L’Ilva e il conservatorismo dei sindacati guidati dal ministro Calenda. Di Maurizio Ciotola

Ancora una volta sull’Ilva di Taranto, la politica, il Pd in primis, con Michele Emiliano e Carlo Calenda, strumentalizza o gioca, se preferite, su una vicenda drammatica, tragica, di cui oltre ai politici una parte predominante dei sindacati è pienamente responsabile. Nel 2012 Concita De Gregorio, nel suo libro "Io vi maledico", racconta le vicende dei lavoratori e apre il suo viaggio a Taranto tra i malati di cancro con le parole che riportiamo: "...sotto la casa di una famiglia sterminata dal tumore ho trovato una lapide, fatta mettere dall’ultimo dei morti quando era ancora vivo e combattivo, quando sperava che non sarebbe toccato anche a lui. Io vi maledico, ha scritto sulla pietra. Maledico voi che sapete cosa ci state facendo, voi che lo fate e voi che guardate in silenzio, i colpevoli e gli indifferenti, i padroni e i politici, i sindacati e i preti. Voi che pensate solo a voi stessi e non ci ascoltate". Sono parole che potremmo utilizzare e riportare ovunque l’industria del “ricatto” nel realizzare impianti similari, grazie a politica e sindacato, magistrati, militari, clero e industriali, eludono controlli ed ottengono sconti sulle soglie di inquinamento seminando morte per raccogliere profitti. Similmente avviene da noi in Sardegna con immensa tristezza e consapevolezza, cui sembra non si riesca ribellarsi. Domenica 14 gennaio il giornale della Confindustria, riportava uno splendido articolo sull’irrinunciabile salvaguardia ecologica, per quanto riguarda la salute del Pianeta e degli esseri umani, e in quanto all’opportunità offerta ad un sistema produttivo, che deve ripensare se stesso. L’Ilva è una realtà che si contrappone a qualsiasi idea di sviluppo. è un luogo in cui lo sfruttamento degli uomini, degli impianti, del territorio è connotato dall’assenza di un futuro. un presente garantito attraverso i “rinnovi” di quelle “agevolazioni”, in ambito ecologico, finanziario e fiscale, con evidente e spudorata cadenza elettorale. L’Ilva, dovrebbe saperlo Maurizio Landini, è un impianto incapace di rispettare i parametri di sicurezza e ambiente per il territorio circostante, all’interno del quale gli operatori lavorano in condizioni al limite della legalità, per ciò che concerne la sicurezza e la salubrità dell’ambiente di lavoro. Pochi pensano, che la chiusura dell’Ilva costituisca la risoluzione dei problemi presenti oggi sul territorio pugliese, noi men che meno, ma sappiamo altresì che, il piano industriale con cui è necessario rinnovare radicalmente gli impianti in essere, non può essere rinviato o come tristemente accade, esser oggetto di trattativa elettorale. La modernizzazione degli impianti, che dovranno operare nel rispetto delle soglie di inquinamento ambientale, quelle reali e non quelle artefatte ad usum specifico del legislatore, non può essere rimandata oltre, sempre che si voglia garantire uno sviluppo per il territorio e l’intero Paese. Questi sono aspetti fondanti per un futuro industriale da offrire ad una popolazione oggi martoriata, condotta all’incapienza e sottoposta ai ricatti. Non il ricatto del "prendere o lasciare", con cui è proposta la mera conservazione di uno status industriale immutato, che sarebbe rifiutato anche laddove lo sviluppo industriale è appena agli inizi. Il ministro Calenda insieme alle componenti di maggioranza dei sindacati, cavalcano una politica immobile, tesa a salvaguardare specifiche categorie di lavoratori, attraverso una condiscendente accettazione di condizioni esistenti in contrapposizione ad un ricatto paventato dalla perdita del salario. Non offrono una strada per il futuro, ma uno spazio a ridosso di un dirupo per il presente, garantendo profitti milionari agli industriali, che prendono il controllo delle aziende senza apprezzabili investimenti. Tessono un vincolo clientelare attraverso la gestione degli ammortizzatori sociali, in piena coerenza con i fini di cui sono strumento. Vorremmo una politica e un’azione sindacale più seria, orientata al benessere dell’insieme della popolazione di questo Stato, non una farsa in cui l’illusoria e temporanea soddisfazione dei pochi si trasforma in maledizione per tanti. Maurizio Ciotola

L’On. Arru e il ripopolamento del centro Sardegna, ovvietà e ombre. Di Maurizio Ciotola

