Cagliari e la sua piazza sul Mediterraneo. Di Maurizio Ciotola

Il tormentone di fine estate a Cagliari è divenuto la sperimentazione della via Roma pedonalizzata, per un periodo limitato nel tempo e senza alcuna pianificazione, se non quella imposta dal Ministero degli interni, inerente lo sbarramento con le fioriere onde impedire gesta omicide di eventuali tir lanciati sulla gente. Una via chiusa al traffico, senza alcun intervento capace di renderla appetibile per una passeggiata o una sosta e che mantiene sul lato opposto ai portici, lo stupro della passeggiata alberata, trasformata negli anni in parcheggio per auto, appare un intervento senza né capo né coda. Avvertiamo che, quel tratto di strada chiuso al traffico su cui non si affaccia un albero, vorrebbe divenire una estensione verso il mare, ma che così assolato ed incandescente di giorno, non risulta nient’altro che un’area cuscinetto tra il traffico smodato della carreggiata tangenziale al porto e gli stessi portici. Il sogno di pedonalizzare via Roma è antico e con esso l’aprire un “passaggio” diretto, che unisce la città e il suo porto. E'anche parte del sogno interrotto, il riuscire a percorrere un lungomare mai esistito, ma che negli ultimi anni le amministrazioni hanno tentato di “costruire”, restituendo il porto e la sua fruibilità ai cittadini. Per rendere questo “sogno” unico e altresì bello una realtà, è necessario realizzare la continuità tra il lato portici e il lato mare della via Roma, sviluppando una piazza aperta sul mare. Far scomparire il transito superficiale di automobili, che attraversano giornalmente quella porzione di città con cui si unisce il suo lato est con quello ovest, ammette una unica soluzione, un tunnel sotto il porto. E una simile realizzazione non sarebbe né una opera irrealizzabile né tanto meno particolarmente onerosa, se tra ideazione e realizzazione non si inseriranno interessi e miserie locali o nazionali, che da sempre frenano la realizzazione delle infrastrutture nel nostro Paese. Certo è che tale opera non potrà essere inserita in un contesto urbano senza un appropriato studio di trasformazione urbanistica della città, che da sempre è soggetta a rappezzamenti scollegati, quanto sconnessi in alcuni casi. C’è una visione e una realizzazione frammentaria e frammentata, quanto priva di un filo di continuità storica o architettonica, che parrebbe esser figlia di una incapacità prospettica o di una mancata disponibilità di risorse. A veder bene però, questi interventi sono così frammentati e distribuiti su tutta la città in modo non comunicante ma “scientifico”, perché assolvono almeno a due scopi, abbellire un sito rinnovandolo per la gioia degli abitanti e assegnare progettazioni e lavori a soggetti differenti per ogni intervento, in una perfetta ottica clientelare, priva di qualsiasi visione globale. La realizzazione di un progetto urbanistico compiuto e di insieme per l’intera città, quanto per l’area metropolitana, garantirebbe un processo evolutivo e di mantenimento, capace di render Cagliari e la sua area metropolitana un gioiello sul Mediterraneo. Ma come gli architetti e gli urbanisti sanno, non saranno le strutture a modificare la cultura di una società, quanto quelle stesse strutture urbane invece risulteranno espressione della società medesima, della capacità di pensare i propri spazi e di come viverli. Maurizio Ciotola

