Arbus. Rivolta dei detenuti nel carcere di Is Arenas

E' successo ieri sera. Quattro detenuti hanno cominciato a inveire contro il personale di Polizia Penitenziaria in servizio e, successivamente, hanno iniziato a perquotere violentemente i blindati delle camere di pernottamento. Dopo faticose trattative gli agenti sono riusciti a riportare l'ordine, nonostante il gruppetto manifestasse intenzioni molto minacciose. "Quel che è accaduto è gravissimo, anche in relazione all'atteggiamento assunto da molti detenuti" - ha dichiarato il coordinatore regionale di Fp Cgil Polizia penitenziaria Sandro Atzeni, che parla di un "qualcosa di organizzato". L'episodio ha convinto la Fp Cgil Penitenziaria a sollecitare "urgenti provvedimenti a tutela dei poliziotti penitenziari che lavorano nella Casa di Reclusione di Is Arenas e della stessa vivibilità nella struttura detentiva". Di fatto, il sistema di vigilanza dinamica - che permette ai detenuti di girare liberi per buona parte del giorno, con livelli minimi di sicurezza - alimenta atteggiamenti provocatori con una tensione che si taglia a fette. Da qui la richiesta di Cgil Polizia di richiedere l'allontanamento dei promontori della rivolta.

Carceri sarde. Aumentano i detenuti stranieri

In base alle statistiche ministeriali le carceri sarde nell'arco di un anno hanno fatto registrare un incremento di detenuti, in particolare di detenuti stranieri, prevalentemente extracomunitari. Il 31 dicembre 2016 erano complessivamente 532, nell'anno appena concluso sono risultati 813. A renderlo noto è Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo Diritti Riforme, che denuncia: "la Sardegna non sembra voler venire meno al ruolo di 'discarica sociale detentiva". Nello specifico, come sottolinea Caligaris, "i ristretti nei 10 Istituti dell'isola sono 2.380 ma erano un anno fa 2.137, segnando un aumentato di 243 unità. Il saldo negativo - continua Caligaris - ha però riguardato i cittadini stranieri privati della libertà. È anche interessante notare che i detenuti per regione di nascita, vale a dire i sardi nelle strutture penitenziarie, sono 1.150. Il che conferma l'inutilità per l'isola di 2.706 posti di carcerazione e dell'uso degli spazi locali 'scaricare ' in Sardegna problematiche di altra origine". Il carcere che ha fatto registrare l'aumento maggiore di stranieri è quello di Bancali dove, nell'arco di un anno i detenuti sono passati da 134 a 181, superando in numeri assoluti la presenza di stranieri nella Colonia penale di Mamone-Lodè (172). Il fenomeno - come evidenzia la presidente di Socialismo Diritti Riforme, impone una riflessione su diversi fronti, sanitari e culturali in primis.

Carceri Sardegna. In aumento il numero dei detenuti

Il numero di detenuti nelle carceri della Sardegna è aumentato dalle 2.068 unità del 31 luglio 2016 alle 2.289 unità durante il mese di luglio 2017. Un aumento di 221 unità a fronte di una diminuzione dei posti letto dovuto alla chiusura per lavori di alcune sezioni carcerarie e ai circa 300 posti liberi nelle Colonie penali. In particolare, i dati diffusi dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria evidenziano, nello stesso periodo, un aumento dal 22,3% al 29,5% dei reclusi di nazionalità non italiana (in termini assoluti da 452 a 676). A commentare tale situazione è Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo Diritti Riforme che sottolinea le varie criticità che affliggono il sistema carcerario dell'isola. In primis il fatto che le strutture ospitino 379 ristretti non definitivi, 194 dei quali in attesa di primo giudizio. A ciò si aggiunge il numero inadeguato di agenti della Polizia Penitenziaria e le gravi carenze di amministrativi ed educatori. In base a quanto dichiarato dalla Caligaris, le carceri isolane sarebbero state "abbandonate" dal Ministero, come evidenziato dal numero insufficiente dei direttori, "spesso solo in quattro per far fronte alla situazione di 10 Istituti". Carente anche la struttura amministrativa. "Poter garantire le attività trattamentali ai detenuti con assenze così gravi risulta difficile" - ammette la Caligaris che continua: "spesso i reclusi rischiano di restare in cella 20 ore su 24 con negative e pericolose conseguenze soprattutto in presenza di disturbi psichici e tossicodipendenze. Le condizioni non sono migliori nelle strutture penitenziarie destinate all'alta sicurezza e nelle sezioni AS di Nuoro e Cagliari. Oltre il limite regolamentare risultano gli istituti di Cagliari-Uta (618 ristretti per 563 posti letto); Lanusei (43 per 33); Oristano-Massama (279 per 260) e Tempio (172 per 167). La percentuale più alta di stranieri si registra a Mamone-Lodé con l'80,5%".

