Covid-19. Cresce la paura nelle strutture residenziali per anziani

In evidenza Covid-19. Cresce la paura nelle strutture residenziali per anziani
Cresce anche in Sardegna la paura per il rischio di contagio all'interno delle strutture residenziali per anziani. Diversi sono i casi di contagio già rilevati in numerose strutture operative in diverse zone della penisola. In Sardegna il caso più eclatante é quello della Casa Serena di Sassari, cui si aggiunge anche quello riscontrato recentemente a Bitti. La paura degli operatori, degli utenti e dei familiari è palpabile, nonostante tutte le misure di sicurezza implementate, compatibilmente con la tipologia di servizio ed i mezzi a disposizione dei soggetti che lo gestiscono. Si tratta infatti di strutture caratterizzate da un basso o moderato livello assistenziale e quindi non preparate a gestire un'emergenza che richiede specifiche competenze mediche e attrezzature dedicate. Elementi ad oggi assenti, o difficilmente reperibili sul mercato, a partire dai più semplici dispositivi di protezione individuale per gli operatori. A ciò si aggiunge la mancanza di protocolli chiari ed inequivocabili sul comportamento da adottare in presenza di utenti affetti da sintomatologia influenzale e sospetta positività al Covid -19, fondamentali per il coordinamento con il resto delle parti coinvolte (servizio 118/ unità di crisi/MMG/ strutture ospedaliere). Si pensi ad esempio al caso, abbastanza frequente, della dimissione ospedaliera di un utente che debba essere nuovamente inserito in comunità. Perché non viene fatto il tampone prima di accoglierlo nuovamente all’interno della comunità anziani? Oppure il caso dell’anziano con sintomatologia influenzale e sospetto Covid 19 che già risiede presso la struttura, ma verso il quale non vengono effettuati i tamponi. Perché? Stesso discorso per gli operatori socio assistenziali impegnati nella gestione del servizio, che andrebbero sottoposti periodicamente alla prova del tampone in quanto potenziali veicolo di contagio. Insomma, una situazione di caos generale che rischia di esplodere e che richiederebbe un intervento, chiaro, deciso e soprattutto urgente da parte delle istituzioni sanitarie, chiamate a definire adeguati appositi protocolli operativi, accompagnati dalla previsione di apposite risorse economiche per dotare le strutture delle necessarie apparecchiature mediche, oltre alle competenze sanitarie del caso. E' infatti impensabile (e rischioso) che il gestore privato dei servizi in questione - le cui capacità e competenze operative sono commisurate ai requisiti normativi previsti per la tipologia di servizio in essere - possa accollarsi responsabilità e impegni economici rilevanti che esulano dal proprio ruolo (e impegni contrattuali). Sulla delicata situazione si sono espresse anche diverse associazioni di categoria, l'Anci Sardegna e alcune sigle sindacali. Il problema è ormai evidente a tutti. Ora occorre agire e, soprattutto, fare presto. Federico Cheri
Ultima modifica ilGiovedì, 26 Marzo 2020 20:08

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

giweather joomla module