La Sardegna tra appetiti energetici e lassismo politico. Di Maurizio Ciotola

Il mercato dell’energia, di quella elettrica in particolare, è un mercato ghiotto, che nei prossimi anni diventerà predominante e su cui graveranno le più grandi speculazioni di matrice industriale.

Su i quotidiani e le riviste non specialistiche, sono in tanti a parlarne in modo sintetico, ma essendo la materia particolarmente ostica, si finisce quasi sempre per scrivere bestialità.

Allo stesso tempo coloro che conoscono bene il sistema elettrico, le sue peculiarità e i difetti, quasi mai esprimono una visione limpida e chiara a i non addetti.

Altri invece che puntualmente hanno l’alto compito di insegnare nelle università del Paese, come della Regione, si guardano bene dall’intervenire, essendo sempre in bilico tra le consulenze prezzolate offerte dalle grandi società e la loro autonomia, che non paga nell’immediato in termini materiali e accademici, per cui ad alcuni non è sufficiente.

Oggi però abbiamo letto un intervento prolisso e inconcludente sull’energia elettrica in Sardegna, in cui oltre ad alcuni preziosi ricordi storici, errori sostanziali di cui le società interessate se vorranno si occuperanno, vi è anche una grave omissione.

E’la perenne omissione che in campo energetico e industriale tutti i politici sardi, i funzionari delle istituzioni e i manager di azienda, puntualmente fanno a salvaguardia del loro vivere, oltreché per garantirsi probabilmente qualche prebenda in più.

Pili su L’Unione Sarda, omette due aspetti fondamentali, forse uno perché non conosciuto, l’altro esplicitamente taciuto.

Per la Sardegna come per il resto d’Italia, vige un mercato, quello elettrico, soggetto a una borsa in cui domande e offerte si intrecciano per sei volte al giorno, in sei sessioni di mercato.

Un mercato che non grava in modo differenziato sul consumatore ultimo, per cui in Sardegna non spendiamo una lira in più rispetto al consumatore di Roma o di Milano, ma le cui differenze rispetto ad altri esiti delle ulteriori zone regionali di mercato, in cui l’Italia è suddivisa, possiamo dire, semplificando, che vengono “spalmate” attraverso oneri gravanti su tutti gli utenti elettrici del Paese, allo scopo di uniformare un prezzo finale.

Questo a spanne, senza usare termini specifici, al fine di essere più o meno comprensibili dal cittadino comune.

In questo mercato, nella borsa elettrica, gli unici produttori che non sono soggetti alle transazioni e al suo esito, nelle varie sessioni giornaliere e regionali, sono i produttori da fonti rinnovabili e i CIP6/92.

Per questi ultimi, i CIP6/92, sono applicate tariffe fisse differenti e più remunerative rispetto a tutti gli altri produttori, FER o tradizionali che siano, oltreché adeguatamente rivalutate nel tempo.

Inoltre le fonti rinnovabili (FER) e i CIP6, possono produrre in modo incondizionato e illimitato, salvo esigenze di sicurezza vagliate da Terna, per cui se la richiesta energetica è bassa, gli altri produttori che partecipano al mercato, sono costretti a produrre esclusivamente a copertura della parte energetica non assegnata in via preliminare, che in Sardegna risulta ampiamente ristretta per il ridotto mercato isolano e la limitazione del transito dei cavi che ci connettono alla Penisola.

In Sardegna la grande installazione di generatori eolici e la diffusa produzione fotovoltaica, oggi sarebbe in grado di coprire oltre l’intero fabbisogno regionale, in modo istantaneo, non costante e solo per le ore di forte vento e alto irraggiamento solare.

Inoltre vi è l’altro soggetto, quello relativo al CIP6, non legato alle variabili del vento e dell’irraggiamento solare, che produce per l’intera potenza disponibile, in modo esclusivo e “passante” rispetto al mercato e alla borsa, per tutte e le 24 ore della giornata.

Questa è la SARAS, che attraverso la sua centrale elettrica (SARLUX), alimentata con il residuo di raffinazione espulso dallo stabilimento limitrofo, soddisfa più o meno la metà del fabbisogno energetico regionale.

Fatte le somme ci si rende subito conto che, già oggi i produttori storici di energia elettrica da centrali termodinamiche a carbone, del sito di Portoscuso e Fiumesanto, sarebbero già un di più se non fosse per le condizioni di sicurezza elettrica richieste giornalmente da Terna e per l’esistenza dei due cavi, sempre di Terna, che connettono la Sardegna alla Penisola, attraverso cui è possibile esportare l’energia in eccesso.

