PSR 2014 - 2020, bando 2018. "Ritardi inammissibili per il pagamento delle pratiche sulla sottomisura 16.2"

A denunciarlo è la consigliera regionale e segretaria della commissione Sanità e Politiche Sociali del Movimento Cinque Stelle, Carla Cuccu, che ha presentato un’interrogazione al Governatore, Christian Solinas, e all’Assessora regionale all’Agricoltura e Riforma agro-pastorale, Gabriella Murgia. In particolare la Cuccu chiede a che punto è lo stato attuazione delle domande relative alla misura nata per sostenere i progetti pilota nel campo dello sviluppo di nuovi prodotti, tecnologie e modalità gestionali delle aziende/filiere agroalimentari.

"Un ritardo nei pagamenti davvero assurdo – ha dichiarato l’esponente pentastellata – visto che si tratta di un bando pubblicato da quasi due anni e molte delle domande presentate dagli agricoltori, per un progetto che ha come obiettivo quello di migliorare l’integrazione tra le imprese agricole e il mondo scientifico, risultano ancora non liquidate".

La consigliera regionale chiama in causa la stessa Argea, l’agenzia che ha il compito di ricevere, istruire, selezionare e controllare le domande di sostegno e di pagamento.

"È ora che la Regione dia delle risposte agli esponenti del comparto agricolo, già messi a dura prova, non solo dall’emergenza Coronavirus, ma anche dalle calamità naturali che hanno interessato il territorio della Sardegna, compromettendo il raccolto. Argea imprima una decisa accelerazione al pagamento delle pratiche".

Agricoltura. Primo insediamento, "Giunta Regionale al lavoro per trovare risorse"

A dichiararlo è l’assessore regionale dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, che fa il punto sul Programma di sviluppo rurale e soprattutto sulla misura 6.1 relativa all’insediamento dei giovani agricoltori e del pacchetto giovani che prevede sia l’insediamento sia la realizzazione di investimenti.

“Capisco le ragioni di tutti quei giovani agricoltori che hanno fatto investimenti e sono stati penalizzati da una programmazione sbagliata del passato - ha sottolineato la Murgia - questa Giunta si è impegnata da subito a trovare rimedio a una situazione che si è venuta a creare negli anni. Ricordo anzitutto che il bando, gestito con la procedura “a sportello” è scaduto nell’aprile del 2017 - precisa l’esponente della Giunta Solinas - e la presentazione delle domande, anziché venire interrotta e bloccata al raggiungimento delle risorse messe a bando, è stata fatta proseguire fino alla scadenza temporale prevista. Una scelta errata che ha creato aspettative importanti, tenuto anche conto che il bando, rispetto alla precedente programmazione, richiedeva come requisito l’avvenuto insediamento, che ha comportato l’apertura di partita Iva, posizioni previdenziali e altri adempimenti senza avere la certezza di poter poi beneficiare del finanziamento”.

È bene poi ricordare che Il Psr Sardegna presenta una dotazione finanziaria di 1.291.510.417 euro e il livello complessivo di spesa ha già superato abbondantemente nelle scorse settimane l’obiettivo stabilito per il 2020 come da regolamento comunitario. Il livello di spesa attuale è pari a 640.836.945 euro, dei quali circa 54 milioni pagati solo nel corso del 2020 a favore di oltre 7.000 beneficiari. Nei prossimi giorni sarà pagata anche la misura del benessere animale per altri 40 milioni di euro, raggiungendo quindi un livello di spesa di oltre 100 milioni di euro nel corso di quest’anno.

“Per dare respiro alle aspettative createsi già a ottobre, con l’ultimo Comitato di sorveglianza - fa sapere Gabriella Murgia - sono state incrementate le risorse per il pacchetto giovani mettendo a disposizione ulteriori 7 milioni di euro circa. Allo stato attuale oltre il 95% delle domande dell’insediamento giovani (815 in tutto) sono state istruite da Argea. Già da mesi sono state date indicazioni per scorrere le graduatorie e utilizzare le economie dovute a rinunce o a esiti negativi. In questo modo potranno essere finanziate altre 90 domande”.

Per il pacchetto giovani la percentuale di pratiche istruite è dell’80%, ma con le diverse economie realizzate, pari a circa 21 milioni di euro, anche in questo caso è stata data indicazione ad Argea di procedere agli scorrimenti delle graduatorie che consentiranno di finanziare circa 150 domande. Gli scorrimenti andranno a esaurire tutte le risorse della programmazione 2014/2020 che sono state messe a disposizione.

