Alcoa. Assemblea dei lavoratori sulla partecipazione societaria

Dopo l'annuncio del ministro uscente Calenda, oggi si è svolta oggi a Carbonia l'assemblea dei lavoratori per valutare l'ipotesi di una partecipazione societaria del 5%, riservata ai dipendenti della nuova società ex Alcoa acquisita da Sider Alloys. Sulla proposta di Calenda si è dimostrata cauta la Cgil che ha sottolineato di volerci vedere chiaro e che l'approvazione dei lavoratori si riferisce ad un "approfondimento della proposta". Diverso atteggiamento della Cisl che conferma una sostanziale approvazione alla proposta del ministro Calenda dando "mandato al sindacato di esplorare le tecnicalità". Intanto, in un tweet, lo stesso Calenda ha definito "un'ottima notizia" quanto emerso dall'assemblea.

Alcoa. Cessione definitiva verso metà febbraio

La cessione dell'Alcoa a Syder Alloys dovrebbe concretizzarsi a metà febbraio 2018. E' quanto fa sapere il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli a seguito dell'incontro che si è tenuto al Mise. In base a quanto riferito dall'azienda acquirente, dopo la cessione ci vorranno alcuni mesi (circa 6) per verificare lo stato di funzionamento dell'impianto dopo la riaccensione. L'investimento complessivo dell'operazione su aggira intorno ai 135 milioni di euro, Importo che dovrebbe portare livelli occupazionali significativi. In questo senso potrebbero essere 376 le risorse dirette impiegate, cui se ne dovrebero aggiungere 70 esterne, per una produzione massima di 150 mila tonnellate di alluminio l'anno. A questo punto sarà importante - come sottolineato da Bentivogli - che Regione, Enti Locali, gestore dell'energia facciano la loro parte, rispetto agli impegni e le autorizzazioni, a partire dall'AIA, che dal memorandum of understanding ad oggi si sono impegnati a garantire. Fondamentale anche accompagnare la riapertura dello stabilimento con un percorso formativo, utile per un efficace reinserimento lavorativo.

Ex Alcoa e Ilva: Calenda e Pigliaru attuano la loro schizofrenia politica. Di Maurizio Ciotola

Alcoa e Ilva costituiscono due casi analoghi di industrie inefficienti e decotte, il cui sfruttamento ha prevalso sulla loro innovazione ed adeguatezza ambientale. Il Ministro Calenda in questi giorni ha fortemente spinto affinché queste due industrie, una chiusa da alcuni anni e l’altra in esercizio provvisorio, riprendano a produrre a prescindere dalle cause, non rimosse, che ne hanno determinato fermata e rallentamento. Per quanto riguarda la Sardegna, in quell’area sulcitana compromessa sul piano ambientale dal 1992 e mai risanata, l’ex Alcoa sembrerebbe aver trovato i suoi acquirenti. Fatto per cui, allo scopo del suo riavvio, la Regione Sardegna con la sua legge finanziaria in discussione, ha previsto un stanziamento di 8 milioni di euro, senza neppur aver preso visione del piano industriale, che la nuova proprietà non ha presentato. Parallelamente, in merito all’Ilva di Taranto, il ministro Calenda rompe il tavolo con chi, diversamente invece, Regione e altri attori politici locali, chiede un piano di risanamento industriale, nonché la decarbonizzazione dei forni con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale, disastroso per Taranto e per il territorio circostante. La Regione Sardegna, il suo Presidente Pigliaru invece ha deciso di devolvere, donare, un contributo per la ripresa della produzione dell’ex Alcoa, senza discutere di risanamento ambientale ed innovazione tecnologica di uno stabilimento, che adotta tecnologie degli anni sessanta. Per contro, ieri Pigliaru ha giustamente finanziato con 12 milioni di euro, un importante progetto laboratorio, che permetterà una riduzione dei costi energetici per le Università di Cagliari e di Sassari, con lo studio, ancorché lo sviluppo, di smart grid ridotte e locali, sviluppate all’interno dei poli universitari. Sappiamo che l’autonomia di cui l’Università gode, può espletarsi anche nella autonomia di gestione delle sue risorse, ma noi siamo certi e andremo a verificarlo in futuro, che tutti i 12 milioni verranno impiegati allo scopo per cui dalla Regione sono stati elargiti. Identicamente il Signor Ministro, Carlo Calenda, poco tempo fa ha dato un’importante e necessaria spinta politica ed economica allo sviluppo di quell’industria definita 4.0, di cui tra l’altro in Italia abbiamo dei leader mondiali, sia nella produzione di macchine utensili interamente robotizzate, che nella realizzazione di impianti industriali totalmente robotizzati. Per l’industria dell’acciaio, giusto per trovare una analogia con il necessario sviluppo tecnologico dell’ottocentesca fabbrica dell’Ilva, in Italia risiede una delle più importanti industrie mondiali di settore, che realizzano acciaierie ultra moderne e interamente robotizzate, la Danieli e c. Spa. Ovvero non mancano le competenze e la conoscenza del problema, ma solo le volontà e soprattutto la capacità di svincolarsi dai “cicli” di riproduzione viziosa, cari a certa politica e ai clientes, come ai peones. A noi sfugge quale sia il principio per cui la Regione Autonoma della Sardegna debba stanziare 8 milioni di euro per il riavvio di uno stabilimento, senza aver preso visione del piano industriale e preteso il risanamento ambientale non procrastinabile. Azioni e interventi da propaganda elettorale, cui sia il Ministro, che il Presidente della Regione attuano in schizofrenica contrapposizione con le necessarie scelte di innovazione, per altro annunciate e auspicate, che potrebbero dare un futuro certo a qualsiasi ciclo produttivo, Ilva ed ex Alcoa comprese. Maurizio Ciotola

Vertenza Alcoa. Ultimatum degli operai al Ministero dello Sviluppo Economico

Lo slittamento della firma tra la multinazionale svizzera dell'alluminio, Sider Alloys e Invitalia, per l'accordo di acquisizione dello stabilimento di Portovesme (originariamente prevista per il 31 ottobre), non è andato giù agli operai dell'Alcoa di Portovesme. Questa mattina è stata infatti organizzata un'assemblea per valutare i prossimi passi da intraprendere. Organizzato dalle segreterie territoriali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil presso l'oratorio di Carbonia, all'incontro hanno preso parte anche i sindaci del territorio, compreso il presidente dell'Unione dei Comuni del Sulcis. La posizione degli operai è chiara, se il ministro dello Sviluppo Economico non si farà sentire, allora saranno loro a far sentire la proria voce. In questo senso gli stessi operai sono disposti ad attendere ancora una settimana, 15 giorni al massimo per la convocazione da parte del ministro Carlo Calenda.
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