Vicenda Aquarius. La Sardegna pronta ad accogliere i 629 migranti

Ad annunciarlo è il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru, durante un incontro a Nuoro. "Se la Sardegna verrà chiamata a fare la propria parte nell'accoglienza di queste persone lo farà come ha sempre fatto"- ha sottolineato Pigliaru, ricordando che i 629 migranti in navigazione nel Mediterraneo devono essere messi in sicurezza al più presto. E sulla polemica innescata dalla decisione di Salvini di chiudere i porti, il presidente della Giunta ha voluto evidenziare che "il Governo italiano può legittimamente decidere di cambiare le regole del gioco, ma prima dovrebbe annunciarlo e non farlo mentre c'è una nave che vaga nel Mediterraneo. In questo modo - ha continuato Pigliaru - chi si mette in mare dopo quel giorno, sa che corre rischi diversi rispetto a quanto è accaduto sinora".

Ex Alcoa e Ilva: Calenda e Pigliaru attuano la loro schizofrenia politica. Di Maurizio Ciotola

Alcoa e Ilva costituiscono due casi analoghi di industrie inefficienti e decotte, il cui sfruttamento ha prevalso sulla loro innovazione ed adeguatezza ambientale. Il Ministro Calenda in questi giorni ha fortemente spinto affinché queste due industrie, una chiusa da alcuni anni e l’altra in esercizio provvisorio, riprendano a produrre a prescindere dalle cause, non rimosse, che ne hanno determinato fermata e rallentamento. Per quanto riguarda la Sardegna, in quell’area sulcitana compromessa sul piano ambientale dal 1992 e mai risanata, l’ex Alcoa sembrerebbe aver trovato i suoi acquirenti. Fatto per cui, allo scopo del suo riavvio, la Regione Sardegna con la sua legge finanziaria in discussione, ha previsto un stanziamento di 8 milioni di euro, senza neppur aver preso visione del piano industriale, che la nuova proprietà non ha presentato. Parallelamente, in merito all’Ilva di Taranto, il ministro Calenda rompe il tavolo con chi, diversamente invece, Regione e altri attori politici locali, chiede un piano di risanamento industriale, nonché la decarbonizzazione dei forni con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale, disastroso per Taranto e per il territorio circostante. La Regione Sardegna, il suo Presidente Pigliaru invece ha deciso di devolvere, donare, un contributo per la ripresa della produzione dell’ex Alcoa, senza discutere di risanamento ambientale ed innovazione tecnologica di uno stabilimento, che adotta tecnologie degli anni sessanta. Per contro, ieri Pigliaru ha giustamente finanziato con 12 milioni di euro, un importante progetto laboratorio, che permetterà una riduzione dei costi energetici per le Università di Cagliari e di Sassari, con lo studio, ancorché lo sviluppo, di smart grid ridotte e locali, sviluppate all’interno dei poli universitari. Sappiamo che l’autonomia di cui l’Università gode, può espletarsi anche nella autonomia di gestione delle sue risorse, ma noi siamo certi e andremo a verificarlo in futuro, che tutti i 12 milioni verranno impiegati allo scopo per cui dalla Regione sono stati elargiti. Identicamente il Signor Ministro, Carlo Calenda, poco tempo fa ha dato un’importante e necessaria spinta politica ed economica allo sviluppo di quell’industria definita 4.0, di cui tra l’altro in Italia abbiamo dei leader mondiali, sia nella produzione di macchine utensili interamente robotizzate, che nella realizzazione di impianti industriali totalmente robotizzati. Per l’industria dell’acciaio, giusto per trovare una analogia con il necessario sviluppo tecnologico dell’ottocentesca fabbrica dell’Ilva, in Italia risiede una delle più importanti industrie mondiali di settore, che realizzano acciaierie ultra moderne e interamente robotizzate, la Danieli e c. Spa. Ovvero non mancano le competenze e la conoscenza del problema, ma solo le volontà e soprattutto la capacità di svincolarsi dai “cicli” di riproduzione viziosa, cari a certa politica e ai clientes, come ai peones. A noi sfugge quale sia il principio per cui la Regione Autonoma della Sardegna debba stanziare 8 milioni di euro per il riavvio di uno stabilimento, senza aver preso visione del piano industriale e preteso il risanamento ambientale non procrastinabile. Azioni e interventi da propaganda elettorale, cui sia il Ministro, che il Presidente della Regione attuano in schizofrenica contrapposizione con le necessarie scelte di innovazione, per altro annunciate e auspicate, che potrebbero dare un futuro certo a qualsiasi ciclo produttivo, Ilva ed ex Alcoa comprese. Maurizio Ciotola

