Confcommercio. In Sardegna saldi in flessione del 4,2%

Iniziati in 5 gennaio e con una percentuale di sconto superiore a quella applicata negli anni precedenti, i saldi in Sardegna fanno registrare una flessione del 4,2% rispetto al 2017. Un dato in linea con quanto rilevato su scala nazionale, che conferma le difficoltà delle attività commerciali, nonostante la positiva partenza dei primi giorni. A rivelarlo è il Centro Studi di Confcommercio, sottolineando che solo il 19% delle aziende intervistate ha riscontrato un incremento. Di contro, le aziende contattate che hanno evidenziato un peggioramento sono circa il 50%. Stabilità degli incassi per il 31% delle aziende che hanno risposto all'indagine di Confcommercio. Tra i prodotti più gettonati, la maglieria, la camiceria, stivali e scarpe per il tempo libero. Ad avvantaggiarsi maggiormente dei saldi, gli esercizi commerciali situati nelle vie commerciali, in centro città e nei negozi dei centri commerciali. Le problematiche più sentite dal comparto sono la concorrenza della rete e la mancanza di coordinamento tra gli operatori nella definizione delle percentuali.

Dal 5 gennaio arrivano i saldi in Sardegna

Anche in Sardegna arrivano i saldi. La data ufficiale è quella del 5 gennaio anche se già da tempo non è difficile fruire di promozioni anticipate definite "fuori da ogni controllo", da parte di Confesercenti Sardegna. Una situazione che, secondo l'associazione, rappresenta un danno per chi rispetta le leggi, iniziando i saldi di stagione nelle date previste dalla normativa. Una situazione resa possibile dall'inadeguatezza del sistema sanzionatorio della legge 5 sui saldi. Proprio per questo motivo Confesercenti Sardegna ha presentato una proposta tesa a inasprire le sanzioni sino alla chiusura dell'esercizio in caso di reiterate violazioni in materia di promozioni e anticipazione dei saldi. "In un periodo di grande incertezza economica, servono regole chiare" - sottolineano i vertici di Confesercenti Sardegna. Ai saldi senza controllo si aggiungono inoltre le vendite online e le aperture nei giorni festivi e le domeniche dei centri commerciali che, sostiene l'associazione - danneggiano i negozi di vicinato. Insomma, o si trovano delle regole chiare e condivise da tutti oppure - come precisato da un rappresentante dei commercianti - "tanto vale che i saldi non esistano neanche".

Consumi delle famiglie sarde. Indagine Confcommercio - Istat

La maggior parte della spesa mensile dei sardi è canalizzata principalmente verso l'abitazione, le bollette, i prodotti alimentari e i trasporti. Istruzione, cura delle malattie o altri servizi sanitari si piazzano invece agli ultimi posti della spesa. In particolare, nel 2016 ogni famiglia sarda ha speso mediamente 2.128,72 euro al mese. Un importo al di sotto della media nazionale che si è attestato intorno a 2.524,38 euro. A rivelarlo è un rapporto dell'Ufficio Studi Confcommercio che, sulla base dei dati Istat, ha monitorato la spesa delle famiglie italiane, riscontrando in generale un aumento dei consumi dell'1% rispetto al 2015 e del 2,2% rispetto al 2013. Analizzando le singole voci di spesa, i sardi per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche hanno speso 431,44 euro al mese rispetto ai 447,96 euro della media italiana. Per l'abitazione, l'acqua, l'elettricità, il gas e gli altri combustibili il costo si è attestato sui 752,36 euro (902,72 il dato nazionale). Di questi, 20,79 euro sono andati alle manutenzioni straordinarie, 532,66 euro agli affitti figurativi e 76,35 euro ai mobili, articoli e servizi per la casa. Per quanto riguarda i trasporti, l'importo medio pagato dalle famiglie sarde è stato di 254,52 euro (271,27 euro in Italia). Per quanto riguarda la maglia nera, nella speciale classifica della spesa, altri beni e servizi come quelli per la cura della persona, effetti personali, servizi di assistenza sociale, assicurazioni e finanziari, sono stati destinatari di 139,59 euro rispetto ai 183,32 euro della media italiana. A servizi ricreativi, spettacoli e cultura sono stati destinati 112,61 euro (130,06 euro la media italiana), mentre l'abbigliamento e calzature sono costati mensilmente 79,72 euro (118,26 euro in Italia).
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