Carceri Sardegna. In aumento il numero dei detenuti

Il numero di detenuti nelle carceri della Sardegna è aumentato dalle 2.068 unità del 31 luglio 2016 alle 2.289 unità durante il mese di luglio 2017. Un aumento di 221 unità a fronte di una diminuzione dei posti letto dovuto alla chiusura per lavori di alcune sezioni carcerarie e ai circa 300 posti liberi nelle Colonie penali. In particolare, i dati diffusi dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria evidenziano, nello stesso periodo, un aumento dal 22,3% al 29,5% dei reclusi di nazionalità non italiana (in termini assoluti da 452 a 676). A commentare tale situazione è Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo Diritti Riforme che sottolinea le varie criticità che affliggono il sistema carcerario dell'isola. In primis il fatto che le strutture ospitino 379 ristretti non definitivi, 194 dei quali in attesa di primo giudizio. A ciò si aggiunge il numero inadeguato di agenti della Polizia Penitenziaria e le gravi carenze di amministrativi ed educatori. In base a quanto dichiarato dalla Caligaris, le carceri isolane sarebbero state "abbandonate" dal Ministero, come evidenziato dal numero insufficiente dei direttori, "spesso solo in quattro per far fronte alla situazione di 10 Istituti". Carente anche la struttura amministrativa. "Poter garantire le attività trattamentali ai detenuti con assenze così gravi risulta difficile" - ammette la Caligaris che continua: "spesso i reclusi rischiano di restare in cella 20 ore su 24 con negative e pericolose conseguenze soprattutto in presenza di disturbi psichici e tossicodipendenze. Le condizioni non sono migliori nelle strutture penitenziarie destinate all'alta sicurezza e nelle sezioni AS di Nuoro e Cagliari. Oltre il limite regolamentare risultano gli istituti di Cagliari-Uta (618 ristretti per 563 posti letto); Lanusei (43 per 33); Oristano-Massama (279 per 260) e Tempio (172 per 167). La percentuale più alta di stranieri si registra a Mamone-Lodé con l'80,5%".

Doddore Meloni, la sua morte, il suo sacrificio. Di Maurizio Ciotola

La morte di Doddore Meloni, sopraggiunta dopo mesi di digiuno volontario durante la sua permanenza in carcere per reati fiscali, non può essere diversamente annoverata se non come delitto di Stato. Il noto indipendentista, che ha condotto una lotta politica non violenta, di denuncia, fino all’estremo momento in cui occupò l’isola di Malu Entu nel mare di Cabras, ha associato, a nostro parere erroneamente, la condanna per i reati fiscali da lui e la sua azienda commessi, ad una condanna politica. Un’associazione, reato fiscale-condanna politica, cui tanti, troppi hanno sostenuto e condiviso con fini politici, utilizzando la grande visibilità e determinazione di Doddore, condizionandolo psicologicamente sul piano della responsabilità della sua battaglia politica, fino alle conseguenze estreme. Ma non dobbiamo guardare “il dito che punta alla luna”, perché se il sacrificio di Doddore Meloni deve avere rilevanza universale è perché lui è l’ennesima vittima di un sistema carcerario e di leggi inadempienti sul piano costituzionale. In questi giorni Rita Bernardini, libera cittadina, dopo mesi di digiuno per la rivendicazione della riforma carceraria e l’adempimento legislativo alla Costituzione per lo stesso tema, è stata colta da infarto. Questo Paese è costituito in parte e ahinoi in misura purtroppo predominante, da politici che nell’incapacità di attuare la nostra Costituzione cercano di riformarla, riducendone portata e valori, ma nei fatti senza mai riuscire a sanare, le inadempienze legislative. Il 2 luglio del 1986 nel carcere di Massama si suicidò Aldo Scardella, vittima di una ingiusta detenzione determinata da un mandato di cattura emesso dalla magistratura di Cagliari su base indiziaria, senza elementi probanti, risultati solo sospetti. Dopo mesi in isolamento Aldo si tolse la vita, impotente di fronte ad una macchina giudiziaria che, in quegli anni si riferiva ancora al codice Rocco partorito in epoca fascista. Qui però, dopo trentuno anni di denunce e modifiche legislative, la crescita di una sensibilità di Stato di fronte alla arbitrarietà esercitata dai magistrati nella giusta autonomia riconosciuta dalla Costituzione, ci troviamo di fronte all’inaccettabile sacrificio di una vita umana, semmai ve ne fosse uno accettabile. Non possiamo conoscere o sapere se la struttura sanitaria abbia correttamente constato le condizioni di gravità del detenuto o se la magistratura abbia adottato una decisione ultima, con la quale potrebbe aver minimizzato quanto riportato sul referto medico dopo il primo ricovero, cui è seguito il rientro in carcere. Sicuramente esiste un referto medico e una disposizione del giudice di sorveglianza su cui sarebbe giusto avviare una indagine ministeriale, attraverso la quale individuare i responsabili della morte di Doddore Meloni. Sul piano dell’opinabilità però ci chiediamo se era veramente necessario trattenere in carcere Doddore Meloni, dopo le constatazioni evidenti in merito al degrado del suo stato di salute, alle dichiarazioni del suo avvocato, alla manifesta e motivata paura dei suoi congiunti e dei tanti ed insospettabili sostenitori del diritto. Cosa e chi ha potuto disattendere ai diritti dell’Uomo e applicare, secondo sua legittima discrezione, quelli che hanno condotto Doddore Meloni alla morte? Maurizio Ciotola

