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Inchiesta fondi ai gruppi regionali. Richiesta di assoluzione per tre esponenti dei Riformatori

Niente dolo per il reato di peculato e richiesta di assoluzione. E' quanto chiede il pubblico ministero, Marco Cocco, per i tre esponenti dei Riformatori, coinvolti nell'inchiesta riguardante l'utilizzo dei fondi ai gruppi del Consiglio Regionale durante la tredicesima legislatura. In base a quanto sostenuto dal Pm, vi sarebbe stato un utilizzo irregolare di una parte dei fondi, senza che gli imputati si rendessero conto di commettere un illecito. Pertanto, nonostante la contestazione per alcune spese, il magistrato incaricato ha chiesto di assolvere tutti "perché il fatto non costituisce reato", mentre per altri acquisti ha ritenuto i fatti prescritti. I Riformatori in questione, a processo con l'accusa di peculato aggravato sono l'ex parlamentare Pierpaolo Vargiu e gli allora consiglieri regionali Attilio Dedoni e Franco Sergio Pisano, difesi dagli avvocati Pierluigi Concas, Leonardo Filippi, Andrea Chelo, Francesco Atzeni, Marco Lisu e Daniela Cicu. Il 19 gennaio il collegio presieduto dal giudice Giovanni Massidda pronuncerà la sentenza.

Vaccini. Nord Sardegna: corsia preferenziale per Alghero? Quali criteri adottati?

A sollevare la questione è la consigliera regionale del M5S, Desiré Manca che vuole vederci chiaro sulla scelta di vaccinare con priorità il personale del 118 algherese, rimandando la vaccinazione per il personale sanitario di Sassari all'arrivo di nuove dosi.

“L'immotivata disparità di trattamento ha raggiunto livelli imbarazzanti - attacca Manca - da mesi ormai, nel Nord Sardegna, si è creata una corsia preferenziale per la città di Alghero. Città sarda che amo al pari delle altre della mia regione, ma che, a dispetto della città di Sassari, la più colpita dalla pandemia, continua a ricevere un'attenzione particolare da parte di questo governo regionale sardo-leghista. L'ultimo episodio – denuncia la consigliera del M5S - riguarda la somministrazione dei vaccini anticovid. Com'è noto, il primo lotto di fiale era riservato ai medici, al personale sanitario, a quello delle squadre Usca e infine al personale del 118. Ma cos'è accaduto nel Nord Sardegna? Soltanto gli operatori del 118 di Alghero hanno ricevuto il vaccino, mentre i colleghi sassaresi dovranno attendere l'arrivo delle nuove dosi. Pertanto, alla luce di questa scelta assolutamente inopportuna, poiché sappiamo che in Sardegna non è Alghero ma Sassari la città che sta pagando il prezzo più alto in termini di contagi e vittime, chiedo che l'Ats e la Regione rendano noti i criteri sulla base dei quali è stata presa. Non vorremmo dover pensare - continua Manca - che sia stata adottata esclusivamente in quanto Alghero è la città natale del nostro stimato Presidente del Consiglio".

Una questione che l'esponente pentastellato intende approfondire: “stavolta non possiamo tollerare che Sassari venga messa in secondo piano, pur essendo Alghero un centro turistico e una città molto importante, non è sicuramente la città-fulcro della pandemia in Sardegna. Quindi, ci dispiace dover notare che ancora una volta, non è stato il buonsenso a guidare le decisioni della Regione. Se, invece, esistono valide motivazioni, per cui Alghero dovesse meritare la priorità sulle dosi di vaccino, cortesemente, chiediamo di poterle conoscere”.

Stoccaggio scorie radioattive in Sardegna. Contrarietà unanime del Consiglio Regionale

Il Consiglio Regionale ha votato all'unanimità un ordine del giorno contro lo stoccaggio delle scorie nucleari nell'isola. Il provvedimento, che sarà trasmesso al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, impegna il Presidente della Giunta Regionale, a porre in essere "ogni possibile iniziativa in tutte le sedi istituzionali deputate per esprimere e ribadire con determinazione la ferma volontà del popolo sardo contraria a qualsiasi ipotesi che l'Isola possa essere considerata quale sede del deposito nazionale delle scorie". Nello stesso documento il governatore viene autorizzato "a sviluppare ogni approfondimento tecnico e scientifico a supporto di questa posizione". In particolare, nell'ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale si evidenzia che "vista la condizione di insularità, l'eventuale decisione di localizzare in Sardegna il deposito unico di scorie implicherebbe il transito prima attraverso la penisola, poi in nave, e quindi nelle arterie viarie interne dell'Isola che sono inadeguate". Una situazione che "potrebbe determinare gravi problemi e potenziali situazioni di emergenza, considerati i reali pericoli della spedizione di materiali radioattivi via mare, con implicazioni catastrofiche in caso di incidente". Nel provvedimento si legge anche che la decisione di stoccaggio dei rifiuti in Sardegna "mal si concilierebbe col fatto che all'interno dei 14 siti ci sono aree di elevato pregio ambientale e ricche di emergenze archeologiche, e contraddice il percorso avviato dalla Sardegna per esaltare il proprio territorio come Isola della qualità e dell'eccellenza".