Cancelliamo lo Statuto autonomo della Regione Sardegna. Di Maurizio Ciotola

Per comprendere la condizione politica della Sardegna, della sua classe “dirigente”, della sua gente, più di vent’anni fa un amico sardista ed indipendentista ci invitò a leggere "I dannati della terra", di Franz Fanon. Il libro che lo psichiatra e filosofo, nato sull’isola di Martinica e cittadino francese per via del dominio coloniale, scrisse negli anni di permanenza in Algeria esprimendo evidenti simpatie e argomentazioni politiche nei confronti di una possibile indipendenza algerina. L'opera, dopo la morte di Fanon, divenne la guida ideologica dei rivoluzionari algerini che lottarono per l’indipendenza del loro Paese. In Sardegna, dopo sessantanove anni dalla nascita dello statuto, che ancora oggi garantisce sulla carta l’autonomia regionale, possiamo parlare di fallimento storico nella sua applicazione a causa di quegli attori principali della politica nostrana di cui sono parte predominante o dominante una discreta quantità dei sardi. Se è pur vero che la Repubblica Italiana, di cui facciamo parte, ha accentrato compiti e decisioni istituzionali e soprattutto politiche, è altrettanto vero che alla Sardegna, a gran parte dei suoi abitanti, dei suoi aventi diritto al voto, è da attribuire il fallimento di quell’Autonomia, che nei fatti continua ad avere una rilevanza costituzionale, ma non reale. Del resto non possiamo neppure attribuire alla popolazione che ha scelto di uniformarsi allo Stato di cui fa parte o ad un internazionalismo progressista, in questo infruttuoso e deleterio esercizio politico autonomista, viste le condizioni feudali da cui ci si voleva liberare. Condizioni culturalmente e politicamente feudali, grazie a cui le autorità autoctone hanno sempre esercitato a loro piacimento, con dispregio verso la popolazione e compiacendo i dominatori, per divenire nei secoli degli abili scimmiottatori. Come possiamo oggi condannare il povero servo pastore che, in quegli anni disperati, ha abbandonato la sua condizione umiliante ed offesa, per poter vivere con qualche possibilità e una speranza in più, sfuggendo all’oppressione e alle offese dei signorotti del paese, di cui facevano parte il sindaco, il notaio, il medico e il prete, insieme a qualche altro possidente e al giudice quando presente? Come possiamo biasimare i ragazzi e i cittadini, che ancora oggi, nel 2017, abbandonano l’Isola perché il lavoro e di conseguenza la possibilità di riscatto non esistono, se non per i soliti noti, abbarbicati alle istituzioni, che attraverso il potere e le famiglie tengono ben saldi onde impedire e spartire gli accessi al lavoro nelle sue posizioni più qualificate? L’Autonomia per certi versi ha inasprito e reso più saldo il controllo del potere locale, operando una distribuzione clientelare delle risorse, fino a disattendere qualsiasi progetto di crescita e rinascita. Ogni qual volta che in Sardegna si è dato vita ad una gestione autonoma, locale, delle istituzioni o delle aziende di stato e consimili, quegli stessi uffici hanno assunto sempre o quasi sempre, le dimensioni di “comitati” non dissimili da quelli presenti nei paesi e nelle stesse città dell’Isola, intenti al controllo economico e del potere. Non una ribellione o un rifiuto è mai seguito da tanti, troppi conterranei, ma una corsa all’emulazione, un adattamento supino e di convenienza, che senz’anima ha permesso loro di sopravvivere, senza però mai esser padroni della propria vita. L’Autonomia in Sardegna, così come è esercita, riguarda prevalentemente l’autonoma spartizione delle risorse, briciole in verità, per i pochi che nel vender fumo continuano a gestire politicamente le istituzioni isolane. Credo sia giunta l’ora di proporre un referendum, per cancellare lo statuto autonomo e render la Sardegna non più un “protettorato”, ma una regione con un possibile sviluppo delle sue potenzialità, al pari di tante altre, che nella Penisola come in Europa, danno i loro meravigliosi frutti. Maurizio Ciotola

Cancelliamo lo Statuto autonomo della Regione Sardegna. Di Maurizio Ciotola

Questo pomeriggio gli uffici dell'Agenzia delle Entrate in via Bacaredda hanno vissuto momenti di paura a causa di una busta dalla quale si propagava un forte odore sospetto che ha fatto scattare l'allarme antrace. Poco dopo le 14.30 il plico, che conteneva dei documenti, è stato aperto, facendo fuoriuscire un odore pungente, simile a quello della lavanda. Una situazione sospetta che ha fatto scattare l'intervento di Carabinieri, Vigili del Fuoco e un'ambulanza del 118. Probabilmente a causa dello spavento, una donna è stata colta da malore. Per fortuna niente di grave, solamente tanta paura. Alla fine, i controlli effettuati dai Vigili del Fuoco hanno escluso la presenza di radioattività. In ogni caso la busta è stata presa in carico dalla Asl per verificare l'eventuale presenza di antrace. Soltanto nei prossimi giorni sarà possibile conoscerne gli esiti.