“Occorre ora attendere la pubblicazione del regolamento comunitario che disciplina il passaggio da un periodo di programmazione all’altro, previsto non prima di luglio, per capire se e in quale misura – conclude l’assessore dell’Agricoltura – potranno essere destinate ulteriori risorse che andranno comunque a erodere le disponibilità per nuovi bandi futuri”.

La mafia, gli immigrati schiavizzati e lo Stato connivente. Di Maurizio Ciotola

Quando pensiamo alla regolarizzazione degli immigrati classificati come “clandestini”, il pensiero corre alle oltre seicentomila persone che vivono nelle baraccopoli, senza nome e identità.

Seicentomila esseri umani che da oltre un decennio, sono “utili” schiavi sfruttati nel nostro Paese dalle mafie, cui politicamente tanti dicono di combattere.

Adulti, donne e bambini senza nome, che all’uopo possono essere utilizzati dalla malavita organizzata per qualunque scopo, non necessariamente aggressivo.

Sono braccianti pagati miseramente e subordinati a qualsiasi volere del “caporale”, che per le mafie gestisce queste persone, estirpando loro qualsiasi dignità.

Sono “corpi” “utili” per fornire organi all’uomo occidentale, che oltre a impietosirsi di fronte alla vista di queste miserie, magari devolve qualche euro per una funzione caritatevole e poi, dopo un “si, però, prima gli italiani…”, si schiera a favore di una politica miserabile che non intende riconoscere la loro umanità.

Nei casi più benevoli volta la faccia e si mostra indifferente al problema, che non lo ha riguardato fino a quando i prodotti agricoli e gli altri servizi svolti nell’ombra, non sono venuti a mancare nel quotidiano esistere di quelle famiglie per bene.

Dopo anni di indifferenza e sfruttamento, cui i vari governi e i ministri dell’Interno hanno saputo soprassedere e forse agevolare, oggi per un’esigenza dei coltivatori, non più diretti se non sulla carta, richiediamo la loro regolarizzazione.

Non per un principio di umanità, che dovrebbe essere dietro a ogni agire politico, no, sono state altre le motivazioni, che in misura diversa dobbiamo però saper sfruttare per restituire la dignità a questi esseri umani, fratelli, compagni, nostri simili.

Lo Stato, questo Stato, è dal 1992 che non compie una efficace lotta contro le mafie, se non per arrestare e processare qualche uomo simbolo, inviso ai pseudo-pentiti che ridisegnano l’assetto delle cosche, con l’aiuto inconsapevole (?) delle istituzioni.

Lo stesso traffico degli immigrati clandestini è regolato e gestito dalle mafie, che importano forza lavoro a costo zero e a “perdere”, senza oneri particolari, ma con guadagni milionari.

Pagano tutto e fino alla fine, loro, gli ultimi, quelli che costituiscono dei numeri, non esseri umani.Un numero di braccia e di organi, ai quali neghiamo la dignità come persone, pagheranno con il sangue il loro soggiorno non autorizzato.

Questo non è solo uno scandalo, ma l’ipocrisia del mondo occidentale, la perversione che sostiene questo sistema socioeconomico, in cui c’è sempre chi paga, e a caro prezzo, e chi prende senza misura.

Il Santo Padre ha per l’ennesima volta richiamato la politica di questo Paese a compiere un passo umano, imprescindibile e per cui non è consentita alcuna deroga. Invece ci troviamo una classe politica e il sistema mediatico suo megafono, impegnati in una diatriba, una polemica infinita con cui si scimmiotta il peggior fascismo, quello che modificato il suo aspetto, permea il nostro pensiero e il nostro agire.

Ogni ricorrenza è utile per manifestare ipocritamente l’adesione ai principi primi della democrazia, libertà, umanità, salvo poi ignorarli nell’agire quotidiano, ove possiamo rendere concreti quei richiami di libertà.

Questo Paese, questo Stato riesce a impietosirsi e giustamente, salvaguardare la vita dei detenuti a rischio per la pandemia corrente, mettendo in libertà vigilata detenuti in regime di 41 bis, ma preferisce ignorare gli esseri umani senza nome, che affollano le baraccopoli utili ai mafiosi, tra cui anche a quelli soggetti al 41 bis.

