Impresa. Obbligo di fatturazione elettronica dal 1° gennaio

Con l'entrata in vigore della fatturazione elettronica anche nei confronti di clienti privati, saranno circa 105 mila le imprese della Sardegna, di cui 35 mila artigiane, più i professionisti a partita IVA, che dovranno dotarsi di un apposito programma informatico attraverso il quale le fatture saranno archiviate e spedite direttamente all'Agenzia delle Entrate. Non saranno interessati contribuenti ricadenti nel regime forfettario e dei minimi, obbligati comunque ad avere gli strumenti per ricevere il documento. Una vera e propria rivoluzione che porterà diversi disagi a piccole e medie imprese e professionisti, come sottolineato da Confartigianato Imprese Sardegna. La preoccupazione è tanta, soprattutto per "la scarsa padronanza digitale di molti imprenditori" e "l'enorme sforzo di adeguamento". Nonostante tutto, non si prevede per ora nessuno slittamento dell'obbligo. Per questo motivo Confartigianato si è attivata per la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione e informazione, attraverso diverse iniziative territoriali. Tra gli argomenti che verranno posti sotto la lente d'ingrandimento, il ciclo attivo e il ciclo passivo della fatturazione, il Sistema di Interscambio, il sistema informatico dell'Agenzia delle Entrate attraverso il quale transitano le fatture elettroniche in formato XML, e le regole di funzionamento e di accreditamento previste.

Impresa. Burocrazia bestia nera degli imprenditori

In base ad un rapporto diffuso dall'Osservatorio Nazionale CNA la burocrazia continua ad essere la bestia nera degli imprenditori. Gli adempimenti burocratici per aprire un'attività sono talmente invasivi che incidono in maniera determinante sul tempo e i soldi di chi vuole cimentarsi in un'attività imprenditoriale. Molto spesso la stessa idea di creare una nuova impresa è costretta a naufragare di fronte a tutti gli insopportabili, asfissianti e costosi passaggi burocratici che è necessario percorrere. Qualche esempio? La stessa CNA ha calcolato che per aprire un salone di bellezza in Sardegna, occorre sottoporsi a 65 adempimenti che coinvolgono 26 enti diversi e comportano una spesa di 17.535 euro. Per un bar l'impresa é ancora più in salita: 71 passaggi che coinvolgono anche in questo caso 26 enti, con i quali, se sfortunati, ci si può dover interfacciare fino a 41 volte perché ad alcuni ci si deve rivolgere varie volte con una spesa che sfiora i 15mila euro. La situazione non cambia se si intende aprire un'autofficina: 86 adempimenti complessivi e ben 30 enti con cui interfacciarsi sino a 48 volte e oltre 18.550 euro di costi da affrontare. Insomma, un vero salasso in termini di tempo e denaro. Ma non finisce qui. Occorre infatti tenere in considerazione gli adempimenti obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro (da 2mila a quasi 6mila euro), tasse sulle insegne, ristrutturazione locali e assunzione di un apprendista. Tutto questo, di fronte ad una Pubblica Amministrazione che appare sempre più distante dal cittadino e sempre più autoreferenziale.

Impresa. Fallimenti aziende sarde in calo del 12,4%

In base ai dati elaborati dall'Osservatorio fallimenti, procedure e chiusure di imprese di Cerved, i fallimenti di imprese sarde sarebbero diminuiti del 12,4% rispetto al 2017. In pratica, nel corso del 2018 il numero di fallimenti di imprenditori sardi é sceso a quota 127, contro i 145 del 2017. I dati, riferibili al primo semestre del 2017 / 2018, consegnano alla Sardegna il nono posto nella classifica delle regioni che hanno visto diminuire la quota di fallimenti. In generale tutto il resto d'Italia ha fatto registrare un calo significativo di pratiche fallimentari. Permangono tuttavia alcuni casi di regioni dove questo positivo trend non si é manifestato. Nello specifico, Calabria, Lazio, Sicilia e Basilicata.