Il problema dello spopolamento dell’interno della Sardegna è presente nella discussione politica in modo esplicito e diffuso da almeno venticinque anni. L’On. Arru, assessore alla Sanità della Regione Sardegna, in una compiuta analisi ha esternato il possibile ed eventuale contributo per il ripopolamento del territorio, auspicando gli insediamenti di immigrati extracomunitari. Un modo per “valorizzare” il drammatico flusso di immigrazione dal Nord Africa, sempre più intenso e in atto da tempo a causa di guerre e sfruttamenti nei loro Paesi d’origine, di cui non siamo parte esente. L’assessore però, come brillantemente ha dichiarato questa mattina in una intervista a Radio 24, al programma “I funamboli”, ha puntualizzato ciò che è stato taciuto del suo discorso originario. Ovvero egli afferma la necessità di ricreare sul territorio, attualmente semi abbandonato e dilaniato nelle sue strutture aggiungiamo noi, un tessuto economico e di welfare al fine di rendere vivibile ciò che oggi non lo è più. Si spinge a parlare della necessità di una rinascita di tutte quelle strutture sociali ed industriali, che garantiscono la vivibilità e crescita della popolazione nei paesi e villaggi sempre più deserti e popolati solo da pensionati ed ottuagenari. Sono affermazioni ovvie, quanto condivisibili, noi avremmo aggiunto anche la necessità di realizzare una rete di collegamenti efficiente sul piano strutturale e dei vettori, che nei fatti oggi nella loro altrettanto evidente decadenza, costituiscono veri e propri impedimenti socio economici per l’intera area regionale. Ma di tutto ciò l’aspetto risibile, del contesto in cui e del come si sono svolte queste dichiarazioni, affermazioni simil-scientifiche dell’assessore, è quello per cui l’On. Arru sembra parlare da osservatore distaccato e irresponsabile di quanto accade nella nostra regione. Ci permettiamo di ricordare allo stesso On. Arru che, l’esser “assessore” non è un titolo onorifico, ma esecutivo e di governo regionale, come per altro egli sa perfettamente, vista la durezza e irrazionalità con cui ha attuato la riforma sanitaria regionale. Una riforma, che ha diretto in esatta opposizione alla dichiarazione con cui ha espresso un’idea di pianificazione per il ripopolamento dell’interno della Sardegna. Perché, On. Assessore, ci sfugge la motivazione per la quale una popolazione in fuga dalla miseria dovrebbe andare a vivere in luoghi in cui questa si sta affermando sempre di più. E se, come egli stesso ha puntualizzato a Radio 24, non si tratta di una deportazione degli immigrati verso il centro Sardegna, ma di una loro libera scelta, ci chiediamo quali sono oggi gli “elementi” che farebbero optare per questa scelta, vista la loro demolizione funzionale e strutturale, di cui lo stesso Arru è ideatore e partecipe. Oppure esistono altre spinte per proporre questo tipo di scelta, come ad esempio il cercare di “vendere” un progetto di fattibilità all’Unione Europea, con relativa assegnazione di fondi per lo specifico scopo, ovviamente previo “trasferimento” delle persone oggi “custodite” e “concentrate” nei diversi centri di accoglienza? Il centro Sardegna, esimio Assessore, diverrà territorio da cui nessuno fuggirà e verso cui tanti tenderanno ad abitare, nel momento in cui le politiche svolte fino ad oggi avranno una seria inversione di tendenza, finalizzata alla ricostruzione e allo sviluppo, non grazie ad una deportazione mascherata, finalizzata alla riscossione di incentivi europei. Maurizio Ciotola

Ex Alcoa e Ilva: Calenda e Pigliaru attuano la loro schizofrenia politica. Di Maurizio Ciotola

