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Coronavirus. Aggiornamento del 13 gennaio: 233 nuovi casi, 15 decessi

Rimane altalenante la curva dei contagi che in data odierna ha fatto registrare 233 nuovi casi, per un totale complessivo di 34.669, dall'inizio dell'emergenza. I dati, elaborati dall'Unità di Crisi Regionale, fanno emergere anche 15 decessi, che porta il numero globale delle vittime a 865 unità. In totale sono stati eseguiti 516.015 tamponi con un incremento di 3.034 test. Sono invece 532 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (+10 rispetto al dato di ieri), mentre sono 47 (+2) i pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 16.868. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 15.979 (+193) pazienti guariti, più altri 378 guariti clinicamente. Sul territorio, dei 34.669 casi positivi complessivamente accertati, 7.921 (+51) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 5.731 (+79) nel Sud Sardegna, 2.784 (+10) a Oristano, 7.022 (+52) a Nuoro, 11.211 (+41) a Sassari.

Unione europea e dei popoli, la loro centralità in questa emergenza. Di Maurizio Ciotola

Tra i tanti aspetti legati a questa pandemia, abbiamo certamente capito che, non solo non riusciremo a salvarci da soli, ma se riusciamo ancora a reagire è proprio perché non siamo soli.

Qualora l’Italia avesse deciso, in un modo o nell’altro, deciso di uscire dall’Ue, in questo momento non avremmo neppure le pezze per tappare i buchi di un vestito oramai lacero.

La Cina ha potuto sopportare questo stress economico e sociale, grazie alla compensazioni dalle altre aree del Paese, di quell’immenso Paese che grazie alle sue dimensioni ha reso possibile.

In misura differente e non risolutiva, per via delle diverse dinamiche sociali, organizzative e istituzionali, anche gli Stati Uniti riescono a compensare il disastro economico in corso per via della pandemia.

Per l’Europa il soccorso economico è la chiave per non uscire stravolti e mutati nelle potenzialità produttive, grazie alle quali riusciamo a tenere in piedi un sistema complesso, cui le esigenze sociali e i principi democratici concorrono positivamente.

La differente e non sempre coordinata azione degli stati europei, ha portato a inefficienze e soprattutto alla recrudescenza di una pandemia, verso cui si sono opposte opinioni di comodo, piuttosto che decisioni scientifiche.

Parimenti per quanto riguarda l’intervento finanziario, evidentemente improrogabile, i ritardi e le opposizioni alla sua erogazione, hanno reso esplicita la fragilità del sistema Europa, di fronte a eventi di simile portata e soprattutto di tale rapidità.

Non possiamo che auspicare il raggiungimento a breve di una unità politica, cui un necessario federalismo consenta di pianificare piani di azione in emergenza, sicuramente, ma sulla media e lunga durata, cui i tempi della rivoluzione tecnologica e sociale non sembrano attendere.

Per altro invece quel raffazzonato tentativo di federalismo nostrano, cui la modifica del titolo V della Costituzione ha cercato di avviare, delegando la gestione del sistema sanitario e dei trasporti a livello regionale, è palesemente fallito.

Una delega che ha consentito in questi anni di apparente normalità, un drenaggio continuo e costante di denaro dalle casse pubbliche verso operatori privati, senza benefici per la collettività, che al momento cruciale dell’emergenza si sono tradotti in drammatiche inefficienze.

Ad essere ancora più espliciti possiamo affermare che, fino a quando il gioco delle nomine e delle trasformazioni organizzative ha operato in un ambito di normale regime, le defezioni del sistema, pur evidenti, potevano essere ricondotte a casi circoscritti.

Quando la complessità cui dover far fronte, ha raggiunto in tempi brevissimi una consistenza ben al di sopra della normalità, l’incapacità organizzativa e burocratica, dettata da altrettanti dirigenti incapaci, ha portato allo stato di deflagrazione cui oggi assistiamo.

Le nomine degli incaricati in base a specifiche affiliazioni, generalmente privi di un contesto formativo ed esperienziale adeguato, in condizioni di emergenza e quindi di stress, non hanno saputo governare le gestioni loro assegnate, Sanità e trasporti in primis.

Quest’ultimo aspetto unitamente alla presenza della malavita organizzata, che su tali nomine influisce, ha probabilmente costituito il principale ostacolo al varo del Recovery fund da parte dell’Ue.

