Boicottiamo i formaggi ovini in solidarietà con i pastori sardi. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Boicottiamo i formaggi ovini in solidarietà con i pastori sardi. Di Maurizio Ciotola
Il latte ovino costituisce la materia prima con cui realizzare qualsiasi formaggio pecorino, la distanza siderale tra quanto è pagato il prodotto primo e quello finito, rientra nei folli parametri di una economia neoliberista, che nutre nei fatti un enorme dispregio nei confronti del lavoro umano. Il lavoro, cui i pastori della nostra Sardegna sono sottoposti 365 giorni all’anno, in orari difficili e con qualsiasi condizione climatica, per rendere quotidianamente disponibile il latte, merita una attenzione ed un riconoscimento ulteriore. Il latte, oltreché rispondente ai requisiti definiti per legge, secondo precise certificazioni di qualità, sembra non essere tenuto nel giusto peso dalle industrie del formaggio e da una politica latitante. Sessanta centesimi per un litro di latte ovino, non consentono agli allevatori di condurre un’attività da cui riuscire a recuperare il minimo fabbisogno, per portare avanti una vita dignitosa, oltreché lasciar viva la speranza per una tenuta del settore. Una regione come la nostra non può ignorare, gli allevamenti, l’agricoltura e il turismo, che separatamente e in una giusta combine tra loro, offrono opportunità di sviluppo di evidente peso, cui altrove i risultati hanno consentito la tenuta e l’implementazione di attività in luoghi destinati all’abbandono. La miopia evidente è preoccupante, l’incapacità di mediazione tra produttori ed industriali, sembra risiedere nella dottrina economista cui questa Giunta, in capo ad un docente di economia, non ritiene di intervenire, per lasciare al mercato, alla sua cosiddetta “mano invisibile”, le capacità di autoregolarsi. Nel frattempo nell’accogliere le “morte” attività, i cimiteri “economici” hanno raggiunto livelli di saturazione mai visti dopo la rivoluzione industriale. Non sempre però la Regione, il suo Presidente e gli economisti a suo contorno, agiscono con modalità similari. Un esempio è costituito dal caso dell’ex Alcoa, che dopo la sua morte, la politica regionale ha cercato di rianimare elargendo otto milioni di euro, in aggiunta ai cinquanta stanziati dallo Stato, al nuovo acquirente che non ha ancora riavviato l’attività e, a dire il vero, ancora non sappiamo se essa riprenderà. In tutto questo vi è una distorsione politica ed ideologica, posta in atto dai partiti di una pseudosinistra, unitamente ai sindacati, con cui vengono operati dei distinguo tra i lavoratori; degni di esser soccorsi alcuni, remunerando il datore di lavoro e abbandonati altri, privi di datore di lavoro ma sottoposti alle identiche, se non più gravose distorsioni del mercato quanto i primi. In questi momenti in cui sui media e sui social-media le condivisioni politiche e dei singoli cittadini si moltiplicano, senza effetto, tutti abbiamo una opportunità attraverso cui mostrarci solidali con i pastori, che costituiscono un importante tessuto di produzione, ma soprattutto sono parte essenziale della nostra storia, del nostro essere. Vi sarebbe infatti un modo, attraverso cui esprimere fattivamente la nostra solidarietà, verso la loro drammatica situazione, ovvero il boicottaggio puntuale e sistematico verso i prodotti finali, cioè i formaggi a base di latte ovino, fino a quando gli stessi industriali e la politica non intendono affrontare con efficacia quanto richiesto dai “nostri” allevatori. Boicottare è l’unica azione cui un cittadino onesto e consapevole del suo ruolo nella società, può compiere nell’immediato quotidiano, determinando una bocciatura del prodotto specifico, il formaggio pecorino, che del lavoro degli allevatori abusa. Poniamo in atto ciò che il prof. Becchetti, economista dell’Università di Padova, fondatore della banca etica, nonché propulsore di un consumo “attivo”, attraverso cui con il nostro portafoglio orientiamo le produzioni e il loro comportamento etico. Mma soprattutto boicottiamo un prodotto, cui gli industriali sardi esportano in tutto il mondo a prezzi decuplicati rispetto a quelli del nostro mercato, creando un plusvalore(già, quello che Marx richiamava sempre) che comporta sudore e sangue a coloro che forniscono la materia prima, di cui è disconosciuto il valore. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilDomenica, 10 Febbraio 2019 19:20

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