Enel, il suo degrado e la fuga dall’Isola. Di Maurizio Ciotola

Il disimpegno dell’Enel in Sardegna costituisce l’ulteriore passo di un lento e continuo processo in atto da circa vent’anni. Lo spostamento della direzione da Cagliari a Torino pregiudica ancora una volta l’equilibrio e la distribuzione sul territorio nazionale dei centri direttivi delle aziende partecipate dallo Stato, per le quali l’etica negli investimenti, differentemente, dovrebbe portarle a condividere gli obiettivi economici e strategici nazionali di redistribuzione delle ricchezze sul territorio. Dopo che l’Enel Spa, ha costituito con specifico indirizzo politico, unitamente alla Cdp, la società Open Fiber allo scopo di posare lungo la Penisola e le Isole una rete in fibra ottica, al fine di consentire scambi di dati ad elevatissima velocità e così rendere indifferente qualsiasi differenza di postazione geografica, ci saremmo attesi una ricollocazione delle sedi di ogni direzione, in senso inverso a quello praticato per anni dalla stessa Enel, come da tutte le grandi aziende nazionali ed internazionali, abituate a insediare i loro centri direzionali al nord e a Roma. La Regione Sardegna, autonoma sulla carta, non è mai riuscita ad avere un peso significativo in ambito nazionale, riducendosi per l’indole dei suoi politici a ratificare quanto deciso in sedi non istituzionali e sempre esterne all’Isola medesima. Un atteggiamento servile e collaudato, cui da anni oltre alla politica ci ha abituato anche il sindacato confederale e unitario, prono anch’esso verso le decisioni scellerate delle tante aziende in “transito” sull’Isola. Equilibri politico-sindacali venduti come operazioni strategiche, la cui sedicente “lungimiranza” ci ha restituito una povertà industriale confrontabile con i paesi più poveri del Pianeta. Gli insediamenti dell’Enel sul territorio regionale sono ridotti al lumicino per quanto riguarda il contatto con l’utenza, mentre rimangono immutati quelli storici delle centrali di produzione, site nell’area sulcitana e nelle aste di produzione idroelettrica del Taloro e del Flumendosa. Nel Sulcis le due centrali a carbone restano in attività grazie ad una contrattualizzazione a termine con Terna per l’approvvigionamento della riserva terziaria, di cui vi è una quota parte corrispondente ad un corrispettivo monetario fisso, che prescinde dalla produzione effettiva, questa altalenante, perché dettata dagli esiti giornalieri del mercato elettrico. La contrattualizzazione iniziata nel 2016 avrà scadenza il 31 dicembre 2018, dopo di che sarà difficile pensare ad un mancato rinnovo, viste le condizioni immutate della rete e delle produzioni sull’Isola. Certo è che in una necessaria decarbonizzazione nazionale ed internazionale, le centrali Enel del Sulcis, come quelle di Eph a Fiumesanto, dovranno mutare sistema di approvvigionamento dell’energia primaria, ipoteticamente dal carbone al gnl, per la produzione di energia elettrica. Impegni economici cui nessuno degli operatori, Enel ed Eph, sembrano intenzionati ad accollarsi e che potrebbero mostrarsi privi di esito se, come inevitabilmente accadrà, la rete Sarda verrà connessa con un altro collegamento sottomarino alla Penisola attraverso la Sicilia, nell’ottica della sicurezza e della riduzione dei costi. Un’ulteriore connessione, che consentirà di esercire una rete in sicurezza prescindendo dalla necessità di contrattualizzazione, lasciando alle produzioni in campo la capacità di competere, ovvero vincere o soccombere, sul mercato nazionale. Tutto questo in un contesto drogato del mercato zonale, in cui la copertura del fabbisogno elettrico sardo è svolto in parte dalle energie rinnovabili ed in gran parte dalla centrale Sarlux (Saras), che produce energia elettrica bruciando i residui di raffinazione opportunamente trattati ed equiparata ad una produzione da energia rinnovabile. Le energie rinnovabili e la Sarlux, che costituiscono la copertura di quasi 2/3 del del fabbisogno isolano, non passano per il mercato dell’energia, ma per obbligo di legge le loro produzioni sono prioritarie e cedute ad un prezzo fisso, mediamente di molto superiore a quello di mercato. Va da se che, un ulteriore connessione, come quella in progetto, potrà consentire alle centrali Enel ed Eph, una ulteriore vita in un confronto di mercato più aperto, naturalmente dettato dal costo unitario di produzione della singola centrale. Un costo cui l’obsolescenza delle centrali isolane non potranno ridurre, se non in modo bovino e criminale nell’immediato, riducendo il personale. Per ora, al di là della evidente esigenza a garanzia della sicurezza energetica definita da Terna, la contrattualizzazione con l’Enel, sostiene di fatto la sopravvivenza delle centrali del Sulcis. Ma il Sulcis è anche martoriato, violentato dalla presenza di quello che fu un attivo polo industriale, con cui si è compromessa la salubrità del territorio e della popolazione, cui oltre ai residui di lavorazione, si sono aggiunti i residui nella discarica non autorizzata di materiale altamente tossico, depositato dall’Enel nell’ambito di trent’anni di esercizio e fino ad oggi custodito senza rilevarne la presenza alle autorità. La magistratura ha posto sotto sequestro un area di venticinquemila metri quadri, di proprietà dell’Enel, in cui giacciono circa quarantacinquemila tonnellate di rifiuti tossici accantonati dalla stessa società. Non possiamo continuare a sostenere un simile stupro, nei confronti del territorio, come nei confronti della popolazione, defraudata ed impoverita. La Regione Sardegna ha il dovere di proporre il nostro territorio come sede direzionale, in luogo della città prescelta nella Penisola, pretendendo anche il recupero immediato di quelle aree defraudate ed inquinate ad opera dell’Enel, oltre che degli altri siti industriali. Abbiamo la necessità di mutare il “passo”, richiedendo investimenti tecnologici avanzati per far fronte al degrado, che caratterizza le centrali elettriche dell’Enel in esercizio e le sue cabine primarie di distribuzione, abbandonate a se stesse. In ultimo la Sardegna, come altre aziende sembra abbiano compreso, costituisce il naturale laboratorio di sperimentazione tecnologica grazie alle sue caratteristiche congiunturali, uniche in ambito europeo. L’Enel dovrebbe investire nell’ambito della ricerca e dello sviluppo delle smart grid in Sardegna, fino a realizzare un centro pilota internazionale in cooperazione con le Università isolane, sul piano progettuale e della realizzazione. Ovvero una naturale evoluzione verso l’industria 4.0 anche in un ambito energetico, in cui l’intero Paese e l’Isola in particolare, sembrano essersi fermati al XIX secolo. Maurizio Ciotola