Il dirupo, intravisto anni addietro e verso cui sembrava potessimo scivolare attutendo gli effetti della mutazione di paradigma, oggi si è presentato al netto del suo abisso preannunciato, cui l’enorme velocità di accadimento ci impedisce di ricorrere a tutele efficaci.

Il Presidente del Consiglio con parole e azioni ha ingaggiato un sostegno collettivo, cui da sempre abbiamo saputo far ricorso in emergenza.

Esso potrà avere tanta più efficacia quanto più l’etica delle nostre azioni parteciperà di una forte matrice collettiva, cui non casualmente in questo momento il Santo Padre richiama i credenti e i laici con il suo “fratelli tutti”.

Marizio Ciotola

Tar Sardegna. La reazione di Solinas in merito alla sentenza sull'ordinanza n° 43

“La mia formazione culturale e politica mi impone di rispettare ogni sentenza, ma non posso esimermi dal formulare alcune considerazioni, sul piano politico e su quello giuridico”. E' il commento del presidente della Giunta Regionale, Christian Solinas, in merito alla sentenza del Tar Sardegna che ha sospeso alcune parti dell’Ordinanza n 43.

“Sul piano politico – ha detto il presidente Solinas – se qualcuno avesse avuto dubbi sulla propensione di questo Governo di utilizzare due pesi e due misure, credo che questa vicenda li abbia definitivamente fugati, offrendone una rappresentazione plastica”.

“La stessa attenzione, la stessa avversione non è stata infatti riservata ad altre Regioni Italiane, che hanno emesso ordinanze e impartito direttive discriminatorie nei confronti dei Sardi o di coloro che avevano soggiornato in Sardegna: a titolo di esempio – ha detto il Presidente – basti verificare ciò che dispone l’art. 1 dell’ordinanza 69 della Regione Campania, che obbliga all’effettuazione del tampone chi proviene dalla Sardegna e perfino all’isolamento di 14 giorni nelle more dell’esito dell’analisi. La stessa Regione Lazio, teatro della vergognosa discriminazione a danno di una famiglia di sardi che non è stata ammessa all’ingresso dello Zoo di Roma in base, così ha dichiarato il Direttore, a direttive regionali, si fa oggi promotrice di voli aerei riservati a passeggeri muniti di attestazione di negatività. Interpretazione ancora più severa del cosiddetto “passaporto sanitario” da noi proposto fin dal mese di maggio, e per il quale fummo duramente attaccati da quello stesso Governo che oggi, invece, tace”.

“Non occorre sottolineare – ha detto Solinas – che tale trattamento è riservato ad amministrazioni di colore politico omogeneo a quello governativo”.

“La Sardegna – ha proseguito il Presidente – ha sempre cercato e offerto piena collaborazione al Governo nazionale per la gestione dell’emergenza e della ripartenza, proponendo modelli da adottare che abbiamo ritenuto e riteniamo validi per la difesa della salute pubblica. In questa direzione va anche l’Ordinanza n.43, finalizzata non certo alla limitazione di diritti personali ma piuttosto all’aumento dello screening su residenti e ospiti”.

“È dunque chiaro – ha detto il Presidente – che l’impugnazione da parte del Governo non ha ragioni costituzionali, ma esclusivamente politiche, ed appare fortemente discriminatoria”.

“Sul piano giuridico – ha proseguito il Presidente – la sentenza monocratica del Presidente del Tar afferma che è sì legittimo, da parte delle Regioni, adottare provvedimenti specifici in difesa della salute pubblica in casi di particolare gravità, ma nella fattispecie la diffusione del virus in Sardegna non apparirebbe di gravità tale da giustificare alcune prescrizioni stabilite. La motivazione costituzionale, dunque, non ha fondamento"

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"Non solo. Alla luce di queste parole – ha sottolineato il Presidente Solinas – è evidente quanto sia grave e colpevole la campagna mediatica e politica che la Sardegna ha dovuto subire nel vedersi indicata, ingiustamente, come Regione-focolaio, quasi come una zona rossa. Davanti all’accusa di non effettuare un numero sufficiente di test – ha proseguito il Presidente – è poi lo stesso Tar invece ad affermare che “l’incremento del numero dei contagiati è determinato dall’elevato numero di test effettuati”.

“Difenderemo le ragioni della Sardegna nell’udienza prevista per il 7 ottobre – ha proseguito il Presidente Solinas – certi di avere fatto tutto il possibile per tutelare la salute dei nostri cittadini e dei nostri turisti".

