Cagliari e la gogna morale di una mozione criminogena. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Cagliari e la gogna morale di una mozione criminogena. Di Maurizio Ciotola

Non servono lapidi e tanto meno spazi, in memoria degli intimi dolori personali, se non specificamente e singolarmente richiesti.

Non pensiamo sia utile per una comunità, l’azione di un ente locale qual è il comune, che in virtù di una morale impersonata da alcuni Consiglieri di maggioranza, attraverso una loro mozione, si contrapponga ad una legge dello Stato, la 194, sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Una contrapposizione palese che avviene attraverso l’istituzione di una “berlina” o una “gogna” morale, per coloro che hanno fatto ricorso all’interruzione della gravidanza.

All’accettazione laica di una volontà individuale, normata dalla legge, non si possono opporre moralismi mascherati da aiuti, che non intervengono a sostegno, ma evidenziano e sono finalizzati a rimarcare le scelte non consone a specifiche morali.

Da un istituzione pubblica, da un ente locale, ci saremo aspettati atti e azioni, nell’ambito di una propria competenza, di concerto co altri soggetti istituzionali coinvolti.

Purtroppo dall’entrata in vigore della 194, come della presa di coscienza istituzionale della sofferenza delle madri, soggette ad aborti spontanei e a morte fetale, sono mancati nelle strutture sanitarie nazionali, percorsi di accompagnamento psicologico, pre e post interruzione, capaci di restituire consapevolezza ed attutire il dolore, per quelle donne che hanno dovuto o voluto farvi ricorso.

Nel nostro Paese una certa morale avviluppa da sempre una parte consistente della politica, che non possiamo dire esclusivamente di destra, quanto assolutistica e integralista, sotto l’aspetto ideologico e quello marcatamente religioso.

Una morale deviata, che ha ostacolato la ragione e la riflessione laica su tematiche complesse, cui l’individuo, nella sua autonomia, può e deve poter affrontare.

I consiglieri comunali dei Fratelli d’Italia, parte della maggioranza del Consiglio comunale di Cagliari, hanno presentato una mozione per delimitare uno spazio al cimitero S. Michele, per i “bambini non nati”, che già in sé, con la locuzione adottata, presenta un’incongruenza, nel definire lo spazio totalmente per “bambini” e non per i “feti”, o come è attualmente previsto, per entrambi.

Ma cosa spinge un gruppo di maggioranza a presentare tale mozione, se tale spazio è già presente in cimitero, con la distinzione richiamata, per i bimbi nati morti e i feti, per cui i genitori vogliono dare disposizione di regolare sepoltura?

La verità è emersa grazie all’errore per cui la prima bozza della mozione, sbianchettata in seguito, imponeva il seppellimento dei feti a prescindere della volontà genitoriale.

Ovvero una sorta di marchio fisico, espletato attraverso un luogo e una precisa fisicità con lapide alla memoria, contraddistinta da una frase “giardino degli angeli”.

Una condanna esplicita, una dannatio memoriae, per coloro che hanno “contribuito” a “popolare” quel giardino facendo seppellire i feti, impropriamente ed artificiosamente elevarti a “bambini non nati”.

Il peso di una memoria impropria, che diversamente dalle lapidi deposte in ricordo di storici drammi sociali, vorrebbe rendere sociale un momento drammatico, la cui soggettività individuale invece, conduce chi lo vive ad affrontarlo in modo differente ed estremamente personale.

Vi è un che di “criminogeno” in questa mozione, mascherata da un’apparente bontà moralistica, che in modo evidente cerca di minare l’equilibrio di una società laica, per volgere verso una spietata, quanto subdola, applicazione di una morale intransigente e punitiva, attraverso cui negare qualsiasi idea di salvezza.

Quest’assenza di compassione di cui le “pareti” delle istituzioni laiche sono intrise, a causa di una morale pungente e neppure nascosta, comprime le libertà individuali, rendendole accettabili e plausibile solo in “spazi” delimitati da moralismi disumani.

L’interruzione di una gravidanza in un Paese evoluto, laico e ricco, non può avvenire sotto il segno delle minacce contrarie alla sua attuazione, e perlopiù ostacolato dalle subdole assenze dello Stato, cui invece la legge 194 dispone.

Un’assenza che riscontriamo anche per l’assistenza pratica e psicologica, per quelle mamme che subiscono le morti intrauterine del feto per cause naturali.

Una percentuale ancora molto elevata rispetto alle gravidanze condotte a buon fine, che ha effetti devastanti per qualunque donna e famiglia.

Effetti verso cui lo Stato, oltre ad una mera prassi burocratica con cui procedere al seppellimento o alla cremazione , non fa niente, scaricando totalmente sulla madre l’iter del procedimento e gli oneri, senza sostenerla sul piano psicologico fino al superamento del trauma.

Men che meno questo avviene per chi, quali che siano le cause, avvia una procedura di IGV, per la quale in verità la prassi presenta ostacoli formali privi di senso, fortemente intrisi di un moralismo colpevolizzante.

In un Paese civile, una maggioranza consiliare illuminata, raziocinante, dovrebbe rigettare una mozione così infestante, come quella presentata in Consiglio comunale a Cagliari, cui forse superficialmente tanti consiglieri, troppi, hanno firmato senza avviare una riflessione adeguata, scevra da istinti moralistici.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilDomenica, 06 Ottobre 2019 19:39

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