Alcoa e Ilva costituiscono due casi analoghi di industrie inefficienti e decotte, il cui sfruttamento ha prevalso sulla loro innovazione ed adeguatezza ambientale. Il Ministro Calenda in questi giorni ha fortemente spinto affinché queste due industrie, una chiusa da alcuni anni e l’altra in esercizio provvisorio, riprendano a produrre a prescindere dalle cause, non rimosse, che ne hanno determinato fermata e rallentamento. Per quanto riguarda la Sardegna, in quell’area sulcitana compromessa sul piano ambientale dal 1992 e mai risanata, l’ex Alcoa sembrerebbe aver trovato i suoi acquirenti. Fatto per cui, allo scopo del suo riavvio, la Regione Sardegna con la sua legge finanziaria in discussione, ha previsto un stanziamento di 8 milioni di euro, senza neppur aver preso visione del piano industriale, che la nuova proprietà non ha presentato. Parallelamente, in merito all’Ilva di Taranto, il ministro Calenda rompe il tavolo con chi, diversamente invece, Regione e altri attori politici locali, chiede un piano di risanamento industriale, nonché la decarbonizzazione dei forni con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale, disastroso per Taranto e per il territorio circostante. La Regione Sardegna, il suo Presidente Pigliaru invece ha deciso di devolvere, donare, un contributo per la ripresa della produzione dell’ex Alcoa, senza discutere di risanamento ambientale ed innovazione tecnologica di uno stabilimento, che adotta tecnologie degli anni sessanta. Per contro, ieri Pigliaru ha giustamente finanziato con 12 milioni di euro, un importante progetto laboratorio, che permetterà una riduzione dei costi energetici per le Università di Cagliari e di Sassari, con lo studio, ancorché lo sviluppo, di smart grid ridotte e locali, sviluppate all’interno dei poli universitari. Sappiamo che l’autonomia di cui l’Università gode, può espletarsi anche nella autonomia di gestione delle sue risorse, ma noi siamo certi e andremo a verificarlo in futuro, che tutti i 12 milioni verranno impiegati allo scopo per cui dalla Regione sono stati elargiti. Identicamente il Signor Ministro, Carlo Calenda, poco tempo fa ha dato un’importante e necessaria spinta politica ed economica allo sviluppo di quell’industria definita 4.0, di cui tra l’altro in Italia abbiamo dei leader mondiali, sia nella produzione di macchine utensili interamente robotizzate, che nella realizzazione di impianti industriali totalmente robotizzati. Per l’industria dell’acciaio, giusto per trovare una analogia con il necessario sviluppo tecnologico dell’ottocentesca fabbrica dell’Ilva, in Italia risiede una delle più importanti industrie mondiali di settore, che realizzano acciaierie ultra moderne e interamente robotizzate, la Danieli e c. Spa. Ovvero non mancano le competenze e la conoscenza del problema, ma solo le volontà e soprattutto la capacità di svincolarsi dai “cicli” di riproduzione viziosa, cari a certa politica e ai clientes, come ai peones. A noi sfugge quale sia il principio per cui la Regione Autonoma della Sardegna debba stanziare 8 milioni di euro per il riavvio di uno stabilimento, senza aver preso visione del piano industriale e preteso il risanamento ambientale non procrastinabile. Azioni e interventi da propaganda elettorale, cui sia il Ministro, che il Presidente della Regione attuano in schizofrenica contrapposizione con le necessarie scelte di innovazione, per altro annunciate e auspicate, che potrebbero dare un futuro certo a qualsiasi ciclo produttivo, Ilva ed ex Alcoa comprese. Maurizio Ciotola