Cagliari. Presentazione libro "Voci da dentro"

Da dentro il carcere, ma anche da dentro il proprio cuore. E' questo il tema affrontato nel libro "Voci da dentro" che verrà presentato mercoledì 22 marzo alle ore 18 presso lo spazio eventi al primo piano della MEM Mediateca del Mediterraneo. L'iniziativa, curata dall'Associazione AFRICADEGNA, è il risultato di un laboratorio di scrittura creativa condotto nel 2014 da un gruppo di volontarie nella sezione femminile dell'ex carcere di Buoncammino. I temi trattati, che verranno approfonditi tramite una lettura di alcuni brani del libro, si prestano per una riflessione ed una discussione sulle condizioni di vita in carcere.

Carceri sarde. Situazione critica per carenza di direttori

E'quanto denuncia la presidente dell'associazione Socialismo diritti riforme, Maria Grazia Caligaris che a tal proposito ha dichiarato: "le carenze croniche dei direttori rischiano di far implodere il sistema detentivo isolano. Attualmente sono in servizio tre titolari (Patrizia Incollu, Elisa Milanesi e Marco Porcu), e uno in missione (Silvia Pesante che ha confermato la sua presenza nel penitenziario di Badu 'e Carros, protraendo l'incarico). Ciò significa che ciascuno di loro ha la responsabilità su due o tre Istituti. La situazione è resa ancora più difficile dall'assenza di vice direttori, dal deficit di agenti penitenziari, amministrativi e funzionari pedagogici - ha sottolineato Caligaris - nonché da una eccessiva burocratizzazione che condiziona l'efficienza dell'organigramma rispetto alla finalità riabilitativa della pena. Non si può andare avanti in questo modo". In questo senso, l'esponente di Socialismo diritti e riforme lancia un appello ai parlamentari ed ai consiglieri regionali affinchè si trovi una soluzione ai problemi del sistema carceri isolane. Tra questi anche quello connesso all'attribuzione stabile della gestione delle carceri di Tempio-Nuchis, Badu 'e Carros, Mamone, Is Arenas, Lanusei e Isili. Problema ancora irrisolto, nonostante l'impegno assunto in più occasioni dal ministro Andrea Orlando. A ciò si aggiungono le assenze per malattia dei direttori di Cagliari-Uta e Oristano-Massama, durante la prima parte del 2017, che hanno reso ancora più evidente la necessità di vice direttori stabili, soprattutto in considerazione della complessa gestione dei due istituti. La stessa Caligaris ricorda infatti che "il primo è una Casa con una sezione di Alta Sicurezza con quasi 600 reclusi, mentre il secondo è destinato esclusivamente a ristretti in AS con 266 presenze.
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