Caro Presidente Pigliaru non siamo in vendita. Di Maurizio Ciotola

Rappezzamenti, toppe, rinvenimenti, con queste termini possiamo definire in sintesi i piani regionali sviluppati a proposito della struttura produttiva isolana o almeno di quel che resta. Il mantenimento di una condizione di degrado senza prospettive è garantito da un continuo transito di risorse che, dal lontano e ridente fiume, con cui gli anni addietro sono stati finanziati innumerevoli iniziative senza progetto, è oggi divenuto un ruscello. In questa nostra Isola la campagna elettorale per il rinnovamento del Consiglio regionale e del Presidente della Regione, ha sempre annunciato la svolta, una vera svolta, diversa dalla precedente, ma in sostanza sempre identica. Nei fatti queste promesse elettorali, delle quali non si ha alcun riscontro di una loro attuazione, hanno sempre gettato fumo negli occhi del cittadino elettore con lo scopo di garantire lo status quo degli “emiri” locali, ovviamente avversi a qualunque modifica degli assetti di potere e controllo, attraverso cui disperdono e rapinano le risorse comuni. Ancora oggi dopo l’ennesimo annuncio, frutto dell’impegno per far ripartire l’ex Alcoa nello storico stabilimento, che non ha mai conosciuto innovazione tecnologica dai tempi dell’Alsar, le promesse senza futuro sono reiterate. Ovvero assistiamo al rappezzamento, rinvenimento sarebbe meglio dire, di una attività cui i molteplici fattori essenziali e a contorno, non sono in grado di renderla appetibile sul mercato, a meno di un reimpiego degli ex dipendenti con contratti capestro e in condizione di schiavitù. Su cui, siamo certi che, pur di garantire un successo politico, i sindacati o parte di essi, saranno disposti ad apporre la firma per condividere la gloria. Un’azione, in antitesi con i propositi e la propaganda pre-elettorale, che lo stesso Presidente Pigliaru enunciò quattro anni fa e a cui ancora oggi, prontamente è uso richiamarsi a giustificazione del suo operato. In effetti però, la coalizione che lo ha sostenuto dopo averlo apparentemente ripescato, previa rimozione di un candidato non gradito, con la sua scelta sembra aver voluto consacrare la conservazione di una condizione disastrosa per ampia parte della popolazione. Una scelta altamente remunerativa per quegli “emiri” e la loro corte dei miracoli, che da sempre e per interposta persona “governano” la Regione. Se il settore manifatturiero può ancora essere una importante risorsa per l’economia della nostra regione e del nostro Paese, esso non può certo ripartire con le modalità e gli impianti concepiti nella metà del secolo scorso. Si parla tanto di industria 4.0 di cui vengono definite ed enunciate le peculiarità teoriche, ma poi nei fatti siamo ben distanti dall’assistere a trasformazioni o sviluppi in tal senso. Parimenti, quali sono le trasformazioni in corso nell’ambito della produzione energetica locale, dopo l’annunciato piano nazionale di abbandono del carbone quale risorsa primaria per la produzione di energia elettrica? O ancora, cosa accade nelle aree più inquinate e più depresse della Regione, se non un tentativo di rinvenimento “bocca a bocca” per le imprese morenti o già morte, con ulteriore perdita di fiducia e speranza da parte degli operatori locali cui non si schiude nessun orizzonte futuro. Quale piano dei trasporti è stato avviato da questa Giunta, capace di operare in tutte le direzioni consistenti tagli, ma non un vero e utile spending review, per poi premiare o salvaguardare assessori inadempienti garantendo loro incarichi di vertice nelle Autorità regionali o in società in house della Regione? Proviamo a compiere una indagine tra le consulenze degli assessorati regionali, in sè semplice grazie alla trasparenza imposta per legge e capire qual è il dispendio di risorse, che unite a quelli permanenti della dirigenza regionale, costituiscono una enormità inaccettabile per una Regione in cui la disperazione è palese, al di là delle statistiche ad usum delfini. Dobbiamo altresì comprendere che, non vi sarà nessun “salvatore”, il quale accreditandosi come tale, saprà o vorrà liberarci da questo sistema malsano, in cui annega disperdendosi il novanta per cento delle risorse dei cittadini comuni a discapito del loro benessere, della loro salute, in sintesi del loro futuro. Solo un’azione di coraggio e se volete, anche una scelta sarà certo determinante, ma non nella misura in cui vien chiesto di optare per tizio o per caio, ma una scelta attraverso la quale si deve dar senso e valore alla nostra vita, divenendo partecipi e protagonisti di questo cambiamento, ovunque, in ogni ambito, in qualunque sede ed indifferentemente, con coraggio e soprattutto senza venderci. Maurizio Ciotola

Atto intimidatorio per il Presidente della Giunta Regionale e altri tre politici regionali

Il Corona Sunsets Festival, evento musicale internazionale che celebra il momento del tramonto, arriva per la prima volta in Sardegna e, più precisamente, a Golfo Aranci. L'appuntamento, fissato per giovedì 24 agosto (a partire dalle 18), avrà come palcoscenico la spiaggia di Cala Sassari, dopo aver animato i luoghi più esclusivi di Messico, Colombia, Portorico, Cile, Sudafrica, Australia, Giappone, Corea, Regno Unito e Spagna. Tra gli artisti coinvolti, The Magician, dj e produttore belga; Matoma, dj e produttore norvegese; Jack Jaselli, cantante, chitarrista; Usai, giovane dj e produttore sassarese e, infine, la dj milanese Valentina Sartorio.

