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The Cossiga beauty, italian history. Di Maurizio Ciotola

In evidenza The Cossiga beauty, italian history. Di Maurizio Ciotola

In effetti dovremmo riflettere sul perché il 24 giugno del 1985, Francesco Cossiga fu eletto Presidente della Repubblica al primo scrutinio, con un così vasto consenso mai più equiparato.

Se ci sforziamo, neppure poi tanto, e osserviamo il percorso politico di Cossiga negli anni che hanno preceduto la sua elezione a capo dello Stato, non troviamo elementi che giustifichino tale scelta e altrettanto consenso.

E’vero, Cossiga è sempre stato un politico che all’interno della Democrazia cristiana, non aderiva a correnti specifiche, ma è noto che più di Mariotto, fu il figlio politico di Antonio Segni, di cui non ricordiamo positivamente la figura da Capo dello Stato.

Anzi, la fine inaspettata del mandato del Presidente Segni fu macchiata da un tentato golpe, il Piano Solo ideato dal generale Giovanni De Lorenzo.

Il generale avrebbe potuto e dovuto agire su una organizzazione militare segreta, della quale era il coordinatore, cui lo stesso Segni era a conoscenza, se non primo promotore e organizzatore.

Cossiga ha passato lunghi anni a studiare il lavoro e l’organizzazione dei Servizi segreti, nei loro rapporti con il Parlamento e le istituzioni dello Stato.

Sappiamo che grazie alla sua approfondita conoscenza in merito ai servizi, gli fu affidata la riorganizzazione insieme al senatore del P.C.I. Ugo Pecchioli, smantellando il S.I.D. per realizzare il SISDE e il SISMI, nel 1977.

Un accurato lavoro cui prese parte in misura centrale il partito comunista, tramite il Sen. Pecchioli appunto, atto che preludeva al compromesso storico, poi impedito dall’omicidio di Aldo Moro e “seppellito” in quanto progetto politico.

In quegli anni, non rosei per la nostra democrazia repubblicana, messa in scacco dal terrorismo di destra e di sinistra, Cossiga fu ministro dell’interno, fino all’omicidio di Aldo Moro, per poi essere presidente del Consiglio in carica quando avvenne la strage di Bologna, l’abbattimento del Dc9 dell’Itavia, giusto per ricordare i fatti più eclatanti.

Sempre Cossiga, non fu un ministro dell’interno particolarmente gradito, e all’uopo ricordiamo l’omicidio di Giorgiana Masi del 1977, cui la magistratura non seppe mai fare chiarezza sul supposto coinvolgimento dei servizi segreti, come del resto non si è mai riusciti in quegli stessi anni per fatti ancora più devastanti.

Ricordiamo la strage di Bologna, il Dc9 caduto vicino a Ustica, il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, e nel 1980, l’uccisione del Presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella, per cui Giovanni Falcone indagò escludendo il coinvolgimento della mafia.

Durante i 55 giorni che passarono dal sequestro Moro, il ministro dell’interno Francesco Cossiga si circondò di un gruppo di esperti, poi risultati appartenenti alla loggia massonica deviata P2, tra cui un uomo dei servizi segreti americani, sul cui ruolo non fu mai fatta sufficiente chiarezza.

Cossiga, come il suo compaesano e segretario del Partito comunista, Enrico Berlinguer, fu uno degli uomini politici che si opposero alle ipotesi di trattativa per liberare il presidente della democrazia cristiana Aldo Moro.

Durante il cui sequestro, i servizi segreti appena nati, nella riorganizzazione curata dal senatore comunista Pecchioli insieme al ministro Cossiga, mostrarono inerzie evidenti, ma non inadempienze o scarsa perizia.

Aspetti che avrebbero dovuto essere presi in esame da una commissione Parlamentare ad hoc, più ferma e incisiva di quella che fu messa in piedi per “l’affaire Moro”.

Ma solo nel 1990 è il presidente del Consiglio Andreotti che nel deporre in Commissione Stragi rivelò l’esistenza di un’organizzazione paramilitare segreta, Gladio, illecita e indubbiamente sovversiva, pronta a intervenire in caso di occupazione del territorio italiano da una forza straniera non amica.

E’ confermato che “l’amministratore” principale dell’organizzazione “Stay behind” (Gladio) fu Cossiga, da quando egli entrò per la prima volta al Governo nel 1966, da Sottosegretario alla Difesa.

Tutto ciò che è stato esplicito al pubblico negli anni successivi alle sue dimissioni nel 1992, dalla presidenza della Repubblica, era ben noto agli addetti ai lavori, a quegli stessi che hanno espresso quel largo consenso per la sua elezione a Capo dello Stato.

Con l’impegno del Senatore Pecchioli nella riforma dei servizi segreti nel 1977, cuore pulsante e delicato di qualsiasi Stato, ancor di più in uno Stato democratico, il partito comunista è diventato parte sostanziale di quello che sarà da quel momento in poi, l’agire dei Servizi segreti nel nostro Paese.

Un momento essenziale per cui da tale data il PCI, in modo non esplicito, prese parte al Governo del Paese, passando per la parte meno evidente e se volete, meno trasparente delle istituzioni.

Francesco Cossiga ha portato via con se un’infinità di segreti, come Giulio Andreotti e Bettino Craxi, certo è però che, grazie a uno strano gioco delle parti e della storia scritta ad hoc, ai posteri lui appare come il politico cui il Paese deve esser grato, mentre gli altri come quelli che lo hanno devastato.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilMartedì, 14 Luglio 2020 11:41

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