Fluorsid, S.Gilla, Macchiareddu e le regole per inquinare. Di Maurizio Ciotola

Il Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, dopo l’avvio dell’inchiesta della magistratura cagliaritana sulla Fluorsid, ha istituito un tavolo politico e tecnico tra regione e comuni, affidando all’agenzia regionale Arpas, il compito di compiere campionature straordinarie sulle acque e i sedimenti della laguna di S.Gilla. Oggi, dopo poco più di un mese sono stati resi noti i risultati ai sindaci dei paesi che si affacciano sullo stagno di S.Gilla e Macchiareddu, in apprensione dopo mesi di timori e paure, espresse dagli stessi abitanti, dei pescatori e di tutti coloro che avendo un’attività in laguna o in aree adiacenti hanno registrato significative inflessioni di vendita dei propri prodotti. Le parole del presidente Pigliaru e degli assessori alla Difesa dell’Ambiente, Donatella Spano e alla Sanità, Luigi Arru, operano una sintesi positiva sui dati rilevati, che sembra poter tranquillizzare la popolazione in primis, gli operatori in secundis. La puntuale precisazione del direttore dell’Arpas, ci permette di conoscere le modalità e i dati del campionamento, avvenuto nelle 24 stazioni presenti in laguna e per cui non stati registrate concentrazioni superiore a quelle ammesse dai decreti normativi per i fluoruri. Così per le acque, idem per i sedimenti. Nel comunicato è precisato però che, per i fluoruri non esistono dati storici di confronto, giacché la loro rilevazione non è prevista nel set analitico della direttiva comunitaria 2000/60/CE. Ovvero, in tutti questi anni nessuno ha mai saputo o ha pensato sarebbe stato opportuno sapere, in che modo sulla laguna di S. Gilla gli eventuali elementi inquinanti della Fluorsid avrebbero potuto incidere. Ma oltre ai dati di concentrazione dei contaminanti presenti nelle acque di transizione, che sembrano essere al di sotto delle soglie consentite, seppur presenti, il mercurio è quello che risulta essere oltre i limiti consentiti per legge. Più grave è invece la condizione delle acque sotterranee, che mostrano una presenza di contaminanti superiori alla soglia consentita per diversi parametri, in particolare Fluoruri, Solfati, metalli e composti organici. inoltre l’Arpa precisa che, dal 2011 ad oggi, la condizione di inquinamento registrata oltre la soglia ammessa, per le acque sotterranee, è rimasta costante. Ergo, lo stagno di S.Gilla presenta un’acqua in “transito” (quella che vediamo) con concentrazione di inquinanti al di sotto della soglia, che però ha uno “scambio” con quelle sotterranee, inquinate ad alta concentrazione di contaminanti, tra cui i Fluoruri. Non dice la relazione e tanto meno il Presidente con gli assessori e il direttore dell’Arpas, dove defluisce e quali falde contamina questa acqua sotterranea. Il Presidente Pigliaru e il direttore dell’Arpas, precisano che, non si sono potuti compiere rilevazioni sui siti incriminati e posti sotto sequestro dalla magistratura, perché appunto non accessibili. Anche l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, ha compiuto rilevazioni sugli agenti inquinanti, con l’ausilio anche di tecnici dell’Arpas, e che comunicherà gli esiti al ministero dell’Ambiente entro il prossimo mese. E'stato comunicato dal direttore dell’Arpas e dall’assessore alla difesa dell’Ambiente che, già l’Ispra aveva in passato rilevato una eccessiva produzione di polveri sottili nello stabilimento della Fluorsid, cui sono seguite le raccomandazioni del