Il nuovo Ppr, Soru e la “cifra” della giunta Pigliaru. Di Maurizio Ciotola

Capire cosa si prospetta con il nuovo piano urbanistico regionale è importante anche per dare una lettura complessiva sul metodo fino ad oggi adottato dalla giunta Pigliaru. In questo ci aiuta la preziosa intervista all’On. Renato Soru su “il manifesto” del 4 agosto a cura di Costantino Cossu, che fa emergere il nodo gordiano dello scontro all’interno della maggioranza. l’On. Soru nel richiamare l’art. 43 del nuovo Ppr, risponde nell’intervista: "progetti di particolare rilevanza economica e sociale", questa è la formula indicata nel testo, possono essere stipulati accordi di programma in deroga al Ppr. È inaccettabile. Significa che in base a un accordo del tutto discrezionale con la Giunta Regionale, questo o quell’altro imprenditore privato può non rispettare le regole del Piano urbanistico regionale..." ove il testo specifico, attraverso la clausola riportata nel virgolettato, sancisce il suo stesso superamento a favore di quei “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”. Ovvero un grande e variabile insieme indefinito di imprenditori immobiliari, che possono essere esclusi dall’assoggettamento al Ppr, cui i progetti rientrerebbero nell’ambito vago di soggettiva valutazione delle clausole imposte, economicità e socialità, di cui unicamente la giunta è giudice. Immediatamente comprendiamo che, con queste clausole i primi ad essere esclusi sono i piccoli proprietari o le imprese artigiane, che compiendo interventi mirati per singoli soggetti, non possono generare significative ricadute sociali ed economiche. Ma se approfondiamo e ci atteniamo alla tipicità del testo, comprendiamo che con esso viene avvallato, come lo stesso Soru specifica, un accordo discrezionale tra giunta e soggetti atti a realizzare opere di rilevanza economica e sociale, cui per entità manifesta non potranno che essere dei grandi e forti soggetti economici attivi nell’immobiliare. Se il precedente Ppr varato nel 2006 dalla giunta Soru apportava delle limitazioni e dei vincoli uniformi su tutto il territorio regionale, ma indifferenti alle particolarità specifiche, che abbiamo profondamente criticato nel merito e del come, attraverso l’immobilismo, si è cercato di porre un argine alla devastazione edilizia in atto, questo nuovo Ppr concede una porta privilegiata ed esclusiva per alcuni soggetti riconosciuti e riconoscibili su basi discrezionali dalla giunta in carica. A giudicare dal “come” è stato scritto il nuovo Ppr e nello specifico il suo art. 43, comprendiamo che, i gruppi di interesse, le cosiddette lobby, hanno avuto una determinante influenza sulla sua stesura. E ancora una volta i soggetti deboli, con cittadinanza legittima e riconosciuta sul piano fiscale, costituendo l’anello debole del sistema, vengono esclusi e rigidamente sottoposti a quelle leggi, cui altri soggetti in virtù delle clausole come quella riportata nell’art. 43 del Ppr, sono bellamente esclusi. Sono gli stessi cittadini, oggetto del continuo e consueto prelievo fiscale, dal cui peso sono resi oramai dei sudditi, ma che puntualmente vengono esclusi nella prassi, non nel diritto, dalla possibilità di usufruire del servizio sanitario o delle vie di comunicazione stradale e ferroviarie, quanto dell’assistenza in caso di disabilità o dalla mancata tutela della loro salute, barattata con posti di lavoro a perdere. Il testo dell’art. 43 del Ppr non è una svista e men che meno un refuso scaturito da un copia-incolla mal riuscito. No, e questo lei On. Soru lo sa perfettamente, esso costituisce la “cifra” della giunta in carica, il metro del suo Presidente che, attivamente o supinamente, sta conducendo questa regione ad un grado di servitù di cui non abbiamo memoria comparabile. Maurizio Ciotola

Il nuovo Ppr, Soru e la “cifra” della giunta Pigliaru. Di Maurizio Ciotola

Una donna di 56 anni è morta nel pomeriggio sulla spiaggia di Muravera. In base ai primi rilievi la vittima si sarebbe tuffata in mare e sarebbe stata colta da un malore, probabilmente ascrivibile allo differenza di temperatura tra l'acqua tiepida e l'afa asfissiante che ha caratterizzato anche la giornata odierna. Inutili i soccorsi degli amici e dei medici del 118 che hanno tentato di rianimarla per oltre venti minuti senza risultato.
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