Finanziaria regionale. Manovra da 8 miliardi

La manovra finanziaria della Giunta Regionale targata Pigliaru prevede un impegno di circa 8 miliardi di euro per il 2019. A caratterizzare il quadro generale, la somma stanziata per le politiche sociali (276 milioni) che proiettano l'isola al primo posto tra le Regioni che spendono di più nel sociale. Nello specifico, tra le voci di spesa più sostanziose, quella per il Reddito di inclusione sociale (45 milioni) e per i cantieri di Lavoras (50 milioni). Per gli enti locali arrivano 600 milioni per il Fondo unico; 70 milioni per la Programmazione territoriale, 50 milioni per i Comuni in difficoltà finanziarie e 5 milioni per le Province e la Città Metropolitana. Ai 3,2 miliardi impegnati nel settore sanità si aggiungono i 370 milioni che, sommati a quanto stanziato in assestamento di Bilancio (130 mln), dovrebbero consentire alla Giunta di lasciare i conti in ordine. Il DDL approvato dalla Giunta verrà discusso in commissione Bilancio per l'approvazione finale prima di approdare nell'aula del Consiglio regionale. Tra le possibili novità quella della riduzione dell'addizionale regionale Irpef.

Lavoro. Nuovi inserimenti di Accenture e Avanade

Sarebbero circa cento gli inserimenti nel campo del digitale, ad opera delle due società dell'Ict Accenture e Avanade. Nello specifico, si tratta di laureati in discipline scientifiche e umanistiche e diplomati. L'inizitiva nasce dalla sottoscrizione di due protocolli di intesa tra la Regione Sardegna e le due società che, entro il 31 marzo, si impegnano ad assumere il 75% dei soggetti impegnati nei tirocini attivati nel periodo dal primo settembre al 31 luglio 2019, con un contratto di apprendistato professionalizzante o a tempo indeterminato. Accenture e Avanade, dall'inaugurazione del Centro di eccellenza tecnologica di Cagliari ad oggi, ha già raggiunto una dotazione organica composta da 433 dipendenti. La firma dei protocolli tra il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, l'assessore regionale al Lavoro Virginia Mura e il presidente e AD di Accenture Italia, Fabio Benasso, consolida ulteriormente i rapporti tra Regione e società coinvolte, rappresentando una importante opportunità di sviluppo nel campo dell'Ict regionale, anche grazie alle nuove "Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento" recepite con delibera di Giunta lo scorso 3 luglio.

Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna: "Pigliaru e Erriu sono anch’essi no-isti o c’é dell’altro?"

E' quanto si chiede il movimento ambientalista Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna che, in un apposito comunicato stampa, ci tiene a sottolineare: "le ragionevoli ed eleganti valutazioni svolte in queste ultime ore dall’Assessore all’Urbanistica meritano rispetto. Nessun facile dileggio è ammesso in questi casi - si legge nel comunicato - l’avvocato Erriu ha le carte più di altri per sostenere la necessità di un ripensamento sulla legge in discussione. E non è solo una questione di numeri in Aula, come è evidente. Rassicura che il presidente Francesco Pigliaru che aveva deciso di portare a tutti i costi il provvedimento alla discussione (nonostante le perplessità diffuse ai vari livelli pure istituzionali), abbia accolto la richiesta del suo collega di Giunta e si sia infine deciso a rimandare il testo alla Commissione consiliare. Il movimento ambientalista sardo - continua la nota stampa - l'ha raccomandato anche di recente, consigliando di non avere fretta e lo ha fatto contro uno schieramento a sostegno di una legge purchessia, come se la Sardegna fosse all'anno zero in materia di governo del territorio; una falsificazione che non ha fatto bene al confronto politico e ha impedito l'estensione del PPR alle zone interne sempre più in crisi". Nel comunicato non mancano i toni critici verso la classe politica regionale: "stupisce l'ostinazione delle più alte cariche della Regione a difesa, per oltre un anno, di un testo molto sbilanciato verso il mondo palazzinaro. D'altra parte le revisioni nella fase finale, per quanto apprezzabili, paiono del tutto insufficienti ad assicurare la tutela dei beni paesaggistici. Con questo atteggiamento è stata aperta un'autostrada ai prossimi legislatori che volessero dare il via libera a nuove speculazioni nelle aree costiere; se costoro decidessero di partire dal DDL approvato nella primavera del 2017 provocherebbero un grande imbarazzo nella coalizione. Alla fine - conclude il comunicato - in questo quadro politico più che confuso, che sembra utile a far emergere il non detto a scapito delle posizioni ufficiali, salta all’occhio un dato politico inconfutabile: questa brutta bozza di legge risulta indigesta anche a coloro che più di altri l’hanno voluta e sostenuta. Il DDL, così com’è non piace a nessuno, men che meno al centrosinistra; tanto vale affossarla nei meandri della commissione. Alla luce di ciò ci sarebbe da chiedere: chi sono i veri No-isti?"

