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Il governo Draghi e la pericolosa deriva internazionale. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Il governo Draghi e la pericolosa deriva internazionale. Di Maurizio Ciotola

Ne “L’opera da tre soldi” Bertolt Brecht ha sostanzialmente voluto dirci che, il capitale in un sistema liberista, sfrutta la miseria per accrescere se stesso.

Citare Brecht, seppur non nei termini di cui sopra, per giustificare un’azione politica, è già di suo un fatto positivo, che lo citi la leader della destra italiana è in sé incredibile.

Certo è un fatto altrettanto “rivoluzionario” che, il partito più a destra, FdI, in ambito parlamentare sia l’unico ad esser guidato da una donna.

Questi sono aspetti che dovrebbero farci riflettere, quanto all’identità dei partiti italiani, se v’è né una, e agli effettivi propositi degli stessi, da cui si dicono animati.

Oltre alla citazione di Brecht, a noi cara, l’On. Giorgia Meloni ha fatto bene quando ha voluto sottolineare che, senza un’opposizione effettiva, il nostro Paese potrebbe essere assimilato alla Corea del Nord, come per noi fu la Bulgaria, cara ai comunisti, ieri.

Certo, auspichiamo che l’opposizione alla maggioranza di Governo, diventi più consistente in ambito parlamentare, perché fare opposizione significa anche vegliare e denunciare le manovre di governo, quali esse siano.

Il Governo Draghi, sembra avere solo lo scopo di sorvegliare e indirizzare i primi 209 miliardi di euro stanziati dall’UE, e per questo ha assunto uno stretto controllo del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Ma in una compagine governativa di cui la “virtù” è nelle corde di pochi, troppo pochi, difficilmente riusciremo a vedere una Next Generation avanzare, allineata al resto dei principali paesi dell’UE.

Se, come dice Brecht, il capitale ha necessità della miseria per proliferare, abbiamo visto il suo ennesimo sopravvento in poco meno di trent’anni, in cui è stata operata la demolizione della politica socialdemocratica nell’UE, con il fine di erodere le tutele, per lasciare spazio alla miseria.

Una miseria cui attingere per produrre a bassi costi e a cui il capitale è indifferente, per vendere il prodotto competitivo offerto su scala planetaria.

E’ pur vero che il nostro ordinamento, prevede un organo di controllo di rango costituzionale sull’operato del Parlamento, ma è altresì necessario che una democrazia, riesca a mettere in atto un controllo preventivo e differente, rispetto al vaglio della Corte Costituzionale.

Corte che non potrebbe entrare in merito alle scelte politiche, quando esse non sono in contrasto con i principi costituzionali, ma con quelli di una giusta tutela economico-sociale.

Sarà comunque difficile per chi è rimasto fuori dalla maggioranza, vista la sua politica conservatrice e di destra, far emergere azioni di Governo che andrebbero a smantellare le poche tutele rimaste, per i cittadini e per i lavoratori, in questa fase di transizione infinita.

Non concorrerebbero neppure i sindacati a impedire il possibile allentamento, visto che negli anni passati hanno accompagnato le operazioni politiche, volte allo smantellamento di gran parte di esse.

Ma il timore di una simile compattazione dei partiti in Parlamento, non è rivolto solo all’operazione politica ed economica, che riguarda il nostro Paese.

Le voci con cui il Presidente Draghi ha voluto rimarcare l’importanza del patto Atlantico, facendo eco al nuovo interventismo statunitense, di cui cogliamo parole e azioni, sembrano calarci in modo compatto e acritico, in una campagna di scontro politico verso altri due protagonisti mondiali, i quali lo si voglia o no, metteranno in discussione l’egemonia statunitense.

Posizione che vede assolutamente coesa alla maggioranza, anche l’opposizione dei Fratelli d’Italia.

Dobbiamo stare particolarmente attenti a questo scenario, che sembra rigettarci verso una nuova guerra fredda, in cui l’Europa costituirà di nuovo il terreno di scontro, per le superpotenze in corsa verso l’egemonia planetaria.

I teatri di guerra, potenziali e in essere, vedranno ancora una volta l’UE senza un suo ruolo autonomo, se non sotto il cappello NATO, non più teso alla difesa, ma all’offesa.

Una deriva dell’interventismo statunitense avrebbe inevitabili ripercussioni, in cui l’UE si troverebbe obbligata ad un impegno sotto l’azione della NATO.

E in una Europa in cui alcuni Paesi stanno scivolando verso una “democratura” evidente, mentre altri compiono una compattazione politica, facendo nascere un “fascio” acritico a sostegno dei governi, non vi saranno voci di contrasto, se non marginali, nei confronti di interventi e posizioni istituzionali tese ai limiti del conflitto bellico.

Il Governo Draghi non solo non dovrà essere lasciato solo, ma dovrà essere trattenuto e guidato da una vitale opposizione, quanto da una ferma critica intellettuale e da una politica extraparlamentare, tesa a puntellare qualsiasi cedimento democratico, cui la Corte Costituzionale non riuscirebbe ad arginare, se non nei termini formali.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilDomenica, 21 Febbraio 2021 18:02

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