Alcoa. Cessione definitiva verso metà febbraio

La cessione dell'Alcoa a Syder Alloys dovrebbe concretizzarsi a metà febbraio 2018. E' quanto fa sapere il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli a seguito dell'incontro che si è tenuto al Mise. In base a quanto riferito dall'azienda acquirente, dopo la cessione ci vorranno alcuni mesi (circa 6) per verificare lo stato di funzionamento dell'impianto dopo la riaccensione. L'investimento complessivo dell'operazione su aggira intorno ai 135 milioni di euro, Importo che dovrebbe portare livelli occupazionali significativi. In questo senso potrebbero essere 376 le risorse dirette impiegate, cui se ne dovrebero aggiungere 70 esterne, per una produzione massima di 150 mila tonnellate di alluminio l'anno. A questo punto sarà importante - come sottolineato da Bentivogli - che Regione, Enti Locali, gestore dell'energia facciano la loro parte, rispetto agli impegni e le autorizzazioni, a partire dall'AIA, che dal memorandum of understanding ad oggi si sono impegnati a garantire. Fondamentale anche accompagnare la riapertura dello stabilimento con un percorso formativo, utile per un efficace reinserimento lavorativo.

Ex Alcoa e Ilva: Calenda e Pigliaru attuano la loro schizofrenia politica. Di Maurizio Ciotola

Alcoa e Ilva costituiscono due casi analoghi di industrie inefficienti e decotte, il cui sfruttamento ha prevalso sulla loro innovazione ed adeguatezza ambientale. Il Ministro Calenda in questi giorni ha fortemente spinto affinché queste due industrie, una chiusa da alcuni anni e l’altra in esercizio provvisorio, riprendano a produrre a prescindere dalle cause, non rimosse, che ne hanno determinato fermata e rallentamento. Per quanto riguarda la Sardegna, in quell’area sulcitana compromessa sul piano ambientale dal 1992 e mai risanata, l’ex Alcoa sembrerebbe aver trovato i suoi acquirenti. Fatto per cui, allo scopo del suo riavvio, la Regione Sardegna con la sua legge finanziaria in discussione, ha previsto un stanziamento di 8 milioni di euro, senza neppur aver preso visione del piano industriale, che la nuova proprietà non ha presentato. Parallelamente, in merito all’Ilva di Taranto, il ministro Calenda rompe il tavolo con chi, diversamente invece, Regione e altri attori politici locali, chiede un piano di risanamento industriale, nonché la decarbonizzazione dei forni con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale, disastroso per Taranto e per il territorio circostante. La Regione Sardegna, il suo Presidente Pigliaru invece ha deciso di devolvere, donare, un contributo per la ripresa della produzione dell’ex Alcoa, senza discutere di risanamento ambientale ed innovazione tecnologica di uno stabilimento, che adotta tecnologie degli anni sessanta. Per contro, ieri Pigliaru ha giustamente finanziato con 12 milioni di euro, un importante progetto laboratorio, che permetterà una riduzione dei costi energetici per le Università di Cagliari e di Sassari, con lo studio, ancorché lo sviluppo, di smart grid ridotte e locali, sviluppate all’interno dei poli universitari. Sappiamo che l’autonomia di cui l’Università gode, può espletarsi anche nella autonomia di gestione delle sue risorse, ma noi siamo certi e andremo a verificarlo in futuro, che tutti i 12 milioni verranno impiegati allo scopo per cui dalla Regione sono stati elargiti. Identicamente il Signor Ministro, Carlo Calenda, poco tempo fa ha dato un’importante e necessaria spinta politica ed economica allo sviluppo di quell’industria definita 4.0, di cui tra l’altro in Italia abbiamo dei leader mondiali, sia nella produzione di macchine utensili interamente robotizzate, che nella realizzazione di impianti industriali totalmente robotizzati. Per l’industria dell’acciaio, giusto per trovare una analogia con il necessario sviluppo tecnologico dell’ottocentesca fabbrica dell’Ilva, in Italia risiede una delle più importanti industrie mondiali di settore, che realizzano acciaierie ultra moderne e interamente robotizzate, la Danieli e c. Spa. Ovvero non mancano le competenze e la conoscenza del problema, ma solo le volontà e soprattutto la capacità di svincolarsi dai “cicli” di riproduzione viziosa, cari a certa politica e ai clientes, come ai peones. A noi sfugge quale sia il principio per cui la Regione Autonoma della Sardegna debba stanziare 8 milioni di euro per il riavvio di uno stabilimento, senza aver preso visione del piano industriale e preteso il risanamento ambientale non procrastinabile. Azioni e interventi da propaganda elettorale, cui sia il Ministro, che il Presidente della Regione attuano in schizofrenica contrapposizione con le necessarie scelte di innovazione, per altro annunciate e auspicate, che potrebbero dare un futuro certo a qualsiasi ciclo produttivo, Ilva ed ex Alcoa comprese. Maurizio Ciotola

