalla sua pagina Facebook lancia la denuncia: "centomila chili di esplosivo a bordo di tre tir sulla strada statale 130, dal porto Canale di Cagliari allo stabilimento Rwm di Domusnovas, senza il rispetto di alcuna misura di sicurezza". In base a quanto asserito dal parlamentare sardo, l'esplosivo sarebbe stato scaricato in mattinata da una nave porta container. A documentare quanto accaduto lo stesso Pili che, peraltro, ha lamentato un certo ostruzionismo da parte delle forze dell'ordine (Carabinieri e Guardia di Finanza), le quali avrebbero tentato di impedire la documentazione di ciò che stava succedendo. "Non vi era alcuna area vietata - ha dichiarato l'esponente di Unidos - mentre reiteratamente si è cercato, anche con metodi bruschi, di impedire la documentazione dei fatti". E sul carico dei tir, l'ex presidente della Regione ha sottolineato: "il quantitativo, oltre 100 chili di esplosivo, costituisce la più evidente dimostrazione di quanto questa fabbrica stia foraggiando il sistema mediorientale con particolare riferimento all'Arabia Saudita che sta incrementando come non mai i propri arsenali". In proposito Pili ha già annunciato un'interrogazione urgente al ministro dell'Interno per chiedere se è al corrente di "condizioni di sicurezza totalmente inesistenti per questo tipo di carico".

Pili (unidos): tir carichi di esplosivo sulla SS 130

In base ai dati elaborati dall'osservatorio regionale dell'ACI, le principali cause di incidente stradale nel cagliaritano sarebbero originate da un uso improprio di cellulari, eccessiva velocità, e disattenzione verso ciclisti e motociclisti. Problematico anche il rapporto tra automobilisti e pedoni, spesso coinvolti in incidenti mortali. L'indagine dell'ACI, riferita agli ultimi sette mesi del 2017 e riguardante Cagliari e hinterland, fa registrare un numero di vittime pari a 20, in crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (sei). Nello specifico, gli incidenti mortali registrati nel capoluogo sono stati sette, cinque nell'hinterland. Le vittime della strada nel Medio Campidano sono state cinque, dato invariato rispetto allo scorso anno. In merito al Sulcis dall'inizio dell'anno i morti sono stati tre.
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