Addio a Roberto Frongia, gentiluomo della politica sarda

Purtroppo non ce l'ha fatta. Ha combattuto con coraggio, senza perdere la lucidità, portando a compimento il suo impegno per la gestione della cosa pubblica, fino alla fine. Roberto Frongia, avvocato, assessore regionale dei Lavori Pubblici, ma soprattutto una brava persona, si è spento dopo una breve malattia. Vero e proprio gentiluomo della politica sarda - come lo ha definito il presidente della Giunta Regionale, Christian Solinas - apprezzato da tutti gli schieramenti politici, Roberto era una persona mite, onesta, mai sopra le righe, capace di dialogare con tutti, sempre in maniera costruttiva. Oggi il Consiglio Regionale si è fermato per ricordarlo. Nel posto che lui abitualmente occupava, una rosa rossa. Aveva cominciato la sua carriera politica nel 1993, nella sua città: Iglesias. Già assessore regionale del Turismo, Artigianato e Commercio, è stato uno degli esponenti più prestigiosi del suo movimento politico, i Riformatori sardi fino a diventarne Presidente, dal luglio 2016. Cuore e anima delle battaglie storiche dei Riformatori sardi, da quella per le accise fino al riconoscimento dell’insularità in Costituzione, che lo porterà nel giro di pochissimo tempo a diventare Presidente del Comitato per il riconoscimento dell’insularità in Costituzione.

Consiglio Regionale: illustrati i provvedimenti per il ristoro dei danni subiti dalle popolazioni colpite dall’alluvione

Ammonta a 40 milioni di euro l'importo da rendere subito disponibile per il ristoro dei danni subiti dalle popolazioni colpite dall’alluvione. Risorse importanti, proposte dalla Giunta Regionale durante la seduta odierna del Consiglio Regionale, che trovano allocazione in un'apposita manovra di assestamento di Bilancio.

“Fin da sabato, la Giunta Regionale da me riunita d’urgenza ha provveduto a dichiarare lo stato di emergenza, e avviato la procedura per richiedere al Governo il riconoscimento dello stato di calamità. Oggi – ha dichiarato il Presidente della Giunta Regionale, Christian Solinas, durante il suo intervento in Consiglio Regionale - propongo a quest’Aula un emendamento per lo stanziamento immediato di 40 milioni di euro per dare in tempi rapidi un segno di presenza della Regione e delle Istituzioni, e per sostenere le volontà di ritorno alla normalità delle popolazioni colpite. Tale intervento è finalizzato a consentire un immediato ristoro alle famiglie, affinché possano ritornare nelle abitazioni nelle quali è possibile fare rientro in sicurezza. L’intervento economico proposto dalla Giunta – ha proseguito il Presidente – consentirà anche un immediato intervento sulle opere infrastrutturali danneggiate. Ulteriori stanziamenti sono previsti per il prossimo anno, per completare gli interventi necessari. Abbiamo inoltre chiesto al Governo una corsia preferenziale per la realizzazione degli interventi da attuare, perché le opere di mitigazione del rischio idrogeologico soffrono troppo spesso per le ben note lentezze dei percorsi burocratici. La Regione – ha aggiunto Solinas – ha messo in campo tutte le proprie forze: la colonna mobile della Protezione Civile, mezzi di ogni genere, centinaia di uomini della Protezione Civile, del Corpo Forestale, dell’Agenzia Forestas, riuscendo ad agire tempestivamente con 48 ore di anticipo sull’evento calamitoso, con la collaborazione dei Sindaci per la chiusura di scuole ed esercizi commerciali, per la pulizia di alvei e foci fondamentale per favorire il rapido deflusso delle acque. Anche nelle fasi di evacuazione abbiamo osservato la massima attenzione all’emergenza sanitaria – ha detto ancora il Presidente – allestendo aree covid e no covid per i cittadini”.