Vertenza Alcoa. Ultimatum degli operai al Ministero dello Sviluppo Economico

Lo slittamento della firma tra la multinazionale svizzera dell'alluminio, Sider Alloys e Invitalia, per l'accordo di acquisizione dello stabilimento di Portovesme (originariamente prevista per il 31 ottobre), non è andato giù agli operai dell'Alcoa di Portovesme. Questa mattina è stata infatti organizzata un'assemblea per valutare i prossimi passi da intraprendere. Organizzato dalle segreterie territoriali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil presso l'oratorio di Carbonia, all'incontro hanno preso parte anche i sindaci del territorio, compreso il presidente dell'Unione dei Comuni del Sulcis. La posizione degli operai è chiara, se il ministro dello Sviluppo Economico non si farà sentire, allora saranno loro a far sentire la proria voce. In questo senso gli stessi operai sono disposti ad attendere ancora una settimana, 15 giorni al massimo per la convocazione da parte del ministro Carlo Calenda.

Alcoa. Piano da 5 mln di euro per i lavoratori senza ammortizzatori sociali

Incontro questa mattina tra l'assessore regionale al Lavoro, Virginia Mura e i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici del Sulcis. Tra gli argomenti principali sul tavolo, la presentazione delle linee guida connesse alla bozza di piano sulle politiche attive a sostegno dei lavoratori dell'Alcoa, dell'indotto e dell'ex Ila che da qui a due anni resteranno senza ammortizzatori sociali. I lavoratori coinvolti sarebbero almeno seicento, per i quali ci sarebbe uno stanziamento del Governo di circa cinque milioni di euro. L'incontro segue all'accordo tra il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru e il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, attraverso cui la Regione si impegna a stilare un piano a supporto dei lavoratori e il Governo, da parte sua, si impegna a finanziarlo. Per fare il punto sulla situazione i sindacati incontreranno a Roma le istituzioni il prossimo 13 settembre.

Vertenza Alcoa. I sindaci del Sulcis al fianco dei lavoratori

Riunione questa mattina tra sigle sindacali e primi cittadini del Sulcis in vista del probabile incontro romano di lunedì 5 settembre, tra Governo e Regione al Ministero dello Sviluppo Economico. Dall'incontro è emersa la condivisione dei problemi legati alla vertenza da parte dei sindaci del Sulcis, disposti a seguire operai e sindacati dell'Alcoa per l'incontro in programma nella Capitale. Bruno Usai dell'rsu Alcoa e della segreteria Fiom Cgil, conferma che "Gli amministratori sostengono l'importanza della vertenza, comprendono l'influenza delle buste paga dei lavoratori Alcoa sull'economia del territorio" - ha dichiarato Bruno Usai del RSU Alcoa, sottolineando: "i sindaci si uniranno alla lotta degli operai e li ringraziamo per la loro vicinanza, per aver risposto alle nostre sollecitazioni e perché sono della nostra partita". Maggiori sviluppi e dettagli sulla trasferta romana verranno discussi domani dalle 8.30 davanti ai cancelli dello stabilimento di Portovesme, dove è convocata l'assemblea generale dei lavoratori.