Guspini. Il "Festival bab" tra s-volte e trasform-azioni

Dal primo settembre il "Festival bab", ”bimbi a bordo”, festival letterario dedicato ai bambini, avvia a Guspini la sua quinta edizione con un programma "non programma", di grande rilievo, intenso, cucito addosso nei tempi e nei modi ai primi fruitori di questo meraviglioso incontro-confronto tra autori e lettori, i bimbi appunto. Il tema di quest’anno è "C’era una S-volta" con un sottotitolo ancor più intrigante, "Storie e miti in trasform-azione". Tre giorni in cui gli autori-attori, attraverso laboratori, dialoghi mirati ai bimbi secondo le fasce di età, letture di storie, esposizioni grafiche e spettacoli, cercheranno di intraprendere, come ogni anno, un dialogo diretto con i bambini e non solo. Saranno i giorni in cui il linguaggio assumerà, necessariamente, la dimensione principale ed ultima adottata dai bambini a cui ci apprestiamo a “lasciare” lo scettro del governo e dell’azione in questa terra abitata. Il presidente dell’associazione InCoro, Matteo Puggioni, che organizza il Festival sotto la preziosa guida e direzione della prof.ssa Mara Durante, direttrice scientifica del Festival, ci permette di entrare nel merito di quella che costituisce la “cifra” dell’iniziativa letteraria nata nel 2012. "C’era una s-volta", appare un banale gioco di parole cucite sulla classica frase di inizio delle favole comuni e a noi note, per i bimbi, ma che in realtà vuole andare oltre la "svolta" stessa, intesa come momento temporale ben identificabile, verso una una fase di "trasform-azione" continua e inesorabile, cui le nostre azioni sono in grado di definire e attuare. non c’è più la "svolta", pare essere il vero messaggio, ma una continua e persistente trasform-azione infinita, cui le nostre azioni danno vita e tengono in vita. Ovvero le fasi temporali sembrano fluire senza un preciso inizio e una fine distinguibile, per trasformarsi in processi in cui l’agire, il moto continuo di una volontà antropomorfica, definiscono, annullando il tempo e la s-volta, sicuramente la volta, il "c’era una volta". Sembra annunciare lo sgretolamento dei miti del passato per trasformarli in esseri umani del presente, attori possibili di quei percorsi cui volontà e possibilità sono stati attribuiti ai miti del passato, forse sollevandoci da responsabilità troppo onerose e pesanti per noi adulti di oggi e bimbi di ieri. Il Festival sembra mettere a disposizione strumenti capaci di ricreare, costruire, destrutturare ciò che, in un’ottica istituzionale-conformista, è puntualmente strutturato e troppo spesso, finalizzato ad ingabbiare la potenzialità infinita dei bimbi, che gli adulti purtroppo tendono a render loro speculari. La scomposizione e trasformazione del mito, questa è la vera svolta, avviene con una complessa e scientifica organizzazione di eventi, secondo una “comunic-azione” collaudata al Festival Bab, e verso cui l’adulto ha smarrito il metro e disconosciuto l’esistenza, a volte cullandosi in essa senza più comprenderla, se non nell’intimo represso. I bimbi che ancora sentono vivo quell’intimo, senza argini, cui il sistema sociale e culturale sta incominciando ad imbrigliare, trovano qui una possibilità attraverso cui proteggersi da quella invasiva repressione prossima o in atto. E' uno sforzo immenso quello degli autori, degli attori, degli artisti, che in armonia riescono a dar vita a questo meraviglioso flusso, in cui la fantasia è centrale, focalizzando ogni loro azione in una comunicazione fruibile ai ragazzi per cui scrivono o disegnano le loro storie. In un mondo in cui l’ipocrisia della società, che dice di puntare sui giovani, ma che in realtà procrastina sine die il loro accesso al <> del presente, gli ostacoli di una simile iniziativa sembrano essere più culturali che materiali. Perché questo approccio poliedrico, polifunzionale e per certi versi dissacrante, punta alla consapevolezza generando una rottura dcon quella complessità resa fruibile dalle istituzioni, attraverso percorsi conoscitivi secondo uniformità identificabili. Siamo veramente grati all’associazione Incoro, a Matteo Puggioni suo presidente, alla direttrice scientifica Mara Durante e a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del Festival. Grazie al "Festivalbab" vediamo sempre più bimbi a bordo, una “contaminazione” con effetti tangibili nella società, che lasciandosi “corrompere” riuscirà ad accettare ed attuare quella trasform-azione cui solo la libertà dei bambini saprà compiere". Maurizio Ciotola

Guspini. Il "Festival bab" tra s-volte e trasform-azioni

E' accaduto questa mattina nel centro gallurese poco dopo le 12.30, in prossimità dell'incrocio di viale Aldo Moro. La vittima è un ciclista sassarese, nato a Como ma da anni residente in città. In base ai primi rilievi dei Carabinieri di Arzachena, il tragico incidente sarebbe ascrivibile al mancato rispetto del semaforo rosso da parte del il ciclista. Una leggerezza costata cara in quanto proprio in quel momento spraggiungeva un'auto che non ha potuto far niente per evitarlo. Nonostante i primi soccorsi del conducente del mezzo e dei medici del 118, giunti sul posto subito dopo l'incidente, per il ciclista non c'è stato niente da fare. Il conducente dell'auto è risultato negativo all'alcoltest.