È veramente un Paese strano il nostro, ipocrita, costituito da assassini che vanno in chiesa ai funerali delle loro vittime, cosi come evidenziò la vedova dell’agente Schifani ai funerali di Falcone, della Morvillo e degli agenti della Polizia, tra cui suo marito.

È uno Stato che intende aiutare le imprese in grave crisi economica per l’inevitabile lockdown attuale, ma nel contempo assegna alle banche una gestione dei finanziamenti, che assumono le caratteristiche di un ulteriore indebitamento “agevolato” per gli imprenditori.

Mantiene immutato, sui vari livelli territoriali, Stato, Regione e Comuni, l’imponibile fiscale, senza operare alcuna moratoria, azzerare o ridurre la componente dell’IVA e delle accise sui servizi forniti, tra i tanti oneri di esercizio delle imprese. Con l’unico risultato di esporre le stesse a una aggressione della malavita, sul territorio e sul versante finanziario.

E non saranno le parole del Ministro Bonafede o quelle di Di Matteo, tanto meno l’apparente volontà della Ministra Bellanova e la rude opposizione del “gerarca minore” dei pentastellati a farci cambiare idea, sulla manifesta assenza della volontà di contrastare le mafie, che controllano sempre più il nostro Paese.

Maurizio Ciotola

Agricoltura. Anticipazione premi comunitari per 100 milioni di euro

Approvata dalla Giunta Regionale, su proposta dell’assessore dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, la delibera che istituisce un sistema di aiuti per agevolare l’accesso al credito. L’intervento si fonda su un accordo definito con la Commissione regionale Abi Sardegna che consente ai beneficiari dei premi comunitari relativi alle misure a capo e a superficie, di poter richiedere alle banche aderenti l’anticipazione dei premi a loro dovuti. L'iniziativa, ricompresa nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale del periodo di programmazione 2014-2020, consentirà l'anticipo dei contributi relativi a 11.470 domande per gli anni 2016-2017-2018, non ancora erogati da Agea (l’Agenzia nazionale). In totale si tratta di circa 30 milioni di euro, oltre alle 16.658 domande dell’annualità 2019 (con scadenza impegno a maggio 2020) per un totale di circa 68 milioni e 500mila euro. “In questo momento di straordinaria emergenza - ha dichiarato il presidente della Regione, Christian Solinas, abbiamo deciso di sostenere in maniera incondizionata i nostri agricoltori garantendo loro la liquidità necessaria e senza alcun costo, perché interessi e commissioni saranno a carico della Regione”. Alle parole di Solinas si aggiungono anche quelle dell'assessore Murgia che ha sottolineato: “le imprese agricole, che stanno affrontando uno stato di forte difficoltà del comparto agroalimentare come quello della mancanza di liquidità, potranno quindi accedere alle risorse a costo zero. Nell’intervento - precisa l'esponente della Giunta Regionale - saranno coinvolti i Centri di assistenza agricola che, curando la tenuta dei fascicoli aziendali e assistendo gli agricoltori nella presentazione delle domande, saranno chiamati ad attestare l’avvenuta presentazione delle richieste dei premi e ad assistere gli stessi agricoltori nei rapporti con gli istituti di credito. Si tratta di un altro necessario e importante intervento per snellire, attraverso i Caa, la burocrazia e per consentire agli agricoltori di acquisire dal sistema creditizio liquidità immediata. Questo provvedimento - conclude la Murgia - resterà in essere anche per il futuro”.

Agricoltura. Le richieste della Regione al ministro Bellanova per l'emergenza Covid-19

Cassa integrazione, voucher per chi lavora in agricoltura, una forte campagna di informazione per promuovere i prodotti italiani e locali. E ancora: proroga di tutti i pagamenti, delle procedure contributive e fiscali e degli adempimenti per la formazione, e soprattutto misure di liquidità per le imprese. Sono alcune delle richieste che l’assessore regionale dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, insieme con i colleghi delle altre Regioni, ha rivolto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, nel corso di una videoconferenza che si è tenuta ieri, martedì 10 marzo. Durante l’incontro sono state rappresentate le preoccupazioni del settore e delle diverse filiere produttive per l’emergenza Coronavirus che sta colpendo il Paese.

