Vertenza latte. A novembre 1 euro al litro

A confermarlo è il ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio a margine di un convegno a Cagliari su turismo e agroalimentare. Centinaio ha infatti ricordato il percorso intrapreso dal Governo per fare in modo che dagli attuali 74 centesimi al litro si passi a 1 euro entro novembre. "Abbiamo fatto il decreto emergenze senza nemmeno un voto contrario né alla Camera né al Senato - ha sottolineato il ministro - mettendo sul tavolo tutto ciò che avevamo concordato, compresi i 29 milioni di euro, la ristrutturazione della filiera e del consorzio". Ora i pastori attendono che il Governo si attenga al patto sottoscritto con la stretta di mano data al ministro.

Sassari. Vertenza latte: arriva l'accordo

Intesa raggiunta per 74 centesimi al litro, con l'impegno di un conguaglio a novembre in base al prezzo di mercato del pecorino romano. E' il risultato del tavolo convocato oggi dal prefetto di Sassari, Giuseppe Marani. Le parti coinvolte (pastori, aziende di trasformazione, rappresentanti del governo, della Regione Sardegna e delle associazioni di categoria) hanno aperto i lavori partendo dalla base dei 72 centesimi stabiliti dieci giorni fa e dal decreto firmato giovedì dal governo, che ha stanziato 24 milioni di euro per sostenere la filiera lattiero-casearia della Sardegna.

Vertenza latte. Incontro a Sassari con il commissario di filiera

Mentre continua la protesta dei pastori, il commissario della filiera, il prefetto di Sassari Giuseppe Marani, ha convocato la prima riunione del tavolo tecnico per "la definizione di una metodologia relativa ai prezzi finali dei prodotti correlando il prezzo del latte alle dinamiche del mercato del formaggio (Dop sarde)". L'incontro è previsto per martedì 26 febbraio, alle 9.30, nella sede della Prefettura di Sassari, in piazza d'Italia.

Orune. Assalto all'autocisterna del latte

Questa mattina un'autocisterna del latte, diretta al caseificio dei fratelli Pinna di Thiesi, è stata bloccata da due uomini armati che hanno costretto l'autista sversare il latte sull'asfalto. E' accaduto verso le 8.30 sulla Statale 389, in prossimità del paese dove il mezzo aveva ritirato il latte appena munto dagli allevamenti di Orune e dei paesi circostanti. Dopo l'assalto l'autista ha dato l'allarme, ma i due uomini armati avevano già fatto perdere le loro tracce. Polizia e Carabinieri hanno avviato le indagini.

Vertenza prezzo del latte. Riprende la produzione delle aziende casearie

Mentre è ancora da definire la questione del prezzo del latte pagato agli allevatori, i caseifici regionali riprendono la produzione. A Thiesi, lo stabilimento dei fratelli Pinna è stato il primo a riavviare le lavorazioni, dopo i momenti di tensione degli ultimi giorni. Sulla sua scia anche altri caseifici, fiduciosi che a breve la situazione si possa risolvere definitivamente. Intanto nell'azienda Foi di Macomer (gruppo Auricchio) è stato avviato il dialogo tra industriali e allevatori, consentendo l'ingresso delle prime autobotti di latte all'interno dello stabilimento. Tuttavia, nonostante i progressi fatti per raggiungere gradualmente l'obiettivo di un euro al litro, i pastori stanno a guardare, senza abbassare la guardia, sperando che il prossimo tavolo porti qualcosa di buono.