Ministero per il loro abbattimento. Non abbiamo ulteriori dati in merito al miglioramento della condizione nello stabilimento, in merito allo stato elle polveri sottili, certo è che quelle rilevate dalle stazioni limitrofe presentavano valori oltre la soglia a causa di una presenza di polveri sahariane. Tale presenza comporta, ci dice il direttore dell’Arpas, un ulteriore approfondimento della rilevazione, cui però a nostra domanda in merito al modo e ai tempi di approfondimento, non abbiamo avuto risposta esaustiva e chiara. Analogo e forse più marcato il silenzio seguito alla domanda, del come mai l’inchiesta della magistratura è stata possibile solo grazie alla denuncia di un cittadino e non da organi istituzionali, allo scopo preposti. Ci chiediamo perché le istituzioni preposte, tecnicamente capaci, non sono state in grado di rilevare l’utilizzo di improprio di siti non autorizzati per la sistematica discarica dei materiali di scarto della lavorazione della Fluorsid e di conseguenza segnalarlo alla magistratura? Il Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ci è apparso moderatamente soddisfatto, queste notizie di invariabilità generale della presenza di inquinanti nell’area di Macchiareddu e S.Gilla, gli permettono di comunicare in Consiglio e agli allevatori nello stagno, notizie rassicuranti e in linea con la condizione precedente al caso Fluorsid, almeno per il momento. Di diverso parere è il sindaco di Assemini, Mario Puddu, che nel ringraziare l’Arpa per aver installato un’ulteriore stazione di rilevamento e monitoraggio nell’area comunale, non è in grado di comunicare notizie rassicuranti in Consiglio e ai cittadini, che vivono e lavorano nelle immediate vicinanze delle aree poste sotto sequestro dalla magistratura. C’è però un dato che abbiamo l’obbligo di comunicare ai cittadini, ai nostri lettori, ed è relativo al superamento delle soglie ammesse per le polveri sottili, rilevate dalle stazioni presenti nell’area, per quanto riguarda il suo numero consentito nell’arco di un anno: 35. Ovvero se per 35 volte in un anno le soglie vengono superate, non si prevede alcun intervento nei confronti della Fluorsid, nello specifico, per contenere le emissioni di polveri. Non ci è stato però comunicato se questo numero ha una correlazione con l’entità relativa al superamento della soglia, nel senso che se l’entità di superamento è di gran lunga superiore alla soglia, essa ha o non ha effetti sul numero massimo consentito per il loro superamento, determinando di fatto una riduzione di quel numero consentito pari a 35? Se, comprensibilmente, non è stato possibile rilevare le condizioni ambientali nei siti posti sotto sequestro, perché non si è pensato di farlo nelle loro immediate vicinanze, incidenti in modo diretto sui cittadini e le loro attività lavorative? E ancora chiediamo ai rappresentanti dei lavoratori della Fluorsid, su cui l’incidenza delle polveri sottili è massima, quali strumenti sono stati adottati a salvaguardia degli stessi, sottoposti nelle ore lavorative a soglie, che già l’Ispra ha ritenuto allarmanti e per le quali ha raccomandato la riduzione? Esistono ancora troppi “buchi” e punti poco chiari, cui crediamo saprà dar risposta la magistratura grazie alla sua indipendenza, che fa risaltare l’inutilità, l’inefficienza o la duttilità procedurale e politica degli organi istituzionali preposti al controllo e alla salvaguardia dell’ambiente ed intrinsecamente della nostra Salute. Maurizio Ciotola

