La crisi dei pastori sardi e la loro battaglia. Parte prima

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Gia' di per se stesso farebbe girare le balle a chiunque essere - per esempio - marchigiano e, per via della breve distanza chilometrica (e anche per la calata) essere confuso con un laziale. E lo stesso varrebbe per un pugliese, essere assimilato ad un calabrese per via della scarsa conoscenza degli italiani e delle dinamiche dello Stivale. Figurarsi poi quando ad un sardo, notoriamente preso e considerato come un pastore (basta ascoltare i cori contro i rossoblù negli stadi di mezza o tutt'Italia), gli imponi di vedere la sua massima espressione economica (non il turismo, ma l'agroalimentare) cioè il formaggio, a denominazione DOP, che passa col nome di pecorino ROMANO, non sardo come dovrebbe essere. L'onta dell'appropriazione indebita o del furto vero e proprio è come uno sputo in faccia. E va bene, se il formaggio locale vende, ma ha un nome che non finisce per U pazienza. D'altra parte sarebbe una fatica imporre un nuovo nome nei mercati internazionali che, prima di comprendere che il formaggio made in Sardinia potrebbe chiamarsi sardo e non pecorino romano, ci metterebbe del tempo, abituati dal clichè del nome che ha conquistato America, Australia e ora Cina. Una pura questione di lana caprina (pardon, ovina). Ora chi vuol sfruttare la condizione del nostro formaggio più gettonato non sono i caseifici romani. Complice la crisi che attanaglia il settore caseario, con le nazioni che applicano balzelli o interrompono i commerci mandando in crisi la vendita del pecorino. E c'è chi vuol far credere che il formaggio prodotto nell'Isola passa un momento di crisi. E se può passare questa opinione per il pecorino romano, non e' detto che questo investa anche gli altri prodotti made in Sardegna. Invece gli industriali caseari sardi che fanno? Decretano la crisi indiscriminatamente e passano il prezzo del latte ovino a 65 centesimi a litro. E' la crisi, signori: prendere o lasciare. E allora chi ci passa? Certamente non il finto figurino con la berritta una volta una al mese (quando ci sono i convegni industriali per dimostrare l'identitarieta'). E così il povero pastorello dovrà addivenire a miti consigli per portare un boccone a casa per la propria famiglia. Ma ci riuscirà a queste condizioni? A breve seguirà un'approfondimento su questo scottante argomento, con il contributo dei veri protagonisti: i pastori sardi. Il Quinto Moro
Ultima modifica ilSabato, 09 Febbraio 2019 18:43

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