I nuovi schiavi dell’Occidente: mafia e neoliberismo “governano” la schiavitù degli immigrati. Di Maurizio Ciotola

La civiltà di una organizzazione sociale e politica è incentrata prima di tutto sul rispetto dei diritti umani, di tutti e non solo di alcuni. L’Italia insieme all’Europa è uscita da una devastazione bellica e dittatoriale, in cui questi diritti non ancora riconosciuti furono calpestati, violati, azzerati. Per anni dal dopoguerra il lungo cammino politico e sociale, ma soprattutto culturale, ha consentito ad un’ampia fascia della popolazione europea ed italiana, a introiettare, fare propri questi principi irrinunciabili. Opulenza e corruzione, agiatezza senza una equivalente crescita culturale, ha permesso lo smantellamento di quel fragile costrutto eretto su quei principi, fino a renderli oggi solo argomenti sulla carta, almeno in parte. Ha vinto il principio capitalista incentrato sul liberismo più spinto, che ha soppiantato quello capitalista socialdemocratico. Non sempre gli attori di questo sfascio si muovono all’unisono e quasi mai intendono farlo, ma concorrono sempre nel realizzare le brutture sociali e culturali di cui oggi siamo vittima. Aver smantellato lo stato sociale con il contributo principale dei suoi difensori, sinistra e sindacati, o l’aver inseguito il mito della governabilità a qualunque costo, sotto l’egida di un comitato tecnico europeo o sotto una politica neoliberista statunitense, ha consegnato il nostro Paese ad una destra di opposizione e di governo, diversa solo per collocazione, potremmo dire topografica, nell’emiciclo parlamentare. Solo una parte minoritaria della chiesa cattolica, una serie di organizzazioni sociali e religiose, ha saputo fare la differenza in un contesto monolitico, verso cui gli intellettuali a pagamento prestavano e prestano servizio senza porsi troppi scrupoli. In questa ipocrisia imperante, nella doppiezza tra il dire ed il fare, le sacche di povertà sono cresciute a dismisura, i poveri censiti hanno quasi raggiunto i dieci milioni di unità, mentre quelli sconosciuti, non censiti, dichiarati irregolari ed immigrati in fuga, sono divenuti negli anni di falsa accoglienza, centinaia di migliaia. Esseri umani soggetti ad ogni tipo di sfruttamento, ma soprattutto facile terreno di coltura per la malavita organizzata che, come per alcune imprese dedite allo sfruttamento, arruola uomini e donne per compiere servigi illegali, i primi nel controllo del territorio, le seconde nella prostituzione. Attività illegali gestite alla luce del sole da parte di organizzazioni malavitose, di cui non sappiamo quali propaggini penetrino lo Stato e fino a che punto nella sua articolazione. Una schiavitù palese di cui le istituzioni hanno coscienza, ma verso cui non hanno agito e non agiscono. Un esercito di schiavi condotti a “domicilio” dei loro sfruttatori, verso cui la politica e gli intellettuali al chilo, sono attenti solo al momento del loro ingresso, sempre pagato a caro prezzo sulla loro pelle. L'accoglienza in centri, che rasentano i lager di recente memoria, di “primo sfruttamento”, attraverso i quali molte organizzazioni, ingegnatesi nell’offrirla, battono cassa nei confronti dello Stato e di converso verso l’Europa, non prospettano agli immigrati alcun futuro, se non da semicarcerati utili per la riscossione dei proventi. Non esiste un serio percorso di integrazione culturale, sociale e lavorativa. e del resto se chi gestisce gran parte di questi flussi ha scopi differenti da quelli umanitari, non possiamo stupirci e tanto meno scandalizzarci, salvo gli ipocriti di cui come i cretini, le mamme sono sempre incinta. In Italia, denuncia la Caritas, l’Osservatorio Placido Rizzotto della Cgil e altri intellettuali non a pagamento, vi sono 80 epicentri, luoghi, in cui sono stati riscontrati fenomeni di sfruttamento e schiavitù per 400.000 lavoratori irregolari. Gli immigrati senza una identità in giro per il nostro paese sono almeno 600.000, con il fatto che, la loro possibile scomparsa, non riscontrata dalle autorità per un palese delitto, risulterebbe invisibile, inesistente. Esseri della cui scomparsa gli ipocriti politici ed intellettuali non si curano. Tra essi vi sono anche bambini, di cui non abbiamo notizia e il cui “utilizzo”, soprattutto per la vendita dei loro organi è conosciuto dalle autorità, ma di cui non è divulgata informazione. Un Paese in cui si insidia l’organizzazione mafiosa nelle sue istituzioni non è un Paese che può accogliere esseri umani in fuga, se non per farli divenire schiavi. Un Paese in cui il liberismo economico consente lo sfruttamento dei suoi cittadini, attua nei confronti degli immigrati uno sfruttamento disumano prossimo alla schiavitù, dove il liberismo economico si accoppia con il contesto mafioso, attraverso cui mantiene l’ordine senza scrupoli e senza timori. Un simile Paese è da riformare dalla sua base, partendo dalle scuole, dagli spazi culturali e non per approcci posticci. Questo è un Paese in cui chi combatte le mafie o lo sfruttamento sul lavoro, risulta esser gradito fino a quando non orienta la politica e le la società, perché a quel punto, in quel preciso momento la sua vita diventa a rischio, sotto l’aggressione mafiosa e l’assenza di una valida protezione da parte dello Stato. Una organizzazione sociale e politica, che ha al centro i valori umani, i suoi diritti, non deve temere l’aggressione mafiosa, politica o intellettuale che sia, ma non deve neppure veicolare ipocritamente il destino di tanti esseri umani nelle mani della delinquenza organizzata o dell’imprenditoria d’assalto, facendoli divenire i nuovi schiavi dell’Occidente. Maurizio Ciotola

