La crisi democratica e istituzionale, “apre” le porte alla reazione fascista. Di Maurizio Ciotola

In evidenza La crisi democratica e istituzionale, “apre” le porte alla reazione fascista. Di Maurizio Ciotola

Non possiamo e non dobbiamo stupirci degli accordi e delle convergenze innaturali tra partiti politici, che in Parlamento si pongono uno all’opposizione dell’altro.

Avremmo dovuto saper accettare governi di coalizioni allargate, includenti politiche poco convergenti, nonostante questi ventisette anni di apparente bipolarismo.

Soprattutto in un Paese in cui le maggioranze di Governo sono state le più varie, con un solo partito ufficialmente escluso, ma politicamente coinvolto quanto gli altri, il Pci.

Il presente ci mostra un Paese apparentemente disordinato, in cui da questo disordine emergono fatti che mettono a rischio la sua tenuta democratica o il suo simulacro.

Non parlo del decreto sicurezza, che di fatto non pone a rischio la vita di chi sventuratamente e a pagamento, dopo un immane sfruttamento, cerca di giungere in Europa.

Ma della condizione per cui la nostra magistratura, fortemente indebolita dalla dittatura delle correnti politiche al suo interno, non riesce a condurre le indagini in misura soddisfacente.

Del circo mediatico che vi ronza intorno e trova i colpevoli, nel condannarli per “direttissima”, fino a esprimere sentenze inconciliabili con la nostra Costituzione, per esercitare troppo spesso un’intollerabile pressione sulla magistratura medesima.

Le forze dell’Ordine, cui i componenti per professionalità e dedizione riescono a far funzionare, non sempre godono di indirizzi chiari cui la politica di Governo dovrebbe dar loro.

Certo è che vi sono istituzioni dello Stato, che sembrano agire in divergenza, se non in contrapposizione, in virtù dei loro obiettivi, cui il Governo, nella persona del Ministro competente, non ha saputo riesaminare e delineare.

Quando viene abbattuta una classe politica e la sua tentacolare penetrazione nel sistema istituzionale, i nuovi politici arrivati non sono in grado di condurre la macchina istituzionale.

I legami interrotti e quelli ideali di appartenenza, possono divenire, com’è avvenuto nel nostro Paese dopo la prima Repubblica, legami mercenari con gli attori all’interno delle istituzioni, che da sempre hanno costituito il corpo dirigente attraverso cui condurre la macchina istituzionale.

La nuova classe politica non avendo competenze, se non teoriche, deve necessariamente affidarsi a questo stuolo di mercenari/dirigenti, che nei fatti conducono le istituzioni e le aziende di cui lo Stato è ancora l’azionista di riferimento.

Oggi in un Ministero come quello dell’Interno, in cui le competenze dei suoi funzionari e dirigenti sono evidenti, un politico di media statura, come il Sen. Matteo Salvini, non ha alcuna possibilità di condurre il ministero medesimo.

Le ricadute democratiche conseguenti per il Paese sono evidenti e di primo livello, come il Quirinale sa perfettamente e non può esimersi dal non rilevare.

Non possiamo pensare che un Paese possa dirsi democratico, se dopo settantuno anni dalla nascita della sua Carta Costituzionale, vediamo ancora non riconosciuti i più elementari diritti in essa sanciti.

Non può chiamarsi democrazia quella in cui, nell’ambito dei settantuno anni, non si è riusciti a venire a capo dei responsabili delle innumerevoli stragi in cui, i depistaggi prima e i silenzi dopo, hanno sancito verità processuali inconciliabili con i fatti più elementari, che hanno concorso alla loro drammatica realizzazione.

Dov'è quel Movimento che è riuscito a raccogliere oltre il 30% dei consensi, posizionandosi al primo posto tra i partiti in Parlamento, sbandierando le verità che diceva voler far conoscere alla popolazione?

Dov'è l’integrità di quella sinistra, più interessata a “spolpare” un Movimento/partito, che gli ha sottratto i temi originari del suo programma, per poi invece condividere posizioni convergenti con l’idea conservatrice di un partito di destra com’è la Lega?

Ancora, dov’è la sincerità di chi cavalcando gli omicidi come quello dello studente Giulio Regeni, in Egitto per conto dell’università inglese Girton college a Cambridge, continua a blandire la necessità della verità con metodi plateali, ma inutili?

Perché non puntare il dito verso coloro che continuano a mantenere il silenzio e hanno negato l’accesso al suo computer, presso il medesimo college inglese?

E'un Paese sicuro questo, ove è possibile sferrare undici coltellate su un carabiniere, Mario Cerciello Rega, in pieno centro a Roma, con una decina di colleghi coinvolti nella medesima operazione in uno strettissimo raggio d’azione?

Possiamo credere che un ragazzo, per quanto statunitense, ma non certo figlio di “capitan America”, con una corporatura pari alla metà dell’appuntato Cerciello, sia riuscito ad infliggere undici coltellate senza una reazione del carabiniere?

E' un Paese sicuro questo, in cui è possibile morire sotto i colpi del proprio stalker, dopo aver denunciato due o tre volte il suo accanimento?

Forse può dirsi democratico il Paese in cui gli istituti di diritto non sono applicati per seicentomila persone, non riconosciute e senza identità, sfruttate, uccise e aggredite, in barba ai diritti universali cui la nostra Costituzione riconosce nel profondo?

Non sappiamo quanti altri anni occorreranno per rivedere riassestato un simulacro di democrazia in questo nostro Paese, ma egregio Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non consentite oltre tale deriva democratica.

Rischiate infatti di diventare corresponsabili di una restaurazione illiberale e reazionaria, di cui i segnali sono fin troppo evidenti.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilMercoledì, 07 Agosto 2019 19:59

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