E’in questo scenario che politica e industria si stanno muovendo, ignorando esplicitamente le eventuali opportunità di sviluppo regionale, di cui solo i lavoratori e i cittadini dell’Isola pagheranno lo scotto, compresi gli aspiranti lavoratori, oggi ancora alle prese con gli studi nelle scuole e nelle università.

Pili omette questo passaggio e rinuncia a un ulteriore proposta, che non può essere il “tutto resti com’è” o il riportare la lancetta indietro nel tempo.

Ovvero la posa del futuro cavo tra la Sicilia e la Sardegna potrebbe avere un senso, se e solo se, quella interconnessione con il nord Africa, fallita due secoli addietro, dovesse oggi vedere invece la sua legittima e possibile realizzazione.

Un cavo sottomarino che connette la Sardegna con l’Africa, non solo per consentire di soddisfare le richieste energetiche dell’Isola, del Paese e dell’Europa alla quale siamo elettricamente connessi, ma per dare un’opportunità di crescita e stabilizzazione ai paesi del Maghreb.

Un cavo elettrico al quale potrebbe essere affiancato un gasdotto, che renderebbe francamente libera la Sardegna dai vincoli del Gpl (prodotto dalla medesima raffineria di Sarroch) e dai pericoli dei rigassificatori, cui le condizioni future ci costringerebbero.

Le stesse centrali a carbone potrebbero essere rapidamente convertite a gas, con efficienza e flessibilità importanti per la rete elettrica isolana, di cui gli esperti, che opportunisticamente evitano di intervenire, sanno bene.

In ultimo, ma non perché meno importante, sarà possibile recuperare grazie a esso i siti industriali di Portoscuso e Fiumesanto, oggi decisamente degradati, per avviarli alla conversione che offrirebbe un’occupazione stabile, almeno fino alla prossima rivoluzione energetica, verso cui nel lungo termine ci stiamo avviando.

Maurizio Ciotola

Magomadas. Recupero dei fanghi da depurazione, "un po’ di buon senso"

E' quanto auspica l'associazione ambientalista Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus (GriG), a seguito dell'asserito disastro ambientale denunciato da Mauro Pili attraverso un video che ha fatto il giro dei social. In questo senso l'associazione ecologista cerca di fare chiarezza sull'accaduto. Di fatto - come spiegano i rappresentanti del Grig - "l’impianto di Magomadas dovrebbe essere quello della Geco s.r.l. di Tresnuraghes (OR), autorizzato per operazioni di recupero fanghi da depurazione (R5) mediante comunicazione in procedura semplificata (artt. 214-216 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per una capacità di trattamento di 15 mila tonnellate annue, come risulta dal catasto nazionale dei rifiuti. In precedenza, con deliberazione Giunta regionale n. 16/25 del 28 marzo 2017, si era conclusa positivamente con prescrizioni la procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) – che, tra l’altro, ha autorizzato il trattamento fino a “80.000 tonnellate per i fanghi da essiccare (circa 223 giornate lavorative all’anno)” – e, con la deliberazione Giunta regionale n. 33/25 del 26 giugno 2018, sono stati autorizzati sia la “assegnazione della operazione di recupero R3 a due dei tre codici CER gestiti dall’impianto, in vece della operazione R5”, sia il subentro nella titolarità della Geco s.r.l. nell’esercizio del progetto di “Installazione di un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi mediante essicazione e pirogassificazione”. I fanghi da depurazione proverrebbero dalla Puglia. Gli abitanti di Magomadas - precisa l'associazione ecologista - protestano da tempo per il diffuso cattivo odore e gli insetti, mentre da mesi vengono svolti gli accertamenti e i controlli da parte di Carabinieri e A.R.P.A.S. e, finora, non sarebbe emerso nulla di irregolare. Ora fioccano interrogazioni parlamentari, mozioni e interrogazioni consiliari, che chiedono il blocco del trattamento dei fanghi da depurazione provenienti da altre Regioni. Quanto al supposto divieto di trattamento dei fanghi provenienti da altre Regioni, si deve ricordare che i “fanghi di depurazione” sono considerati “rifiuti” sul piano giuridico (Cons. Stato, Sez. IV, 6 giugno 2017, n. 2722) e un simile divieto può essere posto per i soli rifiuti urbani non pericolosi (Corte cost. n. 10/2009; Corte cost. n. 335/2001; Cons. Stato, Sez. VI, 19 febbraio 2016, n. 993; Cass. pen., Sez. III, 11 luglio 2002). D’altra parte - sottolinea ancora il GriG - vi sono altre aziende in Sardegna che svolgono la stessa attività di trattamento di rifiuti, così come vi sono rifiuti importati in Sardegna e rifiuti esportati dalla Sardegna ben più pericolosi: ben 98.500 tonnellate di fumi di acciaieria destinati alla Portovesme s.r.l. (Portoscuso), quasi 20 mila tonnellate di terra contaminata e rifiuti esportate in Portogallo dal sito di bonifica ex Alumix di Portoscuso, circa 1.728 tonnellate di fanghi derivati dalla lavorazione del petrolio esportati in Germania dalla Sarlux s.r.l. di Sarroch nel 2017 (ultimi dati disponibili). Curiosamente in questi casi nessuna denuncia pubblica, nessuna interrogazione o mozione di alcun genere. Nel caso di specie, è bene attendere la conclusione degli accertamenti di A.R.P.A.S., amministrazioni pubbliche e forze dell’ordine. Con la dovuta attenzione, ma senza allarmismi né caccia alle streghe".

