Emergenza Covid-19. Imprenditori cinesi donano attrezzature medicali e D.p.i.

Perfezionata in data odierna la consegna di attrezzature medicali e D.p.i. donati alla Sardegna da imprenditori cinesi che operano nell'isola anche in collaborazione con aziende sarde. In particolare, sono state consegnate 18.000 mascherine ffp1, 3.500 mascherine ffp2, 15.000 mascherine chirurgiche, 430.000 guanti in lattice, 2.200 tute protettive. Il materiale è stato consegnato nel centro operativo della Protezione Civile Regionale di Macchiareddu. Riconoscenza è stata espressa dal presidente della Giunta Regionale, Christian Solinas che ha dichiarato:

“Un segno tangibile e gradito di sensibilità, e di quell’amicizia che lega da tempo i nostri popoli, uniti da rapporti commerciali ed oggi, sempre più, da un forte legame di solidarietà”.

Cagliari. Container con materiale sanitario resta in Sardegna

Saranno destinati al personale sanitario in servizio negli ospedali sardi i dispositivi di protezione individuale, tra cui mascherine, guanti e camici, già stoccati nel container che in queste ore avrebbe dovuto lasciare l'isola dal porto di Cagliari per raggiungere Genova e rifornire il mercato privato.

“È materiale necessario per i nostri ospedali - dice il Presidente della Regione Christian Solinas -. Non posso permettere che lasci l'isola. In questa fase di emergenza abbiamo il dovere di garantire i dispositivi di protezione ai nostri operatori sanitari che operano quotidianamente in prima linea”.

Ieri la Regione aveva chiesto l’intervento della Prefettura, e della questione si sono occupati i Carabinieri del Nas.

“Una decisione – precisa l'assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu – che ha posto giustamente le necessità pubbliche di questa emergenza davanti a tutto. Le istituzioni stanno lavorando in stretto raccordo. L'intervento del Prefetto di Cagliari e dei Nas, con i quali operiamo quotidianamente e su più fronti, è stato tempestivo ed efficiente”.

La Regione ha comunque acconsentito che una parte dei dispositivi possa raggiungere Genova esclusivamente per la fornitura degli ospedali liguri in caso di comprovata difficoltà.

Servizi alla persona e coronavirus. L'appello delle cooperative sociali: "aiutateci a lavorare in sicurezza"

L'emergenza Covid-19, che sta mettendo in allarme il già fragile sistema sanitario regionale, ha messo in ginocchio anche i servizi alla persona erogati dalle numerose cooperative sociali attive su tutto il territorio regionale.

Infatti, dopo la riduzione al minimo di tutti i servizi socio assistenziali ed educativi (servizi alla prima infanzia, servizi educativi, centri di aggregazione sociale, ludoteche ecc.), rimangono ancora in piedi i servizi di assistenza domiciliare rivolti agli anziani, ai disabili e, in generale, alle fasce più fragili della popolazione. Persone molto spesso sole, non autosufficienti o parzialmente autosufficienti, con bisogni assistenziali variegati e diversi. Bisogni che si modificano repentinamente nel tempo, rendendo necessario elevare il bisogno di risposta assistenziale, ma anche l’organizzazione dei servizi territoriali ritenuti essenziali per evitare l’abbandono in questo particolare momento. Si tratta infatti di una categoria di persone particolarmente interessata dall'emergenza COVID - 19, che impone la messa in campo di tutte le misure di sicurezza più stringenti, a tutela della loro incolumità, ma anche di quella degli operatori socio assistenziali coinvolti.

Da qui la richiesta di aiuto da parte delle cooperative sociali, che proseguono i servizi in linea con le istruzioni ricevute da ogni singola amministrazione appaltante (quasi sempre i comuni), non senza evidenti difficoltà. Prima fra tutte, quella oggettiva nel reperire le mascherine protettive per gli operatori impegnati quotidianamente nella erogazione dei suddetti servizi. Tali dispositivi sono in esaurimento e non si ha modo di assicurare i necessari approvvigionamenti, determinando l'impossibilità di poter garantire le misure di sicurezza obbligatorie, previste dalle normative vigenti (D.Lgs.81/2008 in primis). Una situazione che, in un momento delicato come questo, genera un forte livello di preoccupazione negli operatori economici del terzo settore, non meno negli operatori socio assistenziali quotidianamente e direttamente in prima linea.

E' chiaro che i cosiddetti "DPI" per i presidi sanitari debbano assumere una primaria corsia di preferenza. E' altrettanto evidente che anche i servizi socio assistenziali sul territorio possano concorrere in maniera significativa ad evitare che certe situazioni di rischio per la salute della popolazione (prevalentemente anziana) possano avere una evoluzione in negativo, determinando un appesantimento proprio del comparto sanitario.

In questo senso i servizi territoriali assistenziali possono avere, non solo una valenza contenitiva dei fenomeni epidemiologici che stiamo vivendo, ma anche preventiva. Per questo motivo la disponibilità immediata delle mascherine protettive, per tutti gli operatori socio assistenziali delle cooperative, diventa una componente fondamentale per evitare l'interruzione di servizi importantissimi. L'appello è soprattutto alle istituzioni locali, affinché possano attivarsi con ogni mezzo per consentire alle cooperative il reperimento delle introvabili mascherine.

Una richiesta di collaborazione che rappresenta un vero e proprio grido di disperazione delle cooperative sociali, schiacciate dalle pesanti responsabilità verso i propri dipendenti, gli utenti dei servizi, le stazioni appaltanti e l'intera collettività.

Alcuni comuni hanno capito la situazione e per questo hanno emanato apposite circolari per limitare le prestazioni assistenziali ai soli servizi essenziali, riservandosi di valutare le urgenze, sentite anche le cooperative coinvolte. Un gioco di squadra essenziale, soprattutto in questa particolare situazione, che tuttavia risulta ancora inapplicato da numerose stazioni appaltanti.

Federico Cheri

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