Vicenda Aquarius. La Sardegna pronta ad accogliere i 629 migranti

Ad annunciarlo è il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru, durante un incontro a Nuoro. "Se la Sardegna verrà chiamata a fare la propria parte nell'accoglienza di queste persone lo farà come ha sempre fatto"- ha sottolineato Pigliaru, ricordando che i 629 migranti in navigazione nel Mediterraneo devono essere messi in sicurezza al più presto. E sulla polemica innescata dalla decisione di Salvini di chiudere i porti, il presidente della Giunta ha voluto evidenziare che "il Governo italiano può legittimamente decidere di cambiare le regole del gioco, ma prima dovrebbe annunciarlo e non farlo mentre c'è una nave che vaga nel Mediterraneo. In questo modo - ha continuato Pigliaru - chi si mette in mare dopo quel giorno, sa che corre rischi diversi rispetto a quanto è accaduto sinora".

Emergenza Migranti. Centrodestra regionale unito contro gli sbarchi di clandestini

Stop immediato agli sbarchi di immigrati in Sardegna. E' questo il messaggio che lancia il centrodesta regionale, a seguito delle notizie allarmanti, provenienti da Frontex, riguardanti il rischio di infiltrazioni da parte di foreign figther tra i piccoli gruppi che si avventurano nei viaggi tra Tunisia e Algeria e la Sardegna. Ad attaccare è il coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci : "nonostante le nostre segnalazioni, gli arrivi di clandestini dalla rotta algerina sono raddoppiati. Chi ha sminuito la questione, chi ha assecondato un'immigrazione senza criteri e senza controlli deve andare subito a casa". Dello stesso avviso gli esponenti regionali di Fratelli d'Italia, Salvatore Deidda e Paolo Truzzu: "impediamo le partenze e subito rimpatri forzati dei clandestini". Tutto il centrodestra regionale chiede quindi al governatore, Francesco Pigliaru, di assumere una posizione determinata nei confronti del governo centrale, affinché si provveda a mettere in atto tutte le azioni di prevenzione e di monitoraggio degli sbarchi sulle coste sarde.

