La coerenza di un Governo ombra del Movimento 5 stelle all’opposizione. Di Maurizio Ciotola

Dopo aver perso venticinque anni nel tentativo di invertire il senso di marcia del nostro Paese, perennemente in ritardo e quasi sempre fuori tempo massimo, sarebbe decisamente fuori luogo affrettarsi nel tentativo di costituire una maggioranza di Governo priva di convergenze etiche e programmatiche. I partiti e i movimenti, che hanno affrontato questa ultima campagna elettorale, sono animati da pensieri e idee poco inclini alla democrazia di rappresentanza in cui, la stessa è frutto di una espressione proporzionale dell’elettorato. Vi è un ammasso politico-intellettuale incapace di pensare e soprattutto agire diversamente, da quanto ha offerto il sistema maggioritario corrotto e privo di etica che, in questi anni, ha permesso spartizioni a predatori di lungo corso. Sfugge il perché, un partito politico con più del trenta per cento delle preferenze, ma che non costituisce la maggioranza, non possa decidere di stare all’opposizione in assenza di condizioni di convergenza programmatica con altri partiti. Del resto il Partito comunista italiano, che negli anni giunse ad oltre il quaranta per cento delle preferenze, rimase all’opposizione in quel Parlamento eletto con il sistema proporzionale, senza per questo perdere influenza sulle decisioni dei Governi succedutesi per più di quarant’anni. Sicuramente il Presidente Mattarella ha compreso l’immaturità dei rappresentanti eletti in questo nuovo scenario, in cui non chi ha la maggioranza prende tutto, ma il tutto deve essere condiviso e gestito su un piano più razionale ed efficace, sicuramente più dispendioso sul piano dell’impegno politico e programmatico. Il presidente della Repubblica però è altrettanto fiducioso che, quest’esame di maturità sarà superato, seppur con qualche ritardo, senza commistioni incoerenti gestite da faccendieri il cui unico obiettivo sono i forzieri dello Stato, non il suo sviluppo. C’è più coerenza in una opposizione puntuale, agita da un Governo ombra, attraverso cui rendere espliciti i passi del Movimento 5 stelle in un eventuale Governo del Paese, verso cui potrebbero confluire altre forze democratiche. In verità già adesso avrebbe senso un Governo ombra, rispetto a quello ancora in carica, attraverso la formalizzazione operativa della lista inviata dal M5S al Presidente Mattarella prima delle elezioni. Maurizio Ciotola

Province sarde. Profondo rosso, servizi essenziali a rischio

Durante un incontro tra gli assessori degli Enti locali e della Programmazione, Cristiano Erriu e Raffaele Paci, unitamente con gli amministratori straordinari delle Province di Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna sono emerse tutte le criticità finanziarie dei quattro enti di secondo livello. Nonostante il pareggio di bilancio per l'anno 2017 (ad eccezione della Provincia di Nuoro, con 2,5 milioni di passivo), le province non avrebbero più fondi a disposizione per funzioni di loro competenza nell'ambito di settori quali istruzione, viabilità, ambiente. A ciò si aggiungono le difficoltà incontrate nel mantenimento dei livelli occupazionali delle società in house. Tutto questo mette a serio rischio l'erogazione di servizi essenziali. Per tentare di scongiurare il peggio la Regione cercherà di trattare con il Governo. Un Governo fino ad ora sordo che, nonostante lo stanziamento di un apposito fondo di 400 milioni nella legge di stabilità nazionale, alla Sardegna non ha destinato neanche un centesimo. In questo senso il presidente della commissione Autonomia del Consiglio regionale, Francesco Agus (Cp), convocherà i parlamentari sardi delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Intanto la stessa Regione è pronta a mettere mano al portafoglio con la nuova Finanziaria.