Alcoa chiude. Facciamocene una ragione. Di Luca Piras

In fine fu smantellamento. L’Alcoa, impresa leader globale nel settore dell’alluminio ha annunciato che smantellerà l’impianto del sito di Portovesme in Sardegna. Mi immagino la riunione del board of directors che ha assunto questa decisione: “al 26mo punto abbiamo lo smantellamento del sito di Portovesme; DOVE ????, è nell’area del Mediterraneo centrale; Ok, approvato all’unanimità”. Il tutto in 26 secondi scarsi. Cinismo?, Capitalismo rapace? Incapacità politica? Sì forse tutte queste cose, ma vi propongo un piccolo esercizio concettuale. Immaginiamo per un attimo di essere degli analisti finanziari, specializzati nel settore dell’alluminio. Esaminiamo i dati pubblici, i più pubblici, quelli davvero accessibili a tutti (https://it.finance.yahoo.com/q/sec?s=AA), cosa potremmo dedurre? 1. Il mercato globale dell’alluminio sta attraversando una lunga fase di ristrutturazione, nella quale Cina; Russia e Brasile sono poli di grande interesse sia perché consentono un forte contenimento dei costi (tutti i costi, non solo quelli energetici), sia perché offrono importanti mercati di sbocco. Alcoa è molto attiva in Russia e Brasile; 2. Il mercato Europeo ha condizionato molto i risultati globali dell’azienda, ma più per ragioni legate alle tensioni valutarie Euro/Dollaro, che per ragioni strutturali o di mercato; 3. Gli investimenti degli ultimi 30 mesi ammontano a circa 6 miliardi di dollari e la liquidità del gruppo è allineata con il fabbisogno a breve termine; 4. La società paga ai propri azionisti un dividendo contenuto, ma stabile dal 2009, qualificando la società come un investimento a bassa volatilità e quindi basso rischio. Da queste veloci e, forse superficiali analisi, emerge che immaginare un rilancio del sito sardo è non solo velleitario, ma perfino controproducente. L’interesse prevalente è ovviamente quello per gli azionisti della società, la stabilità dei loro rendimenti è la priorità e questo implica il sacrificio di circa 3 mila dipendenti in tutto il mondo per le necessarie ristrutturazioni, ma è così che si fa per agevolare la sopravvivenza dei colossi industriali. L’annuncio che l’azienda intende smantellare l’impianto Sulcitano è quindi una buona notizia! Preso atto che gli interessi aziendali si stanno spostando altrove, restituire il sito al territorio è l’unica scelta sensata da tutti i punti di vista: 1. Le operazioni richiederanno del tempo e tanto lavoro; 2. È un’occasione per ripristinare condizioni ambientali ragionevoli; 3. L’area sarà disponibile per nuovi usi, magari più innovativi e produttivi per il rilancio del territorio. Ecco quindi cosa mi aspetterei dalle parti politiche e sociali interessate: Mi aspetterei che i sindacati vigilassero sulla corretta realizzazione del programma di smantellamento; che i lavoratori partecipassero attivamente e responsabilmente alle medesime operazioni; che politici locali, regionali e nazionali, anche consultando il territorio, cominciassero a prefigurare un futuro produttivo alternativo, basato su un impiego del territorio maggiormente ispirato e contestualizzato, proiettato attivamente verso la globalizzazione e non investito passivamente dalla stessa. Utopia? Miraggio? Francamente non credo. Penso invece che tanti giovani nel territorio abbiano una capacità propositiva che i “vecchi interessi” soffocano sistematicamente da troppo tempo. Personalmente ho più fiducia nei millenials che negli “apparati formali”. Idee, energia e visione del futuro possono venire da loro più che da chiunque altro. A noi adulti, che abbiamo mancato quasi tutte le nostre occasioni, non resta che cedere il passo e investire sul futuro, invece che depredarlo. Luca Piras