Minniti, la stella rossa che brilla al Viminale. Di Maurizio Ciotola

Come puntualmente accade, le diatribe politiche finalizzate a saldare accordi elettorali, sono sancite attraverso leggi indifferenti al metodo, quanto rispondenti al fine, di cui tutti noi siamo vittime. Così è stato nello scontro all’interno dell’area di governo sul cosiddetto “codice” per le Ong. Un Minniti, unico ex comunista della compagine governativa, pragmatico e realista quanto spregiudicato, ha buttato a mare la sua veste, forse impropriamente indossata, di uomo di sinistra per divenire sodale con quell’area in cui i diritti umani sono oggetto di scambio, merce utile per il potere. Le sue parole e le sue azioni, moderate e nello stesso tempo intransigenti, come ha manifestato con la sua assenza al Consiglio dei Ministri, hanno costituito il punto saldo per l’accordo con Alfano e la sua area politica alle prossime elezioni. Il ministro dell’Interno non ha mai dismesso la sua “divisa” color cachi e la stella rossa, ma oggi con questo spudorato accordo, impropriamente avallato dal Presidente della Repubblica, la sinistra abdica definitivamente alla sua funzione originaria, trasformandosi in un nuovo centro destra, appunto. Nessuno può pensare di lasciar morire in mare o non accogliere quei profughi, che fuggono da una devastazione di cui siamo stati artefici e che per altre vie sosteniamo a discapito di qualsiasi senso di umanità e soprattutto nel mancato rispetto dei diritti umani. Non sbaglia il ministro Graziano Del Rio, cui non manca la coscienza e non brama al potere dai tempi del Pci, pur essendo un uomo di Stato, nel porre la questione nei termini per cui, non un solo profugo verrà lasciato indietro, anzi con queste parole egli dimostra qual è il suo superiore senso dello Stato. Una visione laica che antepone a qualsiasi ragion di stato quella umana. Quanto a questo brutale accordo politico, barattato sotto l’egida della Presidenza della Repubblica, possiamo definirlo peggiore di quello che potrebbe nascere da un accordo tra Forza Italia e la Lega, perché in questo caso l’esplicita posizione di chiara intransigenza, potrà essere posta al vaglio da qualsiasi cittadino fuori e dentro l’urna elettorale. Il pragmatismo del ministro Minniti, apparentemente ammantato di decisionismo, nasconde la vera incapacità di governo, tra cui la sua, di stilare come da tempo ci chiede l’Ue, una vera e propria politica di integrazione per gli immigrati, fenomeno cui non potrà esser arginato da codici o pattugliamenti marittimi. Minniti è intervenuto come un super poliziotto, un uomo d’armi e rigore, senza offrire in sede di Consiglio risoluzioni diverse se non quelle mirate a condurre una campagna elettorale da adesso fino a maggio del 2018. E la sindrome degli ex comunisti, spazzar via tutto ciò che, anche solo simbolicamente, poteva esser richiamato del loro passato e delle loro idee, pur di governare il Paese. Posizioni feroci ed inumane che si sono contrapposte negli anni pur di dare un’alea purista a comportamenti che puri non lo sono mai stati. Dai distinguo con le Brigate Rosse, di cui le sez. del partito comunista invece sono state il luogo della loro educazione e crescita, come ha sempre ricordato Rossana Rossanda su Il Manifesto; alla svendita dei diritti e delle proprietà dello Stato, pur di esser accreditati al governo del Paese dopo il 1992. Alle prossime elezioni avremo due partiti di destra e un movimento pigliatutto, che oggi ancor di più vede accrescere i suoi consensi grazie a quel pragmatismo senza progetti, cui il centro sinistra con il Pd si è fatto principale portatore. Maurizio Ciotola

Minniti, la stella rossa che brilla al Viminale. Di Maurizio Ciotola

Prosegue la campagna acquisti della Cagliari Dinamo Academy, con l'arrivo del lungo Ferdinando Matrone. Classe 1995 e alto 210 cm, il giovane partenopeo ha esordito in Serie B con lo Scafati nella stagione 2013/2014, conquistando subito la promozione in A2. Dopo alcune stagioni a Scafati, Matrone ha giocato nel Giulianova in B, fino al gennaio del 2016 (8,3 punti di media e 9,4 rimbalzi a gara). Un'altra annata a Scafati (quella scorsa) e poi il trasferimento al Cuore Basket Napoli (febbraio), dove ha segnato 4,4 punti di media a partita, recuperando 4,8 rimbalzi e raggiungendo un'altra promozione in A2.