Minniti, la stella rossa che brilla al Viminale. Di Maurizio Ciotola

Come puntualmente accade, le diatribe politiche finalizzate a saldare accordi elettorali, sono sancite attraverso leggi indifferenti al metodo, quanto rispondenti al fine, di cui tutti noi siamo vittime. Così è stato nello scontro all’interno dell’area di governo sul cosiddetto “codice” per le Ong. Un Minniti, unico ex comunista della compagine governativa, pragmatico e realista quanto spregiudicato, ha buttato a mare la sua veste, forse impropriamente indossata, di uomo di sinistra per divenire sodale con quell’area in cui i diritti umani sono oggetto di scambio, merce utile per il potere. Le sue parole e le sue azioni, moderate e nello stesso tempo intransigenti, come ha manifestato con la sua assenza al Consiglio dei Ministri, hanno costituito il punto saldo per l’accordo con Alfano e la sua area politica alle prossime elezioni. Il ministro dell’Interno non ha mai dismesso la sua “divisa” color cachi e la stella rossa, ma oggi con questo spudorato accordo, impropriamente avallato dal Presidente della Repubblica, la sinistra abdica definitivamente alla sua funzione originaria, trasformandosi in un nuovo centro destra, appunto. Nessuno può pensare di lasciar morire in mare o non accogliere quei profughi, che fuggono da una devastazione di cui siamo stati artefici e che per altre vie sosteniamo a discapito di qualsiasi senso di umanità e soprattutto nel mancato rispetto dei diritti umani. Non sbaglia il ministro Graziano Del Rio, cui non manca la coscienza e non brama al potere dai tempi del Pci, pur essendo un uomo di Stato, nel porre la questione nei termini per cui, non un solo profugo verrà lasciato indietro, anzi con queste parole egli dimostra qual è il suo superiore senso dello Stato. Una visione laica che antepone a qualsiasi ragion di stato quella umana. Quanto a questo brutale accordo politico, barattato sotto l’egida della Presidenza della Repubblica, possiamo definirlo peggiore di quello che potrebbe nascere da un accordo tra Forza Italia e la Lega, perché in questo caso l’esplicita posizione di chiara intransigenza, potrà essere posta al vaglio da qualsiasi cittadino fuori e dentro l’urna elettorale. Il pragmatismo del ministro Minniti, apparentemente ammantato di decisionismo, nasconde la vera incapacità di governo, tra cui la sua, di stilare come da tempo ci chiede l’Ue, una vera e propria politica di integrazione per gli immigrati, fenomeno cui non potrà esser arginato da codici o pattugliamenti marittimi. Minniti è intervenuto come un super poliziotto, un uomo d’armi e rigore, senza offrire in sede di Consiglio risoluzioni diverse se non quelle mirate a condurre una campagna elettorale da adesso fino a maggio del 2018. E la sindrome degli ex comunisti, spazzar via tutto ciò che, anche solo simbolicamente, poteva esser richiamato del loro passato e delle loro idee, pur di governare il Paese. Posizioni feroci ed inumane che si sono contrapposte negli anni pur di dare un’alea purista a comportamenti che puri non lo sono mai stati. Dai distinguo con le Brigate Rosse, di cui le sez. del partito comunista invece sono state il luogo della loro educazione e crescita, come ha sempre ricordato Rossana Rossanda su Il Manifesto; alla svendita dei diritti e delle proprietà dello Stato, pur di esser accreditati al governo del Paese dopo il 1992. Alle prossime elezioni avremo due partiti di destra e un movimento pigliatutto, che oggi ancor di più vede accrescere i suoi consensi grazie a quel pragmatismo senza progetti, cui il centro sinistra con il Pd si è fatto principale portatore. Maurizio Ciotola

Minniti, la stella rossa che brilla al Viminale. Di Maurizio Ciotola

Prosegue la campagna acquisti della Cagliari Dinamo Academy, con l'arrivo del lungo Ferdinando Matrone. Classe 1995 e alto 210 cm, il giovane partenopeo ha esordito in Serie B con lo Scafati nella stagione 2013/2014, conquistando subito la promozione in A2. Dopo alcune stagioni a Scafati, Matrone ha giocato nel Giulianova in B, fino al gennaio del 2016 (8,3 punti di media e 9,4 rimbalzi a gara). Un'altra annata a Scafati (quella scorsa) e poi il trasferimento al Cuore Basket Napoli (febbraio), dove ha segnato 4,4 punti di media a partita, recuperando 4,8 rimbalzi e raggiungendo un'altra promozione in A2.

Il Governo impugna la Legge di stabilità 2017. Pigliaru "atteggiamento persecutorio"

Il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru, non la prende bene. L'impugnazione della Legge di stabilità 2017 da parte del Governo appare infatti incomprensibile. "Il Governo, su proposta del Ministero degli Affari regionali, ha impugnato la Legge di stabilità 2017 della Sardegna per due norme meramente formali - dichiara il governatore. La legge di Bilancio, invece, che della manovra finanziaria è la parte sostanziale, è passata indenne. Da Roma si continua dunque in modo incomprensibile a pensare solo alla forma, con un atteggiamento che inizia a diventare persecutorio mentre noi chiediamo da tempo di concentrarsi sulla sostanza: se il bilancio va bene, davvero questa decisione è incomprensibile, ancora di più perché su altre questioni importanti per la Sardegna il dialogo con il Governo anche in questi giorni è proseguito in modo costante e positivo. Chiederò immediatamente un incontro urgente al ministro Costa - ha sottolineato Pigliaru - per avere tutti i chiarimenti necessari". "Nonostante nelle scorse settimane ci siano state molte interlocuzioni fra gli uffici e nonostante le rassicurazioni che ci sono state date - continua il presidente della Giunta Regionale - hanno impugnato una norma sugli investimenti nella sanità che vale per il 2020 e che avevamo concordato di sistemare con il primo intervento utile, e un'altra formalità in materia di personale sulla Centrale Unica di committenza. Entrambe non spostano di una virgola l'impianto della Finanziaria che rimane perfettamente operativa. È davvero incomprensibile".
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