Conguagli Abbanoa. Parte da Carloforte la marcia per l'acqua promossa dal movimento Unidos

La class action contro i conguagli di Abbanoa parte con una marcia dall'Isola di San Pietro per una mobilitazione che attraverserà tutta la Sardegna fino ad un'altra isola nell'isola: La Maddelena. Oltre 150 tappe che vedranno coinvolte numerose famiglie sarde impegnate - come sottolineato dal leader di Unidos, Mauro Pili - "nella più grande azione giudiziaria collettiva mai messa in campo in Sardegna e forse in Italia". In ballo ci sono gli importi delle bollette relative ai conguagli per il periodo 2005 - 2011, coinvolgendo potenzialmente 600 mila sardi. L'appuntamento è quindi a Carloforte per la manifestazione di partenza, fissata alle 18:30 nella sala conferenze parrocchiale di Carloforte. Presenti l'Amministrazione Comunale e i comitati a sostegno della mobilitazione. Presente anche Mauro Pili. Venerdì 13, la mobilitazione si sposta in Barbagia, sei le tappe previste.

Abbanoa. Class action e marcia per l'acqua contro i conguagli

Potrebbero essere coinvolti circa 530 mila utenti nella class action promossa dall'ex parlamentare Mauro Pili (Unidos), contro i 120 milioni di euro richiesti dal gestore unico quali conguagli per il periodo 2005 - 2011. In particolare, l'importo richiesto da Abbanoa per ogni famiglia coinvolta si attesta mediamente intorno ai 300 - 400 euro. Una situazione inaccettabile per i promotori della class action che hanno organizzato, subito dopo Pasqua, una marcia per l'acqua in cento piazze della Sardegna. La camminata di mobilitazione durerà sessanta giorni. Intanto sono già stati stampati e distribuiti i primi moduli di adesione gratuita alla class action che, naturalmente, implica alcune regole di base. La più importante - come ha sottolineato lo stesso Pili - è che "i vantaggi non si possono estendere a chi non ha partecipato". La procedura è a titolo oneroso e per questo avrà come principale fonte di supporto il contributo di volontari. In aggiunta, come ha sottolineato l'esponente di Unidos, si stanno cercando anche degli sponsor. In questo senso l'attenzione si concentra sugli esercizi commerciali, gli studi professionali e altre tipologie di attività. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, la class action è aperta a utenti privati, consumatori e condomini, a chi non ha pagato e a chi ha pagato anche parzialmente. Possono aderire all'iniziativa anche chi non ha ricevuto la bolletta. Esclusi dalla class action le imprese, le partite Iva, le attività commerciali e gli artigiani, per i quali è prevista l'azione individuale. Per aderire, i moduli di adesione compilati possono essere inviato alla cancelleria del Tribunale Civile di Cagliari o ci si può rivolgere ai centri di raccolta organizzati.

Uranio impoverito. Pili (Misto) "Omissioni di Stato per nascondere la verità sull'uranio impoverito"

"Ho le prove che il Ministero della Difesa ha coperto per anni omicidi plurimi e disastri ambientali". A denunciarlo è il deputato sardo Mauro Pili, supportato da una documentazione di 900 pagine nelle quali ci sarebbero i nomi e cognomi delle vittime del Poligono di Salto di Quirra e le analisi sugli animali che - come sottolineato dallo stesso Pili - sarebbero state "sempre nascoste". Il deputato sardo, membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, ha illustrato la sua relazione conclusiva nell'ambito di una conferenza stampa che si è tenuta alla Camera. Una relazione conclusiva corredata da alcune foto "che inquadrano missili da aereo pronti per essere interrati nel poligono", che si presenta diversa da quella di maggioranza illustrata ieri e giudicata da Pili "assolutamente debole". L'ex governatore della Sardegna parla di responsabilità da parte dei vertici militari che si sono alternati nell'arco di venti anni. Tra questi fa i nomi di dell'allora ministro della Difesa, Sergio Mattarella e di quello attuale, Roberta Pinotti. Per questo motivo Pili auspica un intervento del capo dello Stato per "spingere le Camere a riconoscere il nesso causale automatico per le vittime dell'uranio impoverito e per quelle malattie generate da nanoparticelle e fattori simili contratti in teatri di guerra o aree addestrative".

