Human rights pride. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Human rights pride. Di Maurizio Ciotola
Dobbiamo sempre ammirare chi dopo anni da una tragedia, in un percorso di riconoscimento dei propri diritti, ancorché della libertà di esercitarli, tiene viva nella società quest’attenzione. Un’eccessiva quanto reazionaria azione normativa, nei secoli addietro, ma per niente esaurita ai nostri giorni, definisce gli ambiti funzionali delle società in cui gli esseri umani si organizzano. Da sempre l’ombra e l’impeto di una morale partorita dal pensiero umano, sia esso di derivazione religiosa o filosofica ha generato reazioni fobiche e disastri umani, cui solo l’essere umano in natura ha saputo compiere con simili efferatezze. Una religione antica e reazionaria ha conformato culture e piegato libertà, imprimendo nelle menti degli esseri umani la leicità delle loro azioni agite in nome di dio. Una religione che persiste e imprime ancora in alcune parti del mondo, per come è interpretata e in parte definita, reazioni che in nome di dio si privano del lato umano, o forse, attraverso la loro umanità criminale, inneggiano a dio per giustificarla. Non parlo della religione islamica, o almeno non solo, che in occidente e nel millenario medio oriente altre religioni monoteiste, come l’ebraica e la cristiana, hanno saputo fare egualmente nei secoli, se non peggio. Religioni di quest’Occidente in cui laicità e diritti umani fanno fatica ad affermarsi, compiono percorsi altrettanto intrisi di mistica irrazionalità, giustificata da una morale divina a cui rispondere e obbedire. Religioni che nel loro organizzarsi sul piano clericale, come per qualsiasi religione, hanno espresso un potere più subdolo e persistente di qualsiasi poter politico altrettanto reazionario. In Italia, lo sapeva Mussolini che cercò l’accordo con la chiesa cattolica durante il fascismo, come lo confermò alla nascita della repubblica, nella sua Costituzione, il Pci di Togliatti, in contrapposizione ad una vasta area laica e socialista. Vi è sempre una necessità di schierarsi, affiliarsi, apparentarsi, per affermare l’idea del gruppo politico, religioso, sociale, senza riuscire ad individuare le possibili convergenze e connessioni possibili, al di la delle ideologie e della morale di artificiosa e pericolosa definizione. È la giustizia stessa che per millenni è stata, e in alcune parti del pianeta è ancora esercitata in nome di una morale religiosa o di una ideologia politica. Una società cui all’idealismo politico è subentrato quello economico, ancora più mistico e pericoloso, perché apparentemente razionale. E'in funzione di un tornaconto economico che vengono portati avanti scontri bellici, reazioni omofobe, razzismo, stratificazione sociale e repressione delle illegalità marginali. Per questo bene fanno coloro che rimarcano la propria naturale esistenza, in virtù dei diritti umani universali, che troppo spesso non sono riconosciuti, perché alla mercé di un utilitarismo economico, o ripudiati in virtù di dogmi religiosi e ideologici. Male fanno coloro che assistono inermi e proni di fronte a questo imperialismo economico, liberista e non liberale, attraverso cui parte di quei diritti umani è soppressa, mentre la parte rimanente è riconosciuta solo in base ad un obolo da pagare, per chi se lo può permettere. Malissimo fa chi nel rilevare tali aberrazioni, riesce a porre in contrapposizione il riconoscimento di questi legittimi diritti, adottando una ideologia massiva e di facile divulgazione, che risulta utile sempre e solo, per chi di tali diritti vuole l’azzeramento. Meravigliosamente bene hanno fatto le persone che, ovunque hanno sostenuto e partecipato ai gay pride, perché in tali manifestazioni la condivisione dei diritti è elemento saliente per ognuno di noi. Penosamente fanno e hanno fatto coloro che, nel partecipare a queste manifestazioni hanno voluto perseguire un tornaconto politico di consenso, attraverso cui, come tante volte abbiamo visto, traghettare i loro fini. Ecco è questa stupidità che ci dovrebbe atterrire, quella del non saper distinguere l’appartenenza ai fini di un riconoscimento dei diritti umani ed universali, diversamente da quell’appartenenza militante, predominante, dettata dalla ceca affermazione di se, dei propri diritti, quasi mai universali, tesi ad escludere qualsiasi dialogo. Non solo gli esseri umani condividono il loro vivere su questo Pianeta, ma loro stessi lo condividono con l’intero Globo, in cui sono presenti tutti quegli esseri viventi e gli elementi che, tale vita rendono possibile. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 08 Luglio 2019 18:35

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