Fabbrica di bombe Domusnovas. Il Comitato Riconversione Rwm chiede un incontro urgente con il sindaco di Iglesias

Le notizie relative al possibile ampliamento della fabbrica di bombe nel territorio comunale di Iglesias hanno sucitato la reazione del Comitato Riconversione Rwm che, in una lettera rivolta la primo cittadino della città mineraria, richiede un incontro urgente "al fine di riesaminare la situazione creatasi e riflettere su quali strumenti si possano mettere in campo per evitare il programma di ampliamento". Un programma che, a detta del Comitato . "coinvolgerebbe ulteriormente la Città nel commercio degli armamenti verso paesi in guerra, compromettendone anche le basi morali". La richiesta di incontro, da parte del Comitato, segue la recente presa di posizione del Presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, volta a promuovere il rispetto integrale della Costituzione, salvaguardando i posti di lavoro. "Il ventilato investimento - si legge nel comunicato stampa del Comitato - non aumenterebbe la solidità del tessuto produttivo del territorio che invece risulterebbe inevitabilmente legato a scelte politiche e ad esiti bellici completamente estranei, con il continuo rischio della chiusura improvvisa del sito, più volte paventato dallo stesso management della RWM Italia Spa". Per questo motivo il Comitato si appella "all'umanità, l'entusiasmo e l'amore per la Città" del primo cittadino iglesiente affinché si possa parlare di "politiche di sviluppo dell'Iglesiente verso direzioni e prospettive di lavoro alternative, pacifiche e sostenibili, come quelle sulle quali il Comitato sta lavorando insieme a imprenditori, esperti e docenti dell'Università di Cagliari".

Domusnovas. No all'ampliamento della fabbrica di bombe della Rwm Italia

A pronunciarlo è il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru che sottolinea la posizione della Regione, ben consapevole del problema occupazionale che attanaglia il Sulcis ma contraria al fatto che "la Sardegna sia identificata come terra da cui partono armamenti utilizzati in scenari di guerra nei quali si coinvolgono popolazioni civili e che nulla hanno a che fare con le esigenze di difesa del nostro Paese o dei nostri alleati occidentali". Una posizione che pone al centro i diritti umani - come sottolineato dallo stesso Pigliaru - e che rende necessaria una soluzione specifica, per la produzione di armi in Sardegna, coerente con quanto definito nella Carta Costituzionale e nelle risoluzioni adottate dal Parlamento europeo in tema di esportazioni di armamenti verso l'Arabia Saudita in particolare.

Cagliari. Individuato un evasore totale con ricavi occultati per oltre € 334.000

La Guardia di Finanza di Cagliari, nell’ambito delle attività finalizzate a contrastare l’evasione fiscale, ha concluso un’attivita’ di verifica nei confronti di una societa’operante a Cagliari nel settore dell’edilizia. Sulla base dei controlli effettuati, orientati alla verifica del corretto assolvimento degli obblighi delle disposizioni tributarie vigenti ai fini delle imposte dirette, dell’iva e dell’irap, è emerso che l’impresa, pur svolgendo regolarmente la propria attivita’, non ha adempiuto all’obbligo della presentazione delle dichiarazioni fiscali per gli anni 2014 al 2015. I finanzieri hanno quindi proceduto ad una dettagliata ricostruzione della capacita’ contributiva dell’evasore attraverso il conteggio delle fatture che lo stesso aveva emesso ma non annotato in contabilita’. Alla fine della verifica e’ stato constatato che la ditta ha operato non osservando la normativa fiscale, disattendendo agli obblighi dichiarativi e di versamento dei tributi, risultando, per le due annualita’ sottoposte a controllo, evasore totale. In totale sono stati sottratti al fisco ricavi per complessivi 334.678 euro per un'evasione i.v.a. pari a 29.765 euro.

Legge sul turismo e Camping. La risposta di Faita FederCamping Sardegna al consigliere regionale Zanchetta (Upc)

In un suo intervento, durante la discussione riguardante le modifiche alla legge sul turismo, aveva definito le case mobili nelle strutture all'aria aperta "favelas fronte mare". Per questo motivo il consigliere regionale dell'Upc, Pierfranco Zanchetta, è stato querelato da Faita FederCamping Sardegna. La definizione adottata da Zanchetta non è andata giù alla Faita, in quanto causerebbe un "un danno di immagine per le strutture regolarmente autorizzate", gettando un'ombra "di illegalità e di precarietà urbanistica delle strutture sarde dell'aria aperta, pur sapendo essere tutte autorizzate e conformi ad ogni disposizione vigente e giudicate da molti tour operator tra le migliori in Italia". In questo senso l'associazione sottolinea che "l'installazione delle strutture ricettive dell'aria aperta è consentita, come tutte le strutture alberghiere, dai piani regolatori comunali, dall'edilizia privata e da tutti gli uffici regionali di urbanistica, ambiente e tutela del paesaggio preposti all'esame dei progetti con conseguente rilascio delle relative autorizzazioni"

