Giustizia. In Italia vi è equità tra accusa e difesa per un cittadino comune? Di Maurizio Ciotola

Sappiamo che, uno dei principi su cui si fonda qualsiasi Stato democratico è quello di una giustizia equa, esercitata in base alle leggi emesse dal Parlamento. E'chiaro che deve esservi una fonte primaria a cui il Parlamento deve rispondere nell’emissione delle leggi che, non possono essere declinate secondo una propria definizione di democrazia e di giustizia o in funzione delle maggioranze politiche esistenti. La Costituzione ha questo compito essenziale, cui le leggi devono rispondere e, ad essa quanto alle leggi, deve attenersi qualsiasi organo o cittadino dello Stato. E'la nostra Costituzione che, all’art. 3 sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, cui in linea di principio e teorica, vi sono pochi dubbi sul suo mancato rispetto nei tribunali della Repubblica. E'pur vero però che, l’ingranaggio giuridico cui un cittadino è costretto ad affrontare a causa di un procedimento penale o civile, di cui è parte accusata, fa emergere aspetti, che non pregiudicano l’uguaglianza di fronte alla legge, ma di fronte agli ostacoli di ordine economico e sociale, che nei fatti limitano l’uguaglianza in sé, fino a determinare un’evidente parzialità. Immaginiamo un cittadino di fronte a un’accusa generica, e analizziamo quali sono gli strumenti a disposizione dello stesso per una giusta difesa, rispetto all’accusa, al Pubblico Ministero, ovvero la Procura della Repubblica, che dispone a differenza, strumenti illimitati sul piano tecnico ed economico. Quale dovrà essere la disponibilità economica dell’imputato, per potersi avvalere di una difesa in grado di riuscire a dimostrare la sua innocenza? e altresì, di avvalersi di un legale, capace ad utilizzare le diverse accezioni interpretative insite negli articoli del codice di procedura penale/civile, per riuscire ad eludere l’aggressione giudiziaria e a non subire la condanna? Se la legge è uguale per tutti, è altresì significativo, ai fini del risultato finale, avere a disposizione una difesa in grado di misurarsi con l’accusa su un piano paritario e reale degli strumenti a disposizione. Se le misure economico-sociali del cittadino-imputato, sono minime o nulle, quali e quante saranno le possibilità affinché questi risulti non colpevole, e nello specifico dei casi penali, quante probabilità avrà egli di eludere la detenzione negli istituti di pena? Nei fatti vi è una differenza sempre più marcata tra cittadini abbienti e quelli meno abbienti, non solo sul piano della sanità, dell’istruzione, dell’alimentazione di qualità, ma anche e non in misura secondaria, per quanto riguarda la giustizia. Qualche giorno fa un noto magistrato, ex pm d’assalto, ha chiaramente dichiarato che, nelle carceri non si trovano colletti bianchi. Chi frequenta le carceri è perfettamente al corrente che in esse sono presenti una grande quantità di condannati per reati minori, furti esigui, rapine e spaccio di droga. E'altresì lampante che, chi ha la possibilità di accedere a studi di legali pluri-accreditati, ancorché costosi, riesce ad evitare il carcere, diversamente da chi può solo avvalersi di una cosiddetta difesa minimale o di ufficio. Se l’accusa, il pubblico ministero, ha a sua disposizione strumenti investigativi pressoché illimitati, nei confronti di qualunque cittadino della Repubblica imputato di un reato, ci chiediamo perché la difesa è invece delegata alle risorse dello stesso, che se non in alcuni rarissimi casi, per altro ben noti, sono ben distanti da quelle dell’accusa? Premesso che è utopistico immaginare una uguale disponibilità di risorse economiche per tutti, è sicuramente possibile però pensare di rendere disponibile, attraverso opportuni strumenti, economici ed investigativi, ma soprattutto di garanzia, una condizione egualitaria per la difesa di chiunque. Non uno Stato/mostro da cui difenderci, perché organizzato secondo un modello borbonico e opprimente, ma uno Stato capace di guardare al cittadino come un suo pilastro e non come ad un nemico. Non possiamo più respingere oltre, una completa revisione di questo stesso Stato/mostro, che è sempre più strumento delle diverse lobby antistato, grazie alle pesanti infiltrazioni di soggetti ad esse affiliati. Maurizio Ciotola

Tempi della giustizia. Assoluzione con formula piena dopo oltre 26 anni e risarcimento

E' quanto accaduto a quattro residenti nel Comune di Alghero, finiti nelle maglie delle giustizia nel 1991 a seguito di un'inchiesta su un presunto traffico di stupefacenti che li ha visti destinatari di accuse pesanti come l'associazione a delinquere. La sentenza di assoluzione con formula piena arriva, da parte del tribunale di Sassari, nel novembre del 2017. Per questo motivo la sezione staccata di Sassari della Corte d'appello di Cagliari ha ora stabilito che lo Stato dovrà risarcire a ciascuno dei coinvolti 600 euro per ogni anno intercorso, fino alla sentenza di assoluzione. L'importo totale dovuto ai quattro protagonisti della vicenda ammonta a circa 63 mila euro.