Portovesme. Rifiuti industriali pericolosi in un terreno dell'Enel

Rifiuti industriali pericolosi, quali oli sintetici, miscele bituminose contenenti catrame, scorie di cemento, fusti corrosi e lana di roccia/vetro. Tutti sotterrati in un terreno di proprietà dell'Enel a circa tre metri di profondità. In totale 45 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, interrati in un'area di 23 mila metri quadrati, ora posta sotto sequestro su richiesta della Procura. La scoperta è stata fatta dalla Guardia di Finanza, Reparto Operativo Aeronavale di Cagliari. In particolare le indagini, partite diverso tempo fa, hanno comportato diversi carotaggi all'interno dell'area interessata, finalizzate a verificare possibili contaminazioni del terreno dovuti allo smaltimento irregolare di scarti di lavorazione e altre sostanze nocive. L'attività congiunta di Fiamme Gialle, Procura, Arpas e consulenti tecnici, ha consentito l'individuazione dei rifiuti pericolosi e il sequestro dell'area per violazione dell'articolo 256 del decreto legislativo 152/2006 (Codice Ambientale). Intanto l'Enel fa sapere di aver prestato la propria collaborazione per la buona riuscita delle indagini.
Sottoscrivi questo feed RSS

21°C

Cagliari

Cloudy

Humidity: 91%

Wind: 17.70 km/h

  • 19 Sep 2018 27°C 21°C
  • 20 Sep 2018 27°C 20°C