Fluorsid, S.Gilla, Macchiareddu e le regole per inquinare. Di Maurizio Ciotola

Originariamente doveva essere Seal la star della tradizionale serata di gala a bordo piscina. Purtroppo l'artista ha dato forfait e, al suo posto, è stato ingaggiato john Newman. L'annuncio è stato fatto questa mattina da Franco Mulas, area manager del gruppo Marriott Costa Smeralda. Newman è diventato famoso per il brano Love Me Again, al primo posto nella Official Singles Chart nel luglio 2013. Per la serata di gala del 29 ci saranno anche altri artisti i cui nomi, per il momento, rimangono segreti. Tra gli altri appuntamenti previsti per la stagione 2017, la Star Legend Classics, dal 19 al 20 agosto, che ospiterà la performance di quattro campioni del tennis.

Diciannove luglio millenovecentonovantadue, le omissioni e i ricordi di un popolo smemorato. Di Maurizio Ciotola

Cinquantadue giorni dopo quel 23 maggio è la volta del giudice Paolo Borsellino e gli altri servitori dello Stato, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, il 19 luglio del 1992 furono uccisi da una strage di mafia e in seguito seppelliti dallo Stato. Noi oggi però non scriviamo per rievocare quei momenti, che abbiamo vissuto nella loro tragicità ed intensità, cui il “clima” generale di quei giorni ha contribuito ad accentuare e partorire. Cercheremo di prendere spunto dalle parole di Fiammetta Borsellino, intervistata oggi da Felice Cavallaro sul Corriere della Sera. Fiammetta, la figlia più piccola del giudice oggi é stata ascoltata dalla commissione parlamentare antimafia, presieduta dalla senatrice Rosy Bindi, ove parlerà di "questi 25 anni di schifezze e menzogne". Come ha evidenziato Massimo Bordin nella sua puntuale analisi dell’articolo in questione, l’intervista, le risposte sono in parte criptiche e in perfetto stile siciliano, ma nonostante ciò l’accusa espressa dalla figlia del giudice, lascia pochi dubbi sull’operato dei suoi colleghi ed ex giudici, ancorché politici odierni, in merito alla strage in cui suo padre insieme alla scorta persero la vita. L’isolamento cui è soggetta la famiglia Borsellino dal giorno successivo alla morte del giudice Paolo, che immaginiamo analoga se non peggiore per le famiglie dei poliziotti della scorta, dovrebbe farci riflettere sull’ipocrisia cui lo Stato con le sue istituzioni, è artefice e non vittima. Ancorché sulla ipocrisia e sull’opportunismo dei tanti che, in occasione delle ricorrenze si “espongono” in vetrine più o meno dubbie, attraverso le quali esaltano ciò che in realtà non hanno potuto impedire, la grande presa di coscienza di un popolo su cui continua ad abusare la mafia con la sua associazione, infiltrata in ogni ambito istituzionale, politico ed economico. Certo è singolare quanto ci racconta la figlia di Borsellino sul giudice Giammanco, che la mattina della strage chiamò suo padre per comunicargli che gli avrebbe assegnato la delega, prima negatagli, per poter indagare a Palermo sui legami tra mafia, appalti e potere economico. Fiammetta ricorda anche che, lo stesso Giammanco, procuratore capo di Palermo e diretto superiore di Paolo Borsellino, aveva “omesso” di comunicare al padre l’arrivo dell’ingente quantitativo di tritolo, con cui venne poi compiuta la strage di via D’Amelio. Il bravo Massimo Bordin integra, nella rassegna stampa a Radioradicale, che di fatto chi comunicò a Paolo Borsellino l’arrivo del tritolo, fu il ministro socialista Salvo Andò, non le istituzioni gerarchicamente e funzionalmente preposte, appunto. Ma Giammanco non fu mai ascoltato dai pm e dai giudici istruttori che indagarono sulla strage di via D’Amelio. Così come sulla strage di Capaci, né i pm né i giudici istruttori impegnati nell’indagine vollero sentire Borsellino, che chiese loro di esser ascoltato in quei 52 giorni rimastigli, di cui lui non aveva certezza quanto sentore, di esser gli ultimi. Certo l’intervista di oggi sul Corriere insieme a quella fatta per la Rai da Sandro Ruotolo, alla stessa Fiammetta Borsellino, in cui le accuse ai vari giudici hanno nome e cognome, costituiscono un forte elemento di riflessione e documento di indagine, cui la commissione antimafia e la magistratura dovrebbe quantomeno ripartire alla ricerca della verità, che molti conoscono. Travolgente l’ultima parte dell’intervista sul Corriere, in cui Fiammetta parla dell’isolamento ulteriore derivato dal suo intervento in seguito all’intervista condotta da Ruotolo, e del suo "stare ad ascoltare" in occasione della recente ricorrenza del tragico 23 maggio a Capaci, diversamente da chi, come il Presidente del Senato Pietro Grasso, con atto di comparsa è intervenuto nel programma condotto da Fabio Fazio. Pur essendo stati “allievi” di Leonardo Sciascia, per quanto riguarda la comprensione del mondo siciliano, delle sue bellezze e del suo filosofico approccio alla vita, per quanto riguarda le interpretazioni di quel non detto, capiamo che Fiammetta Borsellino, con maestria, ha trasmesso ciò che tutti dovremmo sapere per comprendere quella verità taciuta ed omessa, verso cui forse, la nostra inerzia, il nostro senso di opportunismo ci fanno rinunciare per acclamare il vincitore del giorno. Maurizio Ciotola