E a margine del suo intervento, il governatore ha voluto sottolineare la vicinanza alla Sardegna del Capo dello Stato, Sergio Mattarella: “sono particolarmente grato al Capo dello Stato Sergio Mattarella, che mi ha raggiunto al telefono mentre mi trovavo a Bitti e ha voluto manifestare affetto, vicinanza e attenzione a tutti i cittadini sardi e alle istituzioni”.

Scuola. “Subito il numero dei positivi rilevati tra gli alunni”

Questo l'intervento del capogruppo del M5S in Consiglio Regionale, Michele Ciusa, che nei mesi scorsi ha presentato numerosi atti per chiedere all'assessore Nieddu l'adozione di misure mirate a garantire le migliori condizioni di sicurezza per le scuole sarde.

“La richiesta presentata al Governo dall'assessore alla Sanità Nieddu sulla necessità di chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado - ha sottolineato Ciusa - non solo ci preoccupa fortemente ma appare del tutto sproporzionata alle condizioni di una regione come la nostra, classificata come Gialla. Se la Sardegna viene definita “Gialla” perché chiudere le scuole? Ancora una volta chiedo che ci vengano mostrati i dati, per questo oggi ho presentato una richiesta di accesso agli atti in cui chiedo di poter conoscere il numero dei positivi rilevati tra gli alunni, tra gli insegnanti e il personale scolastico, oltre al numero dei tamponi effettuati tra queste categorie dal giorno di apertura della scuola ad oggi. Inoltre – ha precisato Ciusa - durante una delle ultime audizioni, il Comitato tecnico scientifico ha affermato che i driver del contagio sono i ragazzi tra i 15 e i 24 anni. Quindi, il parere del Comitato tecnico scientifico è cambiato?” La contrarietà di del consigliere pentastellato è evidente: “chiudere le scuole deve essere l'ultima ratio. Abbiamo chiesto una corsia preferenziale per il mondo della scuola affinché l'effettuazione dei tamponi avvenisse in tempi rapidi, abbiamo chiesto di poter avere i risultati entro 24 ore, e la reintroduzione dei medico scolastico. Quale di queste iniziative è attuata dall'assessore Nieddu dallo scorso settembre ad oggi? Nessuna che ci risulti. Sulla base di quali parametri l'assessore Nieddu può rilasciare dichiarazioni come nelle scuole ci sono i diffusori peggiori, moltissimi bambini sono positivi. Le decisioni - ha insistito Ciusa - devono essere suffragate dai dati, non ci stancheremo di ripeterlo. Con la chiusura delle scuole andremo incontro a un disastro formativo, educativo e psicologico, pertanto non accettiamo che questa decisione venga presa senza aver fatto nulla per prevenire la diffusione dei contagi e senza le giuste basi scientifiche”.

Cagliari. La protesta delle palestre e degli esercizi commerciali

"Io vivo di sport", è la scritta sulle magliette dei partecipanti alla manifestazione di stamani tenutasi davanti al Palazzo del Consiglio Regionale di Roma. I manifestanti chiedono solo di essere ascoltati, contro la chiusura di palestre e piscine voluta dall'ultimo Dpcm del premier Conte. Anche il capoluogo sardo ha dunque partecipato alla manifestazione nazionale organizzata dalla Fipe Confcommercio per opporsi alla chiusura delle palestre e dei bar e ristoranti alle 18, indetta per il 28 ottobre. Associazioni sportive da tutta la Sardegna hanno ribadito le grandi spese sostenute per riaprire in sicurezza i locali. Spese buttate al vento, a quanto pare. Tutto questo, nonostante il contagio nelle palestre fosse quasi nullo. Diversi striscioni con la scritta "Lo sport è un'epidemia di salute" hanno accompagnato le proteste di migliaia di rappresentanti, coinvolti a vario titolo nella gestione delle palestre sarde. Tutti insieme per esprimere il loro diritto al lavoro. Tra loro anche numerosi atleti. Un solo coro: "Viva il diritto, viva il lavoro, noi vogliamo lavorare...". Lo sforzo ha portato alla fine ad un accordo per incontrare il presidente del Consiglio Regionale, al quale è stata ribadita l'esigenza di poter continuare a lavorare. Gli indennizzi non bastano, il mondo delle palestre chiede di poter rimanere aperti almeno fino alle 18,00 come fanno gli altri locali. Le manifestazioni previste per oggi sono state due, quella davanti al Consiglio Regionale e quella in Piazza del Carmine. Entrambe pacifiche e nel rispetto delle normative anticovid. In particolare, in Piazza del Carmine si sono radunate circa 200 persone. Rappresentanti di bar e ristoranti che hanno chiesto a gran voce di poter rimanere aperti fino alle 23,00. Una richiesta corroborata dal fatto che solamente il 3% dei contagi è ascrivibile alla frequentazione di locali e ristoranti - come sottolinea il presidente di Confcommercio sud Sardegna, Alberto Bertolotti. Oltre a Cagliari, i gestori dei locali hanno occupato le piazze di altri dieci capoluoghi di regione: Firenze, Torino, Genova, Milano Roma, Verona, Trento Bologna, Napoli, Palermo. Un settore che a livello nazionale offre occupazione a oltre 12 milioni di addetti i cui interessi devono essere tutelati. "Le direttive del governo non considerano il nostro lavoro e i nostri sacrifici. Chiudere alle 18,00 significa non continuare ad aprire, è un attentato a tutti noi"- spiega il rappresentante Fipe Confcommercio Sud, Emanuele Frongia. La Polizia ha presenziato alla manifestazione. Basta con il silenzio, finalmente 26 piazze italiane hanno manifestato". Sulla situazione è intervenuto anche il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu: "era vergognoso vedere le serrande abbassate alle 18,00, io sono con voi. Chiudere il paese non ha senso, voi siete le risorse della città e non dovete arrendervi, perchè il grande mare si forma goccia dopo goccia".

