Le “corporazioni” e l’incontro al Viminale. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Le “corporazioni” e l’incontro al Viminale. Di Maurizio Ciotola
L’incontro al Viminale con i rappresentanti delle forze produttive del Paese, industriali e sindacati, è certamente irrituale sul piano istituzionale, ma soprattutto risulta minaccioso su quello politico. L’estesa fascia dei sindacati e degli industriali attraverso questo atto teatrale, ha voluto rendere esplicita la loro alleanza con la Lega di Salvini. Al Viminale ieri si è consolidato un patto per i giorni a venire, di cui il M5S e tutta la sinistra, per quel che ne resta, risulteranno esclusi dal governo del Paese. Sappiamo tutti che il nostro Paese ha dovuto attraversare un’epoca in cui la guerra tra i due blocchi ha condotto, anche sul nostro territorio, la guerriglia armata, unitamente ai finanziamenti occulti. Oggi non vi è nulla di nuovo sotto il sole, se non un terzo incomodo, di dimensioni spropositate rispetto ai vecchi e stanchi contendenti, la nuova Cina. Identicamente nessuno può pensare neppure per un attimo che, la quinta potenza mondiale sul piano economico e per gli interessi di alto livello in giro per il mondo, possa sfuggire all’influenza di chi continua a “disegnare” la geopolitica del Pianeta. La gravità dell’incontro con il Ministro dell’Interno non è di natura politica, in senso lato, ma di matrice istituzionale e soprattutto democratica. Il Viminale è il luogo in cui si definisce la sicurezza interna del Paese, nelle sue modalità, che non sempre hanno mostrato piena rispondenza ai principi costituzionali. E'sempre tale Dicastero che accentra il coordinamento delle forze dell’ordine sul territorio, attraverso un legame diretto e gerarchico con le Prefetture. Il Ministero dell’Interno, durante la prima Repubblica, costituiva l’anticamera per l’elezione alla presidenza della Repubblica, e non per fatti meritori, quanto per rispondenza all’ordine costituito e a garanzia dei mai svelati segreti di Stato, seppur in regime democratico. Niente e nulla, se non in condizioni di emergenza sociale e politica, può legittimare l’incontro avutosi ieri tra il ministro dell’Interno e le parti sociali. Lo sgarbo è istituzionale, certo, ma lo sgambetto politico unitamente alla simbolica minaccia delle parti sociali, nei confronti del Governo del Paese e di una parte politica che lo sostiene, il M5S, va ben oltre le regole democratiche di un qualsiasi Paese civile. In epoca fascista gli industriali e le corporazioni incontravano il ministro dell’interno. Durante quel regime reazionario e sanguinario, gli industriali e le corporazioni hanno dato supporto alla dittatura, di cui oggi la Lega unitamente al sistema mediatico in mano agli industriali, rappresentano un “affidabile” riedizione per il prossimo futuro. Fino a quando una parte politica, minoritaria nello scenario politico nazionale, ancorché al governo, mostra gli intenti di una politica reazionaria e fascista, possiamo indignarci e stigmatizzarne il comportamento. Quando questa però, nella canonica ritualità di qualsiasi regime reazionario nascente, richiama a se le parti sociali, in quanto rappresentanti istituzionalmente riconosciute, seppur prive di consenso, la democrazia è già in bilico. Questo la sinistra del Paese deve saper valutare, e riuscire a lavorare per rendere possibile un’altra alleanza di governo per il Paese, piuttosto che un’onda reazionaria e conservatrice da cui saremo schiacciati. Un’articolazione politica complessa verso cui le istituzioni democratiche sembrano incapaci di reagire nell’attingere alle fonti primarie, alla Costituzione; ma verso cui, nell’ambito delle specifiche funzioni di garanzia costituzionale, il Presidente della Repubblica ha il dovere di intervenire senza ulteriori indugi. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilMartedì, 16 Luglio 2019 20:14

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