Diciannove luglio millenovecentonovantadue, le omissioni e i ricordi di un popolo smemorato. Di Maurizio Ciotola

A confermarlo è l'Ufficio Meteo dell'Aeronautica militare di Decimomannu. Le prossime giornate saranno caratterizzate dall'arrivo di Caronte, con temperature che potranno raggiungere i 40 gradi. Già da mercoledì le temperature arriveranno a 38 gradi nelle zone più interne dell'Isola. Una situazione che rimarrà tale almeno fino a lunedì prossimo. La sensazione di caldo verrà amplificata dalla prevista assenza di vento. L'unica possibilità di ventilazione è connessa alla probabile presenza di un debole scirocco che, comunque, non servirà ad alleviare l'effetto cusato dalle temperature roventi.

La Cagliari del “make-up” e dei miasmi. Di Maurizio Ciotola

A Cagliari uno dei problemi irrisolti, volutamente taciuto, che rigetta questa meravigliosa città tra i luoghi più disorganizzati e di degrado urbano del Paese, è costituito dai cumuli di spazzatura traboccanti nei puzzolenti cassonetti di raccolta distribuiti per le vie della città. Da anni si è avviata la raccolta differenziata, che in teoria dovrebbe essere consolidata, salvo ahinoi la “disattenzione” e l’inciviltà dei cittadini, in alcuni casi, quanto l’assenza dei cassonetti adatti (Vetro, plastica, carta, umido) non resi disponibili dal servizio. Ma il più grave fallimento di questa giunta, come di quelle precedenti, è il mancato avvio della raccolta porta a porta dei rifiuti, che necessariamente devono essere separati e non accomunati agli indifferenziati come oggi accade. Alla sera le strade della città divengono una discarica distribuita a cielo aperto tra la gente, tra quegli stessi cittadini che pagano per il servizio non svolto e per cui sono multati, inconsapevolmente, perché il Comune di Cagliari, non adempie neppure ai minimi obiettivi imposti dalla Regione. L’accumulo dei rifiuti indifferenziati, tra i quali finisce di tutto, nei cassonetti traboccanti e puzzolenti, costituisce un metro evidente di inefficienza e incapacità amministrativa, cui dobbiamo aggiungere l’altro metro, non meno importante, con cui certifichiamo il grado di inciviltà di una parte dei cittadini e dei sardi in transito, che utilizzano questi cassonetti ed evitano il rispetto delle regole, della raccolta differenziata porta a porta, attiva nei loro paesi e città limitrofi a quella di Cagliari. Nel terzo comune della Sardegna affiancato a Cagliari, Quartu S.E., la raccolta porta a porta è partita nel 2008, nove anni fa e considerando non solo la rilevanza per il numero di cittadini residenti a Quartu, ma anche la varietà di tipologie abitative, dai grandi condomini alle residenze sul litorale, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai a regime. A Cagliari sia negli anni della giunta Floris, che nei due mandati successivi, della giunta Zedda, abbiamo avuto a che fare solo con annunci, conferenze stampa, parole e soprattutto, multe inflitte all’amministrazione per il mancato adempimento, che ovviamente la stessa ricarica sulle imposte a carico del cittadino. La presenza dei cassonetti per la città, stracolmi e sporchi, in prevalenza semidistrutti, rende le vie della stessa una discarica a cielo aperto. Al pari, i tentativi di concentrare centri di raccolta nei soliti quartieri abbandonati, di cui a parole il sindaco e i suoi assessori dicono di voler trasformare con un processo di omogeneità urbana, sono emblematici e significativi ai fini della comprensione del metodo e degli obiettivi di questa classe politica. Una classe politica cagliaritana che fa sorridere, pronta a candidarsi alla gestione della "città metropolitana", entità composta da singoli paesi e città che di fatto, in termini di raccolta differenziata, sono molto avanti della stessa Cagliari. L’attuale amministrazione cittadina, esprime con queste inadempienze la sua incapacità gestionale, ma soprattutto la malevola impostazione attraverso cui, nel ridisegnare una parte della “facciata” della città, ha omesso di rendere efficienti le primarie funzionalità specifiche di qualsiasi centro abitato. E scusateci l’inglesismo, ma è un po’ come imbellettarsi senza essersi lavati accuratamente nelle parti più intime, che continuano ad emanare miasmi insopportabili, malgrado rossetto, make-up e profumo, cosparsi in modo raffazzonato e appariscente. Maurizio Ciotola

