"Consigliori" non richiesti. Di Maurizio Ciotola

Si ha sempre bisogno di consigli e di confronti dialettici, ne siamo coscienti, ma senza entrare in merito alle capacità politiche dei vari auto-nominati consigliori, quali Prodi e Monti, su cui il Paese si è già espresso tempo addietro, credo che di questi il nuovo Governo possa farne a meno.

Identicamente, anche dei bravi tecnici come Cottarelli, Profumo o Caio, si potrebbe fare a meno, visti i loro attuali e passati ruoli, che non ci parlano di performance brillanti per le società guidate, se non per loro medesimi.

Luigi Di Maio ha detto bene, da subito, lanciando un avviso, neppure tanto celato e se volete, in un chiaro codice filodemocristiano ancien régime.

"Il Pd non intraprenda la stessa strada percorsa dalla Lega", com’è avvenuto subito dopo il varo del primo Governo Conte che, successivamente ha condotto il M5S a staccare la spina, e ridefinire le alleanze per il nuovo esecutivo.

Il M5S non si mostri altrettanto indulgente e non attenda l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, se la partenza di questo nuovo esecutivo dovesse risultare sgangherata o minacciosa.

Nel Pd i ministri incaricati, di cui non possiamo che avere alta considerazione, con l’attenzione dovuta e meritata per il Ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri, sanno perfettamente quanto il loro successo dipenda dalla conclusione della legislatura.

Sono consapevoli dell’opportunità attraverso cui possono segnare l’inversione di tendenza di quel Pd che, per troppi anni si è piegato all’adempimento liberista, e grazie a cui sia le forze nazionaliste, che quelle di una sinistra popolare si sono affermate.

Il primo ministro Giuseppe Conte è la sintesi di questo Governo e dovrebbe, nell’ambito della diversità democraticamente garantita, costituire la voce unica e finale della squadra dei ministri, di cui è il primus inter pares.

Il ministro Roberto Gualtieri, come già sottolineato, dopo oltre vent’anni, è un ministro dell’economia non tecnico.

Gualtieri è uno storico, ex presidente dell’Istituto Gramsci, nonché Parlamentare europeo da più legislature.

Il suo profilo è quanto di meglio un governo politico, come quello appena nato, avrebbe potuto pretendere.

Costituisce un taglio secco con la politica economica condotta da vent’anni dal nostro Paese, sotto le guide di Prodi e Berlusconi, Monti e Renzi.

E' un ministro la cui competenza indiscussa non è certificata da un’appartenenza ai tanti istituti finanziari o agli entourage bancari, ma dall’umile intrapresa politica di un dotto storico, attento nell’apprendere le dinamiche europee, operando all’interno delle sedi istituzionali.

Sul piano personale attribuisco un ulteriore apprezzamento, che deriva dalla sua permanenza nell’Istituto Gramsci, per quello che Antonio Gramsci rappresentò sul piano dell’autonomia politica, anche all’interno dello stesso PCI da lui fondato.

Di concerto vi è stata già una mossa politica da parte del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che porterà alla Farnesina competenze, risorse e personale del ministero dello Sviluppo economico, di cui era a capo.

Verso gli Affari Eteri, Di Maio ha avviato il trasferimento in merito alle "competenze in materia di politica commerciale e promozionale con l’estero e di internazionalizzazione del sistema Paese" finora in capo al ministero dello Sviluppo economico.

E' chiaro già dai primi vagiti, che ci si appresta a voltar pagina, non con le urla inefficaci e sguaiate a cui Matteo Salvini ci aveva abituato, nostro malgrado, ma con passi decisi e soprattutto precisi, da cui i “consigliori” prima enunciati, si sono guardati dal mettere in atto, vuoi per subdola adesione ad un patto extraparlamentare, vuoi per i limiti politici di cui sono figli.

Maurizio Ciotola

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