L’On. Arru e il ripopolamento del centro Sardegna, ovvietà e ombre. Di Maurizio Ciotola

Il problema dello spopolamento dell’interno della Sardegna è presente nella discussione politica in modo esplicito e diffuso da almeno venticinque anni. L’On. Arru, assessore alla Sanità della Regione Sardegna, in una compiuta analisi ha esternato il possibile ed eventuale contributo per il ripopolamento del territorio, auspicando gli insediamenti di immigrati extracomunitari. Un modo per “valorizzare” il drammatico flusso di immigrazione dal Nord Africa, sempre più intenso e in atto da tempo a causa di guerre e sfruttamenti nei loro Paesi d’origine, di cui non siamo parte esente. L’assessore però, come brillantemente ha dichiarato questa mattina in una intervista a Radio 24, al programma “I funamboli”, ha puntualizzato ciò che è stato taciuto del suo discorso originario. Ovvero egli afferma la necessità di ricreare sul territorio, attualmente semi abbandonato e dilaniato nelle sue strutture aggiungiamo noi, un tessuto economico e di welfare al fine di rendere vivibile ciò che oggi non lo è più. Si spinge a parlare della necessità di una rinascita di tutte quelle strutture sociali ed industriali, che garantiscono la vivibilità e crescita della popolazione nei paesi e villaggi sempre più deserti e popolati solo da pensionati ed ottuagenari. Sono affermazioni ovvie, quanto condivisibili, noi avremmo aggiunto anche la necessità di realizzare una rete di collegamenti efficiente sul piano strutturale e dei vettori, che nei fatti oggi nella loro altrettanto evidente decadenza, costituiscono veri e propri impedimenti socio economici per l’intera area regionale. Ma di tutto ciò l’aspetto risibile, del contesto in cui e del come si sono svolte queste dichiarazioni, affermazioni simil-scientifiche dell’assessore, è quello per cui l’On. Arru sembra parlare da osservatore distaccato e irresponsabile di quanto accade nella nostra regione. Ci permettiamo di ricordare allo stesso On. Arru che, l’esser “assessore” non è un titolo onorifico, ma esecutivo e di governo regionale, come per altro egli sa perfettamente, vista la durezza e irrazionalità con cui ha attuato la riforma sanitaria regionale. Una riforma, che ha diretto in esatta opposizione alla dichiarazione con cui ha espresso un’idea di pianificazione per il ripopolamento dell’interno della Sardegna. Perché, On. Assessore, ci sfugge la motivazione per la quale una popolazione in fuga dalla miseria dovrebbe andare a vivere in luoghi in cui questa si sta affermando sempre di più. E se, come egli stesso ha puntualizzato a Radio 24, non si tratta di una deportazione degli immigrati verso il centro Sardegna, ma di una loro libera scelta, ci chiediamo quali sono oggi gli “elementi” che farebbero optare per questa scelta, vista la loro demolizione funzionale e strutturale, di cui lo stesso Arru è ideatore e partecipe. Oppure esistono altre spinte per proporre questo tipo di scelta, come ad esempio il cercare di “vendere” un progetto di fattibilità all’Unione Europea, con relativa assegnazione di fondi per lo specifico scopo, ovviamente previo “trasferimento” delle persone oggi “custodite” e “concentrate” nei diversi centri di accoglienza? Il centro Sardegna, esimio Assessore, diverrà territorio da cui nessuno fuggirà e verso cui tanti tenderanno ad abitare, nel momento in cui le politiche svolte fino ad oggi avranno una seria inversione di tendenza, finalizzata alla ricostruzione e allo sviluppo, non grazie ad una deportazione mascherata, finalizzata alla riscossione di incentivi europei. Maurizio Ciotola