Matrimoni. La Sardegna al National Wedding Show di Londra

Fino a domenica 23 settembre la Sardegna sarà presente al National Wedding Show, una delle più importanti fiere di settore a livello mondiale per l'organizzazione di matrimoni. L'obiettivo é quello di promuovere la bellezze ambientali ed enogastronomiche dell'isola per un nuovo tipo di turismo, quello legato ai matrimoni sulle meravigliose spiagge sarde. Lo spazio espositivo della Regione vede coinvolti sei Comuni (Cagliari,Pula, Arbus, Castelsardo, Gonnesa e Loiri Porto San Paolo) presenti in qualità di co-espositori. Insieme a loro altri sei operatori specializzati in questa particolare nicchia turistica. Un settore in forte crescita, quello del wedding, non solo in Italia ma in tutta Europa. Per incentivare lo sviluppo del settore, la Regione ha seguito tre principali linee d'azione: la partecipazione a importanti eventi di settore nazionali e internazionali per far conoscere e promuovere la Sardegna come wedding destination; l'organizzazione di workshop ed educational tour con gli operatori stranieri; il lavoro di formazione col personale degli enti locali, per essere pronti a dare adeguata assistenza a chi vuole organizzare in Sardegna il proprio matrimonio.

La Regione Sardegna, i fallimenti e i deliri di fine legislatura. Di Maurizio Ciotola

