Ripensare il paradigma economico in tempi di coronavirus. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Ripensare il paradigma economico in tempi di coronavirus. Di Maurizio Ciotola

In questi giorni sta emergendo nella classe dirigente del Paese, come dell’intera Europa, la stupidità con cui ci si è votati al governo dell’economia negli ultimi trent’anni.

Differentemente da quanto determinato da stimoli ben più gravi, quali la crescente disoccupazione e la povertà diffusa, l’effetto non comparabile per le sue minute dimensioni, determinato dalla quarantena da coronavirus, ha messo in discussione il paradigma economico.

L’arresto dell’economia, sulla scia di un rallentamento di crescita europeo, subirà un contraccolpo senza precedenti nell’era globale, cui necessariamente dovranno far fronte gli Stati.

Un intervento che non potrà essere solo monetario e di sostegno ai redditi, di quelli che verranno meno per l’interruzione del flusso economico, ma con una ridefinizione delle strutture essenziali, oggi tarate per il ménage corrente o per far fronte a qualche piccola emergenza.

Ovvero in una situazione di crisi produttiva, determinata dal mancato “fare”, che scatena una crisi ancora più vistosa e rapida sul piano finanziario, determinate da fattori non ponderabili o contenibili, lo Stato non potrà assumere solo la veste di un “regolatore”, quanto quella di un vero e proprio soggetto imprenditoriale.

Dovrà entrare in deroga a quella folle modifica costituzionale, che impone oggi il pareggio di bilancio.

Rendere disponibili tutti gli ammortizzatori sociali, fina a estendere il reddito di cittadinanza, entrare in deroga al patto di stabilità e ai richiami dell’Unità Europea, che parimenti accuserà gli effetti della “fermata” economica di un Paese centrale come l’Italia.

E visto che, come ben sapranno coloro che hanno dato uno o più esami di economia, alla moneta attribuiamo di per sé, per convenzione pattuita, un valore iniziale attraverso cui compensare scambi o prestazioni, la banca centrale europea dovrà rendere disponibile una ulteriore quantità di moneta, onde sopperire a quella che non potrà più fluire per assenza di scambi e prestazioni.

E’questo un momento di accelerazione non previsto, che condurrà il sistema capitalistico a ripensare le modalità finora convenzionalmente adottate per il suo esistere.

La politica e i sindacati, a meno di non voler trascinare la società verso l’abisso, non potranno sottrarsi a ridefinire l’organizzazione del lavoro e le modalità contrattuali, finora ritenute immutabili o irreversibili.

Non potrà quindi esserci solo un forte impegno economico, che acuirà il debito pubblico, perché senza prospettive di una crescita alternativa, la catastrofe economica e sociale assumerebbe entità drammatiche.

Certo è che la tecnologia saprà essere il nostro più valido e insostituibile alleato, che ovviamente non potrà isolare o arginare minacce come quelle, ancora lievi nella loro entità, determinate da un’epidemia come quella del Cornavirus, ma potrà restituirci la libertà del fare.

Dovremo ripensare ai sistemi di difesa, non più dell’essere umano contro un altro essere umano, ma verso i tanti componenti della Natura, invisibili e non contenibili, potenziando i sistemi sanitari nazionali.

Questa è l’irrinunciabile occasione per ripensare il paradigma economico, così come è stato pensato in questi anni di neoliberismo, per restituire una dinamica fattuale ai sistemi essenziali che, sul piano sociale e politico, possiamo definire i “fondamentali” di una società civile.

Maurizio Ciotola>p/>

Ultima modifica ilGiovedì, 27 Febbraio 2020 16:29

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