Allai. Scontro fra due auto. Coinvolto Mauro Pili

L'incidente si è verificato nei pressi di Allai. Ad essere coinvolte due auto, una condotta da una donna con gravi lesioni al capo ma non in pericolo di vita, e l'altra condotta dal deputato di Unidos Mauro Pili. Per liberare la donna sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Abbasanta, mentre un'ambulanza del 118 l'ha poi trasportata al Pronto soccorso dell'Ospedale San Martino di Oristano. Qui è stata sottoposta a un primo intervento chirurgico e poi ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Chirurgia. In base alle prime ricostruzioni, l'auto condotta da Pili, per evitare un animale che attraversava, avrebbe cambiato traiettoria all'improvviso e avrebbe urtato la vettura della donna, che procedeva in direzione contraria, causandone la caduta nella cunetta.

Traffico di rifiuti, interrogazione di Pili (Unidos) al ministro dell'Ambiente

L'episodio della nave battente bandiera bulgara, con un carico di 87 mila kg di materiali ferrosi inquinati e speciali destinato alla Sardegna ma sequestrato a Salerno della magistratura, rappresenterebbe un'altra prova dell'inquietante traffico di rifiuti che riguarda la Sardegna. A denunciarlo è il deputato sardo di Unidos Mauro Pili che sostiene si tratti a tutti gli effetti di traffico illecito di rifiuti e conseguente spedizione. "Non certo solo 'rottami di ferro e acciaio'- incalza Pili - ma anche rifiuti pericolosi, ed in particolare: vetture pressate. E' possibile accertare in Campania un traffico di rifiuti di questa portata verso la Sardegna senza alcun argine nell'isola? - si domanda l'esponente di Unidos -; come mai è stato scelto un porto di destinazione che, come ho denunciato un anno fa per le navi cariche di grano ucraino, è privo di controlli adeguati e sufficienti? La Sardegna si conferma sempre più al centro di traffici di rifiuti senza alcun tipo di controllo. Per questa ragione ho presentato una interrogazione al ministro dell'Ambiente per denunciare una situazione fuori controllo". La preoccupazione del deputato sardo nasce dal fatto che in Sardegna non risulterebbero attive acciaierie e fonderie per la produzione di metalli mediante processo di recupero. "E' plausibile che la Sardegna fosse ritenuta area di discarica - insite Pili - e dunque destinazione finale, o di transito di questi materiali verso altri lidi. In questa direzione appare singolare il coincidente traffico di rifiuti metallici stroncato in queste ultime ore dalla Dda nel porto di Civitavecchia dove è stato sgominato un cartello di imprese dedite al traffico internazionale di rifiuti metallici che spediti via mare su container raggiungevano le destinazioni di Cina, Indonesia, Pakistan e Korea".

Sardegna deposito di scorie nucleari. Le rassicurazioni del ministro Galletti

I rumors relativi all'ipotesi di utilizzare la Sardegna come deposito nazionale di scorie nucleari trovano una smentita da parte del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Intervenuto a Sassari per la sottoscrizione della carta di partenariato "Pelagos" Galletti ha dichiarato: "non c'è nulla di vero". Le parole del ministro stridono tuttavia con quanto sostenuto dal parlamentare sardo, Mauro Pili (Unidos) che attacca: "il governo ha depositato ad agosto al ministero dell'Ambiente il programma nazionale per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi". Secondo Pili il rischio che la nostra isola possa diventare un potenziale deposito per le scorie nucleari non è da escludere. In questo senso lo stesso esponente di Unidos invita ad una "mobilitazione straordinaria, perché il Governo con questo piano, anche se non indica mai il nome, punta sulla Sardegna". Allo scopo - ricorda Pili - ogni cittadino e ogni Comune potranno inviare al ministero dell'Ambiente la propria manifestazione di contrarietà "per bocciare sul nascere la procedura di scelta del deposito unico di scorie radioattive". Per opporsi c'è tempo fino al 13 settembre.
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