La protesta dei pastori sardi. Parte seconda

Ancora due righe sulla difficile situazione che stanno attraversando i pastori sardi per la mai risolta "quota latte". Fioccano le polemiche per la vibrante protesta degli allevatori sardi, rei di aver sprecato tanto ben di Dio per le strade di mezza Sardegna, inondandola di un bianco surreale quasi fossimo in Val Gardena o a Chamonix. E ci sta pure: loro hanno la neve per attrarre il turista. Noi abbiamo l'agroalimentare, di cui il latte e' assoluto e incontrastato Re. E nel latte, non solo nel cappuccino, ci inzuppano tutti il biscotto. Dai Soloni d'accatto, agli imprenditori assetati di protagonismo, dalle confederazioni che dovrebbero difendere il comparto ai politici di casa nostra e non. Tutti spezzano lance già consumate per i pastori sardi. Tutti lì a dire che e' una miseria ciò che viene pagato dagli industriali caseari per il prodotto delle mammelle ovine (ma anche quelle caprine, come vedremo poi). Il tempo della notizia fresca di giornata e poi tutto ripasserà nel dimenticatoio dei trafiletti in quarta pagina. Ma ora no: la notizia e' questa e chi più chi meno la cavalca intellettualmente e politicamente e la cosa fa già un po' schifo così. Ma andiamo nel concreto e vediamo, attraverso i "conti della serva" di un pastore di Sinnai, quali verità ci offrono. Prendiamo un gregge senza tante pretese. Una attività che dovrebbe dare lavoro ad almeno tre famiglie: quella del padrone del bestiame e quella di altri due pastori - aiutanti. Ebbene iniziamo da loro, che costano all'azienda almeno 1000 euro a testa ciascun mese che manda Iddio. Per fare duemila euro ci vogliono, al prezzo attuale (65 centesimi a litro), 4 mila litri di latte lavorati. Passiamo alla fase meccanica, che poi sarebbero i costi vivi della mungitrice. Poniamo che la macchina lavori un quintale di latte la mattina e uno la sera. Per questa somma vanno via 80 euro al giorno che, per trenta giornate lavorative, fanno 2400 euro al mese. Il che, tradotto, significa altri 4000 litri di latte da vendere e quantificare per pareggiare i conti. A questo vanno aggiunti i filtri di lavorazione, i detersivi per la pulizia e l'olio per l'usura. Morale: tira fuori altri 600 euro al mese che nella consueta traduzione da noi adottata per l'occasione fanno circa altri 1000 litri di latte da giocarsi. Vogliamo contare poi gli affitti per eventuali terreni da pascolo? Inoltre, materiali vari e gasolio. Prevedete altri 10 mila litri di latte e il gioco e' fatto. Queste sono le spese. Che fare? Beh, per esempio Pietro Ruggeri, pastore - allevatore di Sinnai, attualmente incazzato nero e padre di diversi figli a cui vorrebbe insegnare in un prossimo futuro la sua professione, ha dovuto mettere da parte la fase meccanica, eliminando alcune spese perché attualmente all'ora di cena moglie e figli corrono il rischio di guardarsi solo in faccia, o al massimo cercare di far fuori "is peis de sa mesa". "E' per questo che stiamo facendo queste azioni eclatanti come fermare le autobotti, costringendo a buttare il latte per campi e strade, prima di avviarli alla trasformazione in caseificio". Poi c'e' qualcuno che esagera andando a fermare i camion delle aziende che comprano loro il latte. In gergo militaresco si chiamerebbe "danno collaterale". Ma se non c'e' clamore non c'e' notizia e quindi i pastori sanno già cosa rischiano in termini di giustizia e di critiche da parte di chi non comprende una vita che va a rotoli. "Noi stessi - prosegue il pastore - stiamo buttando il latte perché e' come in agricoltura: meglio buttare il prodotto che vederlo scendere di prezzo ancor più perché c'e' eccedenza nella proposta e non nella richiesta. Gli industriali del latte - prosegue - ci rientrano a questi prezzi da loro stessi imposti, solo dalla vendita del primo prodotto ovvero la ricotta. Il resto e' tutto grasso (pardon latte) che cola. Non e'vero che la crisi del pecorino ha buttato giù' tutti. Quanti sono i caseifici sardi che puntano soprattutto sul pecorino romano? "Non più'di 3 o 4" afferma Ruggeri. "Gli altri hanno imparato a differenziare il prodotto. E non c'e' solo il latte. Prendiamo gli agnelli - continua l'allevatore - : la carne d'agnello ce la comprano i macelli a 1 euro e 50 al chilo. Io sto regalando agnelli alle mense dei poveri....almeno qualcuno ne potrà godere". Un prezzo equo per la carne d'agnello sarebbe invece - secondo stime attendibili - intorno ai 5 euro. Un agnello medio di 10 kg dovrebbe fruttare intorno ai 18 euro. Una pecora di 30 chili invece 16(euro). Fantascienza per i listini attuali. "Pensate - aggiunge Ruggeri - che per custodire il gregge i miei 3 cani consumano 28 euro di crocchette alla settimana. Ora, per risparmiare, gli do la mia carne di pecora e gliene cucino 1 alla settimana. Mio figlio -conclude - vorrebbe fare il pastore. Ma chi glielo spiega che non mangerebbe ne' lui ne' la sua famiglia? Io non ho neanche i soldi per comprargli le scarpe da ginnastica". Per fare un altro esempio Pietro il pastore ci parla del latte di capra: "la speculazione e' sotto gli occhi di tutti. Si arriva a pagarlo nei supermarket anche a 3 euro e 30 a litro. Sapete quanto ce lo pagano a noi? Meglio non saperlo perché ci prendereste per bugiardi". Mercoledì tutti sotto la Regione. Sara' la volta dei politici a sguazzare nel latte. Che non sara' d'asina ma avrà un amaro retrogusto. Quello del sudore di lavoratori che sono da sempre il simbolo di un'economia che si perde nella notte dei tempi. Il Quinto Moro

Crollo prezzo del latte. "I pastori sardi hanno perfettamente ragione"

Ad affermarlo è anche il ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio, che ha annunciato che sabato e domenica sarà in Sardegna. Il ministro, presente alla cerimonia di apertura della Bit a Milano, ha confermato di volersi confrontare con i pastori per meglio comprendere le loro ragioni e per capire come intervenire. In questo senso era già stata programmata per il prossimo mercoledì una riunione con i tecnici al ministero.