Impresa. Aziende sarde sempre più "young"

La chiamano "young economy", é l'economia creata da aziende guidate da giovani under 35. In base ad uno studio dell'Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Sardegna, elaborato sui dati di Unioncamere-Infocamere di giugno 2018, in Sardegna una nuova impresa su tre in Sardegna è guidata da un giovane imprenditore. Si tratta prevalentemente di imprese attive nell'ambito di servizi per edifici e paesaggio, servizi alla persona, ristorazione, servizi agli uffici, attività finanziarie e commercio. Complessivamente le realtà under 35 attive in Sardegna sono 15.563, con nuove iscrizioni (secondo trimestre 2018), pari a 777 unità. Il saldo positivo tra aperture e cessazioni é di 518 attività (periodo aprile - giugno 2018). L'imprenditoria giovanile sarda pesa per un 9,2% sul totale delle imprese regionali. Unico neo, una maggiore fragilità patrimoniale rispetto alla media delle altre aziende. Significativa la presenza di giovani imprese sarde al femminile, anche su base nazionale (28,9% contro una media generale del 21,9%). Importante anche la presenza di imprese di provenienza extra UE con una percentuale del 15,9% contro il 7,7% su scala nazionale.

Impresa Sardegna. Saldo positivo tra nuove aziende e aziende cessate

E' quanto emerge dai dati sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel secondo trimestre 2018, diffusi da Movimprese, ed elaborati dalla Cna Sardegna. In particolare, durante il secondo trimestre 2018 il saldo tra nuove aziende e aziende cessate è di 907 (+0,54% contro lo 0,52% nazionale). Le nuove attività sono 2.614 mentre quelle che hanno chiuso 1.707. Anche se positivo, il dato evidenzia un rallentamento rispetto al 2017. Il saldo attivo di 31.118 imprese è infatti inferiore di quasi 5 mila unità rispetto a un anno fa, quando la crescita fu pari a 35.803 unità, e riporta la "natimortalità" imprenditoriale al livello del 2012 (+31.565). Alberghi e ristoranti, commercio e agricoltura sono i settori cresciuti di più in valore assoluto nel trimestre. Attività professionali, servizi alle imprese, sanità e, di nuovo, il settore del turismo e dell'ospitalità quelli che hanno mostrato la dinamica più brillante in termini percentuali.

Una politica del lavoro che genera morti. Di Maurizio Ciotola

256 morti e 653.000 denunce di infortunio sul lavoro in Italia dall’inizio del 2018, ai quali si dovrebbero aggiungere gli altri infortuni, nascosti o denunciati in luoghi differenti, da quelli in cui i malcapitati svolgevano il loro lavoro in nero. Questi dati costituiscono la cifra di quanto avviene, sul piano produttivo, nel nostro Paese, in cui per soddisfare una ripresa della richiesta, dopo la crisi degli ultimi anni, le imprese si accingono ad esasperare i loro cicli produttivi senza adeguare gli impianti già obsoleti. E'l’adeguamento ad un trend di crescita senza aver operato adeguati investimenti tecnologici, se non una evidente riduzione del personale operativo, in quantità e livello professionale, troppo spesso con l’affido delle parti operative più pesanti ed onerose, sul piano della sicurezza e delle prestazioni, ad imprese o “partite iva”. Non riusciamo ad avviare un’adeguata modernizzazione delle nostre industrie manifatturiere, troppo spesso imballate e funzionali a un circuito clientelare, politico-sindacale-imprenditoriale. Lo Stato, attraverso erogazioni di denaro mascherate, consente un asservimento e il mantenimento di un’occupazione a basso valore aggiunto, su cui è operato il vincolo politico sindacale, che rasenta metodi mafiosi. Neppure la crisi è riuscita a far mutare l’atteggiamento di questa simil-imprenditoria educata al connubio con quelle espressioni politiche e sindacali prive di prospettive e progetti, ma soprattutto senza coraggio e funzionali al proprio mantenimento. Ogni anno in questo Paese l’ecatombe sui posti di lavoro fa indignare autorità e istituzioni, strappare le vesti ai soliti sacerdoti del potere, che dopo aver espresso le condoglianze di rito alle famiglie dei malcapitati, si premurano di non deviare dalla strada fino a quel momento intrapresa. La politica ha necessità di sbandierare i numeri di una ripresa e spinge l’imprenditoria asservita a rispondere in tempi rapidi, operando sia una pressione sui sindacati, che allentano il controllo cui sono deputati, sia riducendo le risorse per i controlli degli istituti preposti e senza mai dimenticare di trovare le vie finanziarie, attraverso cui agevolare/premiare le imprese medesime. Un circolo vizioso in cui il lavoratore è vittima, privo di tutele reali, nella generale consapevolezza dei soggetti coinvolti. Questa ecatombe annuale è figlia di un’approssimazione politica e sindacale, in cui la regressione reale è mascherata da un apparente progresso formale, dove alla indeterminatezza delle responsabilità non sopperisce la modernizzazione degli impianti. In questi 25 anni l’unica nota positiva è giunta dalla legge per la sicurezza, d.Lgs. 81/08, in parte demolita con le varianti successive, e intorno alla quale è stata costruita una copiosa attività di formazione, ma le cui certificazioni formali sembrano attestare rispondenze non coerenti con quanto accade, per la copiosa quantità di incidenti sul lavoro, inaccettabili per un Paese civile. Maurizio Ciotola