La Cagliari del “make-up” e dei miasmi. Di Maurizio Ciotola

A Cagliari uno dei problemi irrisolti, volutamente taciuto, che rigetta questa meravigliosa città tra i luoghi più disorganizzati e di degrado urbano del Paese, è costituito dai cumuli di spazzatura traboccanti nei puzzolenti cassonetti di raccolta distribuiti per le vie della città. Da anni si è avviata la raccolta differenziata, che in teoria dovrebbe essere consolidata, salvo ahinoi la “disattenzione” e l’inciviltà dei cittadini, in alcuni casi, quanto l’assenza dei cassonetti adatti (Vetro, plastica, carta, umido) non resi disponibili dal servizio. Ma il più grave fallimento di questa giunta, come di quelle precedenti, è il mancato avvio della raccolta porta a porta dei rifiuti, che necessariamente devono essere separati e non accomunati agli indifferenziati come oggi accade. Alla sera le strade della città divengono una discarica distribuita a cielo aperto tra la gente, tra quegli stessi cittadini che pagano per il servizio non svolto e per cui sono multati, inconsapevolmente, perché il Comune di Cagliari, non adempie neppure ai minimi obiettivi imposti dalla Regione. L’accumulo dei rifiuti indifferenziati, tra i quali finisce di tutto, nei cassonetti traboccanti e puzzolenti, costituisce un metro evidente di inefficienza e incapacità amministrativa, cui dobbiamo aggiungere l’altro metro, non meno importante, con cui certifichiamo il grado di inciviltà di una parte dei cittadini e dei sardi in transito, che utilizzano questi cassonetti ed evitano il rispetto delle regole, della raccolta differenziata porta a porta, attiva nei loro paesi e città limitrofi a quella di Cagliari. Nel terzo comune della Sardegna affiancato a Cagliari, Quartu S.E., la raccolta porta a porta è partita nel 2008, nove anni fa e considerando non solo la rilevanza per il numero di cittadini residenti a Quartu, ma anche la varietà di tipologie abitative, dai grandi condomini alle residenze sul litorale, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai a regime. A Cagliari sia negli anni della giunta Floris, che nei due mandati successivi, della giunta Zedda, abbiamo avuto a che fare solo con annunci, conferenze stampa, parole e soprattutto, multe inflitte all’amministrazione per il mancato adempimento, che ovviamente la stessa ricarica sulle imposte a carico del cittadino. La presenza dei cassonetti per la città, stracolmi e sporchi, in prevalenza semidistrutti, rende le vie della stessa una discarica a cielo aperto. Al pari, i tentativi di concentrare centri di raccolta nei soliti quartieri abbandonati, di cui a parole il sindaco e i suoi assessori dicono di voler trasformare con un processo di omogeneità urbana, sono emblematici e significativi ai fini della comprensione del metodo e degli obiettivi di questa classe politica. Una classe politica cagliaritana che fa sorridere, pronta a candidarsi alla gestione della "città metropolitana", entità composta da singoli paesi e città che di fatto, in termini di raccolta differenziata, sono molto avanti della stessa Cagliari. L’attuale amministrazione cittadina, esprime con queste inadempienze la sua incapacità gestionale, ma soprattutto la malevola impostazione attraverso cui, nel ridisegnare una parte della “facciata” della città, ha omesso di rendere efficienti le primarie funzionalità specifiche di qualsiasi centro abitato. E scusateci l’inglesismo, ma è un po’ come imbellettarsi senza essersi lavati accuratamente nelle parti più intime, che continuano ad emanare miasmi insopportabili, malgrado rossetto, make-up e profumo, cosparsi in modo raffazzonato e appariscente. Maurizio Ciotola

