Mattarella con la sua politica estera esautora il Parlamento della Repubblica. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Mattarella con la sua politica estera esautora il Parlamento della Repubblica. Di Maurizio Ciotola
Certo, non vi è un “alto tradimento o attentato alla Costituzione”, seppur il messaggio stringente e forte inviato alle istituzioni del Paese da parte del Presidente della Repubblica, non è avvenuto attraverso un consueto e costituzionalmente previsto messaggio alle Camere. L’invito circostanziato e pressante, inviato attraverso una poco rispettosa azione “interventista” del Presidente della Repubblica su quanto accade in Venezuela, nella misura in cui i media di un villaggio globale esasperano, non rasserena la nostra fattuale e sbilenca condizione democratica. Una forzatura, una violenta forzatura politica cui dai tempi del “picconatore”, il Presidente Cossiga, siamo abituati a tollerare nel silenzio della Corte Costituzionale, via via popolata da membri non sempre eccellenti e di indubbia e specchiata onestà politica. Il richiamo del Presidente Mattarella, con cui invita le istituzioni italiane ad adeguarsi al volere di alcuni Paesi europei, non dell’Unione europea, piuttosto che rivolgersi loro in sede istituzionale e richiamare la necessaria attenzione dell’Onu, rende palese l’adeguamento ad una operazione di destabilizzazione di matrice planetaria, cui la nostra Presidenza della Repubblica sembra allinearsi. Nessuno, né tanto meno i Paesi che storicamente sull’America latina e sul Venezuela in particolare hanno avuto un ruolo colonizzatore come la Spagna, devono agire fuori dalle regole internazionali, la cui disputa o il riconoscimento può aver luogo solo all’Assemblea delle Nazioni Unite. Per quanto è riguardato il tumulto libico, la Francia ha disatteso qualsiasi regola internazionale mostrando il suo interventismo bellico e coloniale, cui gli anni di democrazia e dinamismo intellettuale non hanno saputo liberare. Il secondo passo, compiuto dalla Nato, è in termini politici internazionali altrettanto grave ed insidioso, perché in questa continua forzatura con cui viene esautorata l’Onu dalle sue funzioni, viene messa a repentaglio la pace internazionale, almeno là dove ancora permane. Se l’interventismo del Presidente Mattarella, non si presenta ancora come caso di “messa sotto accusa del Presidente della Repubblica”, potremmo sicuramente intenderlo come un caso che induca il Parlamento verso “la messa in mora” del suo ufficio, almeno per quanto riguarda il fatto specifico con cui egli ha esautorato il Parlamento italiano. Mattarella ha compiuto un puro intervento populista, rivolto direttamente alla popolazione, fuori dal Parlamento con una evidente amplificazione mediatica, bypassando forme e prassi, ponendo a repentaglio la via democratica. Ovvero il Presidente della Repubblica, abdicando al suo ruolo di garante della Costituzione, ha compiuto una demolizione populista delle istituzioni, contro cui a parole, unitamente ad un’altra ed ampia schiera politica trasversale e di sistema, si è nel tempo figuratamente opposto. Se Beppe Grillo si fosse autoproclamato in piazza presidente del Consiglio, negli anni bui e recenti di questa Repubblica, probabilmente avrebbe avuto molteplici riconoscimenti fuori dal nostro Paese, prescindendo ed umiliando la nostra Costituzione. Un passo che avrebbe condotto il nostro Paese verso un’assimilazione naturale a quelle repubbliche delle “banane” sud Americane, cui gli Stati Uniti, non meno di Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania, hanno reso possibili negli anni settanta del secolo passato. Se la Siria costituisce il culmine e nodo irrisolto di quella veicolata “primavera araba”, il Venezuela potrebbe costituire il “via” ad un escalation incontrollato nel sud del continente Americano, di cui non dobbiamo esser parte, ma super partes nei ruoli e nelle vesti internazionalmente riconosciute dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 04 Febbraio 2019 19:05

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