"Rispetto all’operato e all’atteggiamento del Governo nazionale – ha detto il Presidente – non posso non denunciare una palese discriminazione nei confronti della Sardegna. Piuttosto che offrire paternalisticamente un “aiuto ai Sardi e alla Regione”, come detto da autorevoli esponenti di Palazzo Chigi, il Governo dia invece un esempio di imparzialità e impugni immediatamente anche le Ordinanze di quelle Regioni che hanno adottato provvedimenti palesemente discriminatori verso i sardi. In caso contrario – ha concluso il presidente Solinas – si renderebbe responsabile di una palese ingiustizia e di un’offesa all’ordinamento giuridico, ma soprattutto, ciò che ci sta più a cuore, al diritto alla salute dei cittadini”.

Emergenza Covid-19. Riorganizzazione rete ospedaliera regionale: approvazione del Ministero della Salute

Il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, varato in via definitiva dalla Regione Sardegna il 9 luglio, è stato interamente approvato dal ministero della Salute e ora potrà entrare nella fase operativa, con la realizzazione delle opere infrastrutturali nei presidi e l’implementazione delle attrezzature, dei mezzi e del personale. In particolare, nei presidi ospedalieri dell'Isola - già predisposti alla gestione dei casi Covid-19 nelle precedenti fasi dell’emergenza sanitaria - Santissima Trinità di Cagliari, San Francesco di Nuoro e cliniche San Pietro dell'Aou di Sassari, a cui si aggiungono gli ospedali San Martino di Oristano e Santa Barbara di Iglesias, saranno attivati 101 nuovi posti letto di terapia intensiva. Di questi 6 di terapia intensiva pediatrica. In aggiunta, 115 posti letto di terapia subintensiva, attraverso la riconversione di posti letto già attivi. Il 50% di questi ultimi, inoltre, sarà allestito in modo da essere, all’occorrenza, immediatamente convertibile in terapia intensiva.

“La risposta del Governo – ha sottolineato il Presidente della Giunta Regionale, Christian Solinas – è un ulteriore conferma della bontà del nostro lavoro e delle misure adottate dalla Regione per far fronte all’epidemia e garantire la sicurezza dei cittadini e dei turisti. È un piano che potenzia l’assistenza sanitaria ospedaliera sul territorio e rafforza il modello organizzativo adottato per rispondere alla pandemia durante la fase più critica. La Sardegna è in grado di fronteggiare qualsiasi emergenza”.

“La bassa circolazione virale nell’Isola – ha invece dichiarato l’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu – non deve farci abbassare la guardia. Il piano individua interventi e risorse importanti per potenziare la capacità d’assistenza del nostro sistema sanitario e garantire maggiore sicurezza, attraverso, ad esempio, la rimodulazione dei percorsi nei pronto soccorso. In particolare, per il Santa Barbara di Iglesias, prevediamo importanti interventi strutturali che consentiranno di rispondere all’esigenza di rilanciare un presidio in cui abbiamo individuato dodici posti letto in terapia intensiva e 8 di subintensiva, di cui quattro convertibili in terapia intensiva all’occorrenza”.

Individuati nel piano, inoltre, 112 posti letto di area medica, di cui 18 da dedicare ai pazienti pediatrici, per la gestione dei pazienti che necessitano di assistenza a bassa complessità o nella fase riabilitativa post-acuta, e stabilisce la riorganizzazione e ristrutturazione dei Pronto Soccorso con l’obiettivo prioritario di separare i percorsi e creare a aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi che garantiscano i criteri di sicurezza anti-contagio. Indicati anche gli spazi attrezzabili con le strutture mobili nelle aree di sosta dell’ospedale San Francesco di Nuoro e delle Cliniche Universitarie dell’Aou Sassari. Il piano avrà una dotazione di 42 milioni di euro, che serviranno per l’acquisto di attrezzature e la realizzazione dei lavori strutturali. La Regione ha inoltre provveduto con sue risorse all’implementazione dei mezzi disponibili per il trasporti dei pazienti tra le strutture ospedaliere e per le dimissioni protette mentre è prevista una dotazione di 12 milioni di euro per il reclutamento del personale da dedicare ai reparti di terapia intensiva, semintensiva e ordinaria, ai Pronto soccorso e ai trasporti secondari.

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