La crisi di Governo e del M5S. Di Maurizio Ciotola

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Con oltre il 34% dei consensi, la Lega, piaccia o no è il primo partito d’Italia. In quella stessa Italia di cui i membri della Lega, i fondatori e i sostenitori, disconoscevano autorità e unità. Ma la Lega ha compiuto questo salto stratosferico, impensabile in altri tempi, oramai ere fa, grazie alla sua azione di governo, cui il M5S ha permesso in modo quasi passivo. Nulla hanno potuto gli scontri teatrali di cui Salvini e Di Maio, si sono resi protagonisti in questi ultimi giorni, ma che in alcun modo hanno inciso sull’operato del governo. Il portato del M5S, partito di maggioranza relativa all’interno del Parlamento italiano, nei fatti è stato messo a disposizione della Lega, con cui ha stretto un patto o contratto per governare il Paese. Non vi sono dubbi che, da quanto emerge dalle votazioni europee, in cui la Lega primeggia al Nord e al Centro, mentre il M5S al Sud e nelle Isole, la parte ricca del Paese rifiuta la parte povera e nel disconoscerla sembra distaccarsi ancora più da essa, senza preveder ponti o unioni. Forse la prevalenza in certe aree, com’è avvenuto in Sardegna, è dovuta ancora una volta all’approccio colonizzatore di cui la Lega è il braccio politico nel sud Italia. E la Sardegna, che non ha mai partorito una decisione in autonomia, ha preferito servire chi impone un modello politico e forse, produttivo, piuttosto che assumersi in autonomia la responsabilità di scegliere il proprio futuro. Le ultime regionali hanno espresso un Presidente della Regione, Sardista sulla carta, che finora non è riuscito a muovere un solo uomo senza il consenso del rappresentante locale della Lega. E questo pare non dispiaccia, ad una parte del popolo sardo di cui si narrano grandi prodezze, ma anche tante nefandezze, anzi. Certo è che, per ritornare sul piano nazionale, il M5S ha dilapidato quasi la metà dei consensi avuti alle ultime politiche e la decrescita non sembra arrestarsi. Qualcuno dice che non è in gioco il Governo del Paese, e questo sarebbe vero se la flessione dei consensi al M5S, si fosse mantenuta in un range fisiologico. Nei fatti quanto è accaduto, non ha le dimensioni di una fluttuazione politicamente accettabile, ma di una debacle che fa la coppia con quella avuta ad elezioni invertite, dal Pd di guida renziana. La serietà di un movimento o di un partito sta anche nella capacità di prendere atto delle sconfitte elettorali, della crisi di consenso dovuto alle sue mancate azioni di governo. O, vieppiù, alla rinuncia di esercitarle nella misura in cui avrebbero potuto, visto il loro peso politico che i numeri in Parlamento gli riconoscono. Un fallimento di queste proporzioni, non offre tante prospettive differenti da quelle della crisi di governo, a cui il M5S dovrebbe aprire, non meno della messa in discussione della sua stessa leadership. La Lega non costituisce una minaccia per la democrazia, questo lo sanno bene tutti, e ancora di più coloro che sui media di questo Paese, in un modo o nell’altro, hanno riconosciuto in questo partito l’avversario con cui confrontarsi, diversamente dal M5S che, da destra e da sinistra, è l’obiettivo da abbattere. Ma la sconfitta non è giunta grazie ad un’azione dell’opposizione, pressoché inesistente, financo banale, quanto dalla mancata chiarezza di un patto di Governo, che ha visto il M5S adeguarsi agli usi e le azioni di una Lega, con cui non avrebbero potuto e dovuto condividere nulla. Il M5S non è un partito di “plastica”, come non lo è stato Forza Italia, ma la velocità e la fluidità con cui è giunto in vetta ai consensi presenta una evidente reversibilità, altrettanto rapida e pericolosa. Questo è ancora più vero in quest’epoca gattopardesca e fluida, cui la fluttuazione di una maggioranza politica, rende instabile qualsiasi governo e rafforza il potere costituito nell’ambito delle strutture canoniche dello Stato, che per rispetto dell’accezione del termine, non è possibile chiamare istituzioni. Per questo non vi è altra scelta per Luigi Di Maio, che l’apertura della crisi di Governo e le sue dimissioni, cui ci auguriamo il movimento saprà esaminare attraverso un percorso democratico, utile ed importante per il Paese. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 27 Maggio 2019 16:25

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