Caro Presidente Pigliaru non siamo in vendita. Di Maurizio Ciotola

Rappezzamenti, toppe, rinvenimenti, con queste termini possiamo definire in sintesi i piani regionali sviluppati a proposito della struttura produttiva isolana o almeno di quel che resta. Il mantenimento di una condizione di degrado senza prospettive è garantito da un continuo transito di risorse che, dal lontano e ridente fiume, con cui gli anni addietro sono stati finanziati innumerevoli iniziative senza progetto, è oggi divenuto un ruscello. In questa nostra Isola la campagna elettorale per il rinnovamento del Consiglio regionale e del Presidente della Regione, ha sempre annunciato la svolta, una vera svolta, diversa dalla precedente, ma in sostanza sempre identica. Nei fatti queste promesse elettorali, delle quali non si ha alcun riscontro di una loro attuazione, hanno sempre gettato fumo negli occhi del cittadino elettore con lo scopo di garantire lo status quo degli “emiri” locali, ovviamente avversi a qualunque modifica degli assetti di potere e controllo, attraverso cui disperdono e rapinano le risorse comuni. Ancora oggi dopo l’ennesimo annuncio, frutto dell’impegno per far ripartire l’ex Alcoa nello storico stabilimento, che non ha mai conosciuto innovazione tecnologica dai tempi dell’Alsar, le promesse senza futuro sono reiterate. Ovvero assistiamo al rappezzamento, rinvenimento sarebbe meglio dire, di una attività cui i molteplici fattori essenziali e a contorno, non sono in grado di renderla appetibile sul mercato, a meno di un reimpiego degli ex dipendenti con contratti capestro e in condizione di schiavitù. Su cui, siamo certi che, pur di garantire un successo politico, i sindacati o parte di essi, saranno disposti ad apporre la firma per condividere la gloria. Un’azione, in antitesi con i propositi e la propaganda pre-elettorale, che lo stesso Presidente Pigliaru enunciò quattro anni fa e a cui ancora oggi, prontamente è uso richiamarsi a giustificazione del suo operato. In effetti però, la coalizione che lo ha sostenuto dopo averlo apparentemente ripescato, previa rimozione di un candidato non gradito, con la sua scelta sembra aver voluto consacrare la conservazione di una condizione disastrosa per ampia parte della popolazione. Una scelta altamente remunerativa per quegli “emiri” e la loro corte dei miracoli, che da sempre e per interposta persona “governano” la Regione. Se il settore manifatturiero può ancora essere una importante risorsa per l’economia della nostra regione e del nostro Paese, esso non può certo ripartire con le modalità e gli impianti concepiti nella metà del secolo scorso. Si parla tanto di industria 4.0 di cui vengono definite ed enunciate le peculiarità teoriche, ma poi nei fatti siamo ben distanti dall’assistere a trasformazioni o sviluppi in tal senso. Parimenti, quali sono le trasformazioni in corso nell’ambito della produzione energetica locale, dopo l’annunciato piano nazionale di abbandono del carbone quale risorsa primaria per la produzione di energia elettrica? O ancora, cosa accade nelle aree più inquinate e più depresse della Regione, se non un tentativo di rinvenimento “bocca a bocca” per le imprese morenti o già morte, con ulteriore perdita di fiducia e speranza da parte degli operatori locali cui non si schiude nessun orizzonte futuro. Quale piano dei trasporti è stato avviato da questa Giunta, capace di operare in tutte le direzioni consistenti tagli, ma non un vero e utile spending review, per poi premiare o salvaguardare assessori inadempienti garantendo loro incarichi di vertice nelle Autorità regionali o in società in house della Regione? Proviamo a compiere una indagine tra le consulenze degli assessorati regionali, in sè semplice grazie alla trasparenza imposta per legge e capire qual è il dispendio di risorse, che unite a quelli permanenti della dirigenza regionale, costituiscono una enormità inaccettabile per una Regione in cui la disperazione è palese, al di là delle statistiche ad usum delfini. Dobbiamo altresì comprendere che, non vi sarà nessun “salvatore”, il quale accreditandosi come tale, saprà o vorrà liberarci da questo sistema malsano, in cui annega disperdendosi il novanta per cento delle risorse dei cittadini comuni a discapito del loro benessere, della loro salute, in sintesi del loro futuro. Solo un’azione di coraggio e se volete, anche una scelta sarà certo determinante, ma non nella misura in cui vien chiesto di optare per tizio o per caio, ma una scelta attraverso la quale si deve dar senso e valore alla nostra vita, divenendo partecipi e protagonisti di questo cambiamento, ovunque, in ogni ambito, in qualunque sede ed indifferentemente, con coraggio e soprattutto senza venderci. Maurizio Ciotola