Spopolamento, riforma sanitaria e servizi di base. A Ussassai arrivano i medici dei comuni vicini

LaAssl di Nuoro trova una soluzione temporanea per assicurare ai 550 abitanti del piccolo centro ogliastrino il servizio del medico di base. In questo senso l'assistenza ai cittadini sarà garantita grazie all'intervento di due medici, provenienti da due paesi vicini, ciascuno per due giorni slla alla settimana. Una situazione tampone resa necessaria visto che il bando per l'affidamento provvisorio (6 mesi) dell'incarico di medico di base è andato deserto. Intanto, mentre il bando resta aperto, l'auspicio è si possa trovare qualche altro medico intenzionato acoprire in maniera stabile l'incarico. Quanto accade a Ussassai conferma le enormi difficoltà che stanno vivendo i piccoli centri delle aree interne, a seguito della riforma sanitaria regionale. Un problema molto sentito dalla comunità locale che già da tempo aveva manifestato la propria contrarietà alla riforma sanitaria varata dal Consiglio Regionale, ritenuta nociva in quanto finalizzata a smantellare la sanità pubblica sul territorio. Dopo la chiusura dell'unica farmacia e l'uscita per pensionamento del medico di base, si è costituito un comitato spontaneo di cittadini, che è già sceso in piazza. La protesta dei residenti a Ussassaiè sostenuta dall'associazione #giulemanidallogliastra, che da tempo si batte per denunciare i disservizi sanitari sul territorio.

Sanità. Rapporto Centro Studi Crea sulle migliori performance: Sardegna in coda

In base al rapporto denominato "Una misura di Performance dei Servizi Sanitari Regionali", elaborato dal Centro Studi Crea Sanità dell'Università di Roma Tor Vergata, la Sardegna sarebbe in coda alla classifica delle regioni italiane dove il Servizio Sanitario registra le migliori performance. Ai primi posti si piazzano le Province autonome di Trento e Bolzano, seguite da Toscana, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto. In una posizione intermedia si piazzano Valle d'Aosta, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte, Lazio, Abruzzo. A seguire Sicilia, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, comprese nell'area "critica" e in fondo la Sardegna. In particolare, nella valutazione condotta dal Crea, rispetto allo scorso anno avanzano Trento e Bolzano (dall'area di performance 'intermedia' a quella di 'eccellenze') e avanza il Friuli (da area critica a area intermedia). la Sardegna retrocede in coda a tutte le aree, a differenza del 2017, anno in cui il cui servizio sanitario regionale aveva fatto registrare prestazioni nella media. Il metodo di valutazione applicato è quello multi-dimensionale. In questo senso vengono prese in considerazione diverse dimensioni: sociale, esiti, adeguatezza, innovazione e economico finanziaria. Allo stesso tempo è anche multi-prospettiva, ovvero "media" le valutazioni di diversi stakeholder del sistema, ovvero utenti, management aziendale, professioni sanitarie, istituzioni e industria medicale. Nel complesso i livelli di soddisfazione dei circa 100 esperti del panel rispetto alle performance attuali "sono relativamente scarsi" e "anche i migliori risultati regionali raggiunti, sono infatti ben lontani da una Performance ottimale".

Il data base aperto e vincolante del mercato del lavoro, che nessuno vuole. Di Maurizio ciotola