Qualsiasi fine legislatura giunta a naturale scadenza deve necessariamente, non solo sul piano regolamentare, ma su quello delle opportunità politiche, congelare o astenersi dal legiferare e dal deliberare, se non per quanto di stretta necessità circoscritta agli affari correnti. L’avviare o portare a conclusione riforme incompiute, approvazioni di leggi la cui ampia e complessa discussione ha impedito la loro approvazione durante la legislatura corrente, è ancora una volta un approccio emergenziale, furbesco, da predatori senza scrupoli. Altresì le nomine dirigenziali, le assunzioni, la stipula di contratti e convenzioni in tale periodo, dovrebbero essere rigettati invocando la loro nullità per i vizi presenti, che con un termine potremo sintetizzare di carattere “clientelare”. La Regione Sardegna, in autonomia, more solito, in questo ultimo lembo di legislatura normalmente giunta al termine, attraverso la sua maggioranza e le opposizioni parte della medesima “medaglia”, si apprestano a chiudere un ciclo con una serie di approvazioni, leggi e promozioni, che pongono questo presunto governo dell’onestà, in linea con tutti quelli da cui è stato preceduto. Sia la Giunta, che il Consiglio, posti in mora con le ultime elezioni nazionali, hanno proseguito senza avviare la men che minima riflessione sul disastro politico di cui, per la nostra regione sono stati la causa ultima, seppur non esclusiva. Non solo non è stato avviato alcun progetto inerente uno sviluppo industriale in linea con l’evoluzione globale, capace di offrire interesse e di conseguenza spazi occupazionali, ma nel ricalcare il sentiero oramai non più percorribile, ci si è incentrati sull’accanimento “terapeutico” allo scopo di protrarre la inevitabile “morte” economica della Regione. Non è stato compiuto un passo per quel che riguarda quelle servitù militari, “grazie” alle quali ampie zone della regione sono impraticabili per devastazione ambientale; altresì, in antitesi agli annunci è stato sostanzialmente confermato il vecchio modello industriale manifatturiero, proprio dell’inizio de XIX secolo, senza pretendere la sua mutazione tipologica o il suo evolversi verso un’impronta moderna e automatizzata, cui altre realtà industriali occidentali hanno preteso. Non è stato varato alcun piano per consentire una continuazione abitativa nei piccoli agglomerati urbani del centro Sardegna, cui diversamente attraverso la sottrazione di servizi, dei trasporti pubblici, scuole e servizi sanitari, per non parlare del mancato mantenimento e sviluppo di quelli infrastrutturali, è stata decretata la loro morte. La metanizzazione dell’Isola, oramai inutile, ha subìto modifiche derivanti da fortissime pressioni, che hanno insistito sulla Presidenza e soprattutto la sua candidatura, un patto ante litteram, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi, ovvero il nulla. Più determinante, anzi l’unica azione forte e devastante, la cui intransigenza non avrebbe potuto trovare eguali in governi di matrice illiberale e di destra, è stata la messa in campo della riforma sanitaria. Ha stupito nelle sue modalità di attuazione in difformità e autonomia rispetto al D.M.70/15, il raddoppio dei posti letto nelle strutture private, cui sappiamo in gran parte essere destinati alla struttura del Mater Olbia, la cui realizzazione fu partorita dal San Raffaele di Milano, con un ampia erogazione di capitali da parte del Banco di Sardegna. Una forte esposizione cui il Presidente del Banco di Sardegna ha sicuramente sofferto e tuttora soffre, per conto della Banca e dei suoi azionisti di cui è presidente. Una sofferenza, che sarà appianata o quanto meno per cui verrà avviato il piano di rientro, quando il Mater Olbia, sarà funzionante e pienamente inserito nella riforma sanitaria, fortemente voluta dall’Assessore Luigi Arru, fratello del Presidente del Banco di Sardegna. Qualcuno spera ancora nell’approvazione della legge sull’Urbanistica e, in Consiglio come tra i partiti senza più elettori ed iscritti, nei sindacati, si conta di portare a termine un ulteriore stupro, perché “due euro” che non sfamano e non concedono alcun futuro, sono sul piano clientelare più “utili” di progetti a lungo termine, lungimiranti e innovativi. Non ci si rende conto che tale approvazione porterebbe con se l’epigrafe da ascrivere sulla lapide che verrà apposta sulla tomba politica dell’attuale maggioranza, quanto su quella di una “opposizione” tacita e alleata. Non vi sarà alcun futuro per il Partito democratico, per la sinistra in senso lato, se non si riuscirà a mettere in discussione gli ottusi atteggiamenti fideistici, posti in essere in ossequio ai tecnicismi capaci di reiterare modelli avulsi alla società e alla sua evoluzione. Non potrà esservi alcun futuro se questa Giunta, e in ultimo il suo Presidente, nel continuare a negare l’istituzione di un registro regionale delle malattie tumorali, prosegue indifferente nell’esoso finanziamento alle Università della Regione, che sembrano volte ad assegnare cattedre per docenti ordinari piuttosto che, insegnamenti ai suoi allievi, in un contesto regionale senza sbocchi. E'assente un piano complesso di rinascita, evolutivo sul piano umano ed economico se non per porzioni disarmoniche, finalizzate ad un abuso delle risorse pubbliche. Trent’anni di delirio non si cancellano di botto, trent’anni di abusi e ritorsioni attuate in nome di un neoliberismo mai posto in essere, non saranno superati con un colpo di spugna o con la prossima legislatura, ma non di meno è necessario voltar pagina per riuscire a ri-centrare la politica sulle esigenze umane, nella loro articolazione più complessa, senza estromettere nessuno o privilegiare i soliti noti. Maurizio Ciotola