Cagliari. Storie di volti e silenzi. La magia del cinema muto – II edizione

Inizia il 17 dicembre alle ore 18 la II edizione della rassegna cinematografica intitolata Storie di volti e silenzi. La magia del cinema muto – II edizione, organizzata dall’associazione La macchina cinema (FICC) con il contributo della Regione Sardegna e in collaborazione con l’associazione L’alambicco. Con la visione dei film del passato, esplorando ancora una volta l’evolversi del linguaggio cinematografico, della tecnologia, delle sperimentazioni creative dei registi che raccontavano storie, rimandando lo spettatore a magiche immagini in movimento questa II edizione con la guida di esperti, docenti ed operatori culturali è stata strutturata in cinque percorsi tematici: horror, guerra, letteratura, erotismo e religione. Sarà il docente dell’università di Girona Angel Quintana che il 17 dicembre ci introdurrà nell’Horror: le origini del male, un genere quasi sempre caratterizzato dalla presenza di scene ed eventi finalizzati a suscitare nello spettatore emozioni di orrore e paura, con la presenza di mostri, personaggi maligni, forze ostili e soprannaturali. L’introduzione del prof. Quintana sarà seguita dalla sonorizzazione dal vivo del 4 epis del film Les vampires (1916) di Louise Feuillade con musiche originali di Andrea Morelli, sax e flute - Massimo (Maso) Spano, bass. Anton Giulio Mancino dell’università di Macerata si soffermerà invece il 28 dicembre su La cinepresa sul campo di battaglia per meglio comprendere la produzione cinematografica degli anni della guerra, di propaganda e non, che diviene in quegli anni un’arma e un valore aggiunto a sostegno del morale di milioni di spettatori, militari e civili. A seguire la sonorizzazione dal vivo dei film “La presa di Roma” di Filoteo Alberini (1905), “Il piccolo garibaldino” di Filoteo Alberini (1909) , “Anita Garibaldi” di Mario Caserini (1910) con musiche originali di “Mal Bigatto trio” Giuseppe Joe Murgia, sax – Antonio Farris, bass - Alessandro Garau, drums Con Luciano Marrocu, dell’università di Cagliari il 16 gennaio 2018 approfondiremo l’Aurora del cinema e letteratura. Oggetto da sempre di indagini e dibattiti è stato infatti il complesso rapporto tra fonti letterarie e immagini filmiche: i diritti e le libertà che l'autore cinematografico può assumersi rispetto all'originale letterario; i modi e gli strumenti più opportuni per far confluire un mezzo narrativo nell'altro; l'autonomia o l'obbligo alla fedeltà, teoricamente e sostanzialmente impossibile, del prodotto cinematografico rispetto alle sue fonti; la traduzione in immagine degli espedienti retorici di tipo letterario; i procedimenti narrativi; il valore delle sceneggiature come testo autonomo. A conclusione dell’incontro la sonorizzazione dal vivo dei film “L'assassinio del Duca di Guisa” di André Calmettes (1908) con musiche originali Massimo Ferra, guitar. Proseguendo il 26 gennaio con Giorgia Bruni, critica cinematografica, che percorrerà il Genere erotico: Scandalosi vecchi tempi. Quel genere di opere sessualmente trasgressive prodotte sin dai primissimi anni del cinema muto per la gioia di privati e collezionisti. A volte divertenti, piccanti alla francese, percorsi da una malizia d'epoca, i piccoli film mostrano quanto l'aneddotica trasgressiva e le fantasie sessuali (maschili, naturalmente) abbiano subìto nel tempo pochissimi cambiamenti. Dopo l’incontro verrà proposta la sonorizzazione dal vivo di un'antologia di cortometraggi prodotti dalla Saturn-Film conservati presso Film Archiv Austria (1906-1910) con musiche originali di Corrado Aragoni, piano. Per concludere il 9 febbraio con il critico cinematografico Roberto Chiesi per Le immagini della religione in cui si evidenzierà come il cinema abbia sempre avuto un marcato interesse verso i valori del sacro e i territori dello spirito, con un dialogo verso il soprannaturale. Al termine la sonorizzazione dal vivo dei film La tentazione di Sant' Antonio di Georges Méliès (1898 - Il diavolo in convento di Georges Méliès (1899) - Giovanna D' arco di Georges Méliès (1900) - Il diavolo e la statua di Georges Méliès (1901) - Il tesoro di Satana di Georges Méliès (1902) con musiche originali de l’Orchestrina dei Miracoli con Andrea Congia, classic guitar - Massimo Loriga, sax - Stefano Di Carlo, percussion. Una manifestazione quindi, come già evidenziato, articolata e arricchita nei due mesi di programmazione con un totale di 15 giornate di proiezioni (“Lo sconosciuto” di Tod Browning (1927) - “Nosferatu, il vampiro” di Friedrich Wilheim Murnau (1922) - “La grande parata” di King Vidor (1925) - “Charlot soldato” di Charlie Chaplin (1918) - “La caduta della casa Usher” di Jean Epstein (1928) - “ Il carretto fantasma” di Victor Sjöström (1921) - “ Il vaso di Pandora” di Georg Wilhelm Pabst (1929) - “Christus” di Giulio Antamoro ( 1916) - “L' Inferno” di F. Bertolini, G. de Liguoro, A. Padovan (1911).) Oltre ad un evento conclusivo che avrà come protagonisti sul palcoscenico del teatro di Elmas il 17 febbraio 2018 i musicisti Silvia Belfiore al pianoforte e Andrea Morelli al sax e flute nella sonorizzazione dal vivo, con musiche originali, de “Lo studente di Praga” di Stellan Rye (1913) film considerato il primo esempio mondiale di cinema d'autore e di avanguardia.