“Abbiamo chiesto misure urgenti per attenuare e ridurre al minimo le difficoltà del comparto”, spiega l’esponente della Giunta Solinas, “a cominciare da specifici interventi per le scadenze previdenziali e contributive, anche accelerando i diversi pagamenti spettanti agli agricoltori e ai pescatori e garantendo una congrua anticipazione dei pagamenti dei premi comunitari previsti dalla Pac. In particolare abbiamo sollecitato lo spostamento di alcune scadenze, come quelle per la presentazione delle domande del premio unico prevista per il prossimo 15 maggio, e lo slittamento di altre imminenti scadenze che riguardano il settore vitivinicolo e quelle dell’Ocm dell’ortofrutta e del Programma di sviluppo rurale”.

“C’è assoluta necessità - aggiunge l’assessore Murgia - di una proroga nella scadenza prevista per il prossimo 30 giugno dei pagamenti delle misure del Psr a capo e a superficie per non rischiare di incorrere nelle sanzioni comunitarie. Ribadendo l’impegno ad accelerare quanto più possibile questi pagamenti, conoscendo bene le urgenti necessità del comparto, ho quindi chiesto alla ministra Bellanova una forte azione politica presso il Governo e la Commissione europea”.

Agricoltura. Grido di allarme per il cambiamento climatico

Ammonterebbero ad 1 miliardo i danni causati dagli insetti alieni in Italia. A ciò si aggiungono le conseguenze dei cambiamenti climatici - responsabili per lo stravolgimento delle stagioni - che nell'ultima decade hanno impattato negativamente sulla produzione agricola nazionale, portando ad una perdita di oltre 14 miliardi di euro tra produzione agricola, strutture e infrastrutture rurali. Da qui il grido di allarme di Coldiretti che denuncia i primi segnali di insofferenza del comparto. In particolare - come sottolinea l'associazione - i campi soffrono per la mancanza di acqua e necessitano urgentemente di appositi interventi di irrigazione, su tutto il territorio regionale. I repentini cambiamenti climatici - precisa Coldiretti - hanno causato diversi danni a tutte le aziende coinvolte nel settore agricolo regionale, non ultima la piaga delle devastazioni ascrivibili ai cosiddetti insetti alieni.

Europa. Riusciranno le grandi potenze gastronomiche del Mediterraneo a proteggere i loro prodotti agricoli?

Spagna, Francia, Portogallo, Italia e Grecia hanno iniziato le loro manovre per proteggere i loro produttori agricoli. Pur essendo consapevoli che questo li porterà a combattere una battaglia su uno dei temi più spinosi della politica dell'UE (le etichette di origine obbligatorie), i cosiddetti "gastrosovranisti" dei suddetti Paesi il 16 dicembre hanno inviato una dichiarazione congiunta alla Commissione Europea chiedendo di "rafforzare e armonizzare la legislazione UE sull'etichettatura di origine degli alimenti", sottolineando che le attuali norme UE "non sono esaustive in questo settore", perché "non sono obbligatorie". Uno scossone per i burocrati dell'UE a Bruxelles, che da anni sono impegnati a salvaguardare il mercato unico e le relazioni commerciali dell'UE, impegno che non ha certo posto tra le loro priorità le etichette obbligatorie. Negli ultimi anni, tale etichettatura è stata consentita solo come misura temporanea di crisi per sostenere i caseifici francesi e i fornitori italiani di grano per la pasta. Infatti, la prima preoccupazione dei funzionari europei è che tale etichettatura mina il mercato unico dell'UE, incoraggiando i consumatori - e i responsabili degli acquisti nei supermercati - a preferire i prodotti nazionali. Nel 2017, il Belgio si è lamentato, ad esempio, che le etichette obbligatorie "Made in France" sui prodotti lattiero-caseari hanno tagliato le esportazioni di latte belga verso la Francia, anche se un'azienda agricola belga può essere il fornitore più vicino a un negozio francese. La seconda preoccupazione degli euroburocrati è che i Paesi al di fuori dell'UE sono disposti a reagire con armi commerciali per le etichette obbligatorie. Nel 2018, il Canada ha protestato perché l'Italia voleva che i produttori di spaghetti italiani etichettassero la provenienza del grano duro utilizzato nella pasta come un modo per rafforzare i coltivatori italiani di grano contro i rivali canadesi. Nonostante queste proteste, i cinque Paesi dell'Europa Meridionale ritengono che sia giunto il momento di trasformare l'obbligatorietà del "labelling" in qualcosa di più permanente, piuttosto che in una pezza d'emergenza. Sebbene le istituzioni europee abbiano dimostrato almeno la volontà di ascoltare le istanze del quintetto europeo, non sembra ci sia una grande determinazione in questo senso. Di fatto, la nuova commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, responsabile dell'etichettatura dei prodotti alimentari, ha sostenuto che una serie di misure nazionali - come le etichette dei prodotti caseari francesi - non è "un modo sostenibile per andare avanti".

