Castelsardo. Muore in discoteca mentre festeggia un matrimonio

E' accaduto ad una 29 enne di Castelsardo che si trovava in discoteca con amici e parenti per festeggiare un matrimonio. Intorno alle 4 di mattina la ragazza si è sentita male ed è svenuta. Soccorsa dai presenti, la 29 enne ha poi ricevuto i soccorsi dei medici del 118 che, per oltre un'ora, hanno cercato di rianimarla. Purtroppo però non c'è stato nulla da fare. Intervenuti sul posto i Carabinieri hanno avviato le indagini per chiarire le cause del decesso.

Forestas. Stabilizzazione in vista per i precari

Ad annunciarlo gli assessori regionali del Personale e della Difesa dell'Ambiente, Valeria Satta e Gianni Lampis. Oltre al contratto a tempo indeterminato e full time per i 1.160 lavoratori precari, previste anche nuove assunzioni. Il tutto a partire dal 2020 e grazie al turnover del personale. Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti della Giunta Solinas che, con la stabilizzazione dei precari e le nuove assunzioni, vedono chiudersi un capitolo delicato di una vicenda che ha destato non poche preoccupazioni. Ora, nelle intenzioni della Giunta Regionale, l'obiettivo è quello di rilanciare il ruolo di dell'Agenzia nell'ambito della difesa del territorio, anche in collaborazione con gli enti locali.

Il popolo curdo, il diritto internazionale e la sua parametrazione commerciale. Di Maurizio Ciotola

Non sappiamo quali sono stati gli scambi e gli accordi tra gli Stati Uniti di Trump, la Turchia di Erdogan, la Siria di Bashar al-Assad e la Russia di Putin.

Non abbiamo compreso qual è la voce in capitolo dell’Ue o dei singoli Paesi della stessa, asserviti al patto Nato.

Certo è che in questo “mondo” condiviso, sul piano degli interessi economici, degli scambi miliardari e degli insediamenti produttivi incentrati sullo sfruttamento, qualsiasi accordo è quasi sempre al di sopra del diritto internazionale.

E se questo diviene inconsistente, di fronte alla prepotenza armata, nei confronti di quelli che sono ancora definiti Stati/nazione, è evidente che la certezza del suo rispetto, per le piccole enclave di popoli, ai margini di quegli stessi Stati, è praticamente inesistente.

La popolazione curda al Nord della Siria, in quella fascia di rispetto artificiosamente e militarmente definita, delimitata a sud dall’Eufrate e ad est dall’Iraq e a nord dalla Turchia, è oggi carne da macello e merce di scambio.

Ma un curdo-siriano, per la comunità internazionale, per l’Onu, per la Nato, per l’Ue, pesa nella misura in cui una eventuale contrapposizione all’operato di Erdogan non inficia i ricchissimi rapporti commerciali con la medesima Turchia.

L’esposizione apparente di Stati come l’Italia e la Francia di fronte all’aggressione turca, non comprometterà di una virgola il rapporto commerciale esistente, per la teatralità burlesca con cui queste azioni oramai sono messe in campo.

La grande enfasi trasferita sul circuito mediatico, ha lo scopo di sedare gli animi e le proteste nei rispettivi Paesi, temporeggiare in una sorta di mediazione, di cui non si vuole vedere l’inizio, se non dopo la conclusione dell’operazione bellica in atto.

Del resto, la Turchia di Erdogan, che fa parte della Nato e acquista armi dalla Russia, non avrebbe potuto compiere un solo passo oltre il suo confine senza il consenso condiviso di Usa e Russia.

L’Ue, se esiste una parvenza istituzionale di questa organizzazione, è imbrigliata nel suo agire dal ferreo patto rinnovato anni addietro nella Nato, in quell’organizzazione che non aveva più senso di esistere, dopo la caduta dell’Urss e del patto di Varsavia.

La Nato ha impedito la nascita di un corpo militare paneuropeo, figliato dall’Ue, allo scopo di rendere impossibile la costituzione politica dell’Ue stessa, ma soprattutto per vincolare a degli standard militari i Paesi dell’Unione europea.

Standard attraverso cui veicolare miliardi di euro e dollari, nei confronti dei produttori di armamenti statunitensi, garantendone i profitti miliardari, cui la caduta del Muro sembrò incrinare.

Ogni minuto che passa computa un enorme impiego di armamenti il cui agire determina morti e distruzione, di entità decisamente superiore a quelle che, ahì noi, abbiamo avuto modo di registrare per mano di qualche delinquente invasato, nelle piazze e nelle vie delle nostre capitali occidentali.

Le abbiamo chiamate stragi, a Parigi, a Londra, a Madrid, e ovviamente a New York. non potevamo giustamente chiamarle diversamente.

Non possiamo chiamare stragi i conflitti esistenti in Siria, nello Yemen, in Libia, e oggi in quell’area cuscinetto popolata dalla popolazione curda in Siria.

No queste azioni, in una giusta parametrazione “contabile” delle morti e delle distruzioni, non possono essere classificate come stragi, ma come azioni di distruzione bellica e di pulizia etnica.