"Da le celle a le stelle". Di Maurizio Ciotola

Dal percorso di una studentessa della facoltà di Architettura di Cagliari, Alice Salimbeni e dalla prof.ssa Barbara Cadeddu, relatrice della sua tesi di laurea, nasce una importante iniziativa per il carcere minorile di Quartucciu, in Sardegna. Sei mesi all’interno dell’Istituto Penale minorile, nell’ambito di un progetto sviluppato dalla prof.ssa Cadeddu dell’Università di Cagliari, hanno reso possibile la nascita di questa importante iniziativa, che verterà sulla ridefinizione degli spazi all’aperto all’interno dell’istituto di pena, destinati agli stessi detenuti. Alla tesi della Salimbeni, incentrata sulla ridefinizione di questi luoghi, nella loro spazialità, seguirà l’impegno della stessa laureanda e dei suoi colleghi volontari, in cooperazione con i detenuti, per la realizzazione materiale. I laboratori disponibili nell’istituto di pena diverranno una grande fabbrica, che partorirà il materiale finito, da utilizzare nella realizzazione del progetto della Salimbeni, che insieme ai suoi colleghi di facoltà, nonché ai ragazzi del carcere, opererà per realizzarli e montarli. Dopo i sei mesi passati all’interno dell’istituto di pena con i ragazzi, il cui dialogo continuo ha permesso lo sviluppo di questo progetto, Alice e i suoi colleghi si rendono conto di aver maturato una esperienza istruttiva, culturale e conoscitiva, che non ha eguali nell’ambito del percorso istruttivo inteso in senso canonico. Una grande intuizione cui la prof.ssa Barbara Cadeddu, ha saputo rendere parte essenziale nel percorso istruttivo e di crescita dei suoi allievi. Condurli in spazi nati e pensati con l’obiettivo di escludere dalla società parti della stessa, che ospitano i rigettati per inadempimento a regole e norme, ha permesso loro di cogliere la "frattura" di quel filo continuo tra l’Umanità e l’opera costruens di cui essa si ammanta, divenendo parte. Spazi ove la sospensione con cui si pratica l’esclusione temporale dalla società, disattendono i principi di una società civile cui la nostra Costituzione impone e per i quali, diversamente e in contrasto con essi, lo Stato non dispone. Una iniziativa, che necessita di risorse economiche, da reperire su base volontaria, per cui oltre agli stessi colleghi di corso si sono resi disponibili per la loro raccolta, musicisti, artisti e cittadini. Alice è emozionata, ci trasferisce lo stato d’animo dei ragazzi detenuti. Comprende in modo significativo l’importanza della definizione degli spazi in quel luogo di costrizione. Ha ben chiaro il ruolo di recupero su cui l’architettura incide, per quelle che sono le esigenze materiali ed immateriali, in una possibile reintegrazione nella società del minore. Edumondo, la libreria di Marina Boetti in via Sulis, nell’ospitare questo primo incontro tra cittadini e promotori, guidati da Alice e dalla professoressa Cadeddu, ci ha offerto la possibilità di conoscere e contribuire materialmente allo sviluppo dell’iniziativa, dopo una bellissima performance della cantante Chiara Effe. Del progetto, "da le celle a le stelle" troviamo rilevante traccia sulla pagina facebook, ove si annunciano iniziative ed appuntamenti nelle case dei tanti cittadini disposti ad ospitare gli artisti, in serate dedicate alla raccolta dei fondi necessari alla realizzazione dell’ambizioso progetto. Il 10 dicembre alle 19:00, alla ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, vi sarà il concerto finale: "dai diamanti non nasce niente", in cui interverranno alla sua apertura, Mark A. Crace, Chiara Effe, il Duo Faber, per seguire con “ In te unde De Faber”, con Battista Dagnino, Gerardo Ferrara e Tonino Macis. Insieme ad Alice Salimbeni, alla prof.ssa Barbara Cadeddu, ringraziamo per questa meravigliosa iniziativa, i volontari Giulia Zaini, Elisa Cocco, Elena Sanna, Martina Loi, Emanuele Demartis, Maura Serra, Martina Pinna, Raffaele Argiolas, Matteo Delussu, Ilaria Galici, Enrico Nicolotti, la grafica Beatrice Schivo e tutti coloro che renderanno possibile questo meraviglioso progetto per portare i ragazzi del carcere di Quartucciu, "da le celle alle stelle". Maurizio Ciotola

