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Cagliari. La protesta delle palestre e degli esercizi commerciali

In evidenza Cagliari. La protesta delle palestre e degli esercizi commerciali
"Io vivo di sport", è la scritta sulle magliette dei partecipanti alla manifestazione di stamani tenutasi davanti al Palazzo del Consiglio Regionale di Roma. I manifestanti chiedono solo di essere ascoltati, contro la chiusura di palestre e piscine voluta dall'ultimo Dpcm del premier Conte. Anche il capoluogo sardo ha dunque partecipato alla manifestazione nazionale organizzata dalla Fipe Confcommercio per opporsi alla chiusura delle palestre e dei bar e ristoranti alle 18, indetta per il 28 ottobre. Associazioni sportive da tutta la Sardegna hanno ribadito le grandi spese sostenute per riaprire in sicurezza i locali. Spese buttate al vento, a quanto pare. Tutto questo, nonostante il contagio nelle palestre fosse quasi nullo. Diversi striscioni con la scritta "Lo sport è un'epidemia di salute" hanno accompagnato le proteste di migliaia di rappresentanti, coinvolti a vario titolo nella gestione delle palestre sarde. Tutti insieme per esprimere il loro diritto al lavoro. Tra loro anche numerosi atleti. Un solo coro: "Viva il diritto, viva il lavoro, noi vogliamo lavorare...". Lo sforzo ha portato alla fine ad un accordo per incontrare il presidente del Consiglio Regionale, al quale è stata ribadita l'esigenza di poter continuare a lavorare. Gli indennizzi non bastano, il mondo delle palestre chiede di poter rimanere aperti almeno fino alle 18,00 come fanno gli altri locali. Le manifestazioni previste per oggi sono state due, quella davanti al Consiglio Regionale e quella in Piazza del Carmine. Entrambe pacifiche e nel rispetto delle normative anticovid. In particolare, in Piazza del Carmine si sono radunate circa 200 persone. Rappresentanti di bar e ristoranti che hanno chiesto a gran voce di poter rimanere aperti fino alle 23,00. Una richiesta corroborata dal fatto che solamente il 3% dei contagi è ascrivibile alla frequentazione di locali e ristoranti - come sottolinea il presidente di Confcommercio sud Sardegna, Alberto Bertolotti. Oltre a Cagliari, i gestori dei locali hanno occupato le piazze di altri dieci capoluoghi di regione: Firenze, Torino, Genova, Milano Roma, Verona, Trento Bologna, Napoli, Palermo. Un settore che a livello nazionale offre occupazione a oltre 12 milioni di addetti i cui interessi devono essere tutelati. "Le direttive del governo non considerano il nostro lavoro e i nostri sacrifici. Chiudere alle 18,00 significa non continuare ad aprire, è un attentato a tutti noi"- spiega il rappresentante Fipe Confcommercio Sud, Emanuele Frongia. La Polizia ha presenziato alla manifestazione. Basta con il silenzio, finalmente 26 piazze italiane hanno manifestato". Sulla situazione è intervenuto anche il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu: "era vergognoso vedere le serrande abbassate alle 18,00, io sono con voi. Chiudere il paese non ha senso, voi siete le risorse della città e non dovete arrendervi, perchè il grande mare si forma goccia dopo goccia".

Giulietta Grauso

Ultima modifica ilMercoledì, 28 Ottobre 2020 20:10

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