Il Punto del giorno. Lo smantellamento dell’Alcoa, un’opportunità per il Sulcis

Lo smantellamento dell’Alcoa non può costituire la fine di una speranza, ma l’opportunità di un cambiamento che la politica e i sindacati dovrebbero accompagnare senza lucrare, come invece per decenni è avvenuto nel Sulcis. In verità il Sulcis è un territorio ove qualsiasi progetto in cui non è contemplata l’industria pesante ed inquinante, con linee di produzioni obsolete, viene puntualmente avversato. E' un territorio dove la politica e i sindacati, impongono una delle massime condizioni di asservimento clientelare del Paese, dovute al torbido ricatto cui i cittadini esasperati e senza risorse, sono soggetti. Il rigetto avvenuto a Carbonia, di una classe politica custode e padrona della città dal dopoguerra, ha un significato che non può essere banalmente e stupidamente liquidato come accoglimento del populismo. Quella stessa cittadinanza, che per anni ha riposto fiducia in quel populismo mascherato e con cui in parte, ha condiviso ritorni clientelari, sembra aver deciso di cambiare passo, mutando aspettative e prospettiva, che non sono quelle indicate da un sindacato stanco e da una politica di sistema, incapace di intravedere un orizzonte. In questi giorni gli assessori regionali nel cercare di giustificare il loro invisibile operato, hanno elencato le operazioni svolte nella sistemazione dei conti o nell’ottimizzazione delle leggi, ma in nessun caso di questa burocratica e necessaria operazione, chi ha oggi necessità di sbarcare il lunario, ha altresì potuto cogliere da esse un materiale beneficio in termini immediati e di prospettiva. Non esiste una idea del futuro per l’intera Isola e tanto meno per il Sulcis, non riusciamo ad intravedere un progetto organico capace di imprimere quel moto capace di operare la svolta sempre annunciata e mai avviata. Un piano industriale determinato e forte, attraverso cui riuscire ad agganciarci al treno innovativo di una Europa sempre più distante, non esiste. La Giunta Regionale non manifesta una capacità progettuale visibile, se non sull’elencazione dei finanziamenti, peraltro non realmente disponibili. Operazioni di cui non abbiamo mai visto inizio ed evidentemente prive di fine, se non quella contabile, cui il Presidente e l’assessore alla Programmazione sembrano esser fedeli, in contraddizione con le teorie di cui sono stati, per anni, portatori. L’unico piano visibile è quello del rattoppo continuo, o delle riforme in diminuendo, come quella sanitaria, con cui privare il cittadino e gli attori della sanità di un importante servizio. Lo smantellamento e la bonifica del territorio dove sorge l’Alcoa deve costituire il momento di inizio, per avviare una nuova imprenditorialità unitamente alle diverse e differenti professionalità, nel Sulcis e dal Sulcis verso l’intera Isola; augurandoci che, da quelle ceneri, risorga non la “fenice” in senso lato, ma un tangibile imprinting, attraverso cui avviare la mutazione della tipologia industriale del luogo. In questo senso i sindacati e la politica devono programmare progetti formativi, istruttivi, di sostegno economico, onde offrire alle persone la possibilità di entrare a far parte attiva di questa rivoluzione, non per subirla passivamente come utili clientes. Maurizio Ciotola

Alcoa. I rappresentanti sindacali scendono dal silo

Gli sviluppi della vertenza e l'impegno delle istituzioni hanno convinto i tre rappresentanti sindacali di Alcoa ad abbandonare il tetto del silo presso lo stabilimento di Portovesme. Una decisione apprezzata dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru, che ha dichiarato: “sappiamo tutti che questa è una fase delicata e cruciale, e da parte delle istituzioni c’è la garanzia del massimo impegno e della massima determinazione ad agire perché le prospettive di ripresa del sito Alcoa rimangano aperte. Collaborare in un clima di reciproca fiducia – ha concluso Pigliaru - è essenziale per raggiungere l’obiettivo”.
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Cagliari