Giustizia. Sciopero dei magistrati onorari

Sono circa 150 i magistrati onorari che sciopereranno da oggi fino al 2 febbraio. Alla base dell'iniziativa, che vede coinvolti i giudici onorari del Tribunale e i vice procuratori onorari, la contrarietà alla riforma Orlando "colpevole - come da loro stessi sostenuto - di aver reso ancora più precaria la professione, con stipendi che in qualche caso non superano i 700 euro mensili". A ciò si aggiunge il fatto che la riforma - come sottolineato da Daniela Muntoni, portavoce e magistrato onorario da 13 anni - "aumenta il numero dei colleghi in servizio ma non risponde ai problemi legati ai bassissimi stipendi e alla questione ferie o malattia". Con l'inizio dello sciopero c'è quindi da aspettarsi un carico di lavoro extra per i sostituti procuratori e i giudici dei Tribunali sardi che dovranno prendere in carico anche le udienze che di solito vengono amministrate dai giudici onorari. Un problema non da poco visto che stiamo parlando di circa la metà del totale delle udienze nel capoluogo sardo.

Giustizia e politica, in Italia e in Sardegna. Di Maurizio Ciotola

La Magistratura, al pari delle forze dell’ordine, hanno un importante ruolo in qualsiasi società. Per questo il controllo di entrambe, diretto o indiretto, è parte essenziale in quegli Stati ove la democrazia non esiste o dove è solo richiamata dalla Costituzione. In Italia l’Assemblea Costituente sancì dei punti cardine a garanzia dell’indipendenza della Magistratura da qualsiasi potere, economico e politico, quanto la subalternità della Polizia Giudiziaria alla magistratura medesima. Negli anni questi equilibri sono sempre stati labili, incerti, non meno di quella espressa subalternità della Polizia Giudiziaria, attraverso cui gli organi inquirenti della Magistratura raccolgono le informazioni di reato. I sistemi costituiti dagli uomini non sono perfetti per natura e per questo vengono sottoposti a controllo, ma in un Paese come il nostro molto spesso il controllore può divenire più pericoloso del controllato, sul piano etico e legale. Negli anni più recenti, quelli successivi al grande scontro dei primi anni novanta, tra una parte della magistratura e una parte della politica, i politici hanno fatto a gara ad ingaggiare nelle loro liste elettorali e compagini governative, magistrati o uomini delle forze dell’ordine e non perché attribuissero loro una maggior integrità, ma forse per salvaguardare una o l’altra parte politica. Un metodo che pare abbia in parte dato i suoi frutti, vista la permanenza sullo scenario politico di alcuni personaggi, su cui le condanne e le indagini non lasciano dubbi. In Sardegna nel 1993 a salvaguardia di una incolumità politica, la cui integrità era fortemente compromessa, il “direttorio unico regionale” ha pensato che, nessun altro candidato avrebbe potuto far meglio di un magistrato alla presidenza della Regione. Ed effettivamente, sul piano delle indagini avviate da una Magistratura isolana sonnolente, non emerse nulla di significativo, se non per pochi e quasi sempre per i cosiddetti outsider, poco allineati alle logiche interne dei partiti e del sistema su cui si reggevano. Il partito socialista decapitato e distrutto sul versante nazionale, qui in Sardegna vide la sua dirigenza scomparire con un deflusso silenzioso e in molti casi trasformista. La Procura di Cagliari, non ha mai vantato primati eccellenti e neppure oggi sembra intenzionata a farlo, visti i casi più eclatanti come il caso Manuella e quello Scardella, per cui nel primo, con una discutibile inchiesta furono accusati avvocati, poi prosciolti, mentre per Aldo Scardella, il suicidio sopravvenne in isolamento carcerario da innocente, come poi si appurò con il processo e le successive indagini. E'difficile parlare del caso Lombardini, cui ancora la vicenda rimane oscura, che però qualora fosse stata appurata, non avrebbe potuto avere, un unico regista negli intenti contestati, quanto una “cabina di regia”, da cui è difficile vedere esclusi altri magistrati, parti dello Stato e della Polizia Giudiziaria. Certo è però che, ancora oggi le indagini portate avanti sui disastri ambientali generati dall’industria e dalle forze militari, sugli atti di corruzione politica e della p.a., per quanto riguarda i casi mai chiariti, come quelli avvenuti al largo di Feraxi, ove fu abbattuto un elicottero della Finanza con la morte del pilota e copilota, sembrano avere avuto esito giudiziario. Non troviamo risposta giudiziaria neppure in quello strano caso, che portò l’ex Presidente del Cagliari calcio, Cellino, a realizzare uno stadio a Quartu, dopo che le estenuanti e non chiare trattative politiche lo costrinsero ad abbandonare il S.Elia. Nulla sappiamo in verità, neppure su ciò che è “custodito” sotto la melma dello stagno di Molentargius, in quella porzione che, per un mese ha riversato fumi tossici sulla città di Quartu S.E. E ancor meno conosciamo sul presunto disastro ambientale causato dalla Fluorsid, di proprietà di Giulini, l’attuale presidente del Cagliari calcio, su cui sembrano essersi spente le luci e l’attenzione dovuta, per dare spazio a probabili reati di alcuni politici, su cui errori e inavvedutezza hanno avuto un ruolo, piuttosto che la scientifica certezza di produrre un danno ambientale, con relativi morti e malati, causati da un ciclo industriale non rispondente alle norme vigenti o da un esercizio militare svolto in barba alle norme vigenti. Maurizio Ciotola