Imprese Sardegna. Più investimenti ma crescita ancora lenta

Le piccole e medie imprese sarde investono di più rispetto al periodo della crisi ma in termini di crescita l'isola rimane indietro rispetto a quanto registrato in altre regioni del Sud Italia. Di fatto, nel periodo 2015 - 2016 la Sardegna ha evidenziato un tasso di crescita che è passato dal 4,3% al 6,6%. Un miglioramento molto contenuto rispetto alla Puglia che, nello stesso periodo, è passata dal 6,6% al 10,4%. Migliore anche la performance della Basilicata, che ha fatto registrare un miglioramento dal 6,6% al 9,1%. Prendendo in considerazione il solo settore industriale, la Sardegna fa anche peggio (dal 4,0 al 4,4%), non riuscendo a compensare il calo registrato tra il 2014 e il 2015. A fronte del modesto miglioramento, l'isola si distingue tra le altre regioni meridionali per la quota più alta di Pmi affidabili sotto il profilo della solvibilità. Tra i segnali positivi, la creazione di nuove imprese di capitali, spinta probabilmente dall'introduzione delle Srl semplificate. Per quanto riguarda i fatturati l'isola, insieme a Calabria, Molise, Sicilia e Abruzzo, ha fatto registrare valori della produzione al di sotto dei livelli pre-crisi. Così così il costo del lavoro per unità di prodotto (Clup), importante indicatore per misurare la competitività delle imprese. Tra il 2015 e il 2016 il costo del lavoro nelle Pmi meridionali è cresciuto più del valore aggiunto, portando il Clup da 68,2% a 69,1%, con valori particolarmente elevati in Sardegna (74,6%) e Molise (73,3%). I dati sono contenuti all'interno della quarta edizione del Rapporto Pmi Mezzogiorno, realizzato da Confindustria e Cerved, con la collaborazione di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno. Ad essere analizzato un campione di Pmi di capitali tra 10 e 250 addetti, rappresentativo del tessuto imprenditoriale meridionale.

Impresa. In arrivo i voucher del Ministero per l'innovazione tecnologica

In arrivo ci sono 5,8 milioni di euro, da distribuire a 580 micro, piccole e medie imprese sarde. Obiettivo: innovazione tecnologica e modernizzazione dei processi produttivi. Ad essere ammesse le imprese di qualsiasi settore produttivo che, allo scopo, potranno concorrere per l'attribuzione di un voucher del valore a 10 mila euro a fondo perduto. Il "Voucher per la digitalizzazione delle Pmi" è parte dell'iniziativa lanciata dal Ministero dello Sviluppo Economico, con una dotazione di 100 milioni, stanziati a livello nazionale. Il voucher, non superiore a 10 mila euro, dovrà coprire il 50% del totale degli investimenti effettivamente sostenuti. Tra gli interventi ammissibili, l'acquisto di software, hardware o servizi in grado di migliorare l'efficienza aziendale, la modernizzazione dell'organizzazione del lavoro, tale da favorire l'utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro, lo sviluppo di soluzioni di e-commerce, la connettività a banda larga e ultralarga, il collegamento a internet mediante satellite. Per poter partecipare al bando ogni impresa dovrà presentare un'apposita domanda, esclusivamente tramite la procedura informatica, a partire dalle 10 del 30 gennaio 2018 e fino alle 17 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda. Per l'accesso è richiesto il possesso della Carta nazionale dei servizi e di una casella di posta elettronica certificata attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese.
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