Conte e Gentiloni per un Governo di legislatura. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Conte e Gentiloni per un Governo di legislatura. Di Maurizio Ciotola

Dopo oltre un anno di attività da Presidente del consiglio dei Ministri, il prof. Giuseppe Conte, ha mostrato un equilibrio e una capacità che tutti hanno l’obbligo di riconoscergli.

Svolgere il ruolo del Premier tra due partiti, che trascinati dalle urla e le violazioni costituzionali di Matteo Salvini, non è stato semplice.

Hanno condotto una politica burrascosa finalizzata al consenso, tra azioni meritevoli ed un esercizio reazionario del Ministro dell’Interno, unitamente al suo collaterale Ministro della Famiglia.V

Salvini dopo aver esaurito gli annunci, ormai ripetitivi ed uguali a se stessi, nell’incapacità di dirigere un dicastero come quello dell’Interno, ha deciso di saltare.V

Era ed è ben cosciente che non si sarebbe andati ad elezioni anticipate, perché altri quattro anni dai banchi dell’opposizione, dopo aver abbozzato dal Governo qualche linea programmatica, sul piano dei consensi sono più efficaci che fallire la loro realizzazione.V

Ieri il Presidente Conte ha espresso ciò che per tutti era scontato, ma lo ha affermato dallo scranno istituzionale, in Parlamento, senza remore e soprattutto senza odio. Elegantemente, moderatamente, ma con grande incisività e precisione. Ha saputo rimarcare, lui cattolico credente, la laicità dello Stato e delle istituzioni, di fronte ad una sorta di blasfemia messa in campo dal Ministro dell’Interno, che oltre ad inveire contro i disperati in fuga dalle coste dell’Africa, null’altro ha saputo fare sul piano della sicurezza interna.V

Il Paese è privo di una guida al Ministero dell’Interno dall’insediamento di Matteo Salvini, con cui in questi mesi il Premier Giuseppe Conte ha schermato nell’ambito del garbo istituzionale, imponendo in extremis le proprie decisioni.V

Oggi siamo giunti al passo che, il M5S e il PD avrebbero dovuto compiere il giorno successivo alle elezioni del 2018, e se questo non è avvenuto è in larga parte responsabilità di alcuni parlamentari del Pd, tra cui l’ex premier Renzi.

Non di meno il M5S non ha mai teso le mani in modo esplicito per trovare un accordo. Probabilmente perché sotto l’effetto dell’ondata dei consensi, il M5S, e del fallimento, il Pd di Renzi. L’ubriacatura dei primi e lo stordimento dei secondi, hanno condotto ad un anno di esercizio dell’Esecutivo gialloverde, verso una parziale deriva popolare e delle élite di opposizione, che hanno posto l’arroganza come fondamento del loro agire.

Il Renzi premier populista e anticostituzionale, fu sostituito da Paolo Gentiloni, che riuscì a restituire un assetto politico e di Governo istituzionale e del fare, più che dell’urlare.

Salvini non c’é più, e nel frattempo Luigi Di Maio non si è smarrito nell’inseguire il partner rivale al Governo, è cresciuto sotto il peso delle responsabilità, che ha voluto e vuole mantenere.

Crediamo che dagli scranni del Senato, anche Matteo Renzi sia riuscito ad intraprendere una strada similare, più faticosa ed intensa di cui la Politica ha necessità.

Per il Pd è forse necessario un riequilibrio di posizioni all’interno del partito, attraverso un posizionamento dei componenti della sua Segreteria nel Governo che verrà.

Certo è che un Governo con Giuseppe Conte Presidente e Paolo Gentiloni Vicepresidente, avrebbe tutte le premesse per un Esecutivo di legislatura, senza ulteriori scossoni.

Sarebbe in grado di condurre il Paese verso una ripresa di consapevolezza, oltreché sicurezza programmatica, cui le forze economiche e sociali auspicano.

Un Governo più aperto al dialogo Parlamentare, e non esclusivamente con la maggioranza che lo sosterrebbe, per restituire alle istituzioni il loro ruolo centrale di mediazione legittima e doverosa per qualsiasi democrazia.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilMercoledì, 21 Agosto 2019 18:51

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