Selargius. "Altro che raccolta differenziata, la campagna di Selargius è il Far West dei rifiuti"

A dichiararlo è l’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GriG) che, sulla base delle segnalazioni di cittadini "preoccupati ed esasperati per la situazione di degrado ambientale e di pericolo per la salute umana", denuncia le condizioni in cui versa la località Sa Muxiurida, definita "un vero e proprio lucroso Far West dei rifiuti noto a tutti". Una situazione ascrivibile all’abbandono incontrollato di rifiuti di ogni genere, che richiederebbe, secondo l'associazione ambientalista, una nuova bonifica ambientale dell’area in questione. "Infatti - si legge nel comunicato stampa del Grig - nonostante una parziale bonifica effettuata dal Comune di Selargius e gli interventi del Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale e il sequestro preventivo di una parte dell’area, la situazione rimane immutata, se non peggiorata, come sembrerebbero dimostrare le immagini inviate dai cittadini. Proprio il Corpo Forestale e di vigilanza ambientale - continua la nota stampa - ha fornito (nota prot. n. 77011 del 3 dicembre 2018) gli imponenti numeri dell’attività svolta: - attività in campo penale: n. 23 sequestri preventivi per discarica abusiva (2010-2018), n. 4 sequestri di automezzi pesanti per traffico illecito di rifiuti, n. 22 persone indagate; - attività in campo amministrativo: n. 14 violazioni amministrative (2015-2018), n. 22 segnalazioni al sindaco di Selargius per l’emanazione di provvedimenti di bonifica ambientale (art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). Sono numeri che fanno comprendere come vi sia una vera e propria lucrosa attività organizzata di gestione dei rifiuti parallela a quella legale per ragioni legate al risparmio economico nello smaltimento di rifiuti speciali e non (detriti, pneumatici, mobili, vernici, rottami, ecc.), prima depositati, poi bruciati". Tutto questo a fronte dei dati vantati giustamente dall’Assessore regionale della difesa dell’ambiente, Donatella Emma Ignazia Span, che vedono la Sardegna al sesto posto nella classifica nazionale della raccolta differenziata, con il 63% di raccolta differenziata rispetto ai rifiuti prodotti. Un dato apprezzabile ma che, come sottolineato dal (GriG), "non tiene minimamente conto di una realtà diffusissima in tutta la regione: l’abbandono dei rifiuti".

Sardegna. Una strada di rifiuti

A denunciarlo è il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG) che, nonostante i risultati ottenuti della Sardegna nella raccolta differenziata dei rifiuti (sesta nella classifica nazionale della raccolta differenziata, con il 63% di raccolta differenziata), fa notare il diffusissimo abbandono di rifiuti in tutta la regione. Un esempio di ciò, come sottolinea il gruppo ambientalista, è la strada provinciale n. 63, presso Mores (SS), letteralmente disseminata di rifiuti di vario genere. Grazie alle segnalazioni di diversi cittadini, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha potuto inviare (24 novembre 2018) una specifica richiesta di informazioni ambientali e adozione dei provvedimenti di bonifica per eliminare quello che è stato definito "uno scempio con evidenti problematiche di rischio sanitario". Ad essere coinvolti il Comune di Mores, il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, i Carabinieri del N.O.E. di Sassari, informata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari. L’abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee - ricorda il gruppo ambientalista - sono vietati dall’art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni. In questo senso il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull’area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d’ufficio l’amministrazione comunale in danno degli obbligati. L'auspicio del GriG è quello che si possa indagare per cercare di risalire ai responsabili dell'abbandono dei rifiuti.

Tuerredda. La denuncia del Gruppo di Intervento Giuridico

Sarebbe in agonia, la "perla del Mediterraneo, soffocata e coperta da ombrelloni e lettini, ridotta a una kasbah, assediata da centinaia di auto roventi sotto il sole, avvolta da olio solare e odori da cucina". E' quanto denuncia il Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (GrIG) in un'apposita nota stampa. Secondo l'associazione ambientalista, la situazione non sarebbe meglio nemmeno nella bellissima acqua che caratterizza questo scorcio di costa. Di fatto, anche yacht e gommoni parcheggerebbero in doppia fila, mentre "la sabbia non si vede più, calpestata da migliaia di presenze quotidiane". Una situazione non più sostenibile che, sempre in base a quanto denuncia il GrIG, meriterebbe lo stesso trattamento assicurato alla Pelosa di Stintino, ovvero numero chiuso di auto e bagnanti. Duro anche l'attacco all'indirizzo della Regione Autonoma della Sardegna, "prodiga di inattuate ecologicissime linee guida per la gestione delle spiagge". Non si salva neanche l’Amministrazione Comunale, "dispostissima anche a fare assediare la spiaggia dal cemento", e i vari imprenditori turistici che - si legge nel comunicato stampa - "lucrano sul luogo" e ai quali "non importa un beneamato fico secco, nemmeno una stilla di vergogna". Ma non finisce qui. L'associazione fa notare che la zona ha anche "la mitica bandiera blù che svetta su uno dei parcheggi, assegnato dalla Fondazione per l’Educazione Ambientale (F.E.E.)". Un organismo criticato dal GriG che sottolinea: nell’immaginario collettivo, grazie anche a un’informazione superficiale, è sinonimo di qualità ambientale, in realtà i criteri di assegnazione sono molto di manica larga e spesso e volentieri rappresentano un grossolano maquillage d’immagine per veri e propri scempi ambientali". Il rischio - si legge alla fine della nota stampa - è che Tuerredda, continuando così, fra qualche anno sarà solo un ricordo.