Il nuovo Ppr, Soru e la “cifra” della giunta Pigliaru. Di Maurizio Ciotola

Capire cosa si prospetta con il nuovo piano urbanistico regionale è importante anche per dare una lettura complessiva sul metodo fino ad oggi adottato dalla giunta Pigliaru. In questo ci aiuta la preziosa intervista all’On. Renato Soru su “il manifesto” del 4 agosto a cura di Costantino Cossu, che fa emergere il nodo gordiano dello scontro all’interno della maggioranza. l’On. Soru nel richiamare l’art. 43 del nuovo Ppr, risponde nell’intervista: "progetti di particolare rilevanza economica e sociale", questa è la formula indicata nel testo, possono essere stipulati accordi di programma in deroga al Ppr. È inaccettabile. Significa che in base a un accordo del tutto discrezionale con la Giunta Regionale, questo o quell’altro imprenditore privato può non rispettare le regole del Piano urbanistico regionale..." ove il testo specifico, attraverso la clausola riportata nel virgolettato, sancisce il suo stesso superamento a favore di quei “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”. Ovvero un grande e variabile insieme indefinito di imprenditori immobiliari, che possono essere esclusi dall’assoggettamento al Ppr, cui i progetti rientrerebbero nell’ambito vago di soggettiva valutazione delle clausole imposte, economicità e socialità, di cui unicamente la giunta è giudice. Immediatamente comprendiamo che, con queste clausole i primi ad essere esclusi sono i piccoli proprietari o le imprese artigiane, che compiendo interventi mirati per singoli soggetti, non possono generare significative ricadute sociali ed economiche. Ma se approfondiamo e ci atteniamo alla tipicità del testo, comprendiamo che con esso viene avvallato, come lo stesso Soru specifica, un accordo discrezionale tra giunta e soggetti atti a realizzare opere di rilevanza economica e sociale, cui per entità manifesta non potranno che essere dei grandi e forti soggetti economici attivi nell’immobiliare. Se il precedente Ppr varato nel 2006 dalla giunta Soru apportava delle limitazioni e dei vincoli uniformi su tutto il territorio regionale, ma indifferenti alle particolarità specifiche, che abbiamo profondamente criticato nel merito e del come, attraverso l’immobilismo, si è cercato di porre un argine alla devastazione edilizia in atto, questo nuovo Ppr concede una porta privilegiata ed esclusiva per alcuni soggetti riconosciuti e riconoscibili su basi discrezionali dalla giunta in carica. A giudicare dal “come” è stato scritto il nuovo Ppr e nello specifico il suo art. 43, comprendiamo che, i gruppi di interesse, le cosiddette lobby, hanno avuto una determinante influenza sulla sua stesura. E ancora una volta i soggetti deboli, con cittadinanza legittima e riconosciuta sul piano fiscale, costituendo l’anello debole del sistema, vengono esclusi e rigidamente sottoposti a quelle leggi, cui altri soggetti in virtù delle clausole come quella riportata nell’art. 43 del Ppr, sono bellamente esclusi. Sono gli stessi cittadini, oggetto del continuo e consueto prelievo fiscale, dal cui peso sono resi oramai dei sudditi, ma che puntualmente vengono esclusi nella prassi, non nel diritto, dalla possibilità di usufruire del servizio sanitario o delle vie di comunicazione stradale e ferroviarie, quanto dell’assistenza in caso di disabilità o dalla mancata tutela della loro salute, barattata con posti di lavoro a perdere. Il testo dell’art. 43 del Ppr non è una svista e men che meno un refuso scaturito da un copia-incolla mal riuscito. No, e questo lei On. Soru lo sa perfettamente, esso costituisce la “cifra” della giunta in carica, il metro del suo Presidente che, attivamente o supinamente, sta conducendo questa regione ad un grado di servitù di cui non abbiamo memoria comparabile. Maurizio Ciotola
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Cagliari