Giulietta Grauso

Sanità. "Carenza di pediatri in Sardegna: la Regione prenda provvedimenti subito"

E' quanto denuncia il Movimento 5 Stelle, attraverso il suo capogruppo in Consiglio Regionale, Michele Ciusa. In particolare, l'esponente pentastellato è il primo firmatario di una mozione, sottoscritta dai colleghi pentastellati D. Manca, A, Solinas, R. Li Gioi e dai consiglieri di Leu, che impegna il Presidente della Regione e l’assessore regionale alla Sanità ad assicurare a tutti i bambini sardi, dalla nascita sino ai 14 anni di età - o sino ai 16 anni in particolari situazioni - l'assistenza gratuita da parte di un medico specialista in pediatria.

“Come denunciato nei mesi scorsi dalla Società italiana di Pediatria - sostiene Ciusa - in Sardegna sono soltanto 177 i pediatri di libera scelta ai quali si possono rivolgere i genitori di bambini sino ai 14 anni, in una regione che conta 377 Comuni. Un numero di professionisti che si è ulteriormente ridotto in questi mesi, da quando in undici sono andati in pensione e non sono stati sostituiti. La mancanza di programmazione in merito è tale da preoccupare persino il segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) che ha parlato di un progressivo smantellamento dell'assistenza, tale da comportare la sostituzione del pediatra con il medico di medicina generale”.

“La situazione - attacca Ciusa - è realmente critica, al punto che nel corso di questa legislatura regionale sono state presentate numerose interrogazioni per denunciare la carenza dell'assistenza pediatrica in diverse zone della Sardegna, in particolare a Villacidro, Sassari, nel distretto di Ales-Terralba, Lanusei, Aritzo, Belvì, Gadoni, Meana Sardo, Desulo e Ozieri. Ma il preoccupante quadro attuale sta creando problemi anche nei centri urbani di maggiori dimensioni, compresa Cagliari. La Regione – prosegue Ciusa - ha il dovere di assicurare ad ogni bambino, sin dalla nascita, l'assistenza di un pediatra. La tendenza a sostituirlo con il medico di famiglia comporta inevitabili ricadute sulla prevenzione, nello specifico sulla diagnosi precoce delle patologie, ma anche una carenza di controllo sullo sviluppo psichico e motorio del bambino. Non solo: la mancanza dei pediatri porterà a un aumento dei costi per la sanità pubblica e al ricorso a prestazioni libero professionali private, riservate esclusivamente alle famiglie che se le potranno permettere. Poiché, di norma, ogni pediatra può avere fino a 800 assistiti, e alcune regioni hanno la facoltà di poter decidere se aumentare questa soglia qualora le condizioni lo richiedano, chiedo al Presidente Solinas di attivarsi immediatamente”.

“In questo momento emergenziale, inoltre, la riapertura delle scuole sta evidenziando il ruolo irrinunciabile dell'assistenza pediatrica, anche per poter contenere la diffusione dei contagi. Pertanto - conclude - è necessario garantire nell’immediato un numero sufficiente di pediatri facendo ricorso a deroghe e nuove nomine, considerando sia i piccoli centri sia quelli più popolosi. Anche soltanto distinguere una semplice influenza di stagione da qualcosa di più serio, e farlo in tempi rapidi, può fare la differenza”.

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