La Cagliari del “make-up” e dei miasmi. Di Maurizio Ciotola

A Cagliari uno dei problemi irrisolti, volutamente taciuto, che rigetta questa meravigliosa città tra i luoghi più disorganizzati e di degrado urbano del Paese, è costituito dai cumuli di spazzatura traboccanti nei puzzolenti cassonetti di raccolta distribuiti per le vie della città. Da anni si è avviata la raccolta differenziata, che in teoria dovrebbe essere consolidata, salvo ahinoi la “disattenzione” e l’inciviltà dei cittadini, in alcuni casi, quanto l’assenza dei cassonetti adatti (Vetro, plastica, carta, umido) non resi disponibili dal servizio. Ma il più grave fallimento di questa giunta, come di quelle precedenti, è il mancato avvio della raccolta porta a porta dei rifiuti, che necessariamente devono essere separati e non accomunati agli indifferenziati come oggi accade. Alla sera le strade della città divengono una discarica distribuita a cielo aperto tra la gente, tra quegli stessi cittadini che pagano per il servizio non svolto e per cui sono multati, inconsapevolmente, perché il Comune di Cagliari, non adempie neppure ai minimi obiettivi imposti dalla Regione. L’accumulo dei rifiuti indifferenziati, tra i quali finisce di tutto, nei cassonetti traboccanti e puzzolenti, costituisce un metro evidente di inefficienza e incapacità amministrativa, cui dobbiamo aggiungere l’altro metro, non meno importante, con cui certifichiamo il grado di inciviltà di una parte dei cittadini e dei sardi in transito, che utilizzano questi cassonetti ed evitano il rispetto delle regole, della raccolta differenziata porta a porta, attiva nei loro paesi e città limitrofi a quella di Cagliari. Nel terzo comune della Sardegna affiancato a Cagliari, Quartu S.E., la raccolta porta a porta è partita nel 2008, nove anni fa e considerando non solo la rilevanza per il numero di cittadini residenti a Quartu, ma anche la varietà di tipologie abitative, dai grandi condomini alle residenze sul litorale, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai a regime. A Cagliari sia negli anni della giunta Floris, che nei due mandati successivi, della giunta Zedda, abbiamo avuto a che fare solo con annunci, conferenze stampa, parole e soprattutto, multe inflitte all’amministrazione per il mancato adempimento, che ovviamente la stessa ricarica sulle imposte a carico del cittadino. La presenza dei cassonetti per la città, stracolmi e sporchi, in prevalenza semidistrutti, rende le vie della stessa una discarica a cielo aperto. Al pari, i tentativi di concentrare centri di raccolta nei soliti quartieri abbandonati, di cui a parole il sindaco e i suoi assessori dicono di voler trasformare con un processo di omogeneità urbana, sono emblematici e significativi ai fini della comprensione del metodo e degli obiettivi di questa classe politica. Una classe politica cagliaritana che fa sorridere, pronta a candidarsi alla gestione della "città metropolitana", entità composta da singoli paesi e città che di fatto, in termini di raccolta differenziata, sono molto avanti della stessa Cagliari. L’attuale amministrazione cittadina, esprime con queste inadempienze la sua incapacità gestionale, ma soprattutto la malevola impostazione attraverso cui, nel ridisegnare una parte della “facciata” della città, ha omesso di rendere efficienti le primarie funzionalità specifiche di qualsiasi centro abitato. E scusateci l’inglesismo, ma è un po’ come imbellettarsi senza essersi lavati accuratamente nelle parti più intime, che continuano ad emanare miasmi insopportabili, malgrado rossetto, make-up e profumo, cosparsi in modo raffazzonato e appariscente. Maurizio Ciotola