Boicottiamo i formaggi ovini in solidarietà con i pastori sardi. Di Maurizio Ciotola

Il latte ovino costituisce la materia prima con cui realizzare qualsiasi formaggio pecorino, la distanza siderale tra quanto è pagato il prodotto primo e quello finito, rientra nei folli parametri di una economia neoliberista, che nutre nei fatti un enorme dispregio nei confronti del lavoro umano. Il lavoro, cui i pastori della nostra Sardegna sono sottoposti 365 giorni all’anno, in orari difficili e con qualsiasi condizione climatica, per rendere quotidianamente disponibile il latte, merita una attenzione ed un riconoscimento ulteriore. Il latte, oltreché rispondente ai requisiti definiti per legge, secondo precise certificazioni di qualità, sembra non essere tenuto nel giusto peso dalle industrie del formaggio e da una politica latitante. Sessanta centesimi per un litro di latte ovino, non consentono agli allevatori di condurre un’attività da cui riuscire a recuperare il minimo fabbisogno, per portare avanti una vita dignitosa, oltreché lasciar viva la speranza per una tenuta del settore. Una regione come la nostra non può ignorare, gli allevamenti, l’agricoltura e il turismo, che separatamente e in una giusta combine tra loro, offrono opportunità di sviluppo di evidente peso, cui altrove i risultati hanno consentito la tenuta e l’implementazione di attività in luoghi destinati all’abbandono. La miopia evidente è preoccupante, l’incapacità di mediazione tra produttori ed industriali, sembra risiedere nella dottrina economista cui questa Giunta, in capo ad un docente di economia, non ritiene di intervenire, per lasciare al mercato, alla sua cosiddetta “mano invisibile”, le capacità di autoregolarsi. Nel frattempo nell’accogliere le “morte” attività, i cimiteri “economici” hanno raggiunto livelli di saturazione mai visti dopo la rivoluzione industriale. Non sempre però la Regione, il suo Presidente e gli economisti a suo contorno, agiscono con modalità similari. Un esempio è costituito dal caso dell’ex Alcoa, che dopo la sua morte, la politica regionale ha cercato di rianimare elargendo otto milioni di euro, in aggiunta ai cinquanta stanziati dallo Stato, al nuovo acquirente che non ha ancora riavviato l’attività e, a dire il vero, ancora non sappiamo se essa riprenderà. In tutto questo vi è una distorsione politica ed ideologica, posta in atto dai partiti di una pseudosinistra, unitamente ai sindacati, con cui vengono operati dei distinguo tra i lavoratori; degni di esser soccorsi alcuni, remunerando il datore di lavoro e abbandonati altri, privi di datore di lavoro ma sottoposti alle identiche, se non più gravose distorsioni del mercato quanto i primi. In questi momenti in cui sui media e sui social-media le condivisioni politiche e dei singoli cittadini si moltiplicano, senza effetto, tutti abbiamo una opportunità attraverso cui mostrarci solidali con i pastori, che costituiscono un importante tessuto di produzione, ma soprattutto sono parte essenziale della nostra storia, del nostro essere. Vi sarebbe infatti un modo, attraverso cui esprimere fattivamente la nostra solidarietà, verso la loro drammatica situazione, ovvero il boicottaggio puntuale e sistematico verso i prodotti finali, cioè i formaggi a base di latte ovino, fino a quando gli stessi industriali e la politica non intendono affrontare con efficacia quanto richiesto dai “nostri” allevatori. Boicottare è l’unica azione cui un cittadino onesto e consapevole del suo ruolo nella società, può compiere nell’immediato quotidiano, determinando una bocciatura del prodotto specifico, il formaggio pecorino, che del lavoro degli allevatori abusa. Poniamo in atto ciò che il prof. Becchetti, economista dell’Università di Padova, fondatore della banca etica, nonché propulsore di un consumo “attivo”, attraverso cui con il nostro portafoglio orientiamo le produzioni e il loro comportamento etico. Mma soprattutto boicottiamo un prodotto, cui gli industriali sardi esportano in tutto il mondo a prezzi decuplicati rispetto a quelli del nostro mercato, creando un plusvalore(già, quello che Marx richiamava sempre) che comporta sudore e sangue a coloro che forniscono la materia prima, di cui è disconosciuto il valore. Maurizio Ciotola
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