Selargius. La campagna è condannata a rimanere una discarica?

A chiederselo è il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus che ha raccolto le segnalazioni di cittadini preoccupati ed esasperati per la situazione di degrado ambientale e di pericolo per la salute umana che si è venuta a creare in località Sa Muxiurida. La situazione è ormai nota a tutti - fa sapere l'associazione ambientalista -. L’abbandono incontrollato di rifiuti di ogni genere, richiede la bonifica ambientale dell’area in questione. Infatti - si legge nella nota stampa del GriG - nonostante una parziale bonifica effettuata dal Comune di Selargius e gli interventi del Corpo forestale e di vigilanza ambientale e il sequestro preventivo di una parte dell’area, la situazione rimane immutata, se non peggiorata, come sembrerebbero dimostrare le immagini inviate dai cittadini. Per tale motivo, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, ha inoltrato una nuova richiesta di informazioni a carattere ambientale e di bonifica ambientale (3 novembre 2018) indirizzata al Sindaco di Selargius, alla Provincia di Cagliari, al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale di Cagliari e al N.O.E. di Cagliari dei Carabinieri, affinché siano svolti gli opportuni accertamenti, anche riguardo la provenienza e la composizione dei rifiuti, e siano adottati i necessari provvedimenti per la bonifica ed il ripristino ambientale ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. La richiesta - continua il comunicato stampa dell'associazione - è stata inoltrata, per conoscenza, anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, perché possa valutare se, in seguito agli opportuni accertamenti, possano ravvisarsi eventuali estremi penalmente rilevanti, in particolare ai sensi degli artt. 255 (divieto di abbandono di rifiuti) e 256 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata) del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., nonché 674 del codice penale.

Carloforte. Un tubo arruginito che si tuffa nel mare di Girin

A denunciarlo è l'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus. Il tubo entra nel mare della raccolta caletta di Giri. Per questo motivo é stato presentato al Comune di Carloforte, all'Ufficio circondariale marittimo di Carloforte e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale un'istanza di accesso civico, finalizzata all'adozione degli opportuni provvedimenti. Altra criticità segnalata dal Grig é quella riguardante la presenza di legname abbandonato, forse resti di un chiosco, in prossimità della spiaggia dei Guidi, sempre a Carloforte. In base a quanto fa sapere l'associazione ambientalista, ci sarebbero "evidenti rischi per l'ambiente e per l'incolumità pubblica".

Caccia alla lepre. Il T.A.R. Sardegna ha accolto la richiesta di sospensione delle associazioni ecologiste

Il T.A.R. Sardegna ha disposto con decreto presidenziale n. 260 dell’1 settembre 2018 la sospensione del decreto dell’Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna n. 16139/13 del 20 luglio 2018 relativo al calendario venatorio regionale sardo 2018-2019, nella parte in cui prevede la caccia alla Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) e alla Pernice sarda (Alectoris barbara). Il provvedimento, sollecitato dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG), Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), Lega Anti-Vivisezione (L.A.V.), WWF e, nei prossimi giorni, anche dalla Lega Italiana Protezione Uccelli LIPU – BirdLife Italia, verrà trattato ai fini cautelari in sede di udienza collegiale del 3 ottobre 2018. Soddisfazione da parte del Gruppo di Intervento Giuridico onlus che, in un apposito comunicato stampa, definisce le due giornate di caccia sospese dal T.A.R. (30 settembre e 7 ottobre 2018), "un assurdo carniere potenziale, complessivo di ben 71.974 Lepri sarde e 143.948 Pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna, secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (piano faunistico-venatorio della Sardegna in corso di approvazione)". La richiesta di intervento del T.A.R. Sardegna, da parte delle associazioni ecologiste, si basa sulla asserita diminuzione del numero di lepri e pernici sarde, “tendenti alla diminuzione”, come specificato dallo stesso Piano faunistico-venatorio isolano. Anche l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) - si legge nella nota stampa dell'associazione - avrebbe fornito il parere di legge in merito alla proposta di calendario venatorio regionale sardo 2018-2019, chiedendo esplicitamente la chiusura della caccia alla Lepre sarda e alla Pernice sarda in assenza di censimenti relativi alle popolazioni esistenti nell’Isola. Censimenti che ad oggi non pare siano ancora stati fatti. A detta del Gruppo di Intervento Giuridico esisterebbe solo una mera “relazione preliminare” e una deliberazione che individua “linee guida” per i futuri censimenti faunistici (deliberazione Giunta regionale n. 38/35 del 24 luglio 2018, riguardante fondamentalmente le Riserve autogestite di caccia e future raccolte di dati sulla fauna selvatica abbattuta). Il provvedimento del T.A.R. Sardegna si inserirebbe dunque all'interno di un contesto normativo nazionale, in attuazione dei princìpi delle norme europee ed internazionali, basato sulla "conservazione della fauna selvatica” che è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale”.

