RWM Italia. Di Maurizio Ciotola

In questo mondo di esasperante mercificazione del tutto, di sfrenata produzione e consumo, l’attenzione non può ricadere solo sulla qualità del prodotto, ma sull’eticità della sua fabbricazione ed utilizzo. Su cosa si produce e quali sono le finalità ultime di quella produzione, questo è un dovere civile cui una società come la nostra non può sottrarsi. Non potrebbe e non dovrebbe sottrarsi, perché in pratica questa opulenta società occidentale, che ostenta il primato democratico, è anche la più ipocrita. Riusciamo a conformare e plasmare il pensiero scientifico fino a renderlo ineluttabile e necessario. La scientificità dei processi e dei modelli da adottare e adottati, vive di vita autonoma, indipendente dalle finalità umane da cui e per cui sono stati generati. E'scientifico un modello economico, come uno sociale, in cui le astrazioni necessarie per renderlo tale, consentono una velata aderenza alla realtà. La scienza è centrale per l’umanità intera, ma questa non può prescindere da essa. In un mondo capitalista qual è il nostro, la produzione di una determinata merce, che consente la sopravvivenza di una parte della società, ma determina la scomparsa di una parte di essa, non può essere accettata. La separazione concettuale dalla merce prodotta, rispetto alle “mani” e alle “menti” che la producono, ha il fine di esentare gli operatori, in modo alquanto ipocrita, dagli effetti della merce prodotta. Questo accade in gran parte della produzione odierna delle merci e in modo specifico, per quanto riguarda la produzione di armi ed esplosivi. Una società in cui la povertà e la precarietà sono dominanti, risulta la più idonea ad accettare qualsiasi compromesso per risollevarsi dalle condizioni di invivibilità in cui versa o per non divenirlo. Risulta così lecito, mandare i ragazzi in età scolare a lavorare per accantonare reddito o impegnare una parte dei lavoratori nella produzione di armi che, utilizzate altrove, annullano la vita di altri esseri umani distanti e non visibili. Diviene altresì ammissibile non rispettare i limiti sanciti per l’inquinamento ambientale, che determinano altrettante morti indirette e a scadenza indipendente nel tempo. Ovvero dopo un periodo in cui la nostra società occidentale, già artefice e partecipe di due guerre mondiali, ha cercato di inserire nella scienza economica un portato etico, siamo oggi ricaduti in una negazione di tale portato e principio. Alla fine degli anni ottanta, le socialdemocrazie europee riuscirono ad ottimizzare quel portato etico nell’economia, non solo nei confronti degli operatori medesimi, ma anche degli utilizzatori finali. La fabbrica di testate esplosive per le bombe, oggi sganciate sulla popolazione dello Yemen, la RWM Italia a Domusnovas, è uno dei tanti casi di azzeramento etico, cui l’intera società dovrebbe ribellarsi. Una ribellione, che però non può esclusivamente partire dal rifiuto dell’insediamento di quello stabilimento sul suolo Italiano, Sardo nello specifico; ma dalla costruzione di un tessuto economico, sviluppato in antitesi rispetto ai principi di impoverimento, di cui l’intera società occidentale è stata vittima e complice. La demolizione di un welfare, l’incapacità di sviluppare e accogliere differenti sistemi di produzione, quanto la cecità delle parti sociali, che hanno accettato questo nuovo modello di schiavitù, ancor più nel pensiero che nell’azione, rende vincente il ricatto di un sistema capitalistico avulso a qualsiasi modello etico. L’Italia è un Paese che, ricava forti introiti e guadagni dalla produzione e vendita di materiale bellico, in partnership con altre democrazie insediate nel consiglio di sicurezza dell’Onu. Non produciamo materiale bellico per strutturare una difesa, in aderenza ai principi della nostra Costituzione Repubblicana, ma per speculare sulla loro vendita in giro per il Pianeta, dove seminiamo dolore e morte. Il nostro è quello stesso Paese in cui gli “operatori” politici e sociali, con una mano distribuiscono morte e con l’altra accolgono una parte dei fuggiaschi dai luoghi in cui quella morte è divenuta mercato. La RWM dovrebbe esser messa al bando, come le altre centinaia di società produttrici di materiale bellico insistenti sul nostro territorio, senza però gettare sul lastrico migliaia di famiglie. Ovvero a quei lavoratori, a quelle famiglie, deve esser fornito lo strumento per rifiutare quel lavoro che genera morte, non attraverso un piano assistenziale, ma bensì avviando una revisione complessiva del modello economico, che negli anni abbiamo accettato in modo inconsapevole e attuato in misura scientifica. Maurizio Ciotola

Fabbrica di bombe Domusnovas. Il Comitato Riconversione Rwm chiede un incontro urgente con il sindaco di Iglesias

Le notizie relative al possibile ampliamento della fabbrica di bombe nel territorio comunale di Iglesias hanno sucitato la reazione del Comitato Riconversione Rwm che, in una lettera rivolta la primo cittadino della città mineraria, richiede un incontro urgente "al fine di riesaminare la situazione creatasi e riflettere su quali strumenti si possano mettere in campo per evitare il programma di ampliamento". Un programma che, a detta del Comitato . "coinvolgerebbe ulteriormente la Città nel commercio degli armamenti verso paesi in guerra, compromettendone anche le basi morali". La richiesta di incontro, da parte del Comitato, segue la recente presa di posizione del Presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, volta a promuovere il rispetto integrale della Costituzione, salvaguardando i posti di lavoro. "Il ventilato investimento - si legge nel comunicato stampa del Comitato - non aumenterebbe la solidità del tessuto produttivo del territorio che invece risulterebbe inevitabilmente legato a scelte politiche e ad esiti bellici completamente estranei, con il continuo rischio della chiusura improvvisa del sito, più volte paventato dallo stesso management della RWM Italia Spa". Per questo motivo il Comitato si appella "all'umanità, l'entusiasmo e l'amore per la Città" del primo cittadino iglesiente affinché si possa parlare di "politiche di sviluppo dell'Iglesiente verso direzioni e prospettive di lavoro alternative, pacifiche e sostenibili, come quelle sulle quali il Comitato sta lavorando insieme a imprenditori, esperti e docenti dell'Università di Cagliari".
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