Migranti. Nuovi sbarchi nel Sulcis

Le favorevoli condizioni metereologiche del fine fine settimana hanno favorito i nuovi sbarchi di migranti sulle coste del Sulcis. Di fatto tra sabato 15 e lunedì 17 febbraio sono approdati in Sardegna 29 migranti. Il primo sbarco, avvenuto sabato 15 febbraio, ha visto coinvolti quattro migranti e tra loro anche un bimbo di 6 anni accompagnato dal padre. Tutti quanti sono stati avvistati mentre si dirigevano a piedi verso Sant'Anna Arresi. un secondo sbarco è avvenuto domenica 16 febbraio. In questo caso sono stati bloccati altri 11 migranti nell'area del poligono militare di Capo Teulada. La mattinata di lunedì 17 febbraio ha visto invece sbarcare 14 migranti, intercettati sempre a Sant'Anna Arresi. Per tutti loro è stato disposto il trasferimento nel centro di prima accoglienza di Monastir per le visite mediche e operazioni di identificazione a cura del personale dell'Ufficio stranieri della Questura. Alla Caritas sono stati invece affidati il minore di sei anni con il padre. Due dei quattro migranti sbarcati sabato sono stati trasferiti presso il Cpr di Macomer, accompagnati da un decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Cagliari.

Domus De Maria. Nuovo sbarco di migranti

Continuano gli sbarchi di migranti sulle coste della Sardegna meridionale. Questa volta è accaduto nella spiaggia di Sa Colonia. Sei individui, probabilmente di nazionalità algerina, sono stati bloccati dai Carabinieri che poi li hanno affidati alla Polizia. I migranti sono stati portati al centro di accoglienza di Monastir dove sono state avviate le procedure di identificazione. Il Questore di Cagliari ha poi emesso l'ordine di respingimento dei sei algerini, unitamente al provvedimento di trattenimento al Cpr di Macomer dove sono stati già trasferiti, in attesa delle procedure per il rimpatrio.

Macomer. Primi migranti al Cpr

Dopo il rumore delle ultime settimane, connesso all'attivazione del Cpr nella struttura dell'ex carcere cittadino, iniziano ad arrivare i primi migranti irregolari inviati dalle varie Questure dell'Isola. Espletate le pratiche per la permanenza all'interno del centro e con la convalida del giudice di pace di Macomer, alcuni sono già stati inseriti nella struttura. In particolare, il Cpr può ospitare fino a 50 migranti, provenienti anche da altre regioni d'Italia. Al termine dei lavori che interessano l'ultima ala, il numero di persone ospitate potrà raggiungere le 100 unità. Intanto in città continuano le polemiche sull'effettiva utilità del centro per risolvere gli evidenti problemi di natura economica che affliggono il territorio.

Macomer. Al via il primo centro regionale permanente per il rimpatrio dei migranti (Cpr)

Ad ospitarlo la struttura dell'ex carcere che, appositamente ristrutturata, accoglierà gli stranieri irregolari. L'inaugurazione é prevista per lunedì 20 gennaio. Da quella data sarà possibile ospitare immediatamente circa cinquanta persone. Un numero che è destinato a crescere fino a 100 posti, al termine dei lavori di ristrutturazione. Oltre all'evidente funzione sociale, il Cpr risponde anche all'esigenza di creare nuove opportunità di lavoro per l'intero territorio. In questo senso si inserisce l'aggiudicazione del bando per la gestione dei servizi interni alla struttura, quali ristorazione, lavanderia, pulizie, infermeria. E sul tema più controverso e più sentito dalla popolazione - quello della sicurezza - l'Amministrazione Comunale garantisce la massima attenzione, con la collaborazione ed il coinvolgimento di tutte le forze dell'ordine che quotidianamente operano sul territorio.

Sant'Antioco. Nuovo sbarco di migranti

E' successo questa mattina, in tutto una ventina di algerini. Una prima imbarcazione è arrivata al porto turistico del centro sulcitano intorno alle 6 del mattino: 11 i migranti a bordo. Il gruppo è stato bloccato dai Carabinieri della Compagnia di Carbonia. Una seconda imbarcazione è invece approdata sulla spiaggia di Porto Pino, nel Comune di Sant'Anna Arresi. Anche qui sono intervenuti i Carabinieri , unitamente agli agenti del Commissariato di Carbonia. Entrambi i gruppi di migranti sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir.

Emergenza migranti. Le coste del Sulcis si confermano la meta preferita per gli sbarchi degli algerini

Ancora uno sbarco nelle coste del Sulcis. E' l'ennesima volta che un barchino, con a bordo migranti di origine algerina, raggiunge la spiaggia di Porto Pino, nel Comune di Sant'Anna Arresi. Questa volta le persone bloccate dai Carabinieri sono otto, tutti uomini. Una volta sbarcati si sono diretti verso il centro abitato dove sono stati notati da alcune persone che hanno allertato i Carabinieri. Visitati e identificati, i migranti sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir.

Sant'Anna Arresi. Nuovo sbarco di migranti

Mentre in tutto il territorio regionale si rileva un evidente calo degli arrivi turistici, dovuto agli elevati costi di trasporto per raggiungere l'isola, un'altro tipo di arrivi non accenna a diminuire. E' quello degli sbarchi di migranti che hanno individuato nelle coste sulcitane la loro meta privilegiata. Ad ulteriore conferma di ciò, il nuovo approdo, sulla spiaggia di Porto Pinetto, di un barchino proveniente dall'Algeria. A bordo dieci uomini e una donna che dopo essere sbarcati indisturbati, sono stati notati da alcune persone mentre si allontanavano dalla spiaggia. A quel punto sono intervenuti i Carabinieri con la Polizia che hanno fermato il gruppetto, hanno avviato le fasi di identificazione e dopo le visite mediche di rito, lo hanno accompagnato nel centro di accoglienza di Monastir.

L’immigrazione e Carola, alibi per non cambiare il nostro modello di vita. Di Maurizio Ciotola

E'sempre difficile "vedere" gli esclusi, soprattutto quando da quell’esclusione traiamo giovamento e ne siamo causa. E' quasi impossibile sentirsi responsabili di una morte, di devastazioni ambientali, di stragi silenti ma continue, come delle guerre in atto a migliaia di chilometri. Non vi è alcuna volontà di mettere in discussione il nostro modello economico e sociale, rapace e repressivo, non solo fuori dalle “mura”, ma nel silenzio, anche al suo interno. Possiamo ritenere un’utopia pensare che, persone di ampia competenza riformino i loro ruoli e la loro remunerazione con uno spirito di solidarietà nello specifico, parliamo di competenza perché ad essa non associamo cultura, per cui la seconda include l’altra e non viceversa. Purtroppo in molti casi, e non solo sul piano politico, quanto economico ed industriale, neppure la prima, la competenza, entra a far parte dei curriculum di tanti attori centrali della nostra economia. Usando un termine cinematografico, felliniano, ripreso poi da un politico della cosiddetta prima repubblica, Bettino Craxi, possiamo dire che la "la nave va’", e le sue dimensioni in ambito internazionali sono tali per cui nessuno è interessato a vederla affondare, magari appropriarsene in parte, quello si. Ma perché la prendo così alla larga per parlare di un fatto che ha diviso, in un ottica di feroce bipolarismo, la nazione, che bipolare non è, e mai lo sarà nel reale. Perché, spingere l’attenzione verso il “dito” che punta alla luna, è sempre stato il metodo adottato dal potere politico e mediatico, per distogliere l’attenzione dal fatto essenziale ed originario. Sui quotidiani nazionali per contro capeggia da qualche giorno la pubblicità a tutta pagina dell’Eni, con l’immagine di una leggiadra ragazza, i cui capelli sono costituiti da una rigogliosa e fitta erborescenza marina. Il colosso petrolifero mondiale, che esercita le sue strategie in modo libero da pressioni politiche, perché è nato per determinarle e non subirle, accosta il suo esercizio ad un impegno per l’ambiente, di cui tutti, insieme, dobbiamo andar fieri. Non conosciamo le pagine degli altri giornali internazionali, ma non dubitiamo che, analogamente le società petrolifere, nell’acquistare pagine e spazi in tv, riusciranno a fare altrettanto, se non in misura superiore. Si chiama “Silvia”, non Greta e neppure Carola, la persona a cui in modo immaginario l’Eni, accosta il suo agire indispensabile per noi e per la natura. Ecco siamo giunti al punto, “Silvia” è però frutto dell’immaginazione del pubblicitario che ha venduto il suo prodotto all’Eni, interessata a modificare la percezione delle persone sul suo operato. E non abbiamo intenzione di porre sotto accusa l’Eni per quello che fa, almeno in senso stretto e giuridico, che a far questo, semmai se ne trovano, ci penseranno i giudici. Quanto sul suo agire politico e strategico, insieme alle consorelle degli altri Paesi industrializzati, che nell’ottica della speculazione e del guadagno, non ha termini di paragone con altre società industriali. Un agire, e ripeto, non parlo solo dell’Eni, ma anche di Gazprom, Shell, Exxon, Chevron, Elf, etc.(ad elencare tutte occorre una pagina intera) che per raggiungere i loro obiettivi, garantiti dalla penetrazione all’interno dei Paesi dotati di giacimenti utili, destabilizzano o sovvertono il potere esistente, per poi costituire nell’ambito dei loro siti petroliferi di estrazione, piccole enclave autonome, indipendenti e militarmente autosufficienti. Questo accade ovunque sul pianeta, su quella parte sfruttata, e in particolar modo, toccando il punto chiave, nelle aree del nord Africa, Libia in primis. Uomini politici come Salvini e chi lo sostiene, unitamente ai suoi diretti contendenti, non hanno alcuna intenzione di riformare un sistema decotto, che va incontro alla sua fine naturale, quanto invece sostenerlo artificiosamente, nel delirio collettivo dei Paesi alleati, seppur non amici. Se Carola è divenuta l’alfiere su cui scaricare energie e forza in modo inconcepibile e illogico, per contro la stessa “Carola-Davide”, cavalca l’opportunità e l’idea di abbattere una linea politica, nel momento in cui questa battaglia si presenta o si cerca, nulla facendo per le cause originarie, per cui migliaia di esseri umani vengono valutati da destra e da sinistra, da dittature e democrazie, come granelli di sabbia arsa al sole. Questo è il Paese che, attraverso il suo sistema mediatico, in mano alla finanza e all’industria, si urla quando vengono annullati gli incentivi al consumo di beni in contrapposizione ad uno sviluppo sostenibile, per agevolare un sistema compatibile. La faziosità, molto spesso l’incompetenza premiata proprio perché incline a tale faziosità, si insinua nelle descrizioni e nelle cronache, per cui l’atteggiamento delinquenziale, proprio dell’essere umano, è associato all’ambito tecnologico su cui le organizzazioni a delinquere mettono le mani: la produzione di energia elettrica attraverso i generatori eolici è il caso emblematico. Un’associazione faziosa che spinge l’opinione pubblica a definire quella stessa tecnologia di produzione, altrettanto compromessa, per gli incentivi esistenti, e quindi da ridurre o eliminare. E'sempre il “dito” ad occupare il proscenio, non la Luna. Carola, come tanti prima di lei, è il dito, non gli immigrati che vengono utilizzati per uno scontro politico, legittimo e giusto certo, ma se svolto senza “ostaggi” da liberare. Maurizio Ciotola .
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