Il mondo del lavoro è cambiato ed è in continua evoluzione, ciò non di meno i diritti civili prima ancora che specifici, non necessitano di alcun superamento e del resto, come potrebbero in questa auspicata evoluzione. I diritti di tutela non possono ammettere ambiti in cui essi vengono sospesi o annullati, altresì non possiamo accettare o veicolare opportunamente un dumping sociale verso cui ci sta spingendo un’imprenditoria incosciente e senza qualità, tanto più senza etica. Il Partito Democratico e i sindacati hanno fallito perché, il primo è stato spinto e sponzorizzato da un capitalismo senza regole, i secondi perché intenti a proteggere solo élite di lavoratori tutelati e soprattutto pensionati, estranei al mondo del lavoro, ma purtroppo significativi azionisti di riferimento dei sindacati medesimi. Se esiste un mercato del lavoro, questo deve esser visibile ed evidente per i lavoratori, che devono conoscere in tempo reale e globale, la domanda e le tipologie di lavoro presenti sul territorio, nel Paese e nell’intera Europa. Un mercato del lavoro in cui i diritti del conoscere per poter aderire alla domanda di lavoro, devono consentire al lavoratore di accedere all’intero aggregato, definito nelle tipologie specifiche, della domanda presente sul territorio, senza che questa venga nascosta e gestita da operatori del settore, che solo sulla carta appaiono imparziali. Il Sen. prof. Pietro Ichino, comunista e poi diessino, propose una riforma in tal senso, con esito negativo, al punto di finire egli stesso emarginato dal centro sinistra e dai sindacati. Quando la Confindustria o i tanti esperti parlanti, ci espongono il teorema della fine del lavoro a tempo indeterminato, in realtà non hanno mai voluto renderlo mobile con le clausole specifiche, per cui il lavoratore possa accedere agli stessi strumenti di conoscenza in possesso dei datori di lavoro, in merito alla domanda di lavoro presente sul territorio e nel Paese. Questo ha consentito una frammentarietà e una precarietà al ribasso, attraverso cui sono stati veicolati gli effetti di un dumping sociale, contravvenendo in modo palese ai diritti civili e del lavoro. Fino a quando tali domande saranno rese frammentarie e governate da società con scopi di lucro, dai sindacati con scopi clientelari unitamente ai partiti politici, e dalle istituzioni organizzate per rendere indisponibile tale servizio, gli unici che andranno a perdere reddito e professionalità, per accettare umiliazioni e miserabili compensi, saranno i lavoratori. La gestione controllata dell’offerta, quanto della domanda di lavoro, business delle agenzie di lavoro, dei sindacati e dei partiti politici, consente a questi di assegnare ed offrire agli adepti e ai fedeli, financo a chi paga per le agenzie di lavoro, i posti disponibili come una sorta di elargizione generata da uno pseudo sforzo ed impegno, cui il lavoratore dovrà attenersi versando l’obolo, sia esso monetario quanto elettorale. E'possibile organizzare e rendere disponibile una banca dati, per tipologie e categorie di lavoro, quanto per territorio e nazionalità, in cui i datori di lavoro devono essere obbligati ad inserire le loro richieste, che saranno rese visibili all’intera popolazione abile al lavoro. Sarebbe un vero mercato libero in cui la domanda sarà costretta ad incontrare un’offerta non più al ribasso, come oggi avviene per quella voluta privazione di conoscenza riguardante la quantità e la qualità delle domanda dei datori di lavoro. Sarebbe l’unica rivoluzione possibile, che costringerebbe i sindacati a compiere il loro lavoro originario, quello di scrittura dei contratti e del rispetto delle tutele dei lavoratori, piuttosto che quello di ufficio di collocazione su base clientelare. Garantirebbe ai lavoratori un reddito di tutto rispetto, legato ovviamente alle loro qualità e capacità professionali, privando altresì i partiti politici del loro potere di vincolo su base clientelare, fino ad azzerare il mondo delle agenzie di lavoro intermedie, che svolgono un vero e proprio ruolo di caporalato legalizzato. Qualsiasi complessità ha la necessità di venire mostrata e conosciuta ai fini di esser resa disponibile, attraverso ambiti trasparenti e diretti, diversamente da come oggi accade, celata e veicolata da organismi intermedi, che attraverso la loro gestione cercano di trarre vantaggio e denaro a danno di altri, in spregio agli irrinunciabili diritti umani e civili. Maurizio Ciotola

Cagliari. Parte domenica da Cagliari il #PlasticfreeMed con “Puliamo la Sella!”

A Cagliari la domenica diventa una giornata ecologica, con una escursione a piedi, ma anche a bordo del proprio SUP, kayak o semplicemente con una maschera e un boccaglio, alla Sella del Diavolo e un paio d’ore di pulizia del mare e delle spiagge nei dintorni di Marina Piccola. “Utile per sensibilizzare i cittadini sul tema dello smaltimento e dei danni causati dalle discariche abusive”, come sottolineato dall'assessore comunale Claudia Medda, che propone la prima volta della manifestazione denominata “Puliamo la Sella”. “L’iniziativa si inquadra alla perfezione con le politiche ambientali messe in atto dall’Amministrazione comunale, che, anche con nuova raccolta differenziata dei rifiuti Porta a porta, sta cominciando a dare i primi importanti risultati”, ha puntualizzato la titolare della Innovazione tecnologica, Comunicazione e Politiche per il decoro urbano, accogliendo gli organizzatori della MEDSEA-Mediterranean. L’appuntamento è per le 9 al Porticciolo di Marina Piccola, all’anfiteatro. “I volontari verranno divisi in tre gruppi: un primo gruppo di utilizzatori di kayak e di SUP che pulirà la parte di costa dal Marina Piccola sino a Cala Mosca; un secondo gruppo di snokers pulirà nel tratto della spiaggia e di mare dietro Marina Piccola; il terzo e ultimo gruppo si occuperà invece della pulizia dell’arenile della prima fermata del Poetto e del tratto di mare antistante”, hanno spiegato Vania Stazzu e Piera Pala di MEDSEA, anticipando che quello di Cagliari sarà il primo di una serie di eventi che coinvolgerà diversi Paesi riviereschi del Mediterraneo . Oltre al Comune che ha dato il suo patrocinio, diverse sono le scuole di vela, le organizzazioni e le associazioni sportive che hanno sposato la manifestazione. La raccolta terminerà alle 12,30. I rifiuti verranno quindi portati all'anfiteatro di Marina Piccola dove sarà effettuato un censimento prima di essere ritirati dal Comune per essere smaltiti o riciclati.
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