Carloforte. Recinzione alla Bobba, il Gruppo di Intervento Giuridico vuole vederci chiaro

Una recinzione metallica, con basamenti in cemento, recentemente realizzata sulla punta della raccolta caletta della Bobba ha destato l'attenzione dell'associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus. Di fatto l'area in questione, che appartiene al demanio marittimo, è tutelata con specifico vincolo paesaggistico, nonché con vincolo di conservazione integrale e rientra inoltre nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Isola di San Pietro”. Per vederci chiaro l'associazione ha presentato al Comune di Carloforte, all’Ufficio circondariale marittimo di Carloforte e all’Agenzia delle Dogane di Cagliari un’istanza di accesso civico, auspicando rapidi accertamenti per il rispetto della legalità e dell’ambiente.

Sarroch. Fumi e miasmi dagli impianti della Saras

A denunciarlo è il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, che ribadisce come la situazione ambientale e sanitaria di Sarroch è molto più grave di quanto possa testimoniare il messaggio apparso il 10 marzo scorso sulla pagina Facebook del Comune di Sarroch. Di fatto, sul profilo dell'Amministrazione Comunale si leggeva: “Buongiorno. Informiamo i cittadini che abbiamo segnalato alla Saras che nell’abitato si avverte un odore di H2s proveniente dall’agglomerato industriale che crea disagio ai cittadini richiedendo interventi immediati per far cessare il disagio. Il Sindaco”. Per il Gruppo di Intervento Giuridico non sarebbe una novità e, proprio per questo, la cosa più strana è l'assenza di una ordinanza sindacale contingibile e urgente per ragioni di sanità pubblica, come prevede la legge (art. 54, comma 4°, del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i.). "Nulla del genere - si legge nella nota stampa dell'associazione - solo una richiesta da rapporti condominiali di buon vicinato. Per il resto silenzio da parte di amministratori pubblici e residenti sulle cose davvero rilevanti". Sempre nel comunicato stampa del Gruppo di Intervento Giuridico si riporta uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri), pubblicata nel 2013 sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford “Mutagenesis”. In particolare, sarebbero I 75 i bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA), costituenti il campione della ricerca, che "presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna” (Burcei, in Provincia di Cagliari). Un dato che desta la preoccupazione dell'associazione di giuristi “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico. “Quattordici casi di tumore al sistema emo-linfatico su 5.500 residenti" - si legge in un articolo de L'Unione Sarda del 29 novembre 2014 che sottolinea: "le leucemie colpiscono a Sarroch il 30 per cento in più al resto della Sardegna e potrebbero esser collegate al benzene distribuito nell’aria dalle grandi industrie a stretto contatto con case e palazzine”. Una situazione che richiederebbe degli approfondimenti ma che, sempre secondo l'associazione di giuristi: "su queste cose tacciono tutti, anzi talvolta si offendono in difesa del buon nome del paese".

Cagliari. Piano del verde urbano datato e non adeguato

A denunciarlo è l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus che evidenzia come gli alberi a Cagliari non godano "di grande considerazione, così come in tante altre città italiane, nonostante diano un fondamentale contributo alla stessa vita delle aree urbane". In questo senso l'associazione cita, quale esempio di noncuranza, ciò che è accaduto nei giorni scorsi in Via Messina dove "tre alberi, fra cui un maestoso e sanissimo Fico, sono stati fatti fuori perché disturbavano i passanti (e il progetto immobiliare prossimo venturo)". Stessa situazione in Via Bacaredda, lungo il muro di cinta dell’ex mobilificio Cao, "anch’esso destinato alla solita speculazione edilizia, dove sei alberi sono stati eliminati per far posto al parco-giochi itinerante Matherland". L'associazione ecologista sottolinea come il Piano del Verde urbano sia ormai datato e mai approvato definitivamente. A ciò si aggiungerebbe l'assenza di un regolamento per il verde urbano (pubblico e privato), piccolo cabotaggio nella gestione del verde pubblico, pur in presenza di parchi in città (M. Urpinu, Monte Claro, S. Michele) e di aree di grande importanza naturalistica (Molentargius-Saline, S. Gilla, Sella del Diavolo). Insomma, stando al giudizio dell'associazione i ritardi dell'Amministrazione Comunale nella politica del verde urbano sarebbero grandi, nonostante la ricchezza ambientale della Città. Per questo motivo il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato una specifica istanza inoltrata (6 maggio 2017) ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e Provincia autonoma per l’attuazione delle previsioni della legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città. Al momento non ci sarebbe stato ancora alcun riscontro. Una situazione - attacca l'associazione - "lontana anni luce da quanto fatto in altre citta come, ad esempio, del Comune di Massa, che impone di piantare almeno un albero ogni qual volta sia necessario tagliarne uno, sia in aree pubbliche che in aree private".