Cagliari. Carlos Saura, rassegna cinematografica

L’Alambicco, associazione culturale, con la direzione artistica di Alessandro Macis e la direzione organizzativa di Patrizia Masala, il contributo della Regione Sardegna, la collaborazione de La macchina cinema (FICC) e la Fondazione Sardegna Film Commission, presenterà il 30 novembre a Cagliari la rassegna cinematografica delle opere dell’eclettico regista Carlos Saura, aragonese e Bunueliano, al centro di Produzione per lo spettacolo “Intrepidi Monelli”, in via Sant’Avendrace 100. La rassegna cinematografica riguarderà la proiezione di sedici film selezionati tra i tanti della sua lunga carriera con la presentazione di critici, docenti universitari e operatori culturali. Carlos Saura Atarés, nasce nel 1932 a Huesca in Aragona, dopo aver iniziato e abbandonato gli studi in ingegneria si dedica alla fotografia documentaristica e già nel 1952 entra all’istituto Investigaciones y experiencias Cinematograficas, diplomandosi nel 1957 con il cortometraggio “la tarde del domingo”. Nel 1958 incomincia a guardare oltre il neo realismo italiano per tracciare un percorso nel realismo ispirato ad alcune opere di Bunel. Inizia una fruttuosa collaborazione con il produttore Elias Querejeta, realizza “la Caccia”, una allegoria della guerra civile spagnola, che verrà premiato con l’Orso d’argento al festival di Berlino. Diventa autore e inizia la sua relazione con l’attrice Geraldine Chaplin, “Pepermint frappé”; “Stress es tres” e “la Madriguera”, trasferendo la sua minuziosa indagine dalla generazione dei vincitori della guerra civile al mondo interiore, rivelando traumi sessuali, familiari e sociali. Negli anni settanta il cinema d’autore è rappresentato da Carlos Saura con “El jardin de las delìcias”, “Anna e i lupi”, “La cugina Angelica”, “Cria cuervos”, “Elisa vita mia”, “Mamà compie cento anni”, con cui fa scorrere un bisturi nella Spagna franchista, penetrando nella vita familiare ed evidenziando quella memoria traumatizzata radicatasi nel tempo. La fine del franchismo e la nascita della democrazia in Spagna, segna una mutazione sostanziale nell’opera del regista. Ritorna sul tema della guerra civile in chiave tragicomica con “jAy, Carmela” e intraprende nuove avventure estetiche. Con il ballerino Antonio Gades elabora una trilogia di riprese di balletti ispanici, iniziata con “Bodas de sangre”, su testo teatrale di Federico Garcia Lorca, con “Carmen Story”, tratto da Mèrimèe e Bizet, per concludere con “L’amore stregone”, da Manuel de Falla. Prosegue da solo, in tono documentaristico, l’indagine sul folklore andaluso e gitano con Sevillanas e Flamenco, in collaborazione con Paco de Lucia e la cantante Lola Flores. L’opera di Saura si espande in quanto ad ambizione ed impegno economico, con “Antonietta” e “La noche oscura” e lo spettacolare film storico “El Dorado”, opera discussa, che tratta la conquista delle Americhe e il colonialismo spagnolo. Il percorso della Rassegna: Il 30 novembre alle 20.30, inaugurazione della rassegna con l’intervento del critico cinematografico de Il Fatto quotidiano, Federico Pontiggia e la proiezione del film “La caccia” (1966). Il 1 dicembre alle 21.00, con l’introduzione del critico cinematografico Marco Olivieri, sarà proiettato il film “Cria Cuervos”(1975). Sabato 2 dicembre due appuntamenti, il primo alle 17:30 con la proiezione del fil “Elisa, vida mia” (1977) e alle 20:00 con l’introduzione di Marco Olivieri verrà proiettato il film “Mamà compie cento anni” (1979). Due appuntamenti anche domenica 3 dicembre, alle 17:30 con la proiezione di “Nozze di sangue” (1981) e alle 20:00 dopo l’introduzione della critica cinematografica Elisabetta Randaccio, vi sarà la proiezione del film “Fados” (2007). Il 4 dicembre alle 21.00 Alessandra Piras, operatrice culturale, introdurrà la proiezione del film “Carmen Story” (1981). Mercoledì 6 dicembre, alle 21:00, Luciano Marroccu, docente all’Università di Cagliari, introdurrà “jAy, Carmela” (1990). L’11 dicembre sempre alle 21:00, la proiezione di “Spara che ti passa” sarà introdotta da Gigi Cabras, operatore culturale. Il 13 dicembre sarà la volta del film “El Dorado”(1988), cui seguirà un dialogo tra l’attore del film Omero Antonutti e il presidente dell’Alambicco, Alessandro Macis. Il 17 dicembre Carmen de Stasio, saggista, scrittrice e critico, alle 21:00, introduce il film “Goya” (1999). La proiezione del film “Bunuel e la tavola di Re Salomone”, il 18 dicembre alle 21:00 sarà introdotta da Anguel Quintana dell’Università di Girona. Il 20 dicembre la proiezione de “I trampoli” (1984) sarà introdotta dall’operatrice culturale, Giulia Mazzarelli, alle 21:00. Mercoledì 27 dicembre alle 21.00 “Io, Don Giovanni” (2009) sarà introdotto da Anton Giulio Mancino, dell’Università di Macerata. La giornata conclusiva della rassegna, il 29 dicembre ospiterà due appuntamenti, il primo alle 17:30 con la proiezione di “Flamenco, Flamenco”(2010) introdotto da Anton Giulio Mancino dell’Università di Macerata, e alle 20:00 il poeta e scrittore Gianni Mascia introdurrà il film “Jota de Saura”(2016). Per quanto concerne gli eventi con l’autore, la consegna del premio alla carriera, il concerto omaggio con il Maestro Romeo Scaccia e la Masterclass, a causa dell’impegno del regista nella realizzazione di un film ambientato in Messico, le date verranno definite durante il corso delle proiezioni. Maurizio Ciotola

