Castelsardo. Muore in discoteca mentre festeggia un matrimonio

E' accaduto ad una 29 enne di Castelsardo che si trovava in discoteca con amici e parenti per festeggiare un matrimonio. Intorno alle 4 di mattina la ragazza si è sentita male ed è svenuta. Soccorsa dai presenti, la 29 enne ha poi ricevuto i soccorsi dei medici del 118 che, per oltre un'ora, hanno cercato di rianimarla. Purtroppo però non c'è stato nulla da fare. Intervenuti sul posto i Carabinieri hanno avviato le indagini per chiarire le cause del decesso.

Carloforte. Multa da 15 mila euro per il titolare di una discoteca

Sospensione dell'attività e multa da 15 mila euro. E' quanto accaduto al titolare di una discoteca di Carloforte per aver impiegato sette dipendenti in nero. A scoprire il lavoro irregolare l'ispettorato del lavoro di Cagliari e Oristano, durante il controllo effettuato nella notte tra sabato e domenica 11 agosto. In particolare, i dipendenti in questione non si è avuta evidenza di contratto e copertura assicurativa. Ora il gestore dell'attività dovrà provvedere alla regolarizzazione dei sette dipendenti e, fino ad allora, non potrà riaprire il locale. Il controllo degli uomini dell'ispettorato del lavoro sono scaturiti a seguito delle verifiche effettuate sulle banche dati in uso, dalle quali non si aveva evidenza di alcun dipendente in carico. Circostanza che ha insospettito gli ispettori, vista l'operatività del locale che attirava numerosi clienti.

Il punto del giorno. Ancona, una strage consentita

Non è sufficiente lo sdegno, non possiamo continuare a sentire la litania, sempre uguale, delle istituzioni, dopo tragedie inconcepibili per un Paese civile. Quelle stesse istituzioni e un’ampia area del circo mediatico che amplificano e impegnano risorse di enorme portata per scopi e fini non coincidenti con la sicurezza delle persone in questo nostro Paese. La cultura del rispetto, della dignità della vita, cui la Costituzione italiana richiama le Istituzioni dello Stato, è puntualmente disattesa ed espropriata attraverso mezzi e obiettivi antisociali a tutti ben noti. Cinque ragazzi ed una mamma hanno perso la vita perché è consentito, nonostante le norme, che i proprietari dei locali, pur di massimizzare gli introiti, disattendano ai criteri di sicurezza sanciti per legge. Una tragedia che non richiama solo quella di Torino, ma tutte le altre tragedie, quelle stragi pianificate dalla volontà di chi omette la sicurezza negli ambienti di divertimento, di lavoro o di riunione, vitali per qualsiasi società civile e democratica. Daniela Pongetti, 16 anni di Senigallia; Emma Fabini, 14 anni di Senigallia; Benedetta Vitali, 15 anni di Fano; Asia Nasoni, 14 anni di Senigallia; Eleonora Girolimini, 39 anni di Senigallia. Sono vittime di un capitalismo impazzito, incapace di restare al servizio dell’essere umano, perché utilizzato per sopraffarlo e privarlo dell’umanità ad esso intrinseca. La paura ha permesso, dall’origine dell’essere umano, la sua sopravvivenza, il panico pesca dalla sua irrazionalità più ancestrale, facilmente attivabile per cause anche banali, in un contesto generale di paure latenti. Ma questo non giustifica la specifica razionalità con cui è oramai radicato il disattendere le regole, per decuplicare le ricchezze a scapito degli altri. Cinque ragazzi e una mamma, anche lei giovanissima, hanno perso la vita, perché decuplicare il guadagno di alcuni ha avuto la meglio sulla sicurezza e la vita di altri. Questo oggi accade regolarmente nella società, che non sembra proiettata a modificare il trend, ma acuirlo, radicando l’esclusione, la precarietà e la disumanità. Maurizio Ciotola
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