Isili. Il ministro Orlando alla presentazione del progetto "Liberamente"

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è intervenuto oggi a Isili in occasione della presentazione del progetto "Liberamente", finalizzato alla valorizzazione delle colonie penali. Durante il dibattito Orlando ha sottolineato il prezioso compito delle colonie agricole penali, definite "un patrimonio che è anche occasione per dare concretezza a uno dei pilastri della riforma dell'esecuzione penale, il lavoro". Ed è proprio il lavoro ad assumere una valenza fondamentale per chi deve scontare una pena in carcere. In questo senso Orlando ha spiegato: "il lavoro è il primo ponte di inclusione che fa parte di un'idea del carcere in grado di superare un muro di indifferenza che lo separa dalla società". Un'affermazione che rende necessaria una maggiore apertura al territorio delle colonie penali che ha portato il ministero - come evidenziato dallo stesso Orlando - ad investire circa 3 milioni di euro per interventi di riqualificazione edilizia sulle tre Colonie presenti sul territorio sardo.

Giustizia. Iniziativa dei Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

Carovana per la Giustizia, è questo il nome dell'iniziativa del Partito Radicale finalizzata alla raccolta di firma per soatenere la separazione delle carriere dei magistrati. Nato nell'ambito della collaborazione con l'Unione delle Camere Penali per la riforma della giustizia, il progetto ha già raggiunto circa 250 firme in sole 24 ore. Un risultato ottenuto grazie alle firme dei detenuti nelle carceri di Alghero ed Oristano cui dovrebbero aggiungersi anche quelle dei detenuti nelle carceri di Is Arenas ad Arbus e di Cagliari (Uta), dove dirigenti e militanti del partito si recheranno. Oltre alla sensibilizzazione sull'importanza del tema - quello della separazione delle carriere dei magistrati - i Radicali puntano ad incrementare il numero di iscritti al partito (almeno 3.000) entro il 31 dicembre 2017. Un traguardo fondamentale per garantire la sopravvivenza del Partito Radicale.

Giustizia. Iniziativa dei Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

Con la firma del protocollo d'intesa tra ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Sardegna e il Ministero dei Trasporti, diventa realtà il progetto per la realizzazione della Ciclovia della Sardegna. Un'iniziativa che prevede due direttrici: una che interesserà il versante occidentale dell'isola, da Alghero a Cagliari e l'altra quello orientale, da Santa Teresa di Gallura a Cagliari. Due anche gli itinerari trasversali: da Porto Torres a Santa Teresa attraverso la costa settentrionale, da Dorgali a Macomer passando per Nuoro. Il progetto, finalizzato a promuovere un modello di sviluppo turistico sostenibile, si avvarrà della stretta collaborazione dei ministeri coinvolti, attraverso i propri organi territoriali, dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare il Mibact si incaricherà di verificare che la Ciclovia della Sardegna sia tra quelli individuati dal Piano strategico per il turismo. Passo fondamentale per la promozione dell'iniziativa attraverso gli Enti preposti a mettere in relazione il tracciato con le banche dati inerenti il patrimonio tutelato, attraversato dal percorso tramite il portale HUB-Geo-Culturale del ministero.
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