Pastori e ragazzi, la svolta di una grande protesta. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Pastori e ragazzi, la svolta di una grande protesta. Di Maurizio Ciotola
La grande protesta di alcuni pastori sardi, che ha innescato nell’immediato la totale solidarietà di tutti gli altri colleghi che, unitamente ai primi, si sono riversati nelle strade, inizialmente è stata presa come una protesta minima ed inutile. Le adesioni della popolazione, delle categorie di lavoratori e soprattutto del fiume di giovani studenti ha proiettato questa protesta oltre il suo iniziale significato, in cui l’aspetto più saliente da cogliere è quello di senso di liberazione, cui i manifestanti tutti sembrano esprimere. Una grande onda cui la politica tutta e le parti sociali non riescono ad interpretare e soprattutto ad accogliere. A dire il vero il sasso nello stagno è stato lanciato con la voluta esclusione ed estromissione, del sindacato di categoria dei pastori, Confagricoltura. Una azione che contiene i prodromi di una vera rivoluzione, in cui le sovrastrutture oramai passive vengono escluse dal tavolo in cui fino al giorno prima hanno brigato senza esito, in un esercizio di sostanziale inazione, mascherata con abili illusioni. Se l’avvio verso la morte di una specifica élite di mediatori, intesi come categoria, non per il loro effettivo ruolo svolto, ha avuto inizio da anni a causa di una sclerotica conformazione mentale cui i loro componenti sono conformi, l’azione dei pastori sardi sembra destinata a seppellirli definitivamente. I timidi interventi politici, quanto le inesistenti posizioni sindacali, cui solo le istituzioni, forse per dovere hanno sopperito, mostrano l’inadeguatezza di una estesa élite politico/sindacale, quanto di quella industriale. Una élite impreparata a far fronte a questi fenomeni, non governabili all’interno delle loro regole del gioco, già consacrate nei metodi, ancorché finalizzate ad annichilire qualsiasi insubordinazione, è una élite che evidentemente ha voluto prolungare il suo tramonto, ma dal quale non può fuggire. I primi raggi di questa nuova meravigliosa alba sono stati quelle migliaia di ragazzi che in tutta l’Isola, all’unisono ed ordinatamente, ma soprattutto pacificamente, hanno manifestato per le strade senza una connotazione politica, ma interpretandola nella sua più elevata espressione umanistica. Sono una moltitudine che, siamo sicuri, avrà la capacità di superare questo guado, in cui noi ci siamo arenati combattendo con “metodi” ed “armi” obsolete quanto inefficaci, una guerra che non ha senso e non ha futuro. Nell’osservare le immagini di Sassari e di Cagliari, in cui migliaia di ragazzi compatti e uniti hanno manifestato in assenza di organizzazioni politico/sindacali, che sarebbero state pronte ad imbeccarli o a contenerli, non possiamo che constatare una forte presa di coscienza in cui la consapevolezza individuale costituisce il cemento di quell’unione. Sono solo i primi “raggi”, che una élite conservatrice tenterà di oscurare e reprimere, forse immobilizzare, ma sarà come cercare di svuotare l’Oceano con un secchio, nulla di più e niente di meno. Sono ragazzi cui la post esperienza, quella che Baricco nel suo “The Game” ha saputo ben descrivere, potrà condurre a sbagli o errori, quanto ad una constatazione di verità cui potrà subentrare nell’immediato una post-verità, con un distinguo però rispetto agli errori e ai drammi del passato/presente di cui siamo gli attori finali e al tramonto, e cioè, riusciranno a non aprire voragini governate da disumanità che potrebbero condurci all’estinzione. Non saranno perfetti, ma non vi è epoca in cui tali esseri, i perfetti, sono mai esistiti; sapranno amare e sognare, sicuramente realizzare con una comprensione meno angusta, opere e mondi per noi inimmaginabili. Hanno in mano il loro futuro, mentre noi il nostro passato, e non vi può essere conflittualità, se non speranza e fiducia. Noi giochiamo con i nostri “soldatini” mossi in una scacchiera mobile, regolata da leggi parziali che dietro un’apparente umanità, fomentano scontri e sfruttamento. Loro scivolano in uno spazio siderale in cui la connettività concede capacità e metodo risolutivo, partorito da un sapere millenario, cui abbiamo contribuito e da cui siamo stati fagocitati. Ancora parafrasando Baricco, “abbiamo” svuotato i cassetti delle università, del sapere, per renderlo disponibile in modalità differenti, ma non sapevamo come utilizzarlo appieno, nella sua complessa armonia. Abbiamo segmentato e codificato lo “spazio” intorno a noi, ma non siamo riusciti a ricomporlo, disperdendoci negli oziosi filoni scaturiti da quegli stessi segmenti. Alcuni hanno trovato un supporto all’interno del quale veicolare quel sapere, aprendo e connettendo tutti quei “cassetti”, quegli studi. Sono giunti coloro che, adesso trovano la soluzione a quelle interconnessioni, attraverso un sapere e l’interazione primigenia e percettiva, da cui nel tempo noi diversamente, ci siamo isolati. E non a caso l’onda che si è messa in moto è scaturita dal primo agire di chi, i pastori, non ha mai perso quella capacità percettiva e primigenia nei confronti della natura e del suo sapere, in questo caso, non codificato. Grazie amatissimi ragazzi, avete abbattuto le barriere dietro cui ancora molti si trincerano, per non vedere ed osteggiare la mutazione incipiente. Grazie anche a voi carissimi amici pastori, che con il vostro indomito spirito di libertà avete saputo muovere contro un potere che ha occupato tutte le caselle, anche quelle dei partiti e dei sindacati in origine avversi ad esso. Buon viaggio, noi saremo con voi, verso quest’alba luminosa. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilMercoledì, 13 Febbraio 2019 20:02

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