Azioni e interventi per cui, coloro che li compiono dovrebbero sedersi di fronte alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, istituita oltre vent’anni fa a Roma.

Ma il diritto internazionale di cui si chiede conto in simili tribunali è divenuto lettera morta, privo di efficacia ed effetto, se non supportato dalla forza, che in questo momento è in capo a chi procura le maggiori oppressioni e devastazioni.

E' quella stessa forza che agisce indisturbata in una rete di connessioni economiche, che per la loro sopravvivenza non concedono spazio ai diritti, men che meno a qualsiasi principio sociale.

Le migliaia di morti tra militari e civili, generati da questi conflitti, se è pur vero che destano una minima attenzione sul piano mediatico, risultano essere ininfluenti, se non convergenti con gli accordi commerciali intrapresi, in una mutua dipendenza tra Paesi.

Le morti tra la popolazione curda aumenteranno nei prossimi giorni e probabilmente, prima dell’avvio dell’offensiva turca, alcuni esponenti istituzionali seduti ad un tavolo condiviso, hanno pragmaticamente quantificato il numero delle vittime, gli effetti delle distruzioni, e gli impegni per la ricostruzione in una diversificazione etnica dell’area medesima.

Non sappiamo se questa pulizia etnica è stata concessa ad Erdogan, affinché quest’ultimo si rafforzasse politicamente nel suo Paese, o se ha lo scopo di presidiare una fascia permeabile tra Siria ed Iraq, con fini di dominio geopolitico, incentrati sul contenimento dell’Iran in un corridoio collaudato.

Forse per entrambe le esigenze.

Certo è che la popolazione Curda, di cui abbiamo avuto modo di conoscere la storia e gli atti contemporanei, contro un terrorismo illiberale ed efferato, è di fronte ad una vile azione condivisa dalla politica internazionale.

Altresì accettata nella sua viltà dagli usi di quella stessa popolazione occidentale, idealmente illuminata, ma che nella pratica quotidiana vive nell’indifferenza, allo scopo di asservire le sue irrinunciabili esigenze.

Maurizio Ciotola

Cagliari. Aggredisce infermiera al Pronto soccorso

E' accaduto presso il Pronto Soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Un uomo, affetto da problemi psichici, non voleva attendere il suo turno e quindi ha aggredito con un calcio l'infermiera che gli aveva comunicato che ci sarebbe stato da attendere. Vista la reazione del paziente, l'infermiera si è rifugiata presso la stanza della caposala, in attesa della guardia giurata e dei Carabinieri che, giunti sul posto hanno bloccato l'aggressore, procedendo alle fasi di identificazione. L'infermiera ha poi sporto denuncia.

Sestu. In fiamme un capannone della Snt Messaggerie

Distrutti sei container, una Bmw di un dipendente e un semirimorchio. E' il bilancio del rogo che questo pomeriggio ha devastato un capannone della Snt Messaggerie in località 'Su Moriscau'. Ancora da verificare l'esatta dinamica dei fatti, pare comunque che l'incendio sia stato innescato da un piccolo fuoco appiccato a delle sterpaglie che poi si è propagato, minacciando anche i capannoni delle aziende vicine. Grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco si è potuto evitare il propagarsi delle fiamme, scongiurando maggiori danni. I Carabinieri del Radiomobile della Compagnia di Quartu hanno avviato le indagini.

Quartu Sant'Elena. Blitz della Polizia, sgominata banda di trafficanti di eroina

L'operazione è scattata martedì mattina in via Pillai. I "Falchi" della Squadra mobile, dopo alcune verifiche, hanno perquisito il seminterrato dell'abitazione sospetta, abitata da due nigeriani, dove hanno recuperato una borsa frigo contenente 400 grammi di marijuana. All'interno del locale gli agenti hanno trovato anche un basco e una tunica, capi di abbigliamento in uso all'organizzazione criminale nigeriana "Supreme Eiye Confraternity". Gli indumenti appartenevano a Yly Aimienoho, persona già oggetto di segnalazione nell'indagine che, nell'ottobre 2018, ha portato a 27 provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Cagliari. Lo stesso Aimienoho è risultato essere un membro della cellula cagliaritana denominata "Calypso Nest". Alla perquisizione dell'abitazione, è seguita l'ispezione di un magazzino all'esterno dello stabile dei nigeriani. Qui gli agenti hanno trovato il cagliaritano Luca Mascia, con quattro auto e una moto, tutte risultate rubate. Nella perquisizione di una Land Rover sono stati recuperati 120 grammi di hascisc, mentre a bordo di una Tiguan sono stati trovati due fucili a pompa calibro 12 con cartucce, un fucile calibro 22 con dieci proiettili, 190 cartucce calibro 12, 390 calibro 22 e diversi di calibro 12 e 22. Rinvenuto anche un passamontagna. Nell'abitazione di Mascia, a Quartucciu, è stato poi sequestrato il puntatore di uno dei fucili trovati nel garage. Il blitz di Quartu Sant'Elena rispecchia quello effettuato a Sassari, che ha portato a smantellare una banda di trafficanti di eroina nord africani. Le due operazioni effettuate dalla Polizia fanno sospettare l'esistenza di una mafia nigeriana con salde radici nell'isola.