La Cagliari del “make-up” e dei miasmi. Di Maurizio Ciotola

A Cagliari uno dei problemi irrisolti, volutamente taciuto, che rigetta questa meravigliosa città tra i luoghi più disorganizzati e di degrado urbano del Paese, è costituito dai cumuli di spazzatura traboccanti nei puzzolenti cassonetti di raccolta distribuiti per le vie della città. Da anni si è avviata la raccolta differenziata, che in teoria dovrebbe essere consolidata, salvo ahinoi la “disattenzione” e l’inciviltà dei cittadini, in alcuni casi, quanto l’assenza dei cassonetti adatti (Vetro, plastica, carta, umido) non resi disponibili dal servizio. Ma il più grave fallimento di questa giunta, come di quelle precedenti, è il mancato avvio della raccolta porta a porta dei rifiuti, che necessariamente devono essere separati e non accomunati agli indifferenziati come oggi accade. Alla sera le strade della città divengono una discarica distribuita a cielo aperto tra la gente, tra quegli stessi cittadini che pagano per il servizio non svolto e per cui sono multati, inconsapevolmente, perché il Comune di Cagliari, non adempie neppure ai minimi obiettivi imposti dalla Regione. L’accumulo dei rifiuti indifferenziati, tra i quali finisce di tutto, nei cassonetti traboccanti e puzzolenti, costituisce un metro evidente di inefficienza e incapacità amministrativa, cui dobbiamo aggiungere l’altro metro, non meno importante, con cui certifichiamo il grado di inciviltà di una parte dei cittadini e dei sardi in transito, che utilizzano questi cassonetti ed evitano il rispetto delle regole, della raccolta differenziata porta a porta, attiva nei loro paesi e città limitrofi a quella di Cagliari. Nel terzo comune della Sardegna affiancato a Cagliari, Quartu S.E., la raccolta porta a porta è partita nel 2008, nove anni fa e considerando non solo la rilevanza per il numero di cittadini residenti a Quartu, ma anche la varietà di tipologie abitative, dai grandi condomini alle residenze sul litorale, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai a regime. A Cagliari sia negli anni della giunta Floris, che nei due mandati successivi, della giunta Zedda, abbiamo avuto a che fare solo con annunci, conferenze stampa, parole e soprattutto, multe inflitte all’amministrazione per il mancato adempimento, che ovviamente la stessa ricarica sulle imposte a carico del cittadino. La presenza dei cassonetti per la città, stracolmi e sporchi, in prevalenza semidistrutti, rende le vie della stessa una discarica a cielo aperto. Al pari, i tentativi di concentrare centri di raccolta nei soliti quartieri abbandonati, di cui a parole il sindaco e i suoi assessori dicono di voler trasformare con un processo di omogeneità urbana, sono emblematici e significativi ai fini della comprensione del metodo e degli obiettivi di questa classe politica. Una classe politica cagliaritana che fa sorridere, pronta a candidarsi alla gestione della "città metropolitana", entità composta da singoli paesi e città che di fatto, in termini di raccolta differenziata, sono molto avanti della stessa Cagliari. L’attuale amministrazione cittadina, esprime con queste inadempienze la sua incapacità gestionale, ma soprattutto la malevola impostazione attraverso cui, nel ridisegnare una parte della “facciata” della città, ha omesso di rendere efficienti le primarie funzionalità specifiche di qualsiasi centro abitato. E scusateci l’inglesismo, ma è un po’ come imbellettarsi senza essersi lavati accuratamente nelle parti più intime, che continuano ad emanare miasmi insopportabili, malgrado rossetto, make-up e profumo, cosparsi in modo raffazzonato e appariscente. Maurizio Ciotola
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