"Occorre trovare una soluzione a lungo termine a livello europeo", ha sottolineato Kyriakides. L'etichettatura dei prodotti alimentari sarà una parte importante della nuova strategia alimentare "Dalla fattoria alla tavola", che Bruxelles intendeva presentare il prossimo aprile", ha poi precisato.

Affermazioni che non lasciano intravedere una volontà decisa ad affrontare concretamente il problema, anche se i consumatori europei si stanno interessando sempre di più alla provenienza del loro cibo, non solo per sostenere gli agricoltori locali e la cultura regionale, ma anche per combattere l'impronta di carbonio dei prodotti alimentari che possono essere stati trasportati dall'altra parte del pianeta. La tendenza è che sempre più persone, soprattutto consumatori, vogliono sapere cosa mangiano e da dove provengono i prodotti che mangiano. In questo senso sarebbe utile che la Commissione provveda ad "armonizzare" le regole dell'UE, in modo che in tutta Europa vengano applicate le stesse regole sull'etichettatura. In particolare le etichette dovrebbero indicare l'origine del loro "ingrediente primario", specifico per ogni paese. Fornire informazioni ai consumatori dovrebbe essere un obiettivo di ogni istituzione (compresa quella Europea) in quanto l'origine dei prodotti è un'informazione legittima che risponde ad una chiara esigenza di trasparenza. Tema molto caro agli europei, che hanno a cuore l'origine dei loro alimenti. Il fatto che Spagna, Francia, Italia, Portogallo e Grecia si siano mossi per tutelare le loro produzioni va visto anche in coincidenza con l'entrata in vigore (aprile 2020) di una nuova legge europea sull'etichettatura dell'origine dell'ingrediente primario dei prodotti alimentari. In pratica, se un produttore alimentare decide di mettere in etichetta l'origine del cibo, ad esempio chiamando un prodotto "yogurt greco" o "cioccolato belga", ma l'ingrediente principale di questo prodotto proviene da un luogo diverso, dovrebbe essere chiaramente indicato (ad esempio: "uno yogurt greco con latte dalla Romania"). Tuttavia, la nuova legge europea non è molto severa. L'etichetta non deve specificare un paese d'origine, è sufficiente indicare che l'ingrediente è stato prodotto in "UE" o in un paese "non UE", oppure indicare solo una regione, per esempio "mediterranea". Intanto in aprile 2020 saranno scadute diverse esenzioni per l'etichettatura di origine obbligatoria in alcuni Paesi dell'Unione Europea, come quelle sui prodotti caseari francesi e sull'ingrediente primario della pasta italiana. Le esenzioni sono state considerate dalla Commissione come un esperimento temporaneo.

La questione ora è se i Paesi dell'UE possono convincere Bruxelles a trasformare l'"esperimento" nella regola.

Agricoltura. Arriva la cimice asiatica, preoccupazione per le aziende agricole

Non bastava il punteruolo rosso. Ora arriva anche cimice asiatica. A denunciarlo è la Cia Agricoltori Sardegna che, in un'apposita lettera al governatore Christian Solinas, mette in evidenza i rischi reali e percepiti per tutte le produzioni orticole e frutticole regionali e chiede, allo stesso tempo, un intervento diretto della Regione per sensibilizzare il Governo. Il problema è di portata nazionale, come anche evidenziato dalle federazioni Cia di altre regioni italiane, che hanno già interessato la Ministra Bellanova. La preoccupazione delle aziende agricole è palpabile e richiede soluzioni immediate. La Cia Agricoltori Sardegna è molto chiara: nonostante gli sforzi già annunciati dalla Ministra Teresa Bellanova, il budget di 80 milioni di euro nel triennio pare inadeguato e del tutto insufficiente. Da qui l'appello al Governo per un intervento più decisivo.
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