Carloforte. Il Comune dispone la rimozione della recinzione abusiva sugli scogli della Bobba

A renderpo noto è l'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus che qualche giorno fa aveva avanzato un'istanza di accesso civico sulla recinzione metallica, con basamenti in cemento, recentemente realizzata sulla punta della raccolta caletta della Bobba. L'associazione, attraverso un'apposita nota stampa, fa sapere che i lavori sono abusivi ed è stato comunicato al trasgressore (il proprietario di una prospiciente villa, residente in Provincia di Torino) l’avvio della procedura di rimozione e ripristino ambientale con nota del Comune di Carloforte – Area tecnica prot. n. 6486 del 9 luglio 2018. Anche la Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari aveva già emesso formale parere negativo al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, tempestivamente comunicato al richiedente, ovvero il proprietario della prospiciente villa. Per queste motivazioni non era stata rilasciata la necessaria autorizzazione urbanistico-edilizia e non era stato acquisito il necessario parere positivo riguardo l’incidenza ambientale. Risulterebbe solamente il parere per opere in prossimità del demanio marittimo (art. 55 cod. nav.) emesso con nota Ufficio circ. marittimo di Carloforte n. 32/12 del 18 dicembre 2012. Nient’altro. Soddisfazione da parte dell'associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per i rapidi accertamenti e provvedimenti, per il rispetto della legalità e dell’ambiente. La stessa associazione, si legge nel comunicato, "segnalerà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e alla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari i lavori abusivi effettuati in area di conservazione integrale, sugli scogli, a due passi dal mare, perché tali arroganti comportamenti finiscano definitivamente nel bidone del pessimo passato".

Carloforte. Corsi d’acqua pieni di schiuma

Perché i corsi d’acqua di Carloforte sono pieni di schiuma? A chiederselo è il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG) che in un apposito comunicato fa sapere di aver interessato anche l'A.R.P.A.S., il Comune di Carloforte, i Carabinieri dfel N.O.E. e il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale. Il fenomeno dei corsi d'acqua che si riempiono di schiuma biancastra non sarebbe una novità e si manifesterebbe ormai da tempo, soprattutto dopo piogge sostenute. Ad essere coinvolti il Canale del Generale, il Canale di Calalunga, il Canale del Bacciu, il Canale del Macchione, Canalfondo, il Canale della Laveria. In base a quanto sostenuto dal GrIG i suddetti canali cambierebbero aspetto ricoprendosi di schiuma di origine sconosciuta. La situazione ha destato la preoccupazione dei residenti che, allarmati, anno segnalato la cosa all'associazione ambientalista. Sulla base di tale segnalazione il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha quindi inoltrato (17 maggio 2018) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione di provvedimenti agli organi competenti. La preoccupazione è quella di un’eventuale alterazione dell’equilibrio chimico-fisico delle acque ed ecologico degli habitat. Per questo motivo, grazie alle richieste di analisi formulate all’A.R.P.A.S., l'associazione ambientalista confida di poter giungere alla soluzione definitiva "di un problema ambientale che potrebbe solo aggravarsi, se trascurato".

Bracconaggio. Neutralizzate oltre 1.000 trappole per avifauna e 150 trappole per ungulati

A renderlo noto è un comunicato diramato dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus che, insieme ad una quindicina di volontari della Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C., provenienti da Lazio, Toscana, Piemonte e Lombardia, ha condotto la ventunesima campagna anti-bracconaggio nel Cagliaritano. L'operazione antibracconaggio ha portato alla neutralizzazione di oltre 1.000 trappole per avifauna (latziteddus, fra lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, “armature metalliche” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero, trappole a scatto posizionate a terra) e ben 150 trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali). La campagna, svoltasi in costante contatto con il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ha visto la partecipazione di tenaci volontari locali e giunti da varie parti d’Italia con l’obiettivo di bonificare quanti più boschi e zone di macchia mediterranea dalle micidiali trappole posizionate dai bracconieri, per aiutare la costante attività nel settore del Corpo forestale e di vigilanza ambientale e delle altre Forze di polizia. Numerose le aree battute, decine di sentieri, nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, Sarroch, Quartu S. Elena, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, Monti Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Is Litteras, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Santa Barbara, Monte Arcosu, San Gregorio, Molentargius. Tutti i mezzi vietati per l’attività venatoria e gli esemplari di fauna morta recuperati dai volontari della L.A.C. sono stati consegnati al Corpo forestale e di vigilanza ambientale presso il comando Stazione di Capoterra quali corpi di reato. A differenza di altre occasioni, non sono stati trovati sul posto bracconieri ed è stata avvertita minore intensità della predisposizione di andalas, i sentieri con le trappole già attive, molto probabilmente visto il clima ancora mite che causa un passo tuttora modesto dei Tordi. In crescita, invece, il posizionamento di trappole per ungulati. Negli stessi giorni sono state svolte e si svolgono tuttora “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite, fortunatamente senza alcun esito.
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