Dorgali. Docufilm sul canto a tenore

Si sono concluse il 29 luglio a Dorgali, con la suggestiva festa campestre di San Pantaleo, le riprese dei tenores sardi per il docufilm sul canto a tenore 'A bolu', realizzato dalla società cagliaritana Karel Film. Le riprese, con testimonianze dei protagonisti di una delle più autentiche e antiche espressioni culturali dell'Isola, sono partite il 5 giugno a Mamoiada, e nelle settimane successive hanno toccato Pattada, Ottana, Orgosolo, Seneghe, Loculi, Orune e infine Dorgali. Karel ha pubblicato sul canale Vimeo i due teaser ufficiali che anticipano il docufilm: si possono vedere a questi indirizzi https://vimeo.com/286390891 e https://vimeo.com/286391166. Terminata la raccolta delle testimonianze e la registrazione dei canti in presa diretta, il lavoro sarà integrato con le spettacolari immagini della Sardegna vista dall'alto girate a bordo di un elicottero: i paesaggi di Barbagia, Ogliastra, Montiferru, Monte Acuto, Baronia e Nuorese faranno da scenario alle voci e alle note dei cantori. In settembre inizierà la post produzione, mentre la presentazione alla stampa e al pubblico è prevista per il prossimo inverno. Il canto a tenore è un canto intonato da un solista, sa boghe, accompagnato dal coro delle tre voci bassu, contra e mesu boghe. Non si canta su sequenze prefissate ma sulla base di un canovaccio sul quale si improvvisa e che cambia a seconda delle modas, o stili, di ogni paese. Il canto si esegue nelle sue forme boghe 'e note (o boghe seria), lenta e malinconica; boghe ‘e ballu, a ritmo del ballo; e mutos, una forma poetico-musicale di argomento amoroso o satirico. L'obiettivo del docufilm 'A bolu', diretto da Davide Melis e realizzato insieme a Sebastiano Pilosu che ha anche la consulenza scientifica e la direzione artistica, è quello di esplorare il mondo del canto a tenore attraverso l’incontro con i suoi stessi protagonisti e interpreti. Non vuole essere un'indagine etnomusicologica né una rassegna enciclopedica completa, quanto piuttosto un racconto che nasce direttamente dalla voce delle persone che praticano il canto a tenore e lo vivono all'interno delle loro comunità. Ciascuno con la sua storia, le sue esperienze, il suo vissuto personale: pastori, studenti, ingegneri, impresari, operai, disoccupati, veterinari, giovani, anziani e persino bambini. Un mondo vario ed eterogeneo che ha fatto propria un'eredità antichissima, dal 2005 riconosciuta patrimonio immateriale dell'Umanità dall'Unesco. Tra le voci del docufilm ci sono il tenore Sa Niera e Sos Isteddos di Pattada, il tenore Supramonte di Orgosolo, Su Cuntrattu di Seneghe, il tenore Santa Maria di Ottana, Su Hussertu di Mamoiada, il tenore Santu Pretu di Loculi e il tenore Santa Caderina di Dorgali: tutti testimoni di un'arte viva dalle solidissime radici, la cui ricchezza espressiva risiede nelle diverse modas, o stili, caratteristiche di oltre sessanta paesi del centro nord Sardegna, modas che incontriamo interpretate sempre in modo diverso e originale a seconda dello stile personale (traju) e del gusto dei cantori. Il canto a tenore è uno strumento di comunicazione alta al servizio della poesia in lingua sarda. I cantori sono i principali interpreti dei poeti sardi con le loro storie e suggestioni. Poeti come Peppino Mereu, Padre Luca Cubeddu, Remundu Piras e tantissimi altri rivivono nelle voci e nei suoni del canto a tenore. Il docufilm é realizzato grazie al contributo sul bando IdentityLAB dell'assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Sardegna, finalizzato a fornire sostegno finanziario alle imprese del settore culturale e creativo. È girato in sardo, in presa diretta, e rappresenta uno strumento di promozione (a livello locale, nazionale e internazionale) della cultura e della lingua sarda. Il film è interamente girato a risoluzione superiore al 4K e sarà finalizzato in 4K 2.40:1. Le registrazioni saranno in presa diretta con tecniche di ripresa audio 3D avanzate. Il progetto è realizzato in collaborazione con l'Associazione Tenores Sardegna che riunisce oltre quaranta gruppi di tutta l'Isola, con la società di servizi informatici Arionline e la Fondazione Sardegna Film Commission.