Siniscola. Cafoni sulle dune di Bèrchida

Ancora un episodio di malcostume sui litorali della Sardegna. Questa volta l'arenile interessato è quello delle dune di Bèrchida nel Comune di Siniscola. A denunciare il fatto, rilevato sabato 30 settembre, è l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus che ha provveduto a fare un'apposita segnalazione il 5 ottobre 2017. L'associazione, da sempre in prima linea per la difesa e tutela ambientale, ha interessato della cosa il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, i Carabinieri del N.O.E. e il Comune di Siniscola. "Purtroppo - si legge in un loro comunicato - questi episodi accadono per il clima di impunità in danno all’ambiente che, evidentemente, in tanti ritengono di potersi permettere. Senza controlli e senza sanzioni i cafoni, spesso stranieri che mai si permetterebbero comportamenti simili a casa loro, ne approfittano e la natura degrada. Tra le ricette per disincentivare tali comportamenti l'associazione è chiara: "occorre effettuare almeno una vigilanza periodica per difendere i nostri litorali più rinomati. E poi sanzioni per i cafoni maleducati".

Turismo. Una legge regionale con norme illegittime e inattuabili sul piano ambientale

A denunciarlo è il Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (GrIG) che, per voce del suo rappresentante, Stefano Deliperi, considera la legge regionale sul turismo del 28 luglio 2017, n. 17, "per taluni aspetti illegittima o di manifesta inapplicabilità". "In primo luogo - si legge nel comunicato stampa del GrIG, se da un lato è positivo il divieto di “campeggio con tende, caravan, autocaravan, camper o altri simili mezzi mobili di pernottamento al di fuori delle strutture” a ciò destinate (art. 22), dall’altro è consentito nei “campeggi” predisporre “tende, caravan, autocaravan, mobil-home, maxicaravan, case mobili o altri simili mezzi mobili di pernottamento o altri manufatti non vincolati al suolo, quali mezzi sussidiari di pernottamento, nel limite di una capacità ricettiva non superiore al 35 per cento di quella complessiva della struttura” (art. 15). La presenza di tali strutture definite “mobili” - continua il comunicato - pur non ancorate permanentemente al suolo, necessita di permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica, se non siano effettivamente rimosse al termine della stagione turistica. In questo senso è la giurisprudenza costituzionale e penale costanti". In questo senso il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus annuncia che nei prossimi giorni provvederà a trasmettere una segnalazione al Governo nazionale perché effettui ricorso alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) per lesione delle competenze statali in materia ambientale (art. 117, comma 2°, lettera s). Perplessità vengono manifestate dal GrIG anche per quanto riguarda la disposizione contro i furti di sabbia e conchiglie dalle spiagge sarde. In particolare ci si riferisce all’art. 40 che dispone testualmente: “2. Salvo che il fatto non costituisca più grave illecito, chiunque asporta, detiene, vende anche piccole quantità di sabbia, ciottoli, sassi o conchiglie provenienti dal litorale o dal mare in assenza di regolare autorizzazione o concessione rilasciata dalle autorità competenti è soggetto alla sanzione amministrativa da euro 500 a euro 3.000. 3. Le funzioni di vigilanza, controllo, contestazione e irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie riguardanti il rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo sono esercitate dai comuni territorialmente competenti, dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale e dagli altri soggetti titolati dalle norme vigenti.” "In realtà - sottolinea il GrIG - la norma applicabile, trattandosi di demanio marittimo (art. 822 cod. civ.) di titolarità statale e trattandosi di illecito legato alla sottrazione di un bene demaniale in sè e non di utilizzo illecito dello stesso a fini ludico-ricreativi, turistici, sportivi, sarebbe l’art. 1162 cod. nav. (estrazione abusiva di arena e altri materiali), con una sanzione amministrativa ben più elevata (da euro 1.549,00 a euro 9.296,00). Sanzione che dovrebbe esser irrogata, ai sensi dell’art. 17 della legge n. 689/1981, dalla competente Capitaneria di Porto. Di fatto, in caso di mancato pagamento immediato dell’oblazione in misura ridotta nel raro caso di constatazione immediata, nascerebbe un contenzioso dal dubbio esito, visto che sarebbe necessario accertare mediante perizia scientifica il luogo esatto di sottrazione della sabbia e delle conchiglie. In pratica, nel 2016 e nel 2017, di fatto in buona parte dei casi i trasgressori non han pagato nulla". Pertanto - conclude il comunicato dell'Associazione - "l’art. 40 della recentissima legge regionale n. 17/2017, se possibile, ha complicato ulteriormente le cose, indicando in Comuni, Corpo forestale e di vigilanza ambientale e “altri soggetti titolati dalle norme vigenti” i soggetti che possono irrogare sanzioni in materia, per giunta molto ridotte rispetto a quelle previste dal codice della navigazione. Insomma, tutti e nessuno, per giunta con lo sconto, in perfetto stile confusionario. Altro che norme ambientaliste…"
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