Il 41 bis, la Costituzione e le opportunità politiche. Di Maurizio Ciotola

La Corte Costituzionale si è sempre espressa non ravvedendo l’intera illegittimità costituzionale del 41 bis dell’ordinamento penitenziario, il cosiddetto carcere duro, applicabile su decreto del Ministro della Giustizia, voluto da una estesa area politica, ma su cui l’illegittimità costituzionale ha trovato concordi più di un costituzionalista. Nel 1992 Francesco Cossiga, che nel 1975 sottrasse al Ministero l’esecutività di tale applicazione, all’ora ancora art. 90 della legge sull’O.P. del 1975, ponendola nelle mani di un militare, il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, dopo quasi vent’anni e da presidente della Repubblica, appose una nota con cui paventava l’incostituzionalità del decreto legge con cui si avviava l’applicazione del carcere duro nei confronti dei detenuti per reati di mafia. Dopo venticinque anni da quelle stragi, che vedono parti deviate dello Stato italiano ancora in giudizio e altre coinvolte in quelle che, di fatto, costituirono la tragedia della nostra Repubblica, il 41 bis persiste senza aver contribuito ad indurre i detenuti a ravvedersi per collaborare con la giustizia, tanto meno a ridurre o annullare il fenomeno mafioso. Perché, come riusciamo a constatare dopo vent’anni di 41 bis del delinquente Totò Riina, recentemente defunto e mai pentito, c’è chi per lui o con lui ha saputo gestire il suo immenso patrimonio, ancora in gran parte sconosciuto e l’organizzazione mafiosa, in barba allo Stato. In effetti possiamo ritenere l’art. 27 della Cost. soppresso de facto, poiché nella quasi totalità dei casi esso non è applicato, a prescindere dal 41 bis, che di suo invece, ratifica la sospensione degli istituti di garanzia costituzionale per atto politico. Il Parlamento, con un benestare trasversale, ha però legiferato e legifera in merito alla costruzione di nuovi e più grandi istituti penitenziari, in certi casi ancora meno rispondenti agli elementari diritti umani e universali, guardandosi bene dal realizzare una struttura capace di dare seguito al 27 Cost., ma con apposite aree per garantire l’applicazione del 41 bis. Le opportunità politiche hanno surclassato le idee e gli obiettivi figli degli ideali di libertà e giustizia, con i quali si è cercato di realizzare sistemi sociali, in cui pace, legalità e giustizia sociale costituiscono elementi fondanti. Alcune opinioni popolari e populiste, che determinano anche il voto, la guida dei governi e delle istituzioni, aborrono in gran parte la via della ricostruzione sociale attraverso il recupero e l’inclusione, aderendo in una accezione parafascista, all’esclusione, per chiudere un occhio sugli atteggiamenti di violenza di Stato esercitata sui “rei” per renderli “confessi”, sospendendo anche l’art. 13 Cost. Una impostazione incomprensibile sul piano laico, quanto religioso, in cui l’equità sembra esser figlia dell’umore cui il potere è soggetto per via delle pressioni sociali e mediatiche, che in un villaggio globale alterano qualsiasi percezione. Maurizio Ciotola
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