Legge farsa per il porchetto sardo. Di Antonello Lai

Forse siamo destinati, noi poveri abitanti di quest'Isola mediterranea, a non poter piu' sentire i nostri cugini della penisola (soprattutto nordisti e centristi), esprimere - inebriati e soddisfatti - che "abbiamo persino mangiato il porcellu sardo" e, se si tratta di turisti alternativi, anche del mitico "porchettu sardu", giusto per far capire di essere della cricca di eletti. Perché, infatti, la legge regionale 28 sulla suinicoltura, approvata ai primi di agosto, massacra in soldoni una tradizione millenaria della Sardegna. Il perché lo spiega Ugo Cappellacci, deputato di Forza italia: "ancora una volta la sinistra sarda si distingue per una scelta radicale che vorrebbe opporsi alla peste suina africana, ma che in realta' cancella millenni di tradizioni. Far sì che le famiglie di Fonni, Villagrande e Jerzu debbano rinunciare ad una storia tramandata di padre in figlio, a me personalmente sa di profondo disprezzo verso quel sentimento di sarditudine, alla base della nostra specificità e carattere che rappresenta il punto forte, non solo delle nostre intraprese, ma anche dell'identità di un popolo castrato e spesso senza né voce né lingua". E' ora di ribellarsi ai divieti di una certa Comunità Europea che depone a vantaggio delle multinazionali dell'alimentazione, distruggendo il prodotto di nicchia che rimane una tra le risorse importanti del nostro "savoir vivre". Avevano cominciato con Su casu marzu, ma poi le norme eccessivamente vincolanti, hanno colpito tanti altri settori del nostro agroalimentare. In questo modo, ad andare a Roma o in Germania o in Francia e gustare le specificità si corre il rischio di avere prodotti uniformati e senza le caratteristiche che lo hanno identificato nel passato. Quindi, con gran dispiacere di Benito Urgu e di tanti buongustai sardi, anche se la Porsea ha fatto i porsei, grassitteddus e "bei", dovranno essere nascosti a vita, anche se breve, perché un pezzo di porcetto stiddiau ha sempre il suo significato. Ziu lai

Vertenza Aias. Arrivano due stipendi

Confederazione sindacale sarda, Fials, Ugl, Isa e Confintesa trovano l'accordo con l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru e il direttore generale dell'Ats, Fulvio Moirano. Le numerose manifestazioni in piazza hanno portato all'impegno della Regione per il pagamento immediato di 5,1 milioni, a fronte delle fideiussioni presentate da Aias. L'importo consente di sbloccare la difficile situazione e garantire il pagamento dei primi due stipendi arretrati. In base all'accordo raggiunto ci sarebbe anche una proroga della convenzione Ras-Aias con la clausola che entro il 31 luglio sia istituito il tavolo politico tecnico in cui l'azienda si presenti con un piano industriale e un piano di rientro degli stipendi dovuti ai dipendenti. Altri punti principali dell'accordo sono l'interesse comune per la salvaguardia dei posti di lavoro, l'assistenza ai malati e a tutti i soggetti deboli ospiti delle strutture Aias e l'impegno comune a vigilare affinché l'Aias osservi le normative cogenti in materia di salari, sicurezza e formazione, nei confronti dei lavoratori e degli ospiti delle strutture.
Sottoscrivi questo feed RSS

15°C

Cagliari

Partly Cloudy

Humidity: 63%

Wind: 17.70 km/h

  • 18 Nov 2018 16°C 11°C
  • 19 Nov 2018 17°C 11°C