Castiadas. A Cala Sinzias nessuna autorizzazione paesaggistica per il cantiere a due passi dal mare

A denunciarlo è l'associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, sulla base di un'apposita istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata in data 29 luglio 2019. Infatti è lo stesso Servizio Tutela del Paesaggio e Vigilanza per la Sardegna meridionale della Regione autonoma della Sardegna che, in risposta all'associazione ecologista, ha comunicato (nota prot. n. 35347 del 24 settembre 2019) “da una prolungata ricerca effettuata nei nostri archivi e nei nostri registri sia digitali che cartacei, non risulta nessun atto riconducibile al cantiere edilizio a ridotta distanza dal mare per la realizzazione di una struttura turistico-ricettiva sulla costa di Cala Sinzias, in Comune di Castiadas (SU), oggetto dell’istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata (29 luglio 2019) dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus". In parole povere, non risulta alcuna autorizzazione paesaggistica. Già in passato, nel novembre 2017, il GrIG aveva presentato analoga istanza senza particolare esito se non quello del congelamento di fatto del cantiere. Il cartello “inizio lavori” allora presente sul posto indicava il permesso di costruire n. 36 del 3 dicembre 2017 in favore della Cala Sinzias Resort s.r.l. Coinvolti il Ministero per i beni e attività culturali, la Direzione generale pianificazione territoriale e vigilanza edilizia della Regione autonoma della Sardegna, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Cagliari, il Servizio tutela paesaggio e vigilanza edilizia di Cagliaridella Regione autonoma della Sardegna, il Comune di Castiadas, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale,i Carabinieri del Nucleo tutela beni culturali, informata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. L’intera costa di Castiadas - sottolinea il GrIG - è tutelata con vincolo paesaggistico(decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), la fascia costiere dei 300 metri dalla battigia marina anche convincolo di conservazione integrale (art. 10 bis della legge regionale n. 45/1989 e s.m.i.), conseguentemente così classificata nel piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero). L’associazione auspica quindi un rapido intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per appurare definitivamente la legittimità o meno dei lavori in corso, che comunque costituiscono l’ennesimo consumo di territorio costiero a fini speculativi.

Olbia. Bomba ecologica a Sa Corroncedda

A denunciarlo è il consigliere regionale del M5S, Roberto Li Gioi che ha presentato un'interrogazione per chiedere la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti ritrovati nella discarica abusiva in località Sa Piana Manna. Si tratta di una zona vicino all’area di sosta attrezzata per i nomadi che abitano nel campo di Sa Corroncedda, dove - come sottolineato da Li Gioi - sorge una vera e propria montagna di centinaia di migliaia di metri cubi di rifiuti di ogni genere: ingombranti, lastre di amianto, inerti, materiale ferroso, carcasse di barche e auto, immense cataste di immondizia che ingombrano la carreggiata e persino scarti di macellazione. L'iniziativa del consigliere pentastellato, che ha effettuato in loco un apposito sopralluogo assieme ai consiglieri comunali di opposizione, segue al coro di voci di protesta che in questi giorni ha risollevato l’attenzione sull’altissimo rischio inquinamento nella zona. Toccata con mano la gravità della situazione, Li Gioi chiede l’intervento degli assessori all’Ambiente e alla Sanità. “La mancata vigilanza da parte dell’amministrazione comunale ha determinato un accumulo di rifiuti di dimensioni più che allarmanti - precisa Li Gioi - compresa la presenza di amianto e altri materiali ad alto potenziale inquinante che mettono a serio rischio la salute pubblica. La discarica abusiva tra l’altro si trova in un’area in cui abitano cinque famiglie rom con figli minorenni”. L’interrogazione presentata da Li Gioi riporta nel dettaglio i provvedimenti comunali adottati nel corso degli anni. Vengono citate due deliberazioni di Giunta (del 2016 e 2018, contenenti specifiche direttive per la gestione del campo) fino alla recente ordinanza del 3 ottobre scorso con la quale il sindaco di Olbia ha nuovamente emanato direttive per lo sgombero e la ricollocazione delle famiglie presenti in locali idonei. “Da anni il Movimento 5 Stelle denuncia l’emergenza discariche abusive a Olbia. Oggi - continua Li Gioi - data la gravità della situazione, sono convinto che per disinnescare questa bomba ecologica sia necessario l’intervento della Regione. Chiedo pertanto all’assessore all’Ambiente e all’assessore alla Sanità se non ritengano necessario avviare urgenti e specifiche indagini volte ad accertare la natura dei rifiuti ritrovati e l'eventuale pericolo per la salute pubblica; quali misure urgenti intendano adottare a tutela dell'ambiente e dei cittadini; e in che modo provvederanno a vigilare affinché la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti venga effettuata in conformità alle normative vigenti e in modo tale da non recare danni alla popolazione e all'ambiente circostante”.
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