Quartu Sant'Elena. Storie di migranti sul palco

Il viaggio per scappare dalla loro terra, martoriata da fame e guerra, l'arrivo in Sardegna e l'accoglienza nello Sprar. Diciotto migranti raccontano la loro storia in uno spettacolo caratterizzato da un percorso di laboratori di scrittura creativa, musicali, di scenografia e sartoria, nell'ambito di un progetto multiculturale denominato “Io, tu”. A promuovere l'iniziativa il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati San Fulgenzio del Comune di Quartu Sant’Elena, gestito dalla Fondazione Caritas San Saturnino, braccio operativo della Caritas diocesana di Cagliari. L'iniziaztiva, concepita nel mese di novembre 2017, prevede attività in programmazione fino a giugno 2018, quando sarà messo in scena uno show in coincidenza Giornata mondiale del rifugiato, fissata per mercoledì 20 giugno. L'obiettivo è quello di stimolare l'integrazione con la popolazione locale, cercando di coinvolgere giovani sardi e immigrati di diverse nazionalità.

Santa Margherita di Pula. Nuovo sbarco di migranti

Un barchino con 14 algerini a bordo è approdato questa mattina a Santa Margherita di Pula. Bloccati dai Carabinieri i migranti sono stati sottoposti alle operazioni di identificazione e visite mediche per poi essere trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir. Intanto divampano le reazioni del centrodestra che, attraverso il portavoce regionale di Fratelli d'Italia, Salvatore Deidda, ricorda che "nonostante parole e promesse del ministro Minniti e del presidente Pigliaru, gli sbarchi nelle coste della Sardegna continuano indisturbati". "Abbiamo chiesto più volte un blocco navale davanti alle coste sarde e controlli serrati dei nostri mari per impedire l'arrivo incontrollato di algerini o altri immigrati nord africani - ha infatti sottolineato Deidda.

Pula. Nuovo sbarco di algerini

Ci risiamo. dopo qualche tempo di assenza dalle cronache, le coste del Sulcis tornano nuovamente alla ribalta per un nuovo sbarco di migranti. Un barchino con a bordo nove algerini è infatti arrivato indisturbato sulla spiaggia di Pula. Da qui l'equipaggio si è messo in cammino sulla Statale 195, in direzione Pula per poi dirigersi verso Cagliari. Intercettati dalle forze dell'ordine, sono stati sottoposti a visite mediche e identificazione per poi essere trasferiti al centro di accoglienza di Monastir.

Sassari. Migranti e accoglienza. Incontro Regione e studenti

Si è svolto oggi a Sassari un incontro tra l'assessore regionale agli affari generali, Filippo Spanu, e 250 studenti appartenenti al liceo scientifico 'Marconi' e agli istituti Tecnico Agrario 'Nicolò Pellegrini' e Professionale per i Servizi per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera. Al centro dell'appuntamento il tema dell'accoglienza dei migranti, in una città che conta 12 centri di accoglienza straordinaria e uno Sprar in cui vivono 920 persone. Durante l'incontro sono intervenuti i giovani maliani Bakary Coulibaly e Mohamed Sissoko. Il primo, dopo aver conseguito la laurea nel suo paese, intende perfezionare i suoi studi nell'Ateneo sassarese attraverso un percorso di alta formazione. Il secondo è ospite presso l'unico Sprar cittadino e vorrebbe integrarsi nel nuovo contesto che lo ha accolto. Presenti anche i dirigenti scolastici e i docenti, il sindaco di Sassari Nicola Sanna, l' assessore alle Politiche sociali e della Pubblica istruzione Monica Spanedda e Alba Canu e il mediatore culturale Ahmed Naciri. Spazio anche alla valutazione dei progetti di inclusione realizzati nel Liceo "Marconi". Qui due ragazzi di 17 anni della Costa d'Avorio sono stati inseriti inseriti nella Terza A e, in breve tempo, hanno costruito ottime relazioni con i compagni di classe .
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