Sardegna Pride e le opinioni, degenerate in un pericoloso femminicidio mediatico. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Sardegna Pride e le opinioni, degenerate in un pericoloso femminicidio mediatico. Di Maurizio Ciotola
Su questa testata giornalistica, "Il Punto Sociale", per cui scrivo da anni, ho già parlato e ribadito più volte l’importanza dei diritti umani e universali, quanto il naturale diritto di esprimersi liberamente senza ledere la libertà altrui. In questi giorni dopo il Sardegna Pride ho sottolineato che, chi manifesta per riconoscere i propri diritti compie un’azione più che legittima, oltreché meritevole di sostegno, diversamente da chi per paura o convenienza, evita di esporsi a difesa dei propri diritti civili, umani ed universali, troppo spesso calpestati o non riconosciuti. Su Facebook, l’osservazione da parte di un ex membro dell’Ersu, in merito alle modalità espressive del Pride, è saltata alla ribalta mediatica. Motivo per cui, un altro membro dell’ERSU, ha pensato di inveire contro quell’osservazione, tirando in ballo l’appartenenza universitaria del ragazzo comparso nella foto oggetto di critica. Appartenenze e ruoli, quello dello studente, dell’ex membro dell’Ersu e quello effettivo, per cui molto probabilmente si è scatenata una sorta di vendetta, per fatti cui la cronaca del passato e recente ha riportato. Le osservazioni della dottoressa Noli, riportate su Fb in merito agli indumenti di alcuni manifestanti al Sardegna Pride, per cui la vistosità e l’appariscenza non abituale, non costituiva, a suo dire, un buon viatico per l’affermazione dei loro diritti legittimi, hanno scatenato per contro, una violenza mediatica in antitesi rispetto a qualsiasi idea di libertà e dei diritti. Il post della Noli non riportava alcuna offesa, ma un punto di vista legittimo, condivisibile o meno, ma nell’ambito della libertà di espressione cui ognuno di noi ha diritto, senza ledere la libertà altrui. Il consigliere dell’ente per il diritto allo studio universitario, Gianluigi Piras, ha espresso un giudizio attraverso il quale si è scatenata una vera e propria gogna mediatica nei confronti di Daniela Noli. Forse solo rea di esser stata ex presidente dell’Ersu, in una fase calda dell’ente, per l’assenteismo al suo interno, di cui le cronache hanno poi riportato gli esiti delle indagini e le relative condanne della magistratura. Crediamo che la libertà di scegliere gli indumenti rientri tra i diritti elementari di ognuno, sempre nell’ambito e nel rispetto delle altrui libertà; altresì è evidente che, chi decide di vestirsi in pubblico in misura appariscente, con lo specifico scopo di attrarre l’attenzione altrui, non può rinunciare a sottoporsi ad un qualsiasi giudizio libero e altrettanto rispettoso. E inoffensiva, seppur non condivisibile, è stata la nota riportata nel post su fb dalla Noli. Il pretendere il silenzio e le scuse non dovute, non solo sarebbe incomprensibile, ma decisamente illiberale, se non evidentemente reazionario e senza mezzi termini, da fascisti. L’aver poi apostrofato la Signora Daniela Noli con epiteti non ripetibili, oltreché minacciata sul social, va addirittura oltre: si è esercitata una vera e propria violenza, dopo averne altrettanto violentemente censurato l’espressione, che senza perifrasi definiamo esser stato un vero e proprio femminicidio mediatico. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